La scelta di Sophie

Blitz, spinta, valanza: supermario is back. Ho provato a immaginare un titolone, sulle decisioni prese da Draghi, come quelli che Luigi Pintor volle nel 1971 per aprire ogni giorno il manifesto. “La Banca centrale comprerà titoli del debito a un ritmo di 80 miliardi per mese. Porterà i tassi d’interesse a -0,40 e offrirà denaro alle banche con lo stesso tasso negativo. Interessi zero per i prestiti ordinari. Ora i risparmiatori dovranno spendere, investire, fare qualcosa. Gli stati indebitati pagheranno meno per i loro debiti e le banche (tedesche) non potranno più rastrellare capitali dai paesi meno virtuosi. É una scelta, forse disperata, per costringere il cavallo a bere per sconfiggere il mostro chiamato deflazione. Ed è una scelta federalista, perché prova a incollare il sud al nord dell’Europa”. So di non essere Pintor, spero di aver dato l’idea. Resta la domanda: perché l’entusiasmo dei mercati – che siamo abituati a considerare sintomo dell’efficacia di ogni scelta – si è subito raffreddato? Continua la lettura di La scelta di Sophie

Lezione di greco a Torino

Sabato 12 marzo, ore 18:30,  verrà presentato a Torino, via Baltea 3 – Laboratori di Barriera, l’ultimo libro di Corradino Mineo: “Lezione di greco – Alla ricerca di una rotta per la politica italiana”. Intervengono, oltre all’autore, Giorgio Airaudo, candidato sindaco al comune di Torino  e Alessandra Quarta di Officine Corsare. Modera l’incontro Diego Longhin, giornalista de “La Repubblica” di Torino.

Nel libro dialogano quattro dirigenti politici – Cofferati, Cuperlo, Fassina, Tocci – i quali, pur provenendo dalla stessa storia politica, oggi si collocano in modo diverso: due nel Partito democratico; due convinti che la battaglia politica possa meglio proseguire fuori e a sinistra di quel partito. Continua la lettura di Lezione di greco a Torino

L’Italia dello zero virgola

Scontro totale, il Corriere, resa dei conti la Repubblica: si parla delle primarie Pd. A Napoli l’apparato del partito ha dichiarato in fretta la sconfitta di Bassolino (per 452 voti) cancellando quel video che sembrava testimoniare una compravendita di voti, a Roma ha fatto scomparire un bel po’ di schede bianche abbassando il numero dei votanti a 44mila, meno della metà della volta precedente. “Partito diabolico” commenta Bassolino, che secondo il Corriere “ora pensa a una lista separata”. Fassina incontra Marino per discutere, pare, di eventuali primarie a sinistra, alle quali potrebbe aggiungersi Massimo Bray. Maria Teresa Meli annuncia: “Ora Renzi vuole un documento per vincolare la minoranza interna”, da fare approvare dalla direzione del 21. Massimo Franco parla di “pasticcio che mostra affanno”, “crisi di leadership e di modello di governo”, “imbarazzo e sottovalutazione” e del “dubbio insidioso che appaia malato l’albero del Pd, non solo alcune mele”. Continua la lettura di L’Italia dello zero virgola

La normalità del crimine

Primarie sotto accusa, Bassolino ricorre, la procura indaga. É il solito collage, quello a cui ricorro quando, come oggi, i titoli di apertura di Corriere, Repubblica e Stampa sono identici o complementari. Potremmo aggiungere che il radical stalinista Giachetti dà del “Tafazzi” a Massimo Bray, candidato in pectore a Roma, con appoggi che potrebbero andare da Vendola a Marino a D’Alema. Anche se un po’ di base romana si chiede se sia giusto che decidano sempre i soliti e Fassina chiede primarie “di sinistra” per fare il passo indietro. Vi rimando alla lettura dei commenti. Antonio Polito, Corriere, vuole riformare le primarie dandogli delle regole. Ezio Mauro, Repubblica, si chiede perché la politica del governo Renzi non trovi una sua anima “di sinistra” capace di ridare senso al Pd. Per me la cosa è semplice. La stagione dei sindaci è finita. Continua la lettura di La normalità del crimine

Diamo a Renzi quel che è di Renzi

“E la libertà di stampa?”, il Corriere a pagina 3 dice che Renzi ha evocato, al tavolo dell’Europa con la Turchia, il caso Zaman, giornale d’opposizione chiuso da Erdogan e trasformato in foglio di regime. Non so se l’abbia detto, come fanno intendere molti giornali, per convenienza tattica, addirittura per costruire un fronte con il fascista ungherese Orban, che ammazzerebbe ogni profugo, e con l’Austria, che vuole sigillare le frontiere, ma è comunque da apprezzare che quella frase Renzi l’abbia pronunciata. A proposito del vertice Corriere, Repubblica e Stampa titolano: “Profughi, il prezzo di Ankara”, “La Turchia alza il prezzo”,”Solo un mezzo accordo”. La Turchia chiede 6, non 3 miliardi, Per fare che? “Non si tratta per l’Europa, spiega Alberto Toscano, Repubblica, di aiutare la Turchia — come sarebbe giusto — a garantire migliori condizioni per i due milioni e mezzo di migranti, in maggioranza siriani, che già si trovano sul suo territorio, ma piuttosto di retribuire il custode degli accessi all’Europa per un’azione di blocco dei flussi. Ricordate l’“amico Muammar”, cui noi italiani avevamo affidato il compito, politicamente tutt’altro che gratuito, di fermare l’arrivo sulle nostre coste di migranti africani? Oggi l’Europa conta sull’“amico Tayyip”. Continua la lettura di Diamo a Renzi quel che è di Renzi

Primarie della nazione

Primarie Pd, Renzi piglia tutto, titola la Stampa. Corriere e Pd lamentano il calo dell’affluenza a Roma e cesellano su Bassolino, già sindaco e presidente della regione, sconfitto a Napoli – per un pugno di voti – da una quasi sconosciuta Valeria Valente. Era inevitabile, Renzi ha stravinto in Parlamento, ha vinto (per ora) nel paese e la minoranza Pd si è suicidata: così la gente non va ai gazebo e vota i candidati del premier. Stefano Folli, Repubblica, coglie in ciò “l’evidenza di un sostanziale fallimento”: scarsa affluenza a Roma, la metà, o meno, di quella con la quale fu scelto Marino, e “pochezza del dibattito, anticipo, si può temere, di una contesa per il Campidoglio che rischia di essere altrettanto monotona, grigia e retorica”. “L’errore più grave – dice Folli rivolto “all’apparato” – sarebbe gonfiare le cifre per abbellire la verità”. Il Corriere si chiede cosa faranno ora Bassolino e Bray, candidato ombra a Roma. Insomma se sfideranno il Pd di Renzi o si ritireranno in buon ordine. Continua la lettura di Primarie della nazione

Verità, vi prego, sui numeri!

Lungo ritorno, caos, lunga notte degli ostaggi. I titoli sul rientro difficile di Calcagno e Pollicardo – i corpi di Failla e Piano restano per ora a Samatra – esprimono tutto l’imbarazzo della stampa sul pasticcio Libia. In che guaio ci stavamo per cacciare? E il pericolo è davvero scongiurato oppure alla fine andremo in Libia, sia pure in ritardo, correndo tutti i rischi del caso e senza neppure poter contare su un dividendo per tale avventura? Il direttore della Stampa, Molinari, pensa che invieremo comunque “truppe speciali, guidate dall’intelligence” e ricorda come questo sia possibile solo in base “alle norme (già) approvate dal Parlamento” (sulle missioni all’estero) e ai “conseguenti decreti di attivazione da parte della presidenza del consiglio”. Paolo Mieli auspica invece “che le cose vengano chiamate con il loro nome e che la missione venga definita come tale, senza neologismi eufemistici”. Poi si chiede se l’occidente riuscirà a evitare un’altra debacle (come quelle in Iraq e per deporre Gheddafi), se andremo “nella nostra ex colonia in rottura con Haftar nemico esplicito degli islamisti (cioè di coloro contro i quali dovremmo combattere) e protetto dall’Egitto, infine se esiste “un’idea condivisa di quale debba essere la meta di questo tragitto da compiere in armi. La divisione della Libia in tre o quattro Stati?” Buio pesto. Continua la lettura di Verità, vi prego, sui numeri!

Misteri, tangenti e ripresa taroccata

Il mistero degli italiani liberati, Corriere. Cosa sia successo davvero, grazie a cosa Policardo e Calcagno siano fortunatamente tornati a riveder le stelle, a differenza di Failla e Piano crivellati di proiettili, non lo sappiamo ancora. Forse non lo sapremo. Oggi molti editorialisti, Marcello Sorgi della Stampa in testa, dopo averci detto per mesi che l’intervento armato in Libia era inevitabile, deciso e imminente, scoprono che Renzi ha letto i sondaggi e si sia molto irritato per le pressioni dell’ambasciatore Usa (“missione” a guida italiana, 5mila nostri soldati in Libia). Tuttavia gli americani continueranno a far pressioni usando la Nato, i servizi segreti e l’azione diplomatica. L’accordo tra i governi di Triboli e di Tobruk – condicio sine qua non per un nostro sì ufficiale alla missione – non arriverà, e qualora dovesse essere annunciato non verrebbe rispettato, e dopo domani Renzi si incontrerà a Venezia con Fronçois Hollande – che si attende dalla sconfitta del Daesh la sua rielezione, e qualcosa dovrà pur dirgli. Continua la lettura di Misteri, tangenti e ripresa taroccata

La morte di Failla e di Piano

Al fronte, scrive il manifesto. Pronto l’attacco con aerei e navi, Repubblica. Così hanno ucciso i due italiani rapiti, Corriere. E adesso guerra seria, il Giornale. La guerra si fa ma non si dice, il Fatto. É difficile non dare ragione a Lucia Annunziata che, nel suo blog, su Huffington Post scrive: “nella nebulosa in cui ci muoviamo, un elemento è chiarissimo: i due tecnici sono morti appena annunciato il nostro ruolo guida della colazione in Libia, subito dopo il Consiglio di Guerra tenuto al Quirinale, subito dopo la concessione delle basi italiane ai droni Usa che intervengono in Libia, subito dopo le lodi agli italiani del Segretario alla Difesa Ashton Carter e i primi bombardamenti americani sulla zona in cui poi sono stati uccisi. Insomma, considerato l’allineamento degli eventi, possiamo dire che i due morti italiani sono i primi caduti della nostra campagna di Libia, la luce verde che segna l’inizio del nostro intervento nel paese che fu una volta di Gheddafi.” Continua la lettura di La morte di Failla e di Piano

Verso il giornale unico?

Gli Agnelli lasciano il Corriere, La Stampa, con il suo satellite genovese il Secolo XIX, diventa satellite di Repubblica, John Elian, nipote dell’avvocato, entra a far parte dell’arcipelago De Banedetti, Marchionne si libera di un settore in perdita – i giornali – per dedicarsi a nuove concentrazioni industriali e finanziarie. La notizia non è nuova, Left l’aveva anticipata il 13 febbraio, “l’industria della notizia”, di Donatella Coccoli e Ilaria Giupponi, ma ieri è arrivata la conferma ufficiale. “Il polo Stampa-Repubblica sarà leader in Europa”, titola il giornale torinese. Ezio Mauro cerca “Le radici comuni” della “sua” Repubblica e della Stampa nel lontano 1955, quando Caracciolo, che però era un editore puro, fondò L’Espresso e le prime firme venivano dalla Stampa. Il Corriere reagisce alla vertigine da abbandono – e alle preoccupazioni per i suoi conti, dissestati da alcune operazioni oltre confine – celebrando il centoquarantesimo anniversario, con un articolo del suo più elegante commentatore, Claudio Magris. Continua la lettura di Verso il giornale unico?