È ora, è ora..un caffè per chi lavora!

In un decreto i primi tagli alla sanità, scrive Repubblica. “Tetto a esami e visite”, i medici che prescrivono troppi esami diagnostici “avranno decurtazioni del loro stipendio”. In questo modo, spiega Repubblica, il governo troverà parte dei soldi che servono per ridurre le tasse. Peccato che, detta così, la spending review può produrre ingiustizia e discriminazione sociale: a chi, per primo, si negherà l’esame o la visita a domicilio, se non proprio al cittadino senza voce e con pochi soldi? E poi ha ragione la ministra Lorenzin: i risparmi del servizio sanitario “restino al servizio sanitario per contratti e ricerca”. Brava Beatrice, fatti valere!
A che serve abolire l’Imu? Per il Corriere della Sera Lucrezia Reichlin e Paolo Surico spiegano che il governo pensava, con quel taglio, di poter rilanciare i consumi e smuovere il mercato immobiliare. I dati però dimostrano che quella tassa ha ridotto i consumi solo delle famiglie con un mutuo a carico, e che la crisi del mattone dura dal 2007, non dal 2011 quando l’Imu fu introdotta. I due economisti propongono allora “di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo”, e di mantenerla alta per chi ha di più. Promettere tagli lineari delle tasse serve (forse) a ramazzar voti, rimodulare le imposte può essere un’arma potente per sostenere nuovi consumi e creare lavoro.

Scioperi verso il giro di vite, titola la Stampa. Una nuova iniziativa della premiata ditta Sacconi & Ichino postula che si consideri illegale ogni sciopero, se non approvato dal 50+1 per cento dei lavoratori. Bene, bravi! Stabiliamo pure che nessun accordo sindacale sia valido erga omnes se non ratificato dai dipendenti con referendum. E magari ammettiamo che con Pompei e Alitalia i grandi sindacati, bestia nera del premier, non c’entrano nulla. Senza contare che limitare per legge il diritto di sciopero può persino far proliferare piccole sigle che praticano più il sabotaggio che lo sciopero, in difesa di vantaggi corporativi e comportamenti asociali Lo scrive Luciano Violante. Viva!

Renzi-Marino.Non sa che pesci prendere. Giannelli sfotte il nostro amato premier che stasera, alla Festa dell’Unità di Roma, “volerà alto” -dicono i gazzettieri- e ha ordinato al sindaco “in trincea” di non farsi vedere. Intanto @GassmanGassman lancia il tweet: “Roma è sporca, puliamola noi”. Gigi Proietti lo sostiene e pure io. Non si tratta di sostituirsi all’AMA che non fa il suo dovere. Al contrario: mostrare con guanti e ramazza che ci è caro il decoro, l’igiene, la bellezza almeno del cortile sotto casa, fa cadere ogni alibi, è il siluro più potente contro uomini e strutture pubbliche inefficienti. Siamo cittadini e consumatori attivi, diamo l’esempio oltre a gridare l’altrui “vergogna!”

Gratteri: un regalo ai boss, titola il Fatto. Dopo Orlando e Cantone, anche il procuratore di Reggio Calabria, contro la legge bavaglio. Il Pd annaspa: pare voglia evitare il carcere ma solo a chi è iscritto nell’albo professionale dei giornalisti. Alla faccia del principio costituzionale di uguaglianza. Intanto slittano a settembre e Mucchetti (sinistra dem) denuncia le deleghe in bianco che il governo esige con la riforma Rai.

Tsipras ha lacerato il muro di gomma intorno all’Euro. Non ci credete? Eppure mai l’Europa ha discusso di sè come in questi giorni. El Pais: “La Francia vuol guidare una rifondazione dell’Euro zona”. Financial Times: “Il ministro delle finanze italiano dice che un’unione politica è necessaria per la sopravvivenza dell’euro”.  Qualcosa si muove, finalmente, ma la chicca è  un editoriale del Financial Times che cita il Bergoglio: “Errare è umano, perdonare è da statista”. I debiti che si contraggono al tempo delle vacche grasse – è la tesi- devono essere ristrutturati nei tempi grami. Il Papa lo sa, lo statista dovrebbe. Il Papa che ha chiesto la liberazione di Dall’Oglio ora che in Siria i gruppi islamici concorrenti dell’Isis potrebbero voler  ricucire con i cristiani. Nel nome di Cristo, Francesco è il miglior politico del tempo presente

Meno male che la Corte c’è

La battaglia sugli scioperi, scrive il Corriere. “Alitalia e Pompei, l’accusa di Renzi”, fa eco la Stampa. Il nostro amato premier ha indossato l’abito del buon padre di famiglia: “Dopo le nottate per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, fa male vedere queste agitazioni”. “Tenere migliaia di turisti sotto il sole per un’assemblea a sorpresa è volere il male di Pompei”. Ha ragione? Avrebbe ragione, se avesse detto – come Del Rio al Corriere- “ I beni comuni vanno protetti dalle richieste illegittime”. Ma il nostro -si sa- è sempre in campagna elettorale. Così “omette di ricordare – e la Stampa  lo sbertuccia- “che in quei casi Cgil e Uil non c’entrano”. Omette di lodare Landini, per il contributo dato all’accordo con la Whirlpool, e tracima con la sua retroscenista di fiducia  prendendosela con il “disfattismo” della comunicazione. Che c’entra? Niente, ma copre bene silenzio e imbarazzo per sulla vergognosa legge bavaglio.

Con la legge bavaglio non avrei scoperto i killer di mia sorella, dice al Fatto il fratello carabiniere di Gabriella Campagna. Gabriella aveva 17 anni nel 1985, quando scoprì per caso l’identità di un tatitante e fu ammazzata dalla mafia palermitana. “A rischio le indagini di mafia”, fa eco a Repubblica il presidente del sindacato magistrati, Sabelli. Sulla Stampa Zagrebelsky scrive: “Non si può silenziare l’interesse generale”. È questo il punto: la privacy va protetta – molto meno quella degli uomini pubblici- ma se la notizia ottenuta con registrazioni realizzate all’insaputa del registrato ha un “interesse pubblico” è giusto, giustissimo, pubblicare. Invece Pagano, autore Ncd dell’emedamento, chiede che la legge resti com’è (Stampa). “Non c’è accordo nel governo” Corriere. Dopo Orlando anche Cantone obietta.

La chiesa non vuol pagare l’Imu sulle sue scuole? Dimostri che le sue non abbiano fini di lucro. Lo ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale – che Dio ce la preservi dalla legge di riforma Costituzionale che vuole metterla alla mercé di un leader qualunque che arraffi il generoso premio di maggioranza-. Sbagliato? No giusto. Perchè l’articolo 33 della Costituzione impegna la Repubblica a realizzare scuole di ogni ordine e grado e prevede che quelle private -costituzionalmente legittime, ci mancherebbe- non debbano pesare sullo Stato. È come se la Corte avesse ripreso anche la legge detta #labuonascuola, appena imposta dal governo con la fiducia, una legge che depotenzia la scuola pubblica a favore dell’insegnamento privato. D’altronde è la cultura della ministra Giannini che dice giuliva “le paritarie lo stato risparmia 6 miliardi”. Se mandassimo a scuola solo i figli chi può pagare la retta, risparmieremmo forse ancor di più.

Torna un sempre verde, i tagli alla sanità. Così risparmiamo 10 miliardi” dice a Repubblica Guteld, il Cottarelli di Renzi. Certo, ridurre gli sprechi delle regioni in materia sanitaria si può e si dovrebbe. Ma da troppo tempo i governi tagliano sulla salute, sulla carne vita del cittadino che paga le tasse e avrebbe diritto -non alle operazioni estetiche che faceva l’amico di Crocetta- ma alla sacrosanta protezione della sua salute. Il fatto è che alla sbrasata di Renzi sui tagli alle tasse non crede quasi nessuno. Alesina e Giavazzi (Corriere) scrivono che “la tassa sulla casa è una buona tassa (!)”, o meglio lo sarebbe se fosse progressiva, colpisse il patrimonio di chi più ha e risparmiasse le esigenze vitali di chi ha meno. Bisogenrebbe semplificare e colpire l’evasione. Scalfari aggiunge: con i tagli aumenterà il debito.

A proposito, Scalfari mette a confronto Blair, il modello di Renzi, con Papa Francesco. E boccia Blair. Penso da tempo che i nostri pronipoti studieranno Churchill, ma troveranno due righe avare su quel primo ministro britannico che seguì le orme di Margaret Thatcher.

In attesa dell’inverno,l’Italia va in pezzi

Governo? No, governerò! Dopo le riforme, dopo il referendum che renderà il Senato un ente inutile, dopo aver vinto le elezioni con l’Italicum. Per ora prometto, domani, riunite tutte le condizioni necessarie, governerò per salvare la Bella Addormentata Italia. Intanto lo sfascio è colpa di altri: dei gufi e dei dissidenti, di sindaci (Marino) e presidenti (Crocetta), delle opposizioni, dei prefetti. É questa la narrazione del rottamatore. Altan colpisce duro: “Promettiamo di abbassare le temperature a livelli nordici”. “E intanto arriva l’inverno”.

Marino e Crocetta, invitati a governare o togliere il disturbo, reagiscono. Il primo caccia l’assessore ai trasporti, vuole azzerare l’Atac, minaccia di ricorrere a ditte private. È un gesto disperato: non è affatto certo che il sindaco di Roma abbia il potere che serve per fare cose del genere. Non a caso Tocci aveva proposto di sciogliere, non il consiglio comunale, ma il comune di Roma, per costruire l’area metropolitana, una città-regione con poteri più ampi. Non a caso Bindi aveva chiesto un decreto del governo in funzione anti mafia a Roma. Il Corriere PERò dimostra (Rizzo e Stella) che la linea 60 salta 12 corse al giorno. Qualcosa il sindaco doveva fare. “Marino nel caos sfida Renzi”, titola il Corriere. Quanto a Crocetta, che si ritiene intoccabile (in quanto vittima del complotto, cioè dell’intercettazione oscena che non si trova), rivendica i poteri speciali della Sicilia (mai usati in 70 anni) e chiede al governo di pagare la nota. Subito 500 milioni.

No al bavaglio -scrive Repubblica- “Intercettazioni scontro sulla legge”. Bisognerebbe pagare un buon caffè a questi deputati renziani così stupidi da aver votato, nella notte, un emendamento NCD che prescrive 4 anni di carcere per chi registra a filma di nascosto, e poi pubblica, senza il consenso dell’interessato. Sulle intercettazioni il governo voleva una delega in bianco come sulla Rai: il bavaglio al giornalismo d’inchiesta e la mordacchia ai talk show  sarebbero arrivati in silenzio, Ora invece si è scoperto il gioco e persino il ministro Orlando non ci sta. Siamo chiari: il diritto alla riservatezza deve trovare il suo limite nell’interesse della notizia e nel ruolo pubblico della “vittima”.

A Verdini zero poltrone, scrive la Stampa. Le poltrone a suo tempo; per ora l’obiettivo è di piegare (o dividere) i 28 senatori del Pd indisponibili a votare la riforma costituzionale se il testo non cambia profondamente: senatori eletti, presidente della repubblica e corte costituzionale non più alla mercè di una maggioranza che sia tale per via del premio di maggioranza. Zanda chiede alla minoranza di non fare cone Ghino di Tacco, bandito di Radicofani caro a Craxi. In realtà sbaglia citazione: Ghino è semmai Renzi che prova a catturare, con il laccio Verdini, i “dissidenti” Pd per metterli a dieta di “fave e acqua” e farla dunque dimagrire, come fece Ghino col grasso abate di Cluny.

Scherzi a parte. Bersani si chiede se siamo su “scherzi a parte”. Sì, sembra proprio di sì, ma è la logica del Partito della Nazione che tracima nel grottesco: avvertimenti a Marino e Crocetta, legge bavaglio con NCD, ricatto alla moda della P3 e di Verdini. La stessa logica che induce il governo a rinviare in materia di diritti. Nonostante il monito di Strasburgo. Leggete l’analisi, ben motivata, di Michele Ainis sul Corriere.

Erdogan cambia linea. Bombarda postazioni del califfato in Siria, arresta islamisti in Turchia. Poi ne aprofitta, certo, per colpire postazioni curde in Irak e arrestare militanti del PKK in Turchia. Ma l’uomo forte (ora meno forte) di Ankara ha subito preso atto dell’accordo con l’Iran: fine dei giochi con l’Isis, accordo di ferro con l’Arabia Saudita, fronte unico dei sunniti, ombrello americano per poter contare nella regione.
5mila euro o 2.500. È la differenza di prezzo per i fuochi d’artificio di una festa patronale, se fatti in sicurezza oppure no. 7 morti, cinque in fin di vita, tanti feriti e ustionati a Modugno, sono il danno collaterale (l’ultimo) per i margini di profitto.

Scusate lo sfogo

Vorrei viaggiare nello spazio verso la costellazione del Cigno e quel pianeta gemello che dista 1400 anni luce. Vorrei viaggiare indietro nel tempo di 45 per capire meglio come e perchè americani, golpisti e fascisti ordissero stragi come quella di Brescia. Invece sono qui, sempre a scrivere del colpo di stato permanente che ci cuciamo addosso ogni giorno noi italiani, di maggioranza e di opposizione.

La riforma della Rai è appena arrivata in aula al Senato e già il governo pretende di renderla operativa, con un decreto che renda inutile la discussione alla Camera e presentando un emendamento che gli permetta di nominare i vertici della azienda con la legge Gasparri, ma con i poteri previsti dalla nuova legge, e un DG che diventerà AD esarà il deus ex machina di Renzi nel mondo delle Tv. L’alibi,come al solito, è nobile: evitare un regime di prorogatio. La sostanza è sempre quella: ogni controllo del parlamento appare al premier una seccatura da cui occorre salvare Italia e italiani.

Il salvatore ha il volto tondo e i capelli candidi di un pluri inquisito. Denis Verdini ieri ha pranzato con l’uomo di spada del presidente del consiglio, Luca Lotti. Poi ha dato l’addio a Berlusconi. Con 10 senatori ore si offre al premier, il quale, indossata la giacca di segretario del Pd, avverte già i parlamentari del Pd: o votate la riforma costituzionale o voterà Verdini per voi, e resterete senza terra nè partito.

Matteo vuole tutto il potere, Mattarella lo mandi a casa, dice Della Valle al Fatto Quotidiano. Sì, vuole tutto il potere, perchè è convinto che i tempi siano duri, che i margini che mercati e Germania concedono all’Italia sono minimi, ed è perciò è necessario che il governo “ottimizzi” bonus e tagli alle tasse senza contrattazione nè corpi intermedi nè lungaggini parlamentari, è necessario che il governo guidi incontrastato la Rai e si sieda al tavolo della trattativa con Sky e Mediaset, che mantenga accesso l’altoforno dell’Ilva aggirando i magistrati con un altro decreto, che lanci ultimatum a Crocetta e a Marino come se Crocetta e Marino non fossero uomini del Pd, il partito di cui il premier è segretario. Vuole tutto il potere perchè ha l’idea di un’Italia che si cambia dall’alto e di un mondo in cui è necessario sgomitare adullando, per conquistare uno spazio vitale.

E qual’è, di grazia, l’idea delle opposizioni? A Salvini va bene così: finchè c’è Renzi sarà ospite fisso dei talk show e potrà dare la colpe ai migranti e all’euro. Grillo tace e i suoi ragazzi esrimono il sentire della “gente”, danno voce ai succhi gastrici di chi sta in basso e odia chi è in alto: finchè dura il colpo di stato, la rendita per loro è sicura. Poi chissà. Bersani chiede più rispetto per un partito che non c’è più. Nessun colpo di stato si compie senza una rimozione collettiva, senza che tanti si ritirino a guardare da dietro imposte semi chiuse, carichi di rancore verso altri che si sono rintanati in cantina, o che occhieggiano dal terrazzo.

Mi strappano la pelle di dosso, dice Vendola rinviato a giudizio per concussione aggravata. Il processo contro i Riva diventa processo all’ex presidente della Puglia, il quale almeno mandò per primo i controlli all’Ilva. Ma è la politica, tutta, che non ha saputo prevenire la strage di Taranto. Contro di me affari, massoneria, cosa nostra, dice Crocetta, che poco ha combinato contro quei poteri, ma ha dalla sua una telefonata infamante che non si trova in nessuna procura e la pochezza di coloro che l’anno ostacolato senza mai sfidarlo. Ho premuto reset sull’illegalità diffusa, dice Marino, sbertucciato per il degrado di Roma financo dal New York Times. Sì, l’ha fatto, ma un città come Roma non è ubbidiente come un Ipad. Un colpo si stato ha bisogno di tutte queste incapacità, di queste velleità, delle tante grida che si inseguono ogni giorno e si levano da ogni parte, per compiersi felicemente.

Meglio, cento volte meglio la Grecia che va verso il dirupo (una deflazione senza fine o l’incognita del Grexit) ma con la dignità di Tsipras che in Parlamento ammette la sconfitta e di Varoufakis che lo sostiene. Meglio la Spagna che ha toccato il fondo, e ora che in tre mesi si sono creati mezzo milioni di posti di lavoro, invece di gridare alla ripresa che lava tutte le colpe, cerca strane nuove e inesplorate.

La mafia dell’antimafia

Rapiti,il giallo dello scambio.Presi due jhadisti. Così apre Repubblica. Il Corriere nega “lo scambio” e scrive “Con gli scafisti non si tratta”, (ultima) parola di Alfano. Poi pubblica l’abbraccio di Renzi a Netanyahu (con il premier che chiude gli occhi, come con Obama), “Alla Knesset il discorso dell’amicizia”. La Stampa: “l’Europa frena l’Italia” sulle tasse: “Avete già avuto uno sconto”, ricorda Moscovici. A leggere i giornali, sembra che sia tornata alla grande la politica estera, impastata con temi che creano allarme sociale, dall’immigrazione al terrorismo.

In cerca di un ruolo nel Mediterraneo, scrive Stefano Folli. Da tempo Renzi si sbatte tra Putin e Obama, alla ricerca dell’investitura per una missione a guida italiana in Libia. Dall’europa vorrebbe comprensione per i tagli alle tasse che ha promesso e più aiuti per i migranti. A Gerusalemme, pur senza sconfessare Obama (“due popoli due stati”, “l’accordo con L’Iran era necessario”) si propone come il primo amico “No al boicottaggio (delle Ong). La vostra difesa è la nostra. Uniti contro il terrorismo”. C’è un disegno in tutto ciò? Folli crede di sì. Il premier cerca spazio per  un’Italia diventi pivot nel Mediterraneo in fiamme, con il favore di Israele e dell’Egitto, e il placet di Russia e Usa. E conta che la comunità nazionale dismetta le polemiche e si allinei (quasi) tutta dietro il governo, in nome dell’interesse nazionale.

Naturalmente in prima linea si rischia. Dall’attentato del Cairo al rapimento dei 4 italiani in Libia,  fino ai 2 terroristi c(arrestati) che pare preparassero un attentato contro istallazioni militari nel nostro paese. Ma senza che senza correre qualche rischio, è probabile -questo pensa il premier- che  annasperemmo nella paura dell’attentato e ci dilanieremmo sulla gestione dei profughi. “Immigrati, la rivolta dei prefetti”, titola già oggi il Giornale. Ha ragione Renzi? Sì, la politica estera oggi è politica interna. No, a Israele un vero amico dovrebbe dire “state sbagliando con Palestinesi e Iran”. Ad Al Sisi, ricordare i diritti dell’uomo, e sostenere invece con ogni mezzo il governo (democratico) della piccola Tunisia. Penso che (in questo caso e in questo mondo) la politica estera debba avere un’anima. Un’Italia furba e manovriera evoca l’infamia del nostro passato coloniale, un’Italia,  pur si fragile ma che difenda valori e diritti, otterrebbe maggiore rispetto

Crocetta e l’Antimafia. Non si dimette più, rivendica il dovere di resistere al “golpe” contro la sua persona, accusa chi lo critica (anche il vicerè di Renzi, Faraone?) di connivenza con la mafia. Leoluca Orlando gli risponde con un’intervista a Repubblica: “Dimissioni subito. Lombardo e Crocetta hanno strumentalizzato l’antimafia. Da 7 anni la confindustria antimafiosa è al potere della regione, con il vicepresidente Catanzaro che continua a ricoprire posizioni monopoliste nella gestione di brutali discariche indifferenziate. Per i Pd è troppo tardi: si sono identificati con lo sfascio e se esprimessero un candidato organico al partito andrebbero a sbattere. Ma io non mi candido”

Rosy Bindi intanto rivendica l’autonomia per la commissione antimafia Lo fa proponendo “una terza” via contro mafia capitale, non lo scioglimento amministrativo del comune di Roma ma un suo “tutoraggio” con decreto legge del governo. Lo farà (credo) a settembre  intervenendo  sul maleodorante bubbone siciliano della mafia che usa pure l’antimafia. Il PdR, Pd di Renzi, la ostacola: “non osi la commissione anticipare il governo, non strumentalizzi”. Il punto è il solito: la sinistra ha rinunciato non solo a cambiare il mondo ma pure a far pulizia in casa. Così si trova sempre più spesso spiazzata  da inchieste giudiziarie e scoop dei giornali. E se ne lamenta.

Quelle “unioni” che disturbano

L’Italia riconosca le unioni gay. La sentenza delle Corte europea di Strasburgo fa titolo ovunque e viene apprezzata da Zagrebelsky, Stampa, e Rodotà, Repubblica. Le moderne democrazie liberali allargano la sfera dei diritti ed è giusto che le corti ricordino alla politica quel che la politica spesso vorrebbe dimenticare. “Boschi: unioni civili entro l’anno”, scrive il Corriere. Dunque, un rinvio. Per non turbare l’alleanza con Ncd, per non trovarsi a dover votare (orrore, orrore) insieme ai senatori a 5 stelle. Si rinvia anche sull’arresto di Azzolini, sulle elezioni in Sicilia, su Roma. Il nuovo rito democratico renziano -che tanto piace al professor Cassese, Corriere- prevede che il governo prima conti i voti, scelga se gli conviene imbarcare questo o quell’altro, solo dopo manda la legge in aula. Per ratificare.

Rapiti, la pista dei trafficanti.Questi nostri ragazzi uccisi a Suruk. Il primo titolo del Corriere,il secondo della Stampa. Il primo racconta dei 4 italiani che lavoravano in Libia e sono stati rapiti – spero che li trovino presto e li riportino a casa. Il secondo di 32 ragazzi curdi, nostri fratelli, la meglio gioventù, studiosa e appassionata, prontia a combattere per difendere i diritti dell’uomo e la libertà: sono stati ammazzati da un (o una) seguace del Califfo che ha fatto esplodere il suo corpo pur di compiere la strage. La guerra mondiale a pezzi si ayavvicina, ma troppi girano la testa e ripetoni “a me che importa?”. Ha ragione Moni Ovadia, che scrive sul Manifesto: “il colonialismo è stato il più grave e perdurante crimine della storia dell’umanità”. Quel veleno ci torna in faccia, dalla Libia, dai confini con la Siria o dall’Eritrea.

Combattiamo con durezza i barbari che ammazzano bestemmiando Allah, ma ricordiamo -sempre con Moni- che “il vero sparticque tra chi crede nella piena dignità e integrità dell’essere umano e chi non lo crede risiede nelle contrapposte concezioni dell’immigrazione”. Una signora mi ha scritto via twitter: “Lo dica alle due ragazze stuprate, in un parco a Reggio Emilia e su un treno in Toscana. Se fossero sue nipoti?” Nonostante i capelli candidi, ho una figlia di 21 anni e una di 13, e temo, per loro, che la violenza possa venire piuttosto da un italiano, che ha perso tutto nella crisi, anche la dignità. Perchè vedo, leggo e so che le infamie commesse in Italia da Italiani sono più numerose di quelle, ugualmente esecrabili, degli immigrati. Sia in termini assoluti che relativi.
Il gran capo della Toshiba si dimette dopo aver gonfiato i profitti per un miliardo e 200 milioni. Titolo del Financial Times. É il capitalismo bellezza, al tempo delle bolle finanziarie. Profitti virtuali per lucrare in borsa, debiti inesigibili e ricette che affamano dipendenti e ceto medio, pur di sostenere la bolla e surrogare la menzogna globale. Ma il bravo Fubini, Corriere, si diverte a sfottere “i nobel narcisisti” che avrebbero perso “la sfida ellenica”. Delusi da Tsipras – scrive- quando hanno scoperto che non aveva un piano B a parte la resa. “Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo per aver rifiutato di commettere suicidio. So che avete sofferto, dai vostri sofà”. Efficace, ma su Repubblica, che traduce dal New York Times, Krugman insiste: “A mio giudizio l’uscita (della Grecia) dall’euro si rivelerà ancora necessaria e, in ogni caso, sarà essenziale alla cancellazione di gran parte del debito”.

La vendetta delle renzine. “Perso io? -dice lady like Moretti, asfaltata da Zaia- mi hanno vestita come un autoferotranviere e tenuta lontana dalla tv. Poi, la riforma della scuola e il jobs act: io sono d’accordo ma la gente non ha capito”. Lella Paita si rifiuta addirittura di salutare il ministro (ligure) Orlando: “non mi ha sostenuto”. Piccoli guai per l’arrotino. Più serio l’avvertimento di  Piero Ignazi, secondo cui il Pd non può trasformarsi in un partito anti tasse di rito reganiano. “Un partito può cambiare, anche radicalmente, ma non può vestire panni di altri, pena il suo snaturamento. Con conseguenze elettorali drammatiche”. Repubblica, pagina dei commenti.

Ridurre le tasse,rinviare il voto

Ostentando il solito atteggiamento da pugile spaccone, come scrive Di Vico sul Corriere, Renzi mostra la sua dote principale: quella di essere un politico senza ispirazione ma attento ai rapporti di forza, capace di ridurre il danno, dividere gli avversari, scegliere la linea di minore resistenza. Nn mi credete? Leggete con un po’ di distacco i giornali in edicola.

Caso Crocetta, elezioni ma non subito. Spiega Maria Teresa Meli : “il premier non intende far cadere subito Crocetta per evitare effetti domino”. Dove per effetto domino s’intende la probabile vittoria dei 5 Stelle se si votasse in ottobre. Meglio traccheggiare, dare qualche metro di corda a Crocetta, presentare il voto in Primavera, in Sicilia e a Roma, come una sorta di giudizio di Dio contro il “vecchio” Pd.

Facciamo tre leggi, poi si può votare, dice al manifesto Rosario Crocetta. “Una per completare la riforma delle province, la seconda per l’acqua pubblica, la terza per i poveri”. L’attendismo del premier conviene al governatore per non lasciare la scena col pubblico che fischia in sala: “non posso farmi da parte -dice- davanti a una macchinazione di queste proporzioni”. Così la vittima presunta – “la mafia ha lanciato una fatwa spiegando che prima di uccidermi bisogvava distruggere la mia immagine”- andrà per qualche tempo a braccetto con il presunto mandante -cioè il Pd di Renzi, che lo stesso Crocetta accusa da tempo di essere il burattinaio della propria sventura.

“Tramavano sulla sanità,Crocetta mi ha taciuto tutto, isolata dal primo giorno, ecco perchè lascio”. L’intervista di Lucia Borsellino a Repubblica si abbatte come un maglio sull’intesa tattica fra i due istrioni. Sullo sfondo la sanità siciliana, 9 miliardi di spesa, unica “industria” sopravvissuta nell’isola. E gli interessi di chi si spartisce la torta e ci vuole far carriera. Diciamolo chiaro: vecchio Pd e Megafono hanno vinto le elezioni nel 2012 perchè la destra era a pezzi e la grande mafia non ci teneva troppo a spartirsi i debiti della regione. Ma la borghesia mafiosa diffusa non poteva mollare la presa (della sanità e degli appalti) e in seguito s’è accreditata presso i nuovi vicerè, il sulfureo Crocetta, l’oscuro Faraone. Su Lucia Borsellino, la “rivoluzione” e i siciliani onesti è calata la coltre del silenzio, interrotto dallo strepitio dei galli (politici) in continua guerra fratricida.

Rinvio a Palermo, rinvio a Roma. Questa sera Rosy Bindi dovrebbe riferire all’Antimafia “in merito alle vicende note come mafia capitale”, ma il capogruppo (renziano) del Pd in Commissione, Mirabelli, propone di rinviare. “Inopportuna una presa di posizione della commissione -scrive Mirabelli- prima delle determinazioni del governo”. L’abilità manovriera del Premier, la necessità di aspettare, prende ormai in ostaggio i cittadini siciliani, i romani rivoltati e le istituzioni.

Prender tempo, perchè? Consiglio la lettura di Luca Ricolfi, sul Sole, e di Dario Di Vico, Corriere. Scrivovo della rivoluzione Copernicana – e lo slogan in verità li offende- rappresentata dal taglio alle tasse. Entrambi hanno dubbi sulle coperture economiche, magari sospettano che si toglierà un balzello per imporne un altro, ma sottolineano “la svolta coraggiosa”, Ricolfi, “la forte discontinuità”, Di Vico. Consiste questa discontinuità coraggiosa nel fatto che Renzi  non abbia detto “il governo ridurrà la pressione fiscale”, ma “il Pd ridurrà le tasse”, rompendo  così l’antico cordone ombelicale con la sinistra italiana e la socialdemocrazia europea, le quali usavano mettere sempre  al primo posto il finanziamento del Welfare State. Da liberali, Di Vico e Ricolfi, se ne compiacciono e per un giorno tacciono su tutto quello che questa svolta renziana si porta dietro: la sussunzione della “nuova” sinistra in un solo uomo, la dittatura del governo su partiti e Parlamento, la sostituzione della contrattazione ( antica pratica sindacale ma anche liberale) con il dono, detto bonus, che è concessione tipica del monarca illuminato o, se preferite, del riformista autoritario. Prima spegnere i focolai di resistenza nel Pd, poi attribuire alla vecchia sinistra ogni sconfitta alle amministrative, infine lanciare  il nuovo conio, il partito della nazione, per vincere e governare il più a lungo possibile.

Dal contratto al patto.Da B a Renzi

Dal contratto al patto con gli italiani, in un’intervista al TG2 Matteo Renzi ha spiegato che il taglio delle tasse -nel 2016 Imu e Tasi, nel 2017 Ires, nel 2018 Irpef- si può fare solo in cambio delle “riforme”. Prima fra tutte quella del Senato. Che c’entra, vi chiederete, il Senato con le tasse? C’entra. Bei, retroscenista di Repubblica, spiega che il patto è in realtà “un piano per dividere i 25 della minoranza Pd del Senato”, alla fine “non tutti voteranno contro” gli avrebbe confidato Renzi. La retroscenista del Corriere, aggiunge che la “mossa” mira a anche mettere in difficoltà la destra, rubandole un vecchio cavallo di battaglia”.

Quanti rischi si nascondono nel colpo di dadi.  Stefano Folli lo chiama proprio così: un colpo di dadi. Il cui primo obiettivo (riuscito) è che si parli “meno dei guai del Pd, delle sconfitte a livello locale e dei personaggi scomodi che lo condizionano (i vari Crocetta, Marino, De Luca)”.Il secondo è di accelerare la trasformazione del  Pd nel “partito di Renzi”. Il terzo, rubare a Berlusconi -copiandolo- “l’arma atomica del taglio delle tasse”. Ma è sempre un colpo di dadi, “con tutte le incognite del caso”. Deaglio, Stampa, ricorda gli infausti precedenti: “nel 94 berlusconi si impegnò a creare un milione di posti di lavoro, nel 2013 i milioni promessi sono diventati 4. Nel 2001 lo stesso Berlusconi aveva firmato in diretta televisiva un «contratto con gli italiani». Poco si è realizzato  e il rischio è che succeda lo stesso col patto renziano

Crollate le verifiche fiscali, titola in prima pagina il Corriere della Sera. Mentre servirebbe recuperare tanti  per tagliare ben 50 miliardi di tasse, l’agenzia delle entrate si è vista annullare dalla Consulta parecchi “incarichi dirigenziali illegittimi”. É entrata nel pallone,  dimezzato i controlli, e ora rischia un buco da 5 miliardi. “Lo faccia il taglio delle tasse”, dice Landini al premier via Repubblica, ma senza toccare “sanità e servizi”. “C’è prima casa e prima casa”, dice Visco, sempre a Repubblica. Quelle dei ricchi sono denaro sonante ed è giusto tassarle.

Torna il “golpe”, ma non si sa chi sia il Pinochet. Il sulfureo -così lo definii e mal me ne incolse, mi diede del killer venuto dall’est- il sulfureo Renato Crocetta occupa le prima pagine dei quotidiani siciliani: “Non mi dimetto, sono un combattente pronto a morire sulle barricate”. Si considera “vittima di un complotto ordito per fermare il primo governo che ha fatto la lotta alla mafia in Sicilia”. Un golpe dei “servizi segreti deviati” combinato, pare di capire, per compiacere il Pd. Donde la sfida: “se il Pd vuole cacciarmi, mi sfiduci”. Il Pd ci pensa ma per ora l’unico a dimettersi da deputato regionale è stato Fabrizio Ferrandelli, per chiedere – se non capisco male- l’azzeramento dei vertici e dei gruppi del suo partito. Unica condizione per presentarsi ai siciliani senza vergogna, dopo 2 anni di lite in casa per il potere

Davvero, dispiace che Crocetta finisca tanto male. Prigioniero della propria narrazione:operaio, omosessuale, comunista, sindaco anti mafia, presidente che promette ai siciliani una rivoluzione. Purtroppo in 31 mesi ha nominato e dimesso 37 assessori, litigato ogni giorno sui giornali col Pd siciliano, sostenuto imprenditori che mostravano il bollino anti mafia e facevano affari all’antica, riciclato resti politici, magari incensurati ma maleodoranti, delle giunte Lombardo e Cuffaro, freequentato professionisti potenti e arrivisti -come questo Tutino- che sguazzano -in Sicilia non può che essere così- un una cultura mafiosa. Profondo è il fossato tra realtà fattuale e narrazione mitica.

Ma non tutto è perduto. Si dimetta, vuoti il sacco, dica i nomi dei suoi nemici interni, spieghi con quali “servizi deviati” hanno complottato, adduca i motivi di un governare tanto deludente. Salvi almeno l’onore, presidente Crocetta! O taccia, se non riesce a lasciare il potere.

É tornato l’arrotino! “Meno tasse per tutti”

“Renzi: meno tasse per tutti”, il Fatto suggerisce una assonanza fra Renzi e Cetto la Qualunque. La Stampa apprezza: “Tasse, la Rivoluzione di Renzi”. “Sfida” non rivoluzione per il Corriere. Macché, il Giornale  titola “il ballista”. Soli “saldi estivi” per il manifesto. Repubblica va al sodo (ammesso che sodo sia) “via la tassa sulla prima casa e bonus ai pensionati”. Nelle pagine interne trovano spazio l’auto titolo, l’auto corsivo, l’auto commento suggeriti da Renzi e dal suo staff. Si va da “rivoluzione copernicana” a “programma di sinistra” (Bei) a “piano studiato da mesi per spiazzare destra e sinistra” (Meli), fino al sublime “when in trouble, go big”, se sei in difficoltà, va alla grande” della nuova Unità. Evviva! È tornato l’arrotino, l’artigiano che vanta, con voce stentorea, la pubblica utilità del suo mestiere.

L’anno prossimo sfumerà in tasse il 44,1 del reddito prodotto. Bene ridurle, anzi benissimo! Ma bisogna dire come.  Repubblica intervista Cuperlo. “Da Renzi una parola sull’evasione fiscale avrei voluto sentirla”. E Piero Fassino, il quale teme che il taglio dell’IMU lasci i sindaci in mutande, li costringa a ridurre i servizi, li trasformi in cliente del governo Entrambi intervistati da Repubblica. “I soldi dove i trova?” Chiede al Corriere Roberto Speranza. 45 miliardi in 3 anni non sono pochi. Il Sole24Ore sostiene che solo i tagli a favore dell’impresa sono efficaci. Per Brunetta “É solo annuncite. Al Tesoro hanno le mani nei capelli”. Giannelli immagina il sergente Renzi alle prese con gli indiani musi lunghi(Cuperlo e Bersani) “Voi votare riforme e io levare tasse e dare fucili”. “E Le munizioni?” “Tu pretendere troppo”!

“Per mia sorella Lucia lo stesso calvario di papà”, titola la Stampa. In prima pagina ipotizza però che l’abbraccio di Manfredi, figlio di Paolo, e di Sergio, fratello di Piersanti, “riconcili i Borsellino con lo Stato”. É così? O non si tratta piuttosto di due vittime, che servono lo stato (Manfredi è commissario di polizia), ma che hanno vissuto sulla pelle quanto pesi la mafia nello stato? Travaglio riprende l’intervento del procuratore Scarpinato e si chiede: “interessa a qualcuno sapere chi ha fatto fuori Paolo Borsellino, e perché?” Per Leoluca Orlando “il Pd è complice del governatore”, Crocetta e Lumia hanno fatto carriera con l’antimafia, Confindustria Sicilia fa affari grazie all’antimafia. Franco La Torre, figlio di Pio, dice a Repubblica: “a volte si celano altri interessi dietro l’antimafia”. “Oggi troppi si difendono dietro retorica e vessili”, risponde Bianconi, Corriere. Io torno a chiedere alla presidente Bindi un’inchiesta sulla mafia nell’antimafia! Se non ora,quando?

The Sun pubblica una foto della regina (a 7 anni, con madre e zio) che fa il saluto nazista. Senza complicità e favore di gran parte delle classi dirigenti europee, forse Hitler sarebbe rimasto un imbianchino. Ha ragione Schäuble, dice al Corriere Stefano Fassina: “meglio una Grexit assistita. Il problema è l’euro regolato dal mercantilismo liberista scritto, a misura dell’interesse nazionale tedesco, nei Trattati.” Scalfari boccia il presidente emerito: Napolitano chiede un esecutivo con poteri soverchianti: maggioranza assoluta, monocameralismo perfetto, capolista plurinominati (possono presentarsi in tre diversi collegi). Senato in pratica inesistente. Può partecipare ai plenum del Parlamento però non più con 300 senatori ma soltanto 100, mentre la Camera rimane ai suoi 630”. Democrazia governante?