Ripresa da paura!

La grande paura, così Repubblica sul lunedì nero delle borse – Milano -4,69%, Francoforte -3,30, Parigi -3,20, Londra -2,71% – “Spread in tensione, borse giù”, scrive il Corriere e la Stampa titola “L’Europa studia un nuovo trattato”. Su Repubblica troverete il documento con cui Jens Weidmann e François Villeroy De Gahlau, governatori delle banche centrali di Germania e Francia, chiedono “un Tesoro unico per la zona euro, con un consiglio di bilancio indipendente; un organo politico più forte per prendere le decisioni politiche, sotto il controllo del Parlamento”. Correva il 1997, quasi 20 anni fa, quando ad Amsterdam il ministro francese Dominique Strauss Khan – e solo lui – diceva che un’Europa con una moneta comune non sarebbe andata lontano senza un unico ministro del tesoro, controllato dal Parlamento, interlocutore necessario delle banche centrali. Allora l’idea corrente di banchieri e politici era opposta: l’Euro sarebbe stato più forte se lo si fosse protetto dalla politica e dal controllo parlamentare, affidandosi solo ai trattati e lasciando piena autonomia alla super banca di Francoforte. Che è successo in mezzo? La crisi del 2008. Continua la lettura di Ripresa da paura!

Sinistra vo cercando

Sala supera il test delle primarie, scrive il Corriere. 42,3% dei sessantamila votanti contro il 33,9% della Balzani e il 23% di Majorino. “Pisapia: adesso sosteniamolo tutti”, titola Repubblica. “La sinistra, divisa, aiuta Renzi”, constata la Stampa. Il quale Renzi dice ai giovani democratici, reduci da un corso di formazione, che ora servono primarie per eleggere il presidente della Commissione Europea e che gli elettori di destra non puzzano: “chi fa lo schifiltoso coi voti, perde”. Sulla seconda affermazione, ricama il Fatto che la traduce così: “Renzi. Viva Cuffaro&Verdini”. Sulla prima sembra intervenire il presidente emerito Napolitano, con un’intervista a Stefano Folli: “Renzi non escluda Merkel e popolari. É giusta l’ìdea del presidente della BCE Draghi di prevedere un ministro del tesoro europeo. Assecondare gli impulsi e le paure collettive rischiando di scivolare nel populismo è un rischio da cui guardarsi sempre”. Cosa aggiungere? Così come sono ordite, le primarie servono a regolare i conti del ceto politico. Ed è ragionevole che prevalga la scelta di Renzi, il quale occupa la casella centrale della politica italiana (Palazzo Chigi), si tiene lontano dai conflitti di corrente e pseudo ideologici, anzi usa i partiti come se fossero un taxi (la citazione gli rende fin troppo onore, visto che richiama la frase di un grande politico del “fare”, Enrico Mattei). Continua la lettura di Sinistra vo cercando

Grillo fa come Renzi

Grillo fa come Renzi e lascia libertà di coscienza sulle unioni civili. “Scoppiato”, titola il manifesto. “Siluro di Grillo”, per la Stampa. “Grillo si converte”, insinua il Giornale. Repubblica e Corriere preferiscono insistere sulla “rivolta” o sulle “proteste” fra i 5 Stelle. Per Repubblica, Piero Ignazi vede “La doppia anima dei 5Stelle”.“Un mix tra alterità al sistema e indifferenza ideologica”: i 5 Stelle “sono degli indignati cresciuti all’ombra di una visione ecologista e post-industriale, individualista e comunitarista allo stesso tempo” Così “il partito vive una ambiguità: ha un elettorato trasversale ma un programma e, soprattutto, una classe parlamentare (e in parte, locale) prevalentemente orientata a sinistra. Questa contraddizione è stata fin qui superata dall’indignazione nei confronti della politica italiana…ma il tempo delle scelte è arrivato”. “Facendosi di lato” Beppe Grillo lo ha ammesso ma subito ha voluto dire ai suoi parlamentari: “non scontentiamo il nostro elettorato moderato portando sangue ad un Pd in difficoltà. Di nuovo un messaggio – conclude Ignazi – che rilancia l’ambiguità di fondo – e di successo – del partito: “alterità al sistema e indifferenza ideologica”. Continua la lettura di Grillo fa come Renzi

Renzi come padre Pio

Lo hanno torturato ucciso perché non ha fatto i nomi. Dei sindacalisti che aveva incontrato, degli oppositori del regime, degli egiziani che non si sono rassegnati a camminare a testa bassa. Nomi che la polizia di Al Sisi conosceva o poteva intuire. Ma che era importante far confessare a Giulio Regeni, perché tutti sapessero, grazie al tam tam di radio spia o di radio polizia segreta, che “aveva cantato” e che dunque non conviene parlare con lo straniero, che è pericoloso farsi vedere dal giornalista italiano perché questi, prima o poi, cede al potere e ti consegna. Perché reprimere il pensiero non si può, impedire ogni lotta, ogni anelito di ribellione è molto difficile, ma si possono costruire cortine, muri di diffidenza tra le persone, si può soffocare la comunicazione e impedire che le notizie circolino, che facciano massa, e permettano così al ribelle potenziale di guadagnare fiducia sentendosi meno solo. La battaglia sull’informazione è spietata, perché una informazione libera nega alla radice un regime, lo minaccia nella sua sostanza. Ora che il guaio è fatto – e chissà se una denuncia più tempestiva della sparizione di Giulio, accusandone senza infingimenti la polizia di Al Sisi, non avrebbe scongiurato questo epilogo – gli egiziani arrestano “due sospetti” ma negano la trama che li ha armati, le ragioni per cui hanno ucciso. E sta a noi italiani, dall’ambasciatore, al premier, rifiutare con sdegno queste bugie e tali infamie. In memoria di Giulio. Continua la lettura di Renzi come padre Pio

Giulio Regeni, il testimone

Il manifesto pubblica l’ultimo articolo, quello che Giulio Regeni aveva chiesto di firmare con uno pseudonimo, forse perché sentiva sul collo il fiato della polizia di Al Sisi. Il “pezzo” racconta una riunione al Cairo dei sindacati indipendenti. “Il semplice fatto – scrive Giulio – che iniziative popolari e spontanee rompano il muro della paura rappresenta di per sé una spinta importante per il cambiamento”. Mattarella e Renzi hanno chiesto la verità alle autorità egiziane. Il tentativo maldestro della polizia egiziana di far passare l’assassinio, e la tortura, di Regeni per un incidente stradale rappresenta di per sé un’ammissione di colpa. Aggiungo che sempre più spesso i giornalisti-testimoni – ed è appunto “Il testimone” il titolo scelto oggi dal manifesto – sono ragazzi come Giulio. Gli inviati dei giornali e delle televisioni, anche quando ancora di buona razza e coraggiosi, sono troppo visibili: chi ha interesse a impedire che la verità sia detta ha gioco facile a ostacolarne i movimenti, a impedire che vedano quello che si sarebbe da vedere. Continua la lettura di Giulio Regeni, il testimone

Tra Europa e Cirinnà

M5S: votiamo solo la Cirinnà, Repubblica. “Unioni civili: le condizioni di M5S”, Corriere. I due titoli indicano che c’è una maggioranza, persino ampia, in Senato per riconoscere qualche diritto alle coppie omosessuali. Persino il diritto per il partner di adottare il figlio biologico del convivente. Certo il Giornale titola “Possibili danni sui figli” (per le “adozioni gay”), riprendendo una dichiarazione di tal Giovanni Corsello, presidente dell’associazione di pediatria. Anche Repubblica ne dà conto, ma contrapponendogli dichiarazioni di senso opposto che verrebbero degli “psichiatri”. Mi pare una polemica già stanca. Cosa propone infatti “il pediatra”? Che il figlio venga tolto al genitore dacché egli convive con persona del suo stesso sesso? E a chi affidarlo poi il bambino, a un istituto religioso? La possibilità di adottare il figlio del partner serve semmai a riconoscere una situazione di fatto, a non far sentire quel figlio un paria. Chi sono i tuoi genitori? Gli chiedono a scuola. “Ne ho uno – risponde – poi c’è a casa un suo amico (o una sua amica)”. Continua la lettura di Tra Europa e Cirinnà

Quella voce ormai stridula

É ora di fare la voce stridula con l’Europa. Altan ha capito tutto e con solita eleganza restituisce la difficoltà che plana sulla politica di Matteo Renzi. Scrive il Corriere: “Un fronte anti Italia sulla flessibilità: la UE ha già dato”. La notizia è che anche Moscovici, il francese socialista, ora dice a Renzi di non esagerare. Così Juncker verrà un Italia – lo spiega il Fatto – non come un presidente quasi sfiduciato a sostenere esami di riparazione, verrà per stanare il turboline di Rignano, per fargli dire finalmente cosa davvero voglia. D’altronde – racconta la Stampa – già a Berlino Angela Merkel gli aveva chiesto: “ma siamo ancora amici?”. Direi che un metodo di lotta politica – quello di Renzi – sta mostrando la corda alla prova dell’Europa. Il nostro si è ben guardato dal mettere in campo idee diverse e discuterle con tenacia e franchezza – come aveva provato a fare Tsipras – anzi si era mostrato allievo zelante della Merkel, sposandone la filosofia neo liberista e conservatrice, ma per poi pretendere un “aiutino” speciale, un bonus nei voti all’Italia in cambio di tanto zelo. Non funziona, così Renzi rischia di isolarsi, è costretto a fare “la voce stridula”, la sua furbizia è stata svelata e ora gli torna in faccia. “Basta flessibilità all’Italia. Nuovo schiaffo al governo”, la Stampa. Continua la lettura di Quella voce ormai stridula

Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

C’è una notizia che i giornali in edicola non hanno per via del fuso orario. In Iowa Donald Trump ha perso il primo match per la nomination, superato dal crociato Cruz. Hilary Clinton non ha vinto contro Bernie Sanders. Sono diversissimi Clinton e Trump. La prima è la politica avvertita che gli americani del bel mondo, dei bei giornali – in testa New York Times – dei buoni affari e della diplomazia elegante vorrebbero vedere alla Casa Bianca. Il secondo è un miliardario che si è arricchito facendo troppi debiti perché lo facessero fallire, che gridava in televisione You’re fired a chi non grattava venti dollari vendendo acqua del rubinetto, che ora vieta gli Stati Uniti ai musulmani, e diserta un confronto televisivo in odio alla giornalista che lo conduce “le usciva sangue dagli occhi” – ha detto di Megyn Kelly – poi, con riferimento al ciclo mestruale, – ha aggiunto –  “anzi le usciva sangue ovunque”. Continua la lettura di Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

Plana l’incertezza

Unioni civili, Renzi non si metterà di traverso, il succo è questo. Contata la piazza del family day, constatate le divisioni nella chiesa – che vengono in luce nella polemica del giorno dopo su chi possa attribuirsi “il merito” di aver riempito il circo massimo -, il presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza ha deciso di non decidere. Per chi vuole la legge compromesso e pensa che sia sempre meglio che nessuna legge, è una buona notizia. Vediamo. Stampa ricorda l’incognita “dei voti in Parlamento”, Corriere assicura “niente stralci sulle adozioni” e Repubblica vede “un patto Pd-M5S sulla legge”. Il verbo del premier affidato alla retroscenista del Corriere: “La politica deve assumersi la responsabilità di decidere”. La politica, non Matteo Renzi. Dunque decida la politica, decida il Parlamento, con il rischio – avverte la Meli – che il voto segreto consenta “ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia”. Risponde su Repubblica Giovanna Casadio: “I grillini considerano la legge Cirinnà irrinunciabile e sono pronti a votarla anche se dovesse subire modifiche significative”. Dunque, patto Pd-M5S. Continua la lettura di Plana l’incertezza

Nostalgie e rimpianti

Un uomo e una donna si tengono per mano e ciascuno tiene un bambino con l’altra. É l’immagine del family day secondo il Corriere della Sera. Stampa e Repubblica insistono sulla sfida al governo: “In aula vedremo chi ci aiuta”, “Niente legge sulle unioni”. “Governo che è pro ma anche contro”, secondo il Fatto. Mentre il Giornale annuncia: “I Cattolici divorziano da Renzi”. E il manifesto titola: “Mamma mia” (che paura? Quanto rumore per nulla?) e fa suo il pallottoliere dell’Arci Gay, secondo cui (contati i metri quadrati) i manifestanti del family day erano 300mila e non 2milioni. Sulla manifestazione devo correggermi: non è stata “sinceramente reazionaria”, come mi aspettavo. piuttosto ho visto al Circo Massimo una manifestazione nostalgica. Com’era bella Italia delle madonne pellegrine e dell’attesa del miracolo, quando la crisi della famiglia patriarcale era affar dei ricchi e la chiesa garantiva l’ordine costituito anche in politica. Torna in mente “La Dolce Vita”, grande film che quell’Italia raccontava con distacco (e un sorriso persino affettuoso), intuendone la prossima, inevitabile, dissoluzione. Quella famiglia (patriarcale) trasmetteva la proprietà (anche solo di un tetto sotto cui riparare), quella chiesa politica faceva barriera alla paura dei comunisti (che contestavano la proprietà e, per questo, mangiavano i bambini), le libertà sessuali erano allora devianza, segreto nel confessionale, e non entravano in ogni prodotto di consumo. Continua la lettura di Nostalgie e rimpianti