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Renzi il siciliano!

Dopo Trump, l’Europa corre ai ripari. Tre notizie, la prima nel titolo di Repubblica: “Lo spread vola. Svolta nella Ue: meno austerità”. La seconda in quello del Pais: “L’Europa progetta una difesa propria di fronte al rischio Trump”. La terza, nelle pagine interne: in Germania il partito della Merkel è più debole, tornano le divisioni tra le sue componenti, CDU e CSU, di conseguenza la presidenza della repubblica andrà al socialdemocratico Steinmeier. Se è per questo si possono considerare conseguenza del ciclone Trump anche i voti in Moldavia e in Bulgaria, che hanno visto prevalere candidati filo russi. Ma torniamo alla fine dell’austerità: per ora è solo ventilata, auspicata. In alcuni paesi, come l’Italia, è tornata a ottobre la deflazione e torna a salire lo spread (ieri a 180), ma soprattutto l’austerità diventa impraticabile, si si scatena una competizione aggressiva tra Stati Uniti e Cina (a forza di dazi americani e ritorsioni cinesi). Oggi si ventila, persino, che la Cina decida di non produrre più o di far salire i prezzi dei componenti indispensabili per assemblare un iPhone, tutti prodotti in Cina. Bisogna cambiare verso. È dunque prevedibile che l’Unione non muova, ora, obiezioni alla crescita del deficit italiano. Naturalmente mantenendoci sotto osservazione per il debito e chiedendo al governo di spendere davvero per il terremoto. Continua la lettura di Renzi il siciliano!

Perchè a Obama piace Renzi

Il Sì di Obama alle riforme di Renzi. Intervistato da Federico Rampini, il Presidente degli Stati Uniti confronta la sua politica, il suo Ricovery act (investimenti pubblici per sostenere l’economia), e le “misure di austerità che hanno contribuito al rallentamento della crescita in Europa” e boccia quelle misure. “Ecco perché penso – aggiunge – che la visione e le riforme ambiziose che il Primo Ministro Renzi sta perseguendo siano così importanti”. Subito dopo chiarisce di che riforme stia parlando: “riforme per aumentare la produttività, stimolare gli investimenti privati e scatenare l’innovazione”. È davvero questo il succo della politica condotta dal governo italiano? Qualche dubbio io lo avrei.

Mondializzazione capitalista e libero commercio sono ancora – secondo Obama – la cosa migliore da sostenere, piuttosto che tornare a politiche protezionistiche, pericolose ed illusorie perché “nella nostra economia globale non è possibile alzare il ponte levatoio”. Obama chiede però: “forti reti di sicurezza per proteggere le persone in tempi di difficoltà. Continua la lettura di Perchè a Obama piace Renzi

La sinistra che vince, in Spagna

Ali, la leggenda che ha cambiato il mondo, scrive Repubblica. Una leggenda con molte spine: il 28 aprile del 1967 gli fu tolta la corona di campione del mondo, gli fu proibito di salire sul ring, e fu messo sotto processo – pena prevista 5 anni di carcere – come nemico dell’America per aver rifiutato la guerra in Vietnam. Il 17 novembre di quell’anno Lyndon Johnson, in una conferenza stampa, assicurava che gli Stati Uniti stavano vincendo in Viet Nam, nonostante “sprovveduti e politicanti” ostacolassero lo sforzo bellico in difesa delle libertà. Due anni prima, il 21 febbraio del 1965, era stato ammazzato Malcom X. Ai suoi funerali, ad Harlem, c’era un popolo immenso: un milione e mezzo di persone. Ma la stampa americana ed europea lo presentò, prima e dopo l’assassinio,come un proto terrorista che si meritava quella fine. Persino Mohammad Ali credette, per un momento, a quella campagna di fango e quando, nell’estate del 1964 Malcom gli si avvicinò in Ghana, non volle dargli la mano. Continua la lettura di La sinistra che vince, in Spagna