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O tempora, o mores!

Le bugie vengono a galla. “Ci sono voluti – scrive Roberto Toscano su Repubblica – 7 anni, 12 volumi, più di 2 milioni e mezzo di parole, quante ne ha scritte Tolstoj in Guerra e Pace (ha calcolato il New York Times), per stabilire, infine, che l’invasione dell’Iraq voluta da Bush Jr, con Tony Blair al suo fianco, era non solo inutile, ma anche disastrosa”. Può darsi che non ve ne ricordiate: tutta la stampa internazionale ed italiana ritenne, allora, che la guerra fosse inevitabile. Anche noi italiani andammo in Iraq (by Berlusconi) e 19 soldati persero poi la vita nell’attentato di Nāsiriya. Eppure già nel 2003 era evidente come la guerra fosse illegale (l’Onu non l’aveva autorizzata), come Saddam non fosse un pericolo diretto per inglesi e americani (non possedeva armi di distruzione di massa), come ci fossero strade diverse dalla guerra per sbarazzarsi del regime iracheno (Pannella li indicò con chiarezza). Sono cose che ho detto e che ho scritto dall’America (dal 2003 al 2006), sentendo intorno il silenzio infastidito (se non il disprezzo) dei politici ma anche dei grandi giornalisti di allora, che sono grandi ancora. Guerra e Pace, di Tolstoy-Chilcot, restituisce la verità. Finalmente. Continua la lettura di O tempora, o mores!

L’onore di Obama

La potenza di un gesto. Con questo titolo Roberto Toscano che, giovane diplomatico, seppe opporsi al golpe in Cile ed è stato ambasciatore in Iran e in India, scrive su Repubblica di Obama a Hiroshima. Scrive del “tono sofferto e solenne”, con cui Barack ha parlato di quella strage, del body language che rivela un dono di scioltezza e autenticità che nei politici è estremamente raro”. Tuttavia Obama non si è scusato, osserva Financial Times. Ha detto che la guerra non spiega Hiroshima. Ha detto che “se non si accompagna ad un pari progresso delle istituzioni umane, il progresso tecnologico può segnare la nostra condanna. La rivoluzione scientifica che ci ha portati a scindere l’atomo ci impone di compiere anche una rivoluzione morale”. Ma non si è scusato. Ha abbracciato commosso un uomo che “vide l’inferno quel giorno” e ha comunicato al mondo la sua commozione, ma non si è scusato. Ricordo come Papa Wojtyla talvolta si scusasse, ma è Francesco che sta provando a cambiare. Continua la lettura di L’onore di Obama