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I fatti separati dalle opinioni

I fatti separati dalle opinioni, fu lo slogan del primo Panorama diretto da Lamberto Sechi. Oggi proverò a separare, leggendo i giornali, i fatti da opinioni. Non è facile, perché spesso i fatti sono notizie sulle quali si è affermata un’opinione prevalente, più quella opinione non prevale più smettono di essere fatti. Tenterò comunque. FMI prevede per l’Italia una crescita dello 0,9% nel 2017, Ocse dello 0,8%, Confindustria dello 0,7. Invece il governo mette in conto un +1%. Alle critiche di Bankitalia che ritiene “ottimistica” tale previsione, Padoan ha risposto in Parlamento che “è vero, l’obiettivo del 1% è secondo alcuni ottimistico, secondo altri ambizioso ma che, a suo parere, è un obiettivo realizzabile”. Questo è un fatto. Titoli: “Padoan difende la crescita all’1%: è realizzabile”, Corriere della Sera. “Battaglia sul DEF: stime da rivedere. Renzi dice: i soldi ci sono”, Repubblica. È un fatto pure che ieri il differenziale di rendimento fra i Btp e i Bund tedeschi, insomma il famoso spread è salito di 7 punti”. L’opinione (piuttosto diffusa) è che ciò sia stato provocato dall’intenzione della BCE di non comprare più ogni mese fino a 80 miliardi di titoli di stato. La BCE smentisce, ma La Stampa vede già la “tempesta perfetta” addensarsi sul nostro paese: “La BCE studia il taglio al bazooka”. “Il fondo monetario taglia le stime di crescita dell’Italia”. Continua la lettura di I fatti separati dalle opinioni

Voucher ai giovani, nonne in poltrona

Ferme tutte, titola il manifesto. Repubblica dedica un’intera pagina agli ombrelli colorati che occupano una grande piazza in Polonia. E sotto quegli ombrelli i primi piani delle donne. Una di loro alza al cielo una gruccia, strumento di aborto clandestino, come mezzo secolo fa la Marianna del maggio francese brandiva una bandiera del FLN vietnamita, contro la legge del più forte. Le donne son tornate, e a Varsavia – le loro antiche sorelle narrate da Aristofane – hanno scioperato contro la guerra mondiale a pezzi, di cui la guerra contro le donne è parte essenziale. Dagli stupri in India, alla fustigazione nelle terre del califfo se non indossi un burka integrale, al partito Diritto e Giustizia, di Jaroslaw Kaczynski e della premier Beata Szydlo che vuole proibire l’aborto in Polonia anche se sussiste il rischio per la vita della madre, se sono provate gravi e irreversibili malformazioni del feto o la gravidanza è frutto di violenza o incesto. “Proibito proibire”. “Siamo realisti chiediamo l’impossibile”. “Fate l’amore non la guerra”, slogan del lontano 1968. Oggi la mondializzazione commerciale si è impadronita di quelle parole ma per farne promesse bugiarde. Lasciando solo a una piccola fetta del pianeta la libertà di consumare. Mentre tornano le guerre, torna il disprezzo per i diritti, l’attacco alle conquiste sociali, torna il cinismo degli stati e porta con sé la voglia di muri nel cuore dell’Europa o alla frontiera con il Messico, fino a una nuova, virtuale, cortina di ferro tra Stati Uniti e Russia. Però dalle ragazze che scioperano a Varsavia, dal no di Budapest al nazionalismo razzista di Orban, dai 300mila tornati nel Labour per sostenere il vecchio Corbyn, si può ben ripartire. Basta non avere paura, perché è la paura il nostro muro dentro – spiega Andrea Camilleri – che crea recinti di filo spinato fuori. Continua la lettura di Voucher ai giovani, nonne in poltrona

Petrolio? Ha fatto tutto Renzi

Le dimissioni della Guidi sono stati il fiammifero che ha fatto divampare l’incendio, scrive Eugenio Scalfari. Repubblica racconta, a pagina 4 e 5, le dimensioni vastissime dello scandalo petrolifero e spiega come in troppi sapessero. Sapeva Federica Guidi dei guai giudiziari del “marito” e avrebbe taciuto, sapeva il capo di stato maggiore della marina, Di Giorgi, ora indagato, sapevano gli amministratori di Corleto Perticara, in provincia di Potenza, dove sono piovuti soldi Total per “assistenza territoriale e progetti sociali” nonché assunzioni (magari clientelari?) e dove l’ex sindaca del Pd si sarebbe fatta le primarie a bordo di una macchina dei vigili a sirene spiegate, sapeva il governatore Pittella, sapevano tutti, tutto. Tanto che Marcello Sorgi, in un commento per la Stampa, avverte nelle carte su Potenza un odore ancora più nauseabondo di quello che emanava da mafia capitale. Continua la lettura di Petrolio? Ha fatto tutto Renzi

Noi europei

La fine delle sanzioni all’Iran. É davvero un fatto storico e consiglio di leggere le pagine 2,3 e 5 del Corriere a esso dedicate. Mi permetto solo di aggiungere che l’antica Persia è oggi una democrazia, con una società civile assai vivace e (spesso) colta, ma è anche un regime nato da una rivoluzione teocratica, guidata nel 1979 dall’Āyatollãh Khomeyni, con una Costituzione che si ispira alla sharia. Si arrivò a quell’esito per l’incredibile scempiaggine di americani e inglesi che nel 1953 avevano ordito un colpo di stato contro il governo nazionalista e democratico di Mossadeq, e poi la monarchia asservita ed esotica di Reza Plhavi, ultimo “Scià di Persia”. Inoltre nel 79 gli americani osteggiarono le componenti laiche (e marxisteggianti) della rivoluzione, puntando prima sulla decomposizione del regime rivoluzionario, poi armando Saddam Hussein che, prima di diventare a sua volta il nemico pubblico numero uno, dal 1980 all’89, fece guerra all’Iran per conto dell’occidente. Continua la lettura di Noi europei

La maledizione del populismo

Homo politicus. Matteo Renzi ha ben compreso la lezione del voto spagnolo, tanto da scalare la prima pagina (con foto) del Financial Times. “Non so cosa accadrà al mio amico Mariano (Rajoy) ma so che chi ha sostenuto in prima linea politiche di rigore senza crescita ha perso l’incarico”. Ben detto! Il Fatto tira fuori però una fotografia ingiallita: mostra quattro uomini in camicia bianca, quattro giovani socialdemocratici che 14 mesi fa si presentavano come il futuro d’Europa. Diederik Samsom, olandese, Manuel Valls, francese, Pedro Sanchez spagnolo e l’italiano Matteo Renzi. Dopo quella indimenticabile festa dell’Unità, Renzi ha irriso Tsipras pur di confermare il rapporto speciale con Angela Merkel, ha svalutato il lavoro come chiedevano i rigoristi di Bruxelles, ha umiliato gli insegnanti, ridotto l’Inps in mutande per i tagli ai contributi alle imprese. E non ha lucrato che uno zero virgola, di crescita. L’allievo prediletto del rigore senza crescita è stato proprio lui, Renzi. Continua la lettura di La maledizione del populismo

Rumor non di sciabole ma di coltelli

L’Italia come il vestito di Arlecchino, o come una strada piena di toppe che mettono a rischio gli ammortizzatori. É la conseguenza di una crisi politica che si trascina da decenni e ha logorato, consociato e infine screditato le classi dirigenti. Come se ne esce? Servirebbe fermarsi a discutere, dirci che Europa vogliamo costruire, cosa intendiamo produrre noi Italiani, come garantiremo protezione sociale e benessere ai cittadini, quali forme democratiche siano le più adatte per controllare chi decide, il quale è tanto più forte quanto meno il suo potere appare incontrollato e dunque arbitrario. Invece: “La manovra dei tanti bonus”, piange il Corriere. Ce n’è per tutti. Continua la lettura di Rumor non di sciabole ma di coltelli