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L’anti partito della nazione

Un termine per il premier, “Massimo due mandati”. Ancora lui! Quasi ogni giorno è Renzi a dettare il titolo d’apertura dei giornali. L’attrazione fatale che esercita sul sistema mediatico dà la cifra del suo indubbio successo, ma anche della continua sensazione di precarietà che questo successo induce nella pubblica opinione, legato com’è a continue promesse, ad annunci, a polemiche contro i gufi di turno, a rassicurazioni che non rassicurano del tutto. Può essere allora utile raccontare in che contesto il premier abbia fatto la promessa odierna: “non più di due mandati”. Alla festa di Repubblica Scalfari lo aveva sfidato: “sono per l’abolizione del Senato, ma voto No al referendum perché la legge elettorale così com’è ti rende padrone del campo”. Renzi gli ha risposto che la legge elettorale non l’ha scritta lui, o almeno non completamente, che il ballottaggio però serve per evitare l’inciucio, che lui non mira a una lunga dittatura personale, infatti è favorevole al limite dei due mandati. Così dicendo, tuttavia, ha confessato quello che poco dopo ha provato a negare, e cioè che la forma del governo non sarà più, se vinceranno i Sì al referendum, parlamentare ma diventerà presidenziale, o meglio, che andremo verso una democrazia del premier, una forma di premierato assoluto. A cosa servirebbe, altrimenti, porre un limite al mandato di chi governa come si fa in Francia e negli Stati Uniti? Continua la lettura di L’anti partito della nazione

Il fronte “antirenziano”

Qual’è la notizia, oggi 19 aprile 2016? “Duello tra Merkel e Renzi sui fondi UE per i migranti”, Stampa? “Centinaia di morti in mare”, Corriere? “La mappa del non voto al referendum”, Repubblica? La notizia è che non c’è la notizia. Perché nel Belpaese rottamato manca una visione unitaria, manca un sentire condiviso. Cosa fare per i migranti? Intanto salvare dalla morte bambini, donne, giovani uomini, che hanno intrapreso il viaggio della speranza, e al tempo stesso provare a dismettere le guerre che ne provocano l’esodo? O invece “battere i pugni” a Berlino e a Bruxelles, non per contestare l’accordo della vergogna con la Turchia che perseguita i curdi, ma per strappare altri accordi similari con futuri leader di una Libia, non si sa come, pacificata? E sul referendum contro le trivelle? La notizia è, come dice Maria Elena Boschi al Corriere, “che ha provocato costi per tutti” e che il quesito andava interpretato così : “volete o non volete continuare a garantire 11mila posti di lavoro”. Oppure, come scrive Diamanti per Repubblica, la vera notizia è “che, con il contributo attivo del fronte anti-renziano, ci stiamo avviando verso un governo personale del premier”? Continua la lettura di Il fronte “antirenziano”