La rana e lo scorpione

Fenomenologia del Renzi. Anche oggi è riuscito a conquistare la prima pagina di Corriere e Repubblica, nonostante la doccia fredda dell’Istat: disoccupazione al 12,7%, quella dei giovani al 44,2. “Non siano passacarte dei PM”, “Sfida ai giudici”. E tutti a chiedersi: quale segnale avrà voluito inviare, e a chi? Non lo conoscete. Matteo è più semplice di quanto non crediate, amici analisti. Come “l’ombra del guerriero” di Kurosawa, si è seduto sulla collina più in alto (Palazzo Chigi) e da là controlla i vari campi della battaglia. Non ha strategia nè visione del futuro, cogliere l’attimo, fa un rapido blitz sul campo che più gli conviene. È la lepre: gli altri seguono, dubitano, arrancano.

La ripresa non c’è, colpa dei giudici. Sembra folle ma riflettiamo. I dati Istat avrebbero sparso umor nero sui giornali e più di un quotidiano avrebbe centrato la sua attenzione sui pasticci cumulati dai renziani in Senato: il ricatto subito da Ncd, il contrordine su Azzolini con Serracchiani che si arrabbia e Guerini che approva, lo stop alla delega sulle risorse Rai e la reazione scomposta di Lotti e altri mazzieri. Ecco che l’ombra del guerriero volge lo sguardo al Senato e prova a trasformare un patto d’interesse con gli inquisiti in una pretesa scelta garantisca con conseguente monito ai giudici. Affascina i giornali come l’incantatore i serpenti, toglie benzina alle destre indispettite per la scissione del Verdini. Ma appena sentirà profumo di elezioni, Renzi tornerà anti casta, nel tentativo di prosgiugare il fiume di voti che scorre verso Grillo. E quando aumenteranno (di poche unità) gli occupati, toglierà la museruola al Poletti e tuonerà: c’è la ripresa e parlate d’altro?

Ci sono due modi per batterlo. Con un colpo di mano; e a questo penserà forse la Boschi,ma solo quando l’Europa si sarà stufata della sua “insopportabile mancanza di metodo”. Oppure sfidandolo sulle scelte fondamentali (di cui Matteo non si occupa perchè gli parrebbe una perdita di tempo). Un’altra politica economica per l’Europa (Tsipras, Iglesias),  lotta alla corruzione, evasione, intermediazione  per liberare l’economia meridionale dalle mafie, scelte di politica industriale per sostenere solo chi innova e solo crea lavoro. Tertium non datur. Se lo si contrasta sui singoli campi di battaglia, si finisce inevitabilmente con il perdere ai punti. E il risultato offende l’interesse generale .Perchè i provvedimenti (riforma costituzionale, della scuola, della Rai) escono dalla battaglia ancora più sgangherati delle proposte originarie.

La rana e lo scorpione. La rana si carica sul dorso lo scorpione e lo traghetta dall’altra parte del fiume per aver salva la vita. Lo scorpione la punge (è la sua natura!) provocando la comune rovina. Ma da lontano sembra che la rana sia affogata, non che lo scorpione si sia suicidato.

Un bambino palestinese bruciato vivo nel rogo della sua casa. Netanyahu parla di terrorismo, anche se non di terrorismo ebraico come dovrebbe e come fa Yediot Aharonot. La guerra che ci minaccia ha tre facce. La prima è quella che le monarchie sunnite (con il loro fondamentalismo wahabita) muovono contro l’islam sciita. La seconda è la strumentalizzaizone della religione, dell’olocausto e del rapporto tra ebraismo e cultura occidentale, che i governi di Israele compiono per mere ragioni di potere. La terza è la guerra contro le minoranze etniche in nome dell’identità nazionale (attacco ai Curdi del turco Erdogan). Guerra mondiale a pezzi, dice il Papa. Obama invita i giovani democratici a difendere l’accordo di pace con L’Iran che Netanyahu sta tentando di ribaltare premendo sul congresso americano.

Il mio no, in Senato, alla legge del governo sulla Rai

Ho lavorato in Rai per 35 anni. Ho conosciuto giornalisti, tecnici, impiegati che non guardavano l’orologio e facevano più di quanto non gli fosse richiesto. Non per la gloria, ma perchè convinti che il servizio pubblico ne valesse la pena. Ho conosciuto dirigenti che non erano diventati dirigenti per meriti di partito, e altri che si muovevano, sì, nelle spire della lottizzazione, ma mostravano di avere a cuore l’azienda e la missione che era chiamata ad assolvere.

Ho lavorato in Rai 35 anni e so che l’asservimento al governo è la peggiore lottizzazione. Che porta con sè lo spoil system e lo spoil system impedisce all’azienda di programmare, Continua la lettura di Il mio no, in Senato, alla legge del governo sulla Rai

Senatori,vil razza dannata

Governo battuto sulla Rai, scrivono Corriere e Repubblica, poi aggiungono rispettivamente: “ribelli Pd non FI”, “colpo a Renzi dei ribelli Pd”. Un “colpetto”, in verità, perchè la legge sarà approvata stamani. E con lei verrà l’amministrazione delegato di nomina governativa, per rafforzare ancora -dice Benedetta Tobagi- “il controllo dell’esecutivo sulla Rai”. Nell’azienda si accentuerà lo “spoil system”, che da 25 anni le impedisce di ripensare la missione del servizio pubblico. Una Rai non riformabile -dice Sergio Zavoli- “se i partiti non arretrano”. Invece il maggior partito della maggioranza arrafferà l’amministratore delegato, il partito più “disponibile” dell’opposizione, prenderà il Presidente.

Pur sempre un colpo alla narrazione renziana. Tanto che i droni del premier si sono scatenati in un vero pestaggio mediatico contro i 19 che con il loro voto hanno osato negare una delega in bianco al governo. Delega che avrebbe permesso a Renzi di chiudere o riaprire a piacimento il rubinetto delle risorse, di cambiare la Rai non riformandola ma minacciando di soffocarla. Questo mentre un’altra delega gli consentirà di sedersi al tavolo con Sky e Mediaset per disegnare il nuovo duopolio televisivo, questa volta privato-privato. Sui giornali un’eco del furore renziano si coglie nel pezzo di Marcello Sorgi per la Stampa: “Solerti e compatti nel salvataggio del collega inquisito Azzolini (sicuro, Marcello?) diciannove senatori della minoranza Pd ieri hanno mandato sotto il governo, votando con Forza Italia”!
Stefano Folli coglie invece “un logorio” del premier. Per Massimo Franco “è come se di fronte ad un Renzi che gioca a tutto campo, i suoi oppositori avessero deciso di fare lo stesso”. Ciò genera “instabilità”. Occhio,dunque, alla riforma costituzionale che si voterà a settembre

“Nessuno è un uomo solo al comando” ha detto il Presidente della Repubblica parlando dei suoi poteri, ma usando una frase che la minoranza Pd utilizza spesso a proposito di Renzi. “Non si può pensare – ha proseguito- che io possa intercettare o bloccare scelte politiche che competono al Parlamento e al governo”. Questa frase si comprende meglio se si è avuta la fortuna di leggere un vecchio saggio in cui Sergio Mattarella boccia il Senato delle Regioni e osserva come la crisi italiana sia stata provocata dall’incapacità dei governi più che dal bicameralismo. Idee di un deputato. Il presidente è arbitro. Nè le opposizioni né il governo, lo tirino per la giacca.

Sottosviluppo permanente, scrive il manifesto commentando dati della Svimez che raccontano un Sud d’Italia in 15 anni cresciuto la metà della Grecia, un italiano su 3  a rischio povertà, l’occupazione ferma ai livelli del ’77. Ieri Cuperlo e Speranza, portavoce della minoranza Pd che vuol giocare “a tutto campo”, hanno presentato un’interrogazione al governo sulle “promesse disattese”, sul ruolo “marginale” del sud nella strategia di governo, e sulla opportunità di un “ministero per la coesione sociale”. Non lo so. Detta così sembra che si invochino ancora aiuti e sostegno per il meridione. Provvidenze che finirebbero, come sempre, alle borghesie parassitarie e intermediarie, senza creare posti di lavoro né speranza. Credo che la vera questione meridionale oggi sia la questione democratica, in Italia. È dal sud che deve nascere una lotta di liberazione dal parassitismo e dall’intermediazione, da illegalità, corruzione, evasione fiscale. Insomma, dalle mafie.

Noi, d’altronde, siamo il mezzogiorno d’Europa. La frase è di Krugman e riguarda Italia, Grecia, Spagna e Francia. Oggi Fubini spiega che Schäuble vuole un governo “tecnico” dell’Europa per imporre ai paesi del mezzogiorno (mediterraneo) quel rigore che da soli non sarebbero capaci di adottare. O reagiamo e cambiamo davvero, noi del mezzogiorno d’Europa, o moriremo sotto il tallone tedesco. Lo strumentalismo politico (il trasformismo, se preferite) che ha spinto Renzi (via Zanda) a far “salvare” l’NCD Azzolini dall’arresto, a me par folle, non per la persona di Azzolini, ma per il segnale che emana. Dice Altan “Hai votato secondo coscienza? Sì,ma poi mi sono accorto che non era la mia”.

Un,due,tre: l’accordo c’è!

Tre indizi sono una prova? Talvolta, sì. Primo indizio: lunedì il nuovo centro destra diserta in massa l’aula di Palazzo Madama facendo saltare per 4 volte il numero legale e dunque la seduta. Il giorno dopo Luigi Zanda, capo gruppo Pd in Senato, ribalta l’indicazione di voto data in commissione e lascia libertà di voto sull’arresto di Azzolini, influente senatore del Nuovo Centro Destra.

Secondo indizio. Nello stesso giorno Denis Verdini presenta il suo gruppo: si chiamerà Ala, l’ala destra del governo Renzi, le truppe mercenarie che servono per ridurre i grilli in testa dei dissidenti Pd e far passare la riforma del Senato.

Terzo e decisivo.  Proprio mentre il senato si accingeva a discutere (a ritmi da bersagliere) la “riforma” Renzi sulla Rai, ecco che Padoan chiede alla commissione parlamentare di vigilanza di eleggere subito il nuovo consiglio di amministrazione, ma con le vecchie regole, quella fissate dalla legge Gasparri. Vuol dire che maggioranza e opposizione hanno trovato l’intesa per spartirsi i posti.

Un, due, tre. l’accordo c’è. Da ora in poi il governo Renzi potremo più correttamente chiamarlo Renzi,Verdini,Azzolini. O Renzi, Verdini, Schifani, visto che pare sia stato Schifani a chiudere l’accordo. È cambiata la maggioranza? Il Presidente Mattarella chiamerà Renzi e lo manderà alle camere per un nuovo voto di fiducia? Improbabile. L’arrotino potrebbe sempre dire che le maggioranze sono variabili ma solo per le riforme. E poi, se qualcuno alla fine chiedesse di entrare nel Partito della Nazione che male ci sarebbe?

Il buffo è che le critiche a tanto trasformismo arrivano anche da renziani di ferro. Che non si capisce se si sono o ci fanno. Debora Serracchiani insorge contro il salvataggio di Azzolini: dovremmo chiedere scusa, dice. La Boschi non perde la battuta e dichiara di essere a favore del matrimonio per gli omosessuali. Altro che unioni civili! Ma come si fa – si chiede Maria Elena- in questa legislatura? Già, come si fa, con un governo imbastito sul sostegno di Alfano, Giovanardi e Schifani? Last but not least, Roma. I renziani chiamano Marino-Orfini la giunta  che ha appena visto la luce, un Frankestein fabbricato dai “giovani turchi”: Noi che c’entriamo? Trasformismo e scaricabarile!

Ps In tutto cio, chi si impiglia nel proprio laccio e rischia di  impiccarsi con le sue stesse mani, sono i 5 Stelle. Tacciano di tradimento chiunque si opponga ma non sulle loro posizioni, si esaltano davanti allo specchio del sacro blog, si comportano come se avessero dietro un popolo pronto all’assalto del Nazareno e di Palazzo Chigi. Così facendo si tagliano fuori dai giochi e concedono a Renzi quello di cui Renzi ha più bisogno: prendere tempo. Presto qualcuno gli porgerà il cappio. Provo a inventare: un “cittadino portavoce” nel CdA della Rai.

L’ultima battaglia.Caffè

La battaglia è in Senato, la narrazione è renziana. “Sanità,via due miliardi di tagli” esulta Repubblica. Non dice che si tratta di vecchi tagli accettati dalla conferenza stato regioni, non degli ultimi annunciati dai renziani su Repubblica e che i riapsrmi resteranno -dovrebbero restare- alla sanità. Nè sottolinea come la maggioranza (con fiducia) sia stata risicata: 163 sì su 320 senatori. A pagina 11 la foto del presidente Grasso, con il mano il ventaglio dalla stampa parlamentare, che definisce “irrinunciabili” le intercettazioni e chiede: “si cambi la riforma del Senato”. La Boschi ha detto no, i democratici “dissenzienti” sarebbero 29.

 

“Nel Pd si apre il caso Azzollini: Zanda ai senatori, votate secondo coscienza”. Così il Corriere sotto il titolo in prima. Dopo aver votato sì all’arresto di Azzollini in commissione, ieri il Pd, con una mail di Zanda, ha evocato la “libertà di coscienza” per il voto in aula che potrebbe essere segreto, Come mai? Per non perdere -dicono alcuni- tira in aula un’aria pro salvataggio del senatore inquisito. Qualcuno nota che lunedì l’assenza in aula della metà dei senatori NCD ha fatto saltare per 4 volte il numero legale e la seduta Ricatto Alfano-Verdini al Pd? Può essere. Quanto al merito, non gioisco se un uomo finisce in carcere, ma penso che quel che vale per un signore senza nome debba valere per un senatore, a meno che non sia evidente un complotto dei giudici per non fargli fare il senatore. E non mi pare il caso.

 

Un anno fa, gonfio del 41 per cento alle europee, Renzi mi sbatté fuori dalla commissione Affari Costituzionali. Per lui la riforma del Senato era essenziale. Decisivo poter dire che avrebbe “tagliato la casta” (da 320 a soli 100 senatori e non eletti), più importante ancora concentrare ogni potere nelle mani del governo, senza intralci parlamentari se non aggirabili grazie all’irragionevole premio di maggioranza dell’Italicum. Quella battaglia resta, per lui, la battaglia

 

Rinvia a Roma, rinvia in Sicilia, rinvia in Europa. Su Roma: “Le accuse del viminale”, Corriere, che poi spiega: “fatti gravi (mafia capitale) , il sindaco ha sottovalutato”. “Nuova giunta. Marino sfida Renzi”, Repubblica. “Compromesso nel Pd”, la Stampa. Orfini l’oscuro diventa protettore di Marino, l’oscuro Raciti lo diventerà di Crocetta, e ai renziani non resta che chiedere la testa dell’uno e dell’altro.. in futuro. In Europa lo sfottono: ma come? te la prendi con le baby pensioni greche e poi chiedi flessibilità per regalare agli elettori il taglio, costoso e inefficace dell’Imu? Agli ambasciatori Renzi dice: abbatterò le tasse (al 24%), dopo aver asfaltato la sinistra Pd (con qualche defezione e il sostegno di Verdini) e vinto il referendun costituzionale (che vorrebbe trasformare in un referendum anti casta).

 

Non governo, ma governerò, quando avrò i pieni poteri. È il mantra del premier. E con 630 deputati, il premio di maggioranza alla camera e 100 senatori-consiglieri, finirà nell’ombra del premier anche il presidente della repubblica, il quale nomina un terzo dei giudici costituzionali! Non una democrazia liberale, ma il voto ogni 5 anni di un tiranno democratico. È questa è la partita, l’ultima che si combatterà in Parlamento. Se la sinistra Pd (25 + 4) si ritrarrà dalla lotta, come ha fatto purtroppo (con 3 sole eccezioni) con la riforma della scuola, diverrà persino inutile seguire le cronache parlamentari. Le opposizioni strilleranno,certo, ma solo in attesa delle prossime elezioni

 

Il deputato Sergio Mattarella -scrive il Fatto- fu conferenziere a Trapani per il circolo Scontrino, definito nella sentenza contro i mafiosi che uccisero Rostagno “paravento dei massoni”. Sì, a Trapani l’intera cupola bancaria, massonica, post feudale, protegge la mafia, e questo spiega la latitanza di Matteo Messina Denaro. Sì, la DC di Mattarella, come oggi il Pd di Faraone e Crocetta, con quei poteri e quei potenti, discuteva e discute. Perchè i politici siciliani fanno parte della medesima classe sociale. E la mafia, credetemi, è classe dominante, borghesia intermediaria e parassitaria, non solo pizzo e killer. Quegli ambienti trapanesi, io che sono nato nella provincia, non li ho mai frequentati, ma solo per la fortuna di essere nato con la lotta alla mafia di Mario Mineo. Leoluca Orlando non li ha più frequentati, dopo l’assassinio di Piersanti Mattarella di cui era consulente. E credo che anche Mattarella, in seguito, se ne sia tenuto lontano, preferendo l’abbraccio di Manfredi Borsellino. Questo dico, non contro il Fatto, ma perchè la mafia non è davvero un Ufo, nè chi la combatte un estraterrestre.

Crisi reale e ripresa statistica,Caffè

Crisi,20 anni per recuperare, Corriere della Sera. Con gli attuali livelli di “crescita” l’occupazione in Italia tornerà ai livelli di prima della crisi solo tra 20 anni. Tutti lo sapevamo, ora il Fondo monetario l’ha detto. Tuttavia a pagina 3, sempre il Corriere fa il suo per sostenere l’ottimismo del governo: a sorpresa crescono le entrate, la stima di crescita potrebbe alzarsi sopra lo 0,7%, in sei mesi i nuovi contratti a tempo detreminato sono stati 250mila. La verità è in prima o in terza pagina? Secondo me la ripresa di cui si parla spesso Poletti è “statistica”, la si legge nelle tabelle (che fotografone cose disparate, piccoli imprenditori che si assumono, con i figli, per fruire di vantaggi fiscali, qualche acquisto in più di case per il calo dei prezzi), ma la ripresa che entra nelle tasche del ceto medio, che crea lavoro per i giovani e induce ottimismo, per quella tocca aspettare.

La Cina è vicina. “Il crollo di Shanghai (-8,5%) -scrivono Stampa e Sole24Ore- spaventa le borse europee”. Che succede? Quel che capisco – ma non sono un analista finanziario- è che in qualche anno la crescita cinese si è ridimensionata dal 14 al 7%. Sempre enorme, s’intende. Tuttavia 90 milioni di cinesi – la cifra è questa!- hanno capito che non si sarebbero più potuti arricchire in pochi aprendo un’azienda o comprandone un’altra. Perciò, con il costo del denaro basso, si sono buttati (e sono stati spinti) a investire in borsa o a comprare immobili. La bolla prima o poi si sgonfia. Forse ci sarà un rimbalzo ma verranno altri crolli. Un campanello d’allarme per un’Europa, che ha solo rinviato i suoi problemi con la Grecia e resta paralizzata dal rigore.

Roma sul baratro,lascia anche Sel, Sanità è battaglia. Repubblica guarda al cortile di casa. Pare che Renzi oggi non vada alla festa dell’unità di Roma per non parlare di Marino, il quale va avanti (senza Sel in giunta). Crocetta ottiene dal governo mezzo miliardo e Zaia protesta. I tagli alla Sanità, non per finanziare una sanità migliore ma per far cassa e poter tagliare l’Imu, hanno fatto mancare 4 volte ieri il numero legale in Senato. Era lunedì e mancavano metà dei senatori Ncd e qualcuno del Pd. Però il dato è politico: le opposizioni (anche quelle che simpatizzano per il governo) hanno approfittato di una scelta avventata (presentare un decreto omnibus con dentro la sorpresa sanitaria) per chiedere il numero legale, non votare e fare emergere la fragilità della maggioranza. Spiega Folli: Renzi si vorrebbe liberare di Marino e Croscetta, a settembre vorrebbe spianare la sinistra Pd imponendo la riforma del Senato, e andare poi al “referendum sulla revisione costituzionale come un plebiscito nazionale intorno alla sua persona”: “strada irta di ostacoli”. “Il bavaglio istiga all’omertà”, Scarpinato per il Fatto. La pezza che si vuol mettere sulla “legge bavaglio” è peggiore del buco: se sei giornalista professionista e spii, non fai reato, se non lo sei puoi andare un carcere. Anche Mentana ieri, nel raccontare questa storia, alzava le mani, sconsolato.

Patto USA Turchia, in Siria una zona “liberata dall’Isis”, scrive il Corriere. Non c’è dubbio che Erdogan ha dovuto far buon viso dopo l’accordo tra Obama e Teheran che rendeva impossibile continuare a usare l’Isis in funzione anti sciita. Dunque l’aviazione turca ora bombarda e la polizia blocca il oassaggio che aveva finora consentito ai terrositi sul suo territorio. Erdogan però ne approfitta per frustrare le aspettative nazionali curde e colpire duramente i gruppi armati, in primo luogo il Pkk, che acquistavano prestigio nella lotta contro il califfo. Tocca ai Curdi reagire, se possibile con le armi della politica e non con la politica delle armi, ma l’isolamento dell’Isis è positivo.

È ora, è ora..un caffè per chi lavora!

In un decreto i primi tagli alla sanità, scrive Repubblica. “Tetto a esami e visite”, i medici che prescrivono troppi esami diagnostici “avranno decurtazioni del loro stipendio”. In questo modo, spiega Repubblica, il governo troverà parte dei soldi che servono per ridurre le tasse. Peccato che, detta così, la spending review può produrre ingiustizia e discriminazione sociale: a chi, per primo, si negherà l’esame o la visita a domicilio, se non proprio al cittadino senza voce e con pochi soldi? E poi ha ragione la ministra Lorenzin: i risparmi del servizio sanitario “restino al servizio sanitario per contratti e ricerca”. Brava Beatrice, fatti valere!
A che serve abolire l’Imu? Per il Corriere della Sera Lucrezia Reichlin e Paolo Surico spiegano che il governo pensava, con quel taglio, di poter rilanciare i consumi e smuovere il mercato immobiliare. I dati però dimostrano che quella tassa ha ridotto i consumi solo delle famiglie con un mutuo a carico, e che la crisi del mattone dura dal 2007, non dal 2011 quando l’Imu fu introdotta. I due economisti propongono allora “di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo”, e di mantenerla alta per chi ha di più. Promettere tagli lineari delle tasse serve (forse) a ramazzar voti, rimodulare le imposte può essere un’arma potente per sostenere nuovi consumi e creare lavoro.

Scioperi verso il giro di vite, titola la Stampa. Una nuova iniziativa della premiata ditta Sacconi & Ichino postula che si consideri illegale ogni sciopero, se non approvato dal 50+1 per cento dei lavoratori. Bene, bravi! Stabiliamo pure che nessun accordo sindacale sia valido erga omnes se non ratificato dai dipendenti con referendum. E magari ammettiamo che con Pompei e Alitalia i grandi sindacati, bestia nera del premier, non c’entrano nulla. Senza contare che limitare per legge il diritto di sciopero può persino far proliferare piccole sigle che praticano più il sabotaggio che lo sciopero, in difesa di vantaggi corporativi e comportamenti asociali Lo scrive Luciano Violante. Viva!

Renzi-Marino.Non sa che pesci prendere. Giannelli sfotte il nostro amato premier che stasera, alla Festa dell’Unità di Roma, “volerà alto” -dicono i gazzettieri- e ha ordinato al sindaco “in trincea” di non farsi vedere. Intanto @GassmanGassman lancia il tweet: “Roma è sporca, puliamola noi”. Gigi Proietti lo sostiene e pure io. Non si tratta di sostituirsi all’AMA che non fa il suo dovere. Al contrario: mostrare con guanti e ramazza che ci è caro il decoro, l’igiene, la bellezza almeno del cortile sotto casa, fa cadere ogni alibi, è il siluro più potente contro uomini e strutture pubbliche inefficienti. Siamo cittadini e consumatori attivi, diamo l’esempio oltre a gridare l’altrui “vergogna!”

Gratteri: un regalo ai boss, titola il Fatto. Dopo Orlando e Cantone, anche il procuratore di Reggio Calabria, contro la legge bavaglio. Il Pd annaspa: pare voglia evitare il carcere ma solo a chi è iscritto nell’albo professionale dei giornalisti. Alla faccia del principio costituzionale di uguaglianza. Intanto slittano a settembre e Mucchetti (sinistra dem) denuncia le deleghe in bianco che il governo esige con la riforma Rai.

Tsipras ha lacerato il muro di gomma intorno all’Euro. Non ci credete? Eppure mai l’Europa ha discusso di sè come in questi giorni. El Pais: “La Francia vuol guidare una rifondazione dell’Euro zona”. Financial Times: “Il ministro delle finanze italiano dice che un’unione politica è necessaria per la sopravvivenza dell’euro”.  Qualcosa si muove, finalmente, ma la chicca è  un editoriale del Financial Times che cita il Bergoglio: “Errare è umano, perdonare è da statista”. I debiti che si contraggono al tempo delle vacche grasse – è la tesi- devono essere ristrutturati nei tempi grami. Il Papa lo sa, lo statista dovrebbe. Il Papa che ha chiesto la liberazione di Dall’Oglio ora che in Siria i gruppi islamici concorrenti dell’Isis potrebbero voler  ricucire con i cristiani. Nel nome di Cristo, Francesco è il miglior politico del tempo presente

Meno male che la Corte c’è

La battaglia sugli scioperi, scrive il Corriere. “Alitalia e Pompei, l’accusa di Renzi”, fa eco la Stampa. Il nostro amato premier ha indossato l’abito del buon padre di famiglia: “Dopo le nottate per coinvolgere Etihad e evitare il fallimento di Alitalia, fa male vedere queste agitazioni”. “Tenere migliaia di turisti sotto il sole per un’assemblea a sorpresa è volere il male di Pompei”. Ha ragione? Avrebbe ragione, se avesse detto – come Del Rio al Corriere- “ I beni comuni vanno protetti dalle richieste illegittime”. Ma il nostro -si sa- è sempre in campagna elettorale. Così “omette di ricordare – e la Stampa  lo sbertuccia- “che in quei casi Cgil e Uil non c’entrano”. Omette di lodare Landini, per il contributo dato all’accordo con la Whirlpool, e tracima con la sua retroscenista di fiducia  prendendosela con il “disfattismo” della comunicazione. Che c’entra? Niente, ma copre bene silenzio e imbarazzo per sulla vergognosa legge bavaglio.

Con la legge bavaglio non avrei scoperto i killer di mia sorella, dice al Fatto il fratello carabiniere di Gabriella Campagna. Gabriella aveva 17 anni nel 1985, quando scoprì per caso l’identità di un tatitante e fu ammazzata dalla mafia palermitana. “A rischio le indagini di mafia”, fa eco a Repubblica il presidente del sindacato magistrati, Sabelli. Sulla Stampa Zagrebelsky scrive: “Non si può silenziare l’interesse generale”. È questo il punto: la privacy va protetta – molto meno quella degli uomini pubblici- ma se la notizia ottenuta con registrazioni realizzate all’insaputa del registrato ha un “interesse pubblico” è giusto, giustissimo, pubblicare. Invece Pagano, autore Ncd dell’emedamento, chiede che la legge resti com’è (Stampa). “Non c’è accordo nel governo” Corriere. Dopo Orlando anche Cantone obietta.

La chiesa non vuol pagare l’Imu sulle sue scuole? Dimostri che le sue non abbiano fini di lucro. Lo ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale – che Dio ce la preservi dalla legge di riforma Costituzionale che vuole metterla alla mercé di un leader qualunque che arraffi il generoso premio di maggioranza-. Sbagliato? No giusto. Perchè l’articolo 33 della Costituzione impegna la Repubblica a realizzare scuole di ogni ordine e grado e prevede che quelle private -costituzionalmente legittime, ci mancherebbe- non debbano pesare sullo Stato. È come se la Corte avesse ripreso anche la legge detta #labuonascuola, appena imposta dal governo con la fiducia, una legge che depotenzia la scuola pubblica a favore dell’insegnamento privato. D’altronde è la cultura della ministra Giannini che dice giuliva “le paritarie lo stato risparmia 6 miliardi”. Se mandassimo a scuola solo i figli chi può pagare la retta, risparmieremmo forse ancor di più.

Torna un sempre verde, i tagli alla sanità. Così risparmiamo 10 miliardi” dice a Repubblica Guteld, il Cottarelli di Renzi. Certo, ridurre gli sprechi delle regioni in materia sanitaria si può e si dovrebbe. Ma da troppo tempo i governi tagliano sulla salute, sulla carne vita del cittadino che paga le tasse e avrebbe diritto -non alle operazioni estetiche che faceva l’amico di Crocetta- ma alla sacrosanta protezione della sua salute. Il fatto è che alla sbrasata di Renzi sui tagli alle tasse non crede quasi nessuno. Alesina e Giavazzi (Corriere) scrivono che “la tassa sulla casa è una buona tassa (!)”, o meglio lo sarebbe se fosse progressiva, colpisse il patrimonio di chi più ha e risparmiasse le esigenze vitali di chi ha meno. Bisogenrebbe semplificare e colpire l’evasione. Scalfari aggiunge: con i tagli aumenterà il debito.

A proposito, Scalfari mette a confronto Blair, il modello di Renzi, con Papa Francesco. E boccia Blair. Penso da tempo che i nostri pronipoti studieranno Churchill, ma troveranno due righe avare su quel primo ministro britannico che seguì le orme di Margaret Thatcher.

In attesa dell’inverno,l’Italia va in pezzi

Governo? No, governerò! Dopo le riforme, dopo il referendum che renderà il Senato un ente inutile, dopo aver vinto le elezioni con l’Italicum. Per ora prometto, domani, riunite tutte le condizioni necessarie, governerò per salvare la Bella Addormentata Italia. Intanto lo sfascio è colpa di altri: dei gufi e dei dissidenti, di sindaci (Marino) e presidenti (Crocetta), delle opposizioni, dei prefetti. É questa la narrazione del rottamatore. Altan colpisce duro: “Promettiamo di abbassare le temperature a livelli nordici”. “E intanto arriva l’inverno”.

Marino e Crocetta, invitati a governare o togliere il disturbo, reagiscono. Il primo caccia l’assessore ai trasporti, vuole azzerare l’Atac, minaccia di ricorrere a ditte private. È un gesto disperato: non è affatto certo che il sindaco di Roma abbia il potere che serve per fare cose del genere. Non a caso Tocci aveva proposto di sciogliere, non il consiglio comunale, ma il comune di Roma, per costruire l’area metropolitana, una città-regione con poteri più ampi. Non a caso Bindi aveva chiesto un decreto del governo in funzione anti mafia a Roma. Il Corriere PERò dimostra (Rizzo e Stella) che la linea 60 salta 12 corse al giorno. Qualcosa il sindaco doveva fare. “Marino nel caos sfida Renzi”, titola il Corriere. Quanto a Crocetta, che si ritiene intoccabile (in quanto vittima del complotto, cioè dell’intercettazione oscena che non si trova), rivendica i poteri speciali della Sicilia (mai usati in 70 anni) e chiede al governo di pagare la nota. Subito 500 milioni.

No al bavaglio -scrive Repubblica- “Intercettazioni scontro sulla legge”. Bisognerebbe pagare un buon caffè a questi deputati renziani così stupidi da aver votato, nella notte, un emendamento NCD che prescrive 4 anni di carcere per chi registra a filma di nascosto, e poi pubblica, senza il consenso dell’interessato. Sulle intercettazioni il governo voleva una delega in bianco come sulla Rai: il bavaglio al giornalismo d’inchiesta e la mordacchia ai talk show  sarebbero arrivati in silenzio, Ora invece si è scoperto il gioco e persino il ministro Orlando non ci sta. Siamo chiari: il diritto alla riservatezza deve trovare il suo limite nell’interesse della notizia e nel ruolo pubblico della “vittima”.

A Verdini zero poltrone, scrive la Stampa. Le poltrone a suo tempo; per ora l’obiettivo è di piegare (o dividere) i 28 senatori del Pd indisponibili a votare la riforma costituzionale se il testo non cambia profondamente: senatori eletti, presidente della repubblica e corte costituzionale non più alla mercè di una maggioranza che sia tale per via del premio di maggioranza. Zanda chiede alla minoranza di non fare cone Ghino di Tacco, bandito di Radicofani caro a Craxi. In realtà sbaglia citazione: Ghino è semmai Renzi che prova a catturare, con il laccio Verdini, i “dissidenti” Pd per metterli a dieta di “fave e acqua” e farla dunque dimagrire, come fece Ghino col grasso abate di Cluny.

Scherzi a parte. Bersani si chiede se siamo su “scherzi a parte”. Sì, sembra proprio di sì, ma è la logica del Partito della Nazione che tracima nel grottesco: avvertimenti a Marino e Crocetta, legge bavaglio con NCD, ricatto alla moda della P3 e di Verdini. La stessa logica che induce il governo a rinviare in materia di diritti. Nonostante il monito di Strasburgo. Leggete l’analisi, ben motivata, di Michele Ainis sul Corriere.

Erdogan cambia linea. Bombarda postazioni del califfato in Siria, arresta islamisti in Turchia. Poi ne aprofitta, certo, per colpire postazioni curde in Irak e arrestare militanti del PKK in Turchia. Ma l’uomo forte (ora meno forte) di Ankara ha subito preso atto dell’accordo con l’Iran: fine dei giochi con l’Isis, accordo di ferro con l’Arabia Saudita, fronte unico dei sunniti, ombrello americano per poter contare nella regione.
5mila euro o 2.500. È la differenza di prezzo per i fuochi d’artificio di una festa patronale, se fatti in sicurezza oppure no. 7 morti, cinque in fin di vita, tanti feriti e ustionati a Modugno, sono il danno collaterale (l’ultimo) per i margini di profitto.

Scusate lo sfogo

Vorrei viaggiare nello spazio verso la costellazione del Cigno e quel pianeta gemello che dista 1400 anni luce. Vorrei viaggiare indietro nel tempo di 45 per capire meglio come e perchè americani, golpisti e fascisti ordissero stragi come quella di Brescia. Invece sono qui, sempre a scrivere del colpo di stato permanente che ci cuciamo addosso ogni giorno noi italiani, di maggioranza e di opposizione.

La riforma della Rai è appena arrivata in aula al Senato e già il governo pretende di renderla operativa, con un decreto che renda inutile la discussione alla Camera e presentando un emendamento che gli permetta di nominare i vertici della azienda con la legge Gasparri, ma con i poteri previsti dalla nuova legge, e un DG che diventerà AD esarà il deus ex machina di Renzi nel mondo delle Tv. L’alibi,come al solito, è nobile: evitare un regime di prorogatio. La sostanza è sempre quella: ogni controllo del parlamento appare al premier una seccatura da cui occorre salvare Italia e italiani.

Il salvatore ha il volto tondo e i capelli candidi di un pluri inquisito. Denis Verdini ieri ha pranzato con l’uomo di spada del presidente del consiglio, Luca Lotti. Poi ha dato l’addio a Berlusconi. Con 10 senatori ore si offre al premier, il quale, indossata la giacca di segretario del Pd, avverte già i parlamentari del Pd: o votate la riforma costituzionale o voterà Verdini per voi, e resterete senza terra nè partito.

Matteo vuole tutto il potere, Mattarella lo mandi a casa, dice Della Valle al Fatto Quotidiano. Sì, vuole tutto il potere, perchè è convinto che i tempi siano duri, che i margini che mercati e Germania concedono all’Italia sono minimi, ed è perciò è necessario che il governo “ottimizzi” bonus e tagli alle tasse senza contrattazione nè corpi intermedi nè lungaggini parlamentari, è necessario che il governo guidi incontrastato la Rai e si sieda al tavolo della trattativa con Sky e Mediaset, che mantenga accesso l’altoforno dell’Ilva aggirando i magistrati con un altro decreto, che lanci ultimatum a Crocetta e a Marino come se Crocetta e Marino non fossero uomini del Pd, il partito di cui il premier è segretario. Vuole tutto il potere perchè ha l’idea di un’Italia che si cambia dall’alto e di un mondo in cui è necessario sgomitare adullando, per conquistare uno spazio vitale.

E qual’è, di grazia, l’idea delle opposizioni? A Salvini va bene così: finchè c’è Renzi sarà ospite fisso dei talk show e potrà dare la colpe ai migranti e all’euro. Grillo tace e i suoi ragazzi esrimono il sentire della “gente”, danno voce ai succhi gastrici di chi sta in basso e odia chi è in alto: finchè dura il colpo di stato, la rendita per loro è sicura. Poi chissà. Bersani chiede più rispetto per un partito che non c’è più. Nessun colpo di stato si compie senza una rimozione collettiva, senza che tanti si ritirino a guardare da dietro imposte semi chiuse, carichi di rancore verso altri che si sono rintanati in cantina, o che occhieggiano dal terrazzo.

Mi strappano la pelle di dosso, dice Vendola rinviato a giudizio per concussione aggravata. Il processo contro i Riva diventa processo all’ex presidente della Puglia, il quale almeno mandò per primo i controlli all’Ilva. Ma è la politica, tutta, che non ha saputo prevenire la strage di Taranto. Contro di me affari, massoneria, cosa nostra, dice Crocetta, che poco ha combinato contro quei poteri, ma ha dalla sua una telefonata infamante che non si trova in nessuna procura e la pochezza di coloro che l’anno ostacolato senza mai sfidarlo. Ho premuto reset sull’illegalità diffusa, dice Marino, sbertucciato per il degrado di Roma financo dal New York Times. Sì, l’ha fatto, ma un città come Roma non è ubbidiente come un Ipad. Un colpo si stato ha bisogno di tutte queste incapacità, di queste velleità, delle tante grida che si inseguono ogni giorno e si levano da ogni parte, per compiersi felicemente.

Meglio, cento volte meglio la Grecia che va verso il dirupo (una deflazione senza fine o l’incognita del Grexit) ma con la dignità di Tsipras che in Parlamento ammette la sconfitta e di Varoufakis che lo sostiene. Meglio la Spagna che ha toccato il fondo, e ora che in tre mesi si sono creati mezzo milioni di posti di lavoro, invece di gridare alla ripresa che lava tutte le colpe, cerca strane nuove e inesplorate.