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Dei migranti e del clima

L’Europa deciderà dopo il voto. Sulla manovra. È il titolo del Corriere della Sera. Le osservazioni arriveranno oggi, il Governo non risponderà formalmente, ma sta già cercando di aggirare l’ostacolo “blindando” alcune misure discusse, tagli tutti da verificare ed entrate una tantum, nel decreto fiscale che ha presentato a parte. In tal modo conta di “alleggerire” la manovra tendendola più potabile per la Commissione europea. “Braccio di ferro con la UE”. titola la Stampa, “L’Italia aumenta i tagli per evitare il richiamo”. Tutto questo, sotto traccia, la narrazione, ad usum referendarium, resta un’altra. Il raduno per il Sì convocato per sabato 29 diventerà una manifestazione a sostegno del Governo Renzi e della sua gloriosa battaglia contro l’Europa dello zero virgola e dell’egoismo nazionale sui migranti. Prevedo che la Commissione europea e il Governo tedesco lasceranno fare, perché temono le possibili conseguenze di un cambio del cavallo a Palazzo Chigi. Più tardi presenteranno il conto. Continua la lettura di Dei migranti e del clima

La vendetta di Monti

Bombe americane sulla Libia. Gli italiani, avvertiti per tempo, avrebbero condiviso, si preparerebbero a dare mano forte. Ecco il primo titolo dei giornali in edicola. Bombardamento necessario? Visto dalla Casa Bianca, sì. Gli eserciti che si confrontano a Sirte, sanno uccidere, riescono bene a distruggere, ma non sanno vincere. Così “l’esercito” raccogliticcio – varie bande tribali in divisa – del premier Serraj, quello che fu scortato dalla coalizione internazionale a Tripoli e lì resta protetto a vista, non riesce a cacciare dalla città che fu di Gheddafi le “milizie” del califfo, anch’esse disorganizzate e ed eterogenee, ma tenute insieme dal troppo sangue versato, che li costringe a combattere o a morire. D’altra parte, utilizzando questa “ultima” guerra “per por fine alle guerre”, come scrive Zucconi, Obama rende un favore alla candidata Clinton, lavando con le bombe il terribile rovescio che lei subì, da segretario di stato, in Libia nel settembre 2012 (assalto del Consolato di Bengasi e uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens). Inoltre l’azione americana in Libia prova a “coprire” quel che sta succedendo ad Aleppo. Ieri è stato abbattuto un elicottero russo (morti i 5 dell’equipaggio) che portava provviste e medicine ai “governativi” che ora sono assediati dai “ribelli”. Cioè da un’alleanza tra i “moderati” del Free Syrian Army (Fsa) appoggiato dall’occidente, i salafiti e i sunniti del Jaysh al-Fatah al-Halab e i tagliagola di Al-Nusra. Tutti aiutati dall’Isis, che ora dirotta le sue minacce contro la Russia e Putin. Che ve ne pare? È guerra! Che prosegue la politica con altri mezzi – un occhio alle elezioni -, che bombarda ma viene a patto col caro nemico – specie se ricco di petrolio e depositi bancari -, nel caso in specie con l’Arabia Saudita. Continua la lettura di La vendetta di Monti

Renzi ora è solo

Renzi ammette: vittoria dei 5 Stelle, Corriere della Sera. “Grillo sfida Renzi: arriviamo”. La Stampa. “Renzi: un voto di cambiamento”, il titolo di Repubblica sembra ancora, rispetto agli altri, una carezza al premier segretario, ma i commenti che oggi pubblica questo giornale, definito da D’Alema “House Organ” di Palazzo Chigi sono durissimi, davvero spietati. Ilvo Diamanti spiega i numeri della sconfitta: “i governi di centro-sinistra dopo il voto si sono ridotti alla metà: 45, mentre prima erano 90. Il centro-destra ha mantenuto e anzi allargato un poco il numero delle città amministrate. Mentre il M5s è arrivato al ballottaggio in 20 Comuni e li ha conquistati praticamente tutti. Cioè, 19. Tra questi, Roma e Torino sono quelli che fanno più notizia. Comprensibilmente. Però il M5s si è affermato in tutte le aree. In particolare nel Mezzogiorno. A Roma e a Torino, peraltro le sue candidate hanno intercettato il voto dei giovani, dei professionisti, dei tecnici. Ma anche dei disoccupati. In altri termini: la domanda di futuro e la delusione del presente”. Per Diamanti, dunque, la narrazione ottimista e la pretesa di rappresentare il futuro di Renzi sarebbero state cancellate dal voto. Continua la lettura di Renzi ora è solo

I rifiuti davanti al “Flore”

Il fantasma del Brexit affonda le borse. Il titolo è questo, ma spiegare perché non è semplice. Azzardo che un’Europa senza il Regno Unito metterebbe in pericolo l’egemonia tedesca e di conseguenza, visto che una diversa egemonia non si intravvede, l’Unione stessa. Der Spiegel va in edicola questo week end con un doppio titolo, in tedesco e in inglese, “Bitte geht nicht!” – “Please don’t go”: “Per favore, non andate via”. E pubblica un’intervista in cui anche Schäuble parla ai tedeschi e agli inglesi. Ai primi dice: “non possiamo spingere per più integrazione come risposta al Brexit”, agli inglesi «In is in, out is out», “dentro è dentro, fuori è fuori”. Non pensiate, dunque, di poter restare nel mercato comune se uscite dall’Unione. La verità è che il trauma di perdere Londra e di vedere allontanarsi la City si potrebbe curare solo rilanciando l’integrazione: un’Europa continentale con una moneta, l’Euro, ma anche con una politica economica e una politica estera condivisa, e istituzioni democratiche comuni. Ma i tedeschi non vogliono legarsi a doppia mandata con i paesi mediterranei – Italia e Spagna – e neppure con la Francia, poiché da tempo il motore franco tedesco è solo made in Germany. Dunque? Continua la lettura di I rifiuti davanti al “Flore”

Se perdo, non lascio

“Se il Pd perde non lascio”, “Se perdo a Roma e Milano non mi dimetto”: sono questi i titoli, gridati, dei due giornali più letti. La domanda è: chi glielo ha chiesto, chi ha chiesto a Renzi di lasciare Palazzo Chigi qualora Virginia Raggi e Chiara Appendino fossero elette sindaco di Roma e Torino? Il bisogno del premier di personalizzare lo sconto, di avocare a sé, ogni giorno, più volte al giorno, la pubblica attenzione, sta diventando patetico. Da oltre due anni è Presidente del Consiglio, era stato votato solo dalle primarie di un partito ma ha tolto la campanella dalle mani di Enrico Letta e si è installato a Palazzo Chigi. L’ha voluto? Che governi. Già è improprio che il premier ripeta ogni giorno: “se vincono i no al referendum, vado a casa”. Così come è stato improprio che abbia firmato, Renzi da Presidente del Consiglio in carica, insieme alla Boschi, ministro per i rapporti col parlamento, la legge che cambia 47 articoli della Costituzione, e che l’abbiano imposta usando il peso del governo sull’aula, o stringendo, da Palazzo Chigi, il pactum sceleris con Verdini, di cui ora si vergognano, in vista dei ballottaggi. Continua la lettura di Se perdo, non lascio

Clinton candidata, Sanders decisivo

Ragazzina che sogni in grande, questa sera è per te. Bella frase detta nella notte da Hillary Clinton, quando nella notte si è profilata la vittoria su Sanders in California e ha avuto la certezza che sarebbe stata lei la candidata. Una donna presidente, mai prima d’ora una tale opportunità si era affacciata. Hillary ha reso l’onore delle armi all’irriducibile, al “socialista” Bernie. “Non vi sbagliate – ha detto – Sanders, la sua campagna il duro confronto che abbiamo avuto sulla crescita, su come combattere le disuguaglianze e promuovere la scalata sociale, ha fatto molto bene al Partito democratico e all’America”. Ora entrano in gioco i mediatori: Barack Obama, per primo, che domani incontrerà Sanders alla Casa Bianca. Poi Elizabeth Warren, di sinistra quasi quanto il senatore del Vermont ma che non si è schierata con nessuno dei due candidati e potrebbe forse essere vice presidente di un ticket tutto al femminile. Sanders, da parte sua, ha stravinto la sua battaglia, ha mobilitato un numero mai visto di attivisti, conquistato molti elettori indipendenti, rilanciato in politica i ventenni, i millennials come si dice in America. I sondaggi dicono che batterebbe Trump con più margine di quanto non sembra poter fare Hillary, ma non sarà Sanders il candidato. Forse, meglio così. Se avesse vinto, il partito non lo avrebbe mai aiutato, senatori e deputati lo avrebbero evitato per non perdere i finanziatori e la stima dei lobbisti. Continua la lettura di Clinton candidata, Sanders decisivo

Terrore e speranza

A Sultanamhet le moschee sono state costruite a immagine di una chiesa. Il Kamikaze, siriano di origini saudite, – sicuramente dell’Isis, ha ammesso Erdogan – s’è fatto saltare nell’ippodromo bizantino, tra quella chiesa, Ayasofia (divina saggezza), e Sultan Ahmet Camii (o moschea blu), non lontano da Popkapi, il palazzo sul Bosforo che il sultano si costruì inglobando la reggia bizantina. É la città dei turisti, tedeschi (8 ne sono stati uccisi ieri), europei, americani ma anche e soprattutto arabi, persiani, musulmani, sunniti e sciiti. I turchi, mercanti di tappeti, inservienti negli hotel, ristoratori, la sera prendono il traghetto, o la metropolitana, e rientrano nei loro quartieri, dove la vita pulsa tutta la notte. Capita di incontrare a Sultanahmet più donne velate che in tutta Istanbul, magari scortate dal loro uomo in calzoncini e con il cappello all’incontrario, spose dell’Islam ricco, in vacanza premio. Un simbolo, una lezione di storia e di arte, un non luogo e un titolo solo oggi sui giornali. “Istanbul, la strage dei turisti”, la Stampa aggiunge “tedeschi”, il manifesto “colpita al cuore”. Continua la lettura di Terrore e speranza

Baccaglia (invano) con Merkel

Quarto, la resa dei 5Stelle. Grillo dimissiona la sindaca. Ma lei, Rosa Capuozzo, resiste, ritiene di non aver favorito interessi di camorra e di aver avuto poco tempo, solo alcuni mesi, per dimostrare la proprie capacità. Repubblica e Corriere usato il caso di Quarto come metafora della contraddizione interna al partito di Grillo. “La fine dell’equivoco del non partito, portavoce della bandiera dell’anti politica”, scrive Diamanti, “Perché, in realtà, Il M5S era ed è un partito”. E come ogni partito non solo è “scalabile” dalla cultura e dagli interessi (non per forza buoni) di un determinato territorio, ma deve tenere conto, oltre che delle responsabilità dei suoi eletti, anche della percezione che ne ha l’opinione pubblica. Continua la lettura di Baccaglia (invano) con Merkel

Riforme e comitati d’affare

Renzi a ottobre il referendum: M5Stelle nel caos. In un titolo, Repubblica riassume l’esternazione del premier e ne fa suo il messaggio: da un lato l’Italia delle riforme e della ripresa, dall’altro l’opposizione che si dilania. Certo i fatti di Quarto colpiscono al cuore il movimento di Grillo e Casaleggio. In un appassionato messaggio ai 5 Stelle Saviano spiega dove sia il problema: il movimento propone se stesso come società degli onesti, dei giusti e dei puri. Ogni contraddizione è risolta con le espulsioni-epurazioni. Così facendo tuttavia Di Maio & C si isolano dalla società. Perchè hanno perso le europee? Perchè in Italia ci sono troppi parassiti. Perchè tante defezioni tra i cittadini-portavoce? Perchè taluni, avidi, avevano smesso di pagare le quote. Perchè a Quarto il sudiciume di camorra ha appoggiato l’adamantina purezza? Evidentemente qualcuno non aveva rispettato il programma. Ripeto da tempo, e a costo di stancare, che in politica conta quello che proponi e che fai, non quel che dici di essere. Né lo stato né la società sono migliori della politica: il buon politico, armato di valori e di realismo, è chi prova a cambiare lo stato delle cose e dunque se stesso. Continua la lettura di Riforme e comitati d’affare