Baccaglia (invano) con Merkel

Quarto, la resa dei 5Stelle. Grillo dimissiona la sindaca. Ma lei, Rosa Capuozzo, resiste, ritiene di non aver favorito interessi di camorra e di aver avuto poco tempo, solo alcuni mesi, per dimostrare la proprie capacità. Repubblica e Corriere usato il caso di Quarto come metafora della contraddizione interna al partito di Grillo. “La fine dell’equivoco del non partito, portavoce della bandiera dell’anti politica”, scrive Diamanti, “Perché, in realtà, Il M5S era ed è un partito”. E come ogni partito non solo è “scalabile” dalla cultura e dagli interessi (non per forza buoni) di un determinato territorio, ma deve tenere conto, oltre che delle responsabilità dei suoi eletti, anche della percezione che ne ha l’opinione pubblica. Continua la lettura di Baccaglia (invano) con Merkel

Riforme e comitati d’affare

Renzi a ottobre il referendum: M5Stelle nel caos. In un titolo, Repubblica riassume l’esternazione del premier e ne fa suo il messaggio: da un lato l’Italia delle riforme e della ripresa, dall’altro l’opposizione che si dilania. Certo i fatti di Quarto colpiscono al cuore il movimento di Grillo e Casaleggio. In un appassionato messaggio ai 5 Stelle Saviano spiega dove sia il problema: il movimento propone se stesso come società degli onesti, dei giusti e dei puri. Ogni contraddizione è risolta con le espulsioni-epurazioni. Così facendo tuttavia Di Maio & C si isolano dalla società. Perchè hanno perso le europee? Perchè in Italia ci sono troppi parassiti. Perchè tante defezioni tra i cittadini-portavoce? Perchè taluni, avidi, avevano smesso di pagare le quote. Perchè a Quarto il sudiciume di camorra ha appoggiato l’adamantina purezza? Evidentemente qualcuno non aveva rispettato il programma. Ripeto da tempo, e a costo di stancare, che in politica conta quello che proponi e che fai, non quel che dici di essere. Né lo stato né la società sono migliori della politica: il buon politico, armato di valori e di realismo, è chi prova a cambiare lo stato delle cose e dunque se stesso. Continua la lettura di Riforme e comitati d’affare

Il decisionista non vuol decidere

A ciascuno il suo titolo. 5 diversi per 5 giornali. Non capita spesso. Corriere: “A Colonia arresti e dimissioni”, gli arresti di alcuni aggressori – parecchi sono immigrati – delle donne la notte di San Silvestro, le dimissioni del capo della polizia che a caldo disse che tutto era andato bene, quella notte. “Bersaglio grosso”, titola il Manifesto a proposito di Angela Merkel, donna dell’anno per Time magazine ma ora, dopo Colonia, imputato dell’anno, per aver aperto le frontiere tedesche ai migranti siriani. “Dietrofront sui clandestini. Resterà reato”, Repubblica. Il governo si è preso paura. É noto come il reato di immigrazione clandestina non serva, anzi renda più difficile colpire ed espellere gli immigrati che delinquono, ma non conviene abolirlo in questo momento. “Ecco gli illeciti di Banca Etruria”, scrive la Stampa. Perquisizioni, indagini sul conflitto d’interessi, il CDA della Banca Etruria – di cui papà Boschi vice presidente – sotto esame per aver “affondato l’istituto”. Infine il Fatto torna sullo scoop di Carlo Tecce – oggi ripreso anche da Gramellini – sul dono di rolex d’oro a dirigenti e funzionari della delegazione italiana in Arabia Saudita e sulla rissa per accaparrarsi l’orologio. Titolo: “Rolex e regali. Il Papa li dà in beneficenza, Renzi se li tiene”. Continua la lettura di Il decisionista non vuol decidere

Incubo 2016

Incubo 2016, è il titolo di copertina con cui Left esce stasera. L’incubo si è manifestato plasticamente già ieri. “Francia e Libia, l’Isis fa paura”, dice la Stampa. A Parigi, nel primo anniversario della strage di Charlie Hebdo, un uomo si è legato al ventre una finta cintura esplosiva e con un coltello in mano ha gridato “Allah Akbar” in prossimità di un commissariato di polizia, in uno dei quartieri dove i terroristi avevano colpito. Lo hanno ucciso, naturalmente. Intanto in Libia venivano incendiati 7 pozzi di petrolio e sulla strada tra Tripoli e Misurata, un camion cisterna, guidato da un kamikaze, faceva strage di agenti di polizia. 74 morti. L’incubo prosegue con la guerra nello Yemen che non si è mai fermata e dove, secondo l’Iran, un raid dell’Arabia Saudita avrebbe distrutto la sua ambasciata. Continua la lettura di Incubo 2016

Il giorno dei gufi

Una calza della befana tutta piena di gufi. Date un’occhiata ai titoli. Repubblica: “La micaccia atomica di Kim”. Non si capisce ancora se la Corea del Nord abbia la bomba all’idrogeno o solo quella atomica ma resta che l’esplosione di ieri aveva la forza di un terremoto. Forse il dittatore comunista, figlio d’arte, vuole solo mostrare che il suo regime non sta scoppiando, forse cerca di strappare perché la sua gente è alla fame, ma resta che né americani né Cina né l’ONU riescono a regolare il problema, retaggio di una sciagurata guerra durante la quale un generale americano propose bombardamenti nucleari sulla Cina. Continua la lettura di Il giorno dei gufi

Vendiamo armi, molestiamo donne..

Notte di paura, lo schok di Colonia. Corriere e Repubblica aprono con le molestie, la notte di San Silvestro, che molte donne della città tedesca hanno subito ad opera di un branco di maschi di origine araba o nord africana. Racconta Andrea Tarquini: “«Stupida puttana!», hanno gridato loro. E giù a palpeggiare, seni natiche e gambe. Per ore intere, palpeggiamenti e anche molto peggio: almeno un caso di stupro, forse altri non denunciati per vergogna, almeno 90 le denunce”. Inammissibile. Dov’era la polizia, quella notte a Colonia, dov’era lo Stato che ha il dovere di garantire la libertà dei cittadini e di consentire a ogni donna di uscire in tutta sicurezza? Sono le domande da porsi. Perché, purtroppo, la psicologia degli aggressori è elementare: la mercificazione del corpo ad opera del consumismo pubblicitario viene mutata in colpa della donna e quella (presunta) colpa giustifica lo sfogo delle proprie frustrazioni. Come il cecchino che, appostato fra le capre della collina, sparava su chi andava al mercato a Sarajevo. Come l’odio della Vandea per Parigi, dell’America profonda per New York. Come il disprezzo per gli omosessuali. Continua la lettura di Vendiamo armi, molestiamo donne..

Tempesta perfetta

Il ritorno della tempesta perfetta, scrive Mario Deaglio per la Stampa. “Improvvisamente e quasi contemporaneamente, quattro venti cattivi hanno preso a soffiare a ritmo di bufera”. Il rallentamento dell’economia cinese, che non regge più l’iper-produzione e l’iper-inquinamento degli ultimi anni; la paura devastante di una guerra in Medio Oriente; poi gli “Stati Uniti dove “la debolezza dei titoli petroliferi, la situazione non chiara di molte banche, la mancanza di buoni segnali di crescita hanno creato un cocktail di negatività con pochi precedenti”; infine “ecco il quarto vento di tempesta – scrive Deraglio -, un ciclone che scuote un’Europa incapace di prendere alcuna vera iniziativa né sul fronte del terrorismo né su quello delle migrazioni, con un’economia che complessivamente vivacchia senza riuscire a dare vere prospettive di lavoro ai giovani; un’Europa che almeno per il momento, non si sgretola ma sicuramente si screpola”. Lo sapevano ma è successo. Tempesta perfetta. Continua la lettura di Tempesta perfetta

Il pericolo che incombe

Invito alla calma dei leader occidentali, “dopo l’esecuzione ad opera dei Sauditi di un religioso sciita”. Ci vuole il Financial Times per narrare la paura del dire, il timore di agire in modo precipitoso, che è scoppiata nelle cancellerie d’Europa e d’America. L’Arabia Saudita, dopo aver lanciato lei il missile, ammazzando il leader della sua minoranza sciita, ora si finge indignata perché a Teheran hanno preso d’assalto il suo consolato e perché “la guida suprema” Khamenei ha evocato “la vendetta divina”, e rompe ogni relazione con l’Iran. Continua la lettura di Il pericolo che incombe

Guerra regionale, guerra mondiale

Una miccia accesa nella polveriera. Preferisco il titolo del commento sul Corriere, perché i titoli di testa, vuoi perchè scontano che i lettori siano poco informati, vuoi perchè temono di dire, mi paiono fuorvianti: Repubblica. “L’Ira sciita per l’ìmam giustiziato”; Corriere, “La rivolta degli sciiti contro l’Arabia”. Il manifesto, “Il giorno del boia”. Sì, è stato il giorno del boia, La monarchia saudita, che annega nei petrodollari, ha messo in scena lo spettacolo più barbaro: l’esecuzione in massa di 47 oppositori. Ma uno dei 47 era l’imam sciita Nimr Al Nimr, leder della primavera araba. Il suo assassinio è più che una barbarie. Continua la lettura di Guerra regionale, guerra mondiale

Come va il mondo

Tel Aviv, il terrore nel pub. “Arabo israeliano – scrive il Corriere – spara: due morti, 7 feriti. Il padre lo riconosce e lo denuncia”. Vorrei che vi soffermaste su questa notizia. Un pub frequentato da omosessuali in una delle città più libere e libertine al mondo. Un arabo israeliano – non un palestinese che ha sempre vissuto nei “territori occupati” – che si sarebbe radicalizzato nel 2006, “dopo l’uccisione del cugino in uno scontro con la polizia”.

29 anni, era “seriamente disturbato, dice ora l’avvocato. Già stato in prigione, senza più lavoro. Le telecamere di sorveglianza mostrano un uomo che non grida, esplode con calma una trentina di colpi, lascia lo zainetto, con dentro un corano, e fugge via. Continua la lettura di Come va il mondo