Scuola,proviamo a discutere

Sono passati tre giorni da quel 25 giugno in cui non ho votato la fiducia al governo per bocciare la legge sulla scuola, ma sono stato contestato in piazza e poi sul web. Forse è possibile cominciare a discutere, senza vomitare insulti e avallare menzogne.

La prima cosa da chiarire – perchè è incredibile, ma girano anche falsificazioni al riguardo- è che il mio non voto valeva un no alla legge, non un sì o un ni. Si trattava di una legge di spesa (assunzioni e investimenti) e perchè venisse approvata serviva non la maggioranza dei votanti, ma la maggioranza dei senatori (esclusi quelli in congedo o in missione). Dunque il non voto di Mineo, di Ruta, di Tocci e quello dei senatori a vita Cattaneo e Rubbia era un no. Su questo non può esserci dubbio alcuno.

Tuttavia capisco molti insegnanti. Delusi perchè la loro giusta battaglia si è conclusa con una sconfitta, preoccupati per quel sarà della nostra scuola, arrabbiati perchè il governo aveva deciso di passare in forza, esautorare la commissione, imporre la fiducia. Li capisco: avrebbero voluto che chi, come me, aveva condiviso la loro battaglia passasse sotto la presidenza e gridasse No a quel governo.
Continua la lettura di Scuola,proviamo a discutere

Allah il misericordioso

Il mondo sembra impazzito. La corte suprema dice sì ai matrimoni fra persone dello stesso sesso in tutti gli Stati Uniti. Quelle e quelli che un tempo, in nome della religione, sarebbero stati bruciati, internati, perseguitati ora possono sposarsi, convivere, costruire una famiglia. Il “sanguinoso venerdì nero del terrore”, Financial Times, a Sousse, Lione, Kuwait ci riporta nel pozzo del medioevo. Dove si stuprano, le donne trastullo della superiorità guerriera, dove la vita non conta e l’unico diritto è la sottomissione. In nome di Dio.

Terrore in tre continenti, titola il Corriere. Quello che chiamiamo Medio Oriente è appunto il crocevia di tre continenti e il Califfo è insediato proprio li nel cuore del Medio Oriente, tra Siria e Iraq, nell’antica terra tra i fiumi. Senza infingimenti ammettiamo che l’imperialismo americano, in mezzo secolo, dall’assassinio di Mossadeq, 1953, all’invasione dell’Iraq, 2003, ha trasformato l’antica culla della civiltà, la terra delle tre religioni monoteiste, in una fabbrica di incubi. Da lì tracima un modello alternativo impastato di guerra e morte, che rovescia i valori dell’uomo in nome della legge di Dio. L’America sembra essersi ritirata. Il capitalismo finanziario resta motore immobile dell’equilibrio mondiale -quandi strozza la Grecia o impone sanzioni alla Russia- ma la superpotenza è stanca di guerra e lascia l’Europa in prima linea. Ne scrive oggi Molinari.

Ramadan di sangue. É possibile che l’Isis colpisca con tanta barbarie perchè si sente debole, come scrive Gilles Kepel su Repubblica. Perchè in Siria sono fermi a Palmira, perchè i Cuirdi controllano la frontiera della Turchia, mammella del loro contrabbando, perchè i raid aerei ne uccidono i capi. Ma hanno mostrato di poter colpire grazie a un nuovo totalitarismo che non ha bisogno di strutture gerarchiche e priamidali. C’è il modello: la sharia che si applica a Racca e Musul, c’è la rete per propagandare l’ideologia -non servono più sfilare al passo dell’oca- ci sono soldati che uccidono per conquistarsi un viaggio nel califfato o la morte per purificare il mondo e riportarlo al medioevo.

Povera Europa, che puoi fare? cercare la pace con la Russia, costruendo zone alla frontiera con doppia cicolazione monetaria e grandi autonome. Trattare con l’Iran, puntando sulla voglia di pace della loro opinione pubblica. Dire agli “alleati”, Monarchie del Golfo, Israele, Turchia, che nessun aiuto al Califfo verrà tollerato e che i nemici dell’Isis, Curdi o Sciiti, siano i nostri amici. Offrire alle tribù libiche aiuto e protezione, se combatteranno i tagliagole. Sostenre a tutti i costi la Tunisia, frontiera di libertà e democrazia. Sul piano culturale, attenzione a non voler imporre la nostra lingua e il nostro logos, che appare usurato, non credibile, per le tante volte in cui è apparso un cavallo di Troia del privilegio e dell’abuso. É con il Corano che si combatte la crudeltà nel Corano. Allah il misericordioso contro le stragi nel suo nome

La corda al collo. Noi però abbiamo fatto una “proposta generosa alla Grecia”: 5 mesi di sostegno finanziario in cambio di altri tagli al tenore di vota di pensionati e di lavoratori. “Grecia umiliata, referendum sulle misure UE”, titola il Corriere. Non so come finirà. Non invidio Tsipras e Varoufakis: rischiano di passare alla storia o come generali che si sono arresi o come coloro che dovranno chiedere ai greci di attraversare il deserto del fallimento, della rottura con l’Europa, della richiesta di soccorso a Russia e Cina. Purtroppo invece Renzi, Hollande, Schultz, come Merkel, Raioy, Junker stanno proponendo ad Atene nient’altro che una corda al collo. Strozzini, non creditori.

Achtung Salvini!

La Grecia è stanca. “Ultimatum” dice Financial Times. “La Grecia all’angolo, Gelo dell’Europa sul piano Tsipras”, per il Corriere. La Stampa spiega che “Merkel, contestata a Berlino, si sfila dal tavolo e lascia spazio ai falchi”. C’è su Repubblica un bel pezzo di Luciano Gallino, “La lezione di Atene per l’Italia”, a pagina 30. Spega Gallino come quello che sta subendo Atene sia “illegale, illegittimo e odioso” e rappresenti, purtroppo, l’antipasto del destino dell’Italia, indotta a rinunciare a diritti e tutele.

“L’Europa litiga sulle quote”, scrive la Stampa. Le monde: “Accueil des migrants : l’Europe se déchire”. Renzi con un tweet dice che non è vero e che si può superare il trattato di Dublieno. Senza riscintri. Intanto Alfano blatera di rimpatri, e Pagnoncelli, Corriere, ci informa che il 66 per cento degli Italiani critica governo su come sta affrontando il tema e che solo il 16% è disposto ad accogliere i rifugiati. L’Europa sta morendo? Altan ha una “Idea: a chi si prende una quota di migranti gli diamo pure una quota della Grecia!”.

“Ecco la nuova scuola” titola Repubblica. “Presidi con più poteri ma valutati ogni tre anni. 100mila precari assunti e bonus ai professori migliori”. “Silenzio in classe”, scrive invece il manifesto, che pubblica a pagina 4 una mia intervista a Daniela Preziosi (in cui mi riconosco), purtroppo affiancata da un articolo pieno di menzogne e di livore sulla contestazione di cui sono stato fatto oggetto ieri a S. Andrea della Valle. Imperdibile Ainis, Corriere: “Maxiemendamenti: una legge 25mila parole”. Racconta quello che Tocci dice da tempo. Il ddl scuola, oltre che ingiusto è sgangherato, frutto di una mediazione all’ombra del potere renziano, mostra l’incapacità di scrivere nuove leggi.

Il Pd si sgretola. Lo dice Cuperlo a Repubblica. “Sta perdendo voti e pezzi, basta anbiguità su Roma, La fiducia? Basta pistola alla tempia”. Tutto vero, tutto giusto. Ma ieri a non votare la fiducia siamo rimasto in quattro, Mineo e Tocci, l’ottimo Ruta e Casson. Gli altri, caro Cuperlo, hanno votato, con la fiducia quella che tu definisci “una riforma contro il mondo della scuola”. Ora io sono d’accordo che non si può far cadere un governo, fra l’altro presieduto dal segretario del Pd e socialista europeo Matteo Renzi, se non si è in grado di offrire una proposta alternativa e credibile. Ma se la fiducia diventa un’arma di ricatto, un modo per non far discutere della scuola né in commissione né in aula, né sui giornali. Se la fiducia viene usata per sgretolare quello che resta (non molto) della sinistra, noi che facciamo? Aspettiamo la prossima battaglia, oppure il congresso nel 2017, o che Renzi rinsavisca. Cosa aspettiamo, di grazia!

Achtung Salvini. I giornali sono pieni di riprovazione per la sua sortita contro il reato di tortura, “Le sparate eversive della lega lepenista”, scrive Stefano Folli. Ma poco fa ero a Omnibus e accanto a me il leghista Centinaio manifestava moderazione sulla scuola. Quando ho tirato in ballo l’habeas corpus, lo stato non tocchi con un dito le persone che nella sua potesta”, ha risposto “sì ma anche i poliziotti vanno rispettati”. Zaia governa il Veneto in perfetto stile doroteo. “Leghisti,carogne, tornate nelle fogne”, non funziona. Anzi fa il gioco del Salvini, che cerca di catturare i fascisti di Casa Pound e tanti benpensanti, per l’ordine e la difesa dei “nostri” interessi. Se non sapremo dire che molti immigrati possono fare grande l’Italia come gli Italiani hanno fatto grande l’America, se non sapremo mostrare che la Repubblica non si fa travolgere dall’emergenza, se non combatteremo le mafie che speculano sulla disperazione, attenzione a Salvini.

Mineo e Tocci:perché non votiamo la fiducia sulla scuola

 

 

 

“Non voteremo la fiducia al governo per la scuola in Senato perché non possiamo accettare un’altra riforma finta, una nuova rottura con milioni di elettori, l’ennesima mortificazione del Parlamento.

Noi avevamo apprezzato le intenzioni del Presidente del Consiglio quando per primo aveva messo al primo posto la scuola. E avevamo sperato ancora quando, dopo la dolorosa bocciatura dello sciopero del 5 maggio, Renzi aveva annunciato a Porta a Porta di voler convocare ai primi di luglio una conferenza nazionale della scuola.

Purtroppo è prevalsa un’altra logica, quella dell’atto di forza. Francamente non riusciamo a capire il perché. Avevamo dimostrato come le assunzioni si potessero fare comunque. Avevamo avanzato proposte nel merito, sull’organico dell’autonomia, che miglioravano la legge. E in commissione Cultura – l’ha riconosciuto con onestà il presidente Marcucci – non c’è stato ostruzionismo da parte delle opposizioni.
Continua la lettura di Mineo e Tocci:perché non votiamo la fiducia sulla scuola

Fassina se n’è ghiuto

Sblocca Italia? No, sblocca contratti. Ci pensa la Consulta. È irragionevole, e dunque incostituzionale, impedire per troppo tempo ai lavoratori del pubblico impiego di contrattare diritti e salario. Non vale per il passato, i conti pubblici sono salvi, ma ora i sindacati avranno un’arma in più nel confronto con il governo. La corte costituzionale si conferma supremo organo di garanzia. Decisiva la prossima elezione di 3 giudici costituzionali. Il quorum è alto, i 3/5 del Parlamento, e ciò potrebbe (e dovrebbe) favorire la nomina di personalità indipendenti.

Fassina se n’è ghiuto. Antonio Padellaro ricorda sul Fatto il verso sprezzante con cui Roderigo di Castiglia, Togliatti, salutò l’abbandono di Vittorini: “se n’è giusto e soli ci ha lasciato..A dire il vero nelle nostre file pochi se ne sono accorti”. Per Stefano Fassina era previsto lo stesso trattamento. Avevano un video -una frase detta nientemeno alla sezione Capanelle del Pd- che, sbattuta in prima pagina il giorno prima della fiducia sulla scuola, doveva dimostrare l’esiguità numerica e l’irrilevanza politica della minoranza scissionisti.

Domani è un altro giorno Non è andata così. Il bello dei giornali è che non hanno pensieri: un errore si può correggere il giorno dopo. E oggi infatti rendono onore a Fassina, costretto a lasciare il Partito di Renzi. Repubblica: “Fassina scuote i dem e lancia un altro partito. Scuola, nuove proteste”. Filippo Ceccarelli si studia, il video triste di quella frase rubata a Capanelle e lo trasforma in un simbolo. “L’addio in periferia. Il gesto anti renziano dell’ex comunista”. Poi l’intervista “Il Pd è prmai pieno di banchieri, la vera sinistra oggi è Papa Francesco”. Sulla Stampa Geremicca descrive bene quale sia il vissuto del partito di Renzi: “Dall’ascesa di Matteo all’incubo di un partito dove non si parla più”. Il Corriere dà dignità al “Progetto di Fassina fuori dal Pd. Al lavoro con Civati e Cofferati”

Atto di forza. Oggi il Senato voterà la legge sulla scuola, senza che la Commissione Cultura abbia potuto discuterne il testo, con un’aula ieri vuota e distratta. Tanto che importa? Non si voterà per la scuola ma sulla sopravvivenza del governo! Ed è probabile che Chiti e Gotor, Gatti e Dirindin, e molti altri, oggi ingoieranno il rospo. Lo dico senza polemica a Cuperlo e a Bersani che si rammaricano per la scelta di Fassina, e prima di Civati. Se se ne sono andati, se anche altri lasceranno, la responsabilità politica sarà vostra, che non avete portato la vostra battaglia in modo coerente. Votando una fiducia come quella posta dalla scuola non si compie un atto di responsabilità. Al contrario si dice all’opinione pubblica che gli insegnanti, pagati due euro e senza contratto da anni, vanno presi a calci nel sedere. In nome della democrazia decidente, di un governo che ottenga ogni delega, del fastidio per il confronto, con i sindacati, nel Pd, in Parlamento.

“Un brutto pasticcio”. “Una norma ad hoc per sospendere De Luca” titola il Corriere. Pare che l’avvocatura dello Stato abbia spiegato a Renzi che solo così si potrà dare il tempo al governatore campano di formare la sua squadra di governo prima di sospenderlo, come la legge esige. Osserva Massimo Franco: “Renzi è costretto a barcamenarsi tra Campidoglio, emergenza immigrati, scuola e sentenza della Consulta sul pubblico impiego: la Campania, per lui, non è una preoccupazione prioritaria…passeranno mesi, con il rischio che intanto la Campania sarà governata come se niente fosse: col rischio che una sentenza negativa invalidi l’attività del presidente. Un brutto pasticcio”.

Berlusconi ritorna. Mentre i PM di Napoli ne chiedono la condanna a 5 anni per corruzione di senatori -ma il processo sarà prescritto- il professor D’Alimonte, vicinissimo al premier, chiede “un baby Nazareno”. Un accordo per varare la riforma del Senato e riaprire l’Italicum, prevedendo il premio di coalizione. Un pasticcio per rimediare a un pasticcio. Michele Salvati scrive sul Corrire “Il centro destra dei moderati (con Salvini?) che può far bene alla sinistra”. Matteo, Matteo quante sciocchezze il tuo decisionista e la tua fretta ci ha lasciato!

Zunino,Repubblica, mi scrive.Lo ringrazio e rispondo

Corrado Zunino, giornalista di Repubblica, che ho citato stamani nel mio post “La verità al contrario: mi risponde così.

Per quel che riguarda la citazione di “Repubblica”, fa un po’ impressione vedere un ex giornalista ricostruire a proprio piacimento gli articoli (in un italiano un po’ buttato, diciamo) riproducendo per gli “amici” di Facebook un senso diverso da quello che hanno in originale. Il titolo dell’intervista al presidente di commissione Andrea Marcucci , innanzitutto, è fedele al testo dell’intervista, punto. Nell’intervista, la si potrebbe pubblicare su Facebook per comprendere la scorrettezza della ricostruzione, nelle domande si fa notare che nelle ultime decisive riunioni i senatori Tocci e Mineo vengono esclusi dal partito. E si dice, nelle domande di quell’intervista, che “il cammino della riforma negli ultimi giorni è stato pasticciato”, si parla ancora di “caos conflittuale” e di “rivolta diffusa”. Si descrive la realtà, ecco, altro che stampa di regime. La chiosa di Mineo – “insomma, se ne voleva andare” – sulla notizia dell’annuncio dell’addio al partito di Stefano Fassina è, oltre che parziale, sciocca. Il testo originale dice: “La scelta della fiducia ha convinto Stefano Fassina a lasciare il Pd” (frase non citata nella ricostruzione di Mineo) e quindi c’è un elemento causa-effetto (fiducia-addio) che non ha nulla a che fare con “insomma, se ne voleva andare”. La frase da me attribuita a Mineo, ancora, è quella da lui pronunciata ieri alla fine delle ore convulse della commissione Istruzione del Senato: “La fiducia non la voto, è un puro atto di imperio. Non esco dal partito”. Cosa c’è di diverso tra “non esco dal partito” e: “Non sono come Civati (altra frase detta da Mineo) che esce per condurre una battaglia solitaria. Io sono per portare avantila mia battaglia da dentro”. E’ esattamente la stessa cosa, la prima sintetizza la seconda nelle righe disponibili in una cronaca di un quotidiano. Le assicuro, senatore Mineo: il collega Bei non esulta quando scopre che Renzi ha inviato un sms anche a Tocci, si limita a raccontarlo ai suoi lettori. Spiace che lei, senatore, nel suo racconto ai docenti che la seguono, non sia riuscito a essere un po ‘ più (bastava poco) cronista. Non basta condire faziose parzialità con Ėjzenštejn, non basta.
Continua la lettura di Zunino,Repubblica, mi scrive.Lo ringrazio e rispondo

Senato, il mio intervento sulla scuola in una aula vuota

Onorevoli senatori, so che il tempo è poco ma -vi prego- leggete le 40 pagine della legge e poi scappate via, al mare, in montagna o dove volete, ma non votatela. Perchè questa è la peggiore delle tante -e pessime- riforme che questo Parlamento abbia varato in 70 anni.

Pensate alla valutazione dei docenti -necessaria indispensabile valutazione- ma che deve essere esercitata da persone competenti in pedagogia, nella materia di insegnamento e che abbiano accompagnato il docente nel suo lavoro in classe. Non può essere affidata a un plotone d’esecuzione (Il dirigente, due docenti, un genitore) che annusa i si dice, raccoglie persino le calunnie, che accompagnano sempre la vita di ogni insegnante. Ma che non vede, che non sa quale sia, il suo impegno quotidiano nella classe, tra gli alunni, tra i suoi ragazzi. È come se un grande ospedale affidasse a un capo del personale e a un ortopedico il compito di valutare la qualità di una ricerca per combattere il cancro. e di assumere o non assumere i ricercatori che l’hanno realizzata.
Continua la lettura di Senato, il mio intervento sulla scuola in una aula vuota

La verità al contrario:un caso di scuola!

Cronaca di un blitz. Un blitz riuscito sui grandi giornali. Che poi riesca nel paese, che riesca a far breccia nella pubblica opinione è cosa diversa. Si vedrà. Corriere della Sera: “Scuola, precari assunti subito”. Evidentemente qualcuno non voleva assumerli, ma il buon governo l’ha fatto, con il “voto di fiducia sulla riforma”. Non solo, scrive Valentina Santarpia che “il govenro ha accolto alcuni delle richieste contenute nei tremila emendamenti”. Per esempio? “Frenata sui presidi”. Per i super poteri divranno aspettare un anno. Tutti felici e contentim dunque, tranne chi “sbotta” come Corradino Mineo, “pronto a presentare con Walter Tocci una sostanziosa quantità di subemendamenti..per protesta”. Ma “non ce ne sarà bisogno: giovedì mattina è fissata la seduta col voto finale. E la fiducia è scontata”. Dimentica di dire , la giornalista, che la famosa riforma non è stata discussa neppure un’ora in commissione e che in aula sarà votata con il ricatto: se dici no, provochi la crisi. Nè racconta, Valentina Santarpia, cosa se ne pensi a scuola.In fondo è estate e le scuole sono chiuse!

“Blitz del governo”, scrive Repubblica, ma indispensabile per “assumere i prof”. Non si potevano assumere anche senza blitz? “Troppo ostruzionismo, ormai non resta che andare in aula”, è il titolo di un’intervista al presidente della Commissione Cultura. In realtà Andrea Marcucci non usa mai la parola ostruzionismo. E come avrebbe potuto? Parla di dibattito in “4 riunioni del Pd” -non in commissione- , dice di ricordare “interventi di Tocci e Mineo”.Omette di ricordare che si tratta di ricordi vecchiotti, perchè adll’ultina riunione, in cui si è deciso “il blitz”, Mineo e Tocci sono stati diligentemente esclusi. E che i renziani si sono riuniti solo tra renziani, a litigare tra loro.

Guai ai vinti, oochi, divisi, marginali. “Fassina, lascio il Pd”, “Lo ha annunciato in una sezione della periferia romana -scrive Corrado Zunino- “Lavorerò con altri alla costruzione di un altro progetto”. Insomma, se ne voleva andare. E Mineo? “La fiducia non la voto, è un puro atto di imperio. Non esco dal partito”. In realtà, avevo detto che continuerò la battaglia fino in fondo e che quello di Renzi non è più il Pd. Quanto a Tocci, che vuole costui? Spiega Francesco Bei che Renzi “ha dato via libera a una serie di modifiche per venire incontro alla minoranza del Pd e ai sindacati”. Renzi conferma “Sulla scuola ho chiesto consigli a tutti, persino a Tocci”. Esulta il giornalista e conferma: “proprio Tocci si è visto comparire sul telefonino un sms di Renzi, al quale ha poi girato tre pagine di suggerimenti”

Il leone di Ėjzenštejn. Conoscete la storia? Nella corazzata Potëmkin il grande regista russo montò le immagini di tre leoni di pietra: uno dormiente, uno che si sveglia, infine il terzo che ruggisce. Montate al contrario avrebbero raccontato il contrario, cioè la sconfitta del popolo. Ed è quello che fa Francesco Bei. “Una settimana fa, dopo una notte drammatica, quando (Renzi) aveva ormai deciso di gettare la spugna e rinunciare al provvedimento, tanto da annunciare a Porta a Porta l’intenzione di convocare a luglio una conferenza nazionale sulla scuola per riscrivere la legge”. “Lo hanno convinto”, “ecco la svolta” ha deciso di inviare “sms ai ribelli”. È vero esattemente il contrario: una settimana fa,per non perdere la faccia, i renziani hanno convinto Renzi a chiudere ogni canale, a sbararre la strada al confronto, a imporre un atto d’imperio. Dando un cazzotto al mondo della scuola e umiliando il Parlamento.

Mala tempora. Ieri alla Camera il Pd ha salvato Castiglione, sul catasto il govenro ha dovuto rinviare, de Luca non è stato ancora sospeso. Rien ne va plus per l’arrotino. Ecco che le assunzioni, ecco che piegare il dissenso con la fiducia, è già un segno di vita per un governo che a tratti sembra già in agonia. E la scuola? “A me che importa!”. E il Corriere e Repubblica? Che volete, sono cronisti politici e ogni giorno devono raccontare ogni giorno di un governo impantanato, né vedono un’alternativa. Forse perchè non c’è, visto che Renzi ha usato populismo e rottamazione per far terra bruciata. Così si rassegnano a montare il leone al contrario. Un falso sì, ma a fin di bene.

Jobs act per la scuola

Grecia,spinta finale, L’Europa respira, i mecati ci credono, accordo a un passo. Così i giornali italiani ed europei. Però serve un’altra riunione, giovedì con l’Eurogruppo. Però qualcuno spera che gli ultimi sacrifici concessi -più contributi sulle pensioni, tasse per chi ha ancora qualcosa- mettano Tsipras in difficoltà ad Atene. Però si cercherà di far passare per nero quello che è bianco, sperando che nessun altro paese scopra, dopo la Grecia, che i debiti si possono -anzi talvolta si devono- non pagare. Perchè non si può togliere ai popoli il pane e la speranza in nome dell’ordine capitalista e della sua irrazionale razionalità. Angela Merkel -raccontano le cronache- ha dovuto mettere in riga spagnoli e slavi che volevano il sangue di Atene. Lo ha fatto tardi -in zona Cesarini, si sarebbe detto- perchè è una politica dorotea, che smussa, rimanda, media ed esercita il potere, non una statista con una visione dell’Europa. Ma l’ha fatto. E Sergio Romano, sul Corriere, scrive di un piano dei presidenti (del Consiglio,della Commissione, dell’Eurogruppo, del Parlamento e della BCE) per costruire qualcosa che somigli a uno stato europeo.  Mentre Habermas, tradotto da Repubblica, ci esorta: “Diamo una patria alla nostra moneta”. Chissà!

Aspettando il maxi emendamento. Ieri è stato un giorno strano. Le voci si rincorrevano, insistenti: più assunzioni, meno poteri ai presidi, concessioni del governo, cambiamenti del testo, accordo fatto. Basta leggere l’intervista della relatrice Puglisi a Giovanna Casadio per ridimensionare tutto. Sempre 100mila le stabilizzazioni, vincitori di concorso e GAE. E resta la minaccia: “se non facciamo presto saltano le assunzioni, è un dato di fatto”. Resta sempre al preside il potere della chiamata diretta e di non rinnovare, eventualmente, il contratto dell’insegnante, ma -ci assicura  Puglisi- anche il preside “verrà valutato dal provveditorato ogni tre anni attraverso visite ispettive”. Infine l’ammissione: “Come il Jobs Act anche questa riforma sarà compresa una volta entrata in vigore”. Tutto qui : un jobs act per la scuola!

Catasto è caos, scrive Repubblica. Si rischia “un salasso fiscale. A Napoli il valore di una casa popolare sale di 6 volte, a Roma di 4. Salta la riforma”. Sembra proprio che il governo che ogni giorno chiede più deleghe e più poteri per governare…non sappia governare. Non è dunque questa la vera emergenza, garantirci che il governo governi?  A cosa serve spianare o asfaltare insegnanti, senatori, sindacalisti e Costituzione, se poi sull’economia, sull’immigrazione e la questione morale il governo annuncia, si blocca, riparte, tentenna? Da tempo il mio amico Nicola Forte mi diceva che la riforma del catasto sarebbe stata “una nuova patrimoniale” dal costo assai salato. I suoi consiglieri lo avevano invece nascosto al premier? Cambi consiglieri! Suvvia un decisionista come lui: si informi, poi decida e governi!
Roma come Palermo anni 80.Nessuno vuol vedere la mafia” È il titolo di una bella intervista del Fatto al procuratore aggiunto Prestipino, l’artefice con Pignatone, dell’inchiesta Mafia Capitale. E mentre Orfini deve girare sotto scorta per le minacce ricevute, il Corriere titola “Pressing di Renzi su Marino”, Perchè si dimetta. “Marino non è in grado di proseguire”, confida il premier alla sua Maria Teresa Meli. Poi insinua che il sindaco si sia portato “le truppe cammellate alla festa dell’Unità”. Marino resiste e sembra dire: “non vi sarà facile liberarvi di me”. “Questo -spiega Massimo Franco- accentua le difficoltà di Renzi in una fase di affanno, con la scuola e centomila assunzioni appese all’ennesima sfida in Parlamento. E sullo sfondo galleggia il caso di Vincenzo De Luca, il nuovo governatore della Campania che dovrebbe essere sospeso a giorni dalla carica: un’altra incognita e fonte di imbarazzo”
Dopo 8 secoli in fuga, i Valdesi hanno sentito un Papa che, nel loro tempio, ha detto: “vi chiedo scusa per gli atti non cristiani e inumani compiuti contro di voi”. Bergoglio non ha paura delle parole, vuole una chiesa senza paura, che parli perché il mondo capisca.Tutto cambia.

En attendant Tsipras

Atene,ultima offerta. È il titolo di Repubblica. Tsipras darà in pasto ai creditori uno stop ai prepensionamenti, ancora qualche tassa e la promessa di spender poco. In cambio la Grecia chiede prestiti (18 miliardi) e riduzione del debito per raddrizzare davvero la sua economia. Varoufakis, su Repubblica, dà le cifre: dal 2009 il deficit pubblico greco è diminuito del 20%, i salari del 37, i consumi interni del 33 e il numero dei dipendenti statali del 30%. Una cura così ammazza il malato. La Grecia puà combattere corruzione, evasione, inefficienza ma deve usare l’economia la spesa per rompere la tenaglia rigore recessione. Nell’euro o fuori. Cosa risponderanno Merkel e gli altri? “Senza intesa regaleremo la Grecia a Putin” avverte Marta Dassù sulla Stampa.

Socialismi nazionali. L’expo ha messo Hollande accanto a Renzi. Hanno detto: “sull’immigrazione “agiremo insieme”. E ilCorriere ci fa il titolo, ma Giannelli li disegna con le pistole nascoste dietro la schiena. Hollande non vuole le quote, foglia di fico dietro cui il nostro governo nascondeva le sue difficoltà di governo. Renzi vuol cambiare il trattato di Dublino (ognuno si cucchi i migranti suoi). L’altro non ne vuol sapere. In verità François e Matteo si intendono meglio con Frau Merkel (alla quale chiedono trattamenti di favore) che fra loro due.

Il vaffa di Marino. “La destra torni nelle fogne” ha detto il sindaco di Roma tra gli applausi della festa dell’Unità. Poi, citando Blade Ranner. “ho visto cose che voi umani non immaginate”. Vuol restare al suo posto e non poteva essere più netto il suo no alla Boschi che a Sky,poche ore prima,  “l’aveva sfidiciato”. Francamente non capisco come possa resistere un sindaco di Roma al sabotaggio dell’AMA e dei vigili della capitale, all’inefficienza dell’amministrazione e all’ostilità dei gruppi di potere. Specie ora che Matteo e Maria Elena lo hanno così platealmente scaricato. Ma forse mi sbaglio. Forse la crisi è marcita a tal punto che la ragione non vale più e tutto diventa possibile.

Noi, lega e quel che verrà”. Mentre Salvini presentava a Pontida la ruspa anti Renzi, Berlusconi diceva al Giornale: “Nessun Nazareno bis, Renzi è uno statalista illiberale. Chi vota col governo è fuori dal partito. Serve un contenitore nuovo di centrodestra, con Forza Italia, Carroccio e altri movimenti”. Evidentemente il fu Caimano crede di poter addomesticare Salvini come a suo tempo fece con con Bossi. Pensa di aver tempo perchè “Nessuno in questo Parlamento vuole andare a casa prima del 2018, perché sa che difficilmente tornerà in Parlamento la prossima volta”. E offre al premier i suoi voti per migliorare la legge elettorale e la riforma costituzionale. In nome del comune interesse, di Berlusconi e di Renzi,  a ridurre il rischio di un M5S al ballottaggio e di una Lega che corra da sola alle elezioni politiche.

Immigrati e lavoro. “Le sfide del Papa”, titola la Stampa. Questo Papa “unica voce diversa nel mondo”, secondo Calabresi. Penso invece che Francesco parli come milioni e milioni di donne e di uomini nel mondo. Siamo solo noi americani ed europei che non sappiamo ascoltare quelle voci, soffocati dal pensiero unico e dall’illusione di poter salvare il privilegio. “No all’idolatria del denaro, no alla corruzione, no alle collusioni mafiose, alle truffe, alle tangenti. Solo unendo le forze, possiamo dire no all’iniquità che genera violenza. Non si può aspettare solo la ripresa, il lavoro è fondamentale, lo dichiara fin dall’inizio la Costituzione italiana”. Serve “un modello economico che non sia organizzato in funzione del capitale e della produzione ma piuttosto in funzione del bene comune”. Parla a tanti e come tanti, il Papa, e quando invita i giovani all’amore casto, non accenna più al peccato o alla morale, ma al dovere di non usare l’altro come strumento.