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Scuola, il disegno di legge passa al Senato

Ecco di seguito le critiche mosse da alcuni deputati del Pd che non hanno votato la legge sulla scuola e il loro appello ai senatori

(non è accettabile) La permanenza della chiamata diretta da parte del preside in una logica monocratica, la discriminazione che colpisce gli insegnanti abilitati di seconda fascia e tutti gli altri precari. Parliamo di docenti che hanno alle spalle anni di servizio, che hanno affrontato costi e sacrifici per conseguire l’abilitazione e che non hanno potuto fruire di alcuna finestra concorsuale. Dalla stabilizzazione restano esclusi anche 23mila insegnanti della materna. Inoltre, pure senza negare la libertà educativa delle famiglie, occorre che non vengano sottratte risorse alla centralità della scuola statale.

Ma è soprattutto su ciò che nella riforma manca che è necessario concentrare l’attenzione. E a mancare è un quadro d’insieme del riassetto del nostro sistema di istruzione. Se guardiamo a evasione, discriminazione di censo, analfabetismo di ritorno, la bussola di quel riassetto è fondamentalmente una: riagganciare la scuola ai valori della Costituzione.

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Lavagna e gessetto. Caffe del 14.

Giornalisti incontentabili. L’aumento del PIL nel primo trimestre è stato in Francia dello 0,6%, il doppio dello 0,3% fatto registrare in Italia, eppure Le Monde titola: “Una crescita senza impiego nè investimenti”. Perchè se è vero che questi zero virgola certificano la fine della recessione, è vero anche che si tratta di una ripresa che non dà lavoro ai giovani (non abbastanza) nè denaro e fiducia al ceto medio. L’Istat ha registrato un -0,1% dei prezzi in Italia: vuol dire “deflazione”, -il lupo nero tanto temuto da Draghi-, appena corretto da un +0,2% di Aprile, trainato dalle feste pasquali e che non fa primavera. Gli imprenditori assumono per incassare l’incentivo, poi si vedrà. Le famiglie spendono poco per via delle tasse alte -in Francia sono al 44,9%- e della tendenza -in Italia- a usare le pensioni come bancomat. Il mare di euro stampati dalla BCE finisce in borsa e prepara un’altra bolla speculativa, che si sgonfierà. Lo storytelling del governo italiano dice altro, i nostri giornali non osano contraddirlo: “ltalia fuori dalla recessione” Repubblica,“ma in Europa di più”, la Stampa. Spagna +0,9%

Lavagna e gessetto Imperdibile! Lasciato al fido Sensi l’I Phone e indossato il saio del semplice maestro di provincia, Renzi ha spiegato ai gufi e alle gufette in lotta che il governo “stabilizza”, quanti mai prima, insegnanti, Che ha stanziato, quanto mai prima, denaro. Che sì va bene, i presidi comanderanno ma non poi tanto. Che, certo, “il merito” degli insegnanti di seconda fascia è stato negletto, ma per loro si farà un concorso per “titoli ed esami”. E se di rinnovo del contratto non se ne parla, il governo sarà generoso di doni per “merito e aggiornamento”. Basterà la lezione alla lavagna per placare gli animi, spuntare la contestazione, separare studenti da docenti, armare le famiglie contro i sindacati? Il canto della sirena di governo pare abbia commosso almeno la Cisl -more solito- vedremo. Intanto la riforma è illegibile, dopo gli emendamenti passati in commissione. Altri 800 incombono in aula. E temo che il PD -non solo nè tanto Renzi- non intenda. Maria Coscia provava a dire stamani che la protesta covava da anni: colpa del centro destra. Ma è proprio qui il fallimento de #labuonascuola: senza un’idea per la formazione (se non quella di fare entrar le aziende a scuola), la riforma, promessa come epocale, si limita a rafforzare la gerarchia (il Direttore che sceglie), assume 100mila precari ma ne tradisce altrettanti che il ministero aveva illuso, suona una trionfalistica fanfara -merito,concorsi,valutazione – senza alcun riscontro. Quanto poi all’autonomia, qui divento gufo: l’autonomia universitaria, mezzo secolo fa, sollecitava una competizione fra poli e tradizioni culturali, scientifici, filosofici, l’autonomia degli istituti medi regola, al più, il rapporto tra scuola territorio ed enti locali. Davvero poco.

Un sondaggio al giorno. Paita insidiata da Toti in Liguria, spiega Pagnoncelli. Invece in Campania De Luca (37-40%) è in vantaggio su Caldoro (33-36%), ma sarà determinante -avverte il sondaggista del Corriere- “la quota di incerti e astenuti che in entrambe le regioni supera la soglia del 50 per cento e che potrebbe spostare gli orientamenti
nelle ultime due settimane prima del voto del 31 maggio”. Insomma, fuga dal voto, il Partito della Nazione prevale quando imbarca qualunque zozzeria (De Luca accusa Saviano di dire “sciocchezze”) ma rischia quando esagere e sconta una rottura a sinistra. Pastorino, fra il 10 e il 13%

Due popoli due paesi. Papa Francesco ha scelto. Il Vaticano ha riconosciuto lo Stato di Palestina. Un esempio.papa-francesco_h_partb

L’addio di Civati al Pd geneticamente modificato di Renzi

CIAO

Il mio è un messaggio per gli elettori del Pd e del centrosinistra: mi dispiace, per me, per voi. Mi dispiace deludere alcuni di voi e condividere la delusione di chi deluso è già da molto tempo.

Come molti, non mi sento rappresentato da questa situazione. Lo ripeto da qualche giorno: non ho più fiducia in questo governo, nelle sue scelte, nei modi che ha scelto, negli obiettivi che si è dato.

Non ne ho avuta personalmente fin dall’inizio, quando si scelse di proseguire con le larghe intese: avevamo deciso che durassero solo due anni, che sarebbero scaduti già, mentre abbiamo deciso di andare avanti fino al 2018, cambiando premier – in quel modo sobrio e istituzionale che tutti ricorderete – ma senza cambiare il programma di governo. Senza nemmeno scriverlo, per altro, con i risultati che sappiamo. Votai quella fiducia solo per rimanere nel Pd, lo spiegai allora, solo perché mi ero appena candidato al Congresso e per rispetto degli elettori (che pure nella consultazione che avviammo si divisero esattamente a metà) .

Il pasticciaccio brutto dell’Italicum

Il testo che segue è di Matteo Renzi. Quel che ha detto poco fa in difesa della sostituzione di Bersani, Cuperlo, Bindi, D’Attore e altri sei, e contro dopo la scelta delle opposizioni, tutte, da M5S a Forza Italia, da SEL alla Lega, di abbandonare per protesta la Commissione.

“Da anni diciamo che è una priorità cambiare la legge elettorale. Il Pd ne ha discusso durante le primarie, in assemblea nazionale, in direzione, ai gruppi parlamentari, ovunque. La proposta – che è stata sempre votata a stragrande maggioranza – è stata approvata anche dal resto della maggioranza e dai senatori di Forza Italia. Fermarsi oggi significherebbe consegnare l’intera classe politica alla palude e dire che anche noi siamo uguali a tutti quelli che in questi anni si sono fermati prima del traguardo. Ma no, noi non siamo così. È tempo di decidere, dunque. Perché ci hanno insegnato che quando si vota all’interno di una comunità si rispettano le decisioni prese assieme. Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze.” Continua la lettura di Il pasticciaccio brutto dell’Italicum

Il mio intervento in Senato contro la corruzione

“La lotta alla mafia e quella alla corruzione sono priorità assolute. La corruzione ha raggiunto un livello inaccettabile. Divora risorse che potrebbero essere destinate ai cittadini. Impedisce la corretta esplicitazione delle regole del mercato. Favorisce le consorterie e penalizza gli onesti e i capaci. L’attuale Pontefice -Francesco- ha usato parole severe contro i corrotti: Uomini di buone maniere e cattive abitudini!” Continua la lettura di Il mio intervento in Senato contro la corruzione

Quant’è bonus! Caffè dell’11

Quant’è bonus, titola il manifesto. Una giornata cominciata male per il Governo, con un sondaggio diffuso da Agorà, secondo cui 7 italiani su 10 pensano che le tasse con Renzi siano aumentate, è finita in gloria. Trovato un tesoretto di un miliardo e seicento milioni, ed è subito bonus. Come gli 80 euro. Anche se “A chi lo daremo, per ora non ve lo dico. Suspence! Per carità è bello e giusto che col tesoretto si ripari qualche. Però non mi piace che “diritti” o “conquiste” diventino “bonus”. Non si riapre la contrattazione, con si riconosce un salario di dignità a chi ha perso tutto, no, il capo azienda fa i conti e con quello che è rimasto in cassa elargisce un bonus. Si afferma una concezione padronale persino della redistribuzione del reddito. In fila,per il bonus! Continua la lettura di Quant’è bonus! Caffè dell’11