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Storia di un kamikaze

Battaglia a Bruxelles, la Stampa. “Preso lo stagista”, Repubblica, “L’assassino fantasma”, Corriere, “La belva islamica, il Giornale. A terra, ferito a una gamba: “Salah Abdeslam? Gli gridano” “Sono io”. 26 anni, francese, la famiglia, originaria del Marocco, va a vivere a Bruxelles. Quando il loro appartamento va in fiamme, pare proprio per colpa dei ragazzi Abdeslam, il sindaco di Molembek gli assegna una casa popolare nella piazza del municipio. Meccanico a vent’anni nella municipalizzata dove aveva lavorato pure il padre, fa troppe assenze e perde il posto. Lo fermano per furto a 22 anni e a 23 apre con il fratello un locale, “Les beguines”, che viene chiuso dopo poco perché dentro si spacciava hascisc. Poi i fratelli, Ibrahim e Salah, cambiano vita, si convertono all’islam wahabita e jihadista, vanno in pellegrinaggio nelle terre del Daesh. Quando tornano a Molembek la loro missione è segnata: farsi esplodere nella capitale dell’illuminismo. Non lo dicono ai parenti e agli amici, partono raccontando alla madre che vanno a sciare. Invece indossano ciascuno una cintura esplosiva. Ibrahim si farà esplodere. Salah, invece, si toglie la cintura dopo la carneficina e scappa lasciando tracce ovunque. Diventa la primula rossa, segnalato alla frontiera con la Germania; no, già in Siria, qualcuno immagina che stia “cantando” nelle mani dei rensaignements genereaux, quando la polizia fa irruzione in “un covo” a 19. No, Salah è semplicemente tornato a casa, a Molembek, tra le persone che conosceva prima di diventare un martire designato, prima della paura (umana, almeno questa) che gli ha impedito di darsi la morte. Che voglio dire? Continua la lettura di Storia di un kamikaze

Il prossimo tornado ripulirà tutto

Niente allarmismi, il prossimo tornado ripulirà tutto. L’uomo con la maschera antismog che Altan disegna sulla prima pagina di Repubblica, commenta come meglio non si potrebbe la soap opera sulle polveri fini, sui blocchi alla circolazione decisi dai sindaci, sul piano partorito ieri dal governo. “Uffici meno caldi e auto più lente”, dettaglia il Corriere. Repubblica lo definisce “Piano anti consumi”. “Velocità ridotta”, insiste la Stampa. Ma è “una buffonata” obietta il Fatto: “le auto ai 30 all’ora inquinano di più”. Il Giornale guarda alle multe: “Renzi tassa pure lo smog”. Per carità niente di male, evitare furiose accelerazioni quando si guida in città, 2 gradi in meno e un maglioncino in ufficio, semplice buon senso. Continua la lettura di Il prossimo tornado ripulirà tutto