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Chi staccherà la spina a Gentiloni?

Caffè scritto, oggi. Perché la versione audio video, per la fretta – stamani sono stato ospite a Omnibus e devo correre in commissione Antimafia – mi pareva lunga e sfilacciata.

L’America si ribella – scrive Repubblica – Obama: in pericolo i nostri valori. Importantissimo questo ribellarsi della piazza, ma anche di uomini delle istituzioni (la ministra della giustizia a interim, nominata da Obama, ha detto no al bando di Trump sull’immigrazione e il presidente l’ha dovuta sostituire in tutta fretta). Ed è vero che gli Stati Uniti non sono una dittatura e che Trump non può fare a meno e a lungo del Congresso e della Corte suprema. Ma è vero anche che un’America ha votato per Trump e condivide ancora, purtroppo, le sue posizioni muscolari (muro con il Messico, bando sull’immigrazione). Se l’America dei diritti non saprà diventare anche l’America che combatte le disuguaglianze e lo strapotere delle multinazionali e dei fondi, una parte del popolo continuerà per qualche tempo a fidarsi più di Trump. Naturalmente se fra 2 anni i repubblicani perdessero le elezioni di medio termine, tutto tornerebbe in gioco. Ma non vedo possibili impeachment immediati. Continua la lettura di Chi staccherà la spina a Gentiloni?

Di Italicum in peggio

Tanto tuonò che piovve. Il premier, gli arditi del #bastaunsì, la libera stampa da settimane raccontavano a tinte fosche la possibile vittoria del No: Renzi che si dimette, i mercati che considerano l’Italia instabile, speculazione, spread. Ieri Financial Times ha mostrato dove potrebbe essere assestato il colpo, enumerando le banche che il governo ha lasciato a metà del guado, tra risanamento (nazionalizzazione camuffata) e fallimento. La borsa di Milano ha perso quasi due punti, più del doppio della media europea, il Monte dei Paschi oltre il 13%, mentre lo spread è tornato intorno ai 190 punti. Ecco i titoli: “Voto, le tensioni della borsa”, Corriere della Sera. “Effetto referendum su spread e mercati. Tremano le banche”, la Stampa. “Effetto banche sulle borse”, Il Sole24Ore. Mentre Repubblica ha promosso alcune frasi pronunciate dal Presidente della Repubblica durante un incontro con gli studenti: “Altolà di Mattarella: sono io l’arbitro dopo il referendum”. “Il Colle – spiega il giornale diretto da Calabresi – frena su crisi di governo ed elezioni anticipate”. Continua la lettura di Di Italicum in peggio

La vendetta di Monti

Bombe americane sulla Libia. Gli italiani, avvertiti per tempo, avrebbero condiviso, si preparerebbero a dare mano forte. Ecco il primo titolo dei giornali in edicola. Bombardamento necessario? Visto dalla Casa Bianca, sì. Gli eserciti che si confrontano a Sirte, sanno uccidere, riescono bene a distruggere, ma non sanno vincere. Così “l’esercito” raccogliticcio – varie bande tribali in divisa – del premier Serraj, quello che fu scortato dalla coalizione internazionale a Tripoli e lì resta protetto a vista, non riesce a cacciare dalla città che fu di Gheddafi le “milizie” del califfo, anch’esse disorganizzate e ed eterogenee, ma tenute insieme dal troppo sangue versato, che li costringe a combattere o a morire. D’altra parte, utilizzando questa “ultima” guerra “per por fine alle guerre”, come scrive Zucconi, Obama rende un favore alla candidata Clinton, lavando con le bombe il terribile rovescio che lei subì, da segretario di stato, in Libia nel settembre 2012 (assalto del Consolato di Bengasi e uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens). Inoltre l’azione americana in Libia prova a “coprire” quel che sta succedendo ad Aleppo. Ieri è stato abbattuto un elicottero russo (morti i 5 dell’equipaggio) che portava provviste e medicine ai “governativi” che ora sono assediati dai “ribelli”. Cioè da un’alleanza tra i “moderati” del Free Syrian Army (Fsa) appoggiato dall’occidente, i salafiti e i sunniti del Jaysh al-Fatah al-Halab e i tagliagola di Al-Nusra. Tutti aiutati dall’Isis, che ora dirotta le sue minacce contro la Russia e Putin. Che ve ne pare? È guerra! Che prosegue la politica con altri mezzi – un occhio alle elezioni -, che bombarda ma viene a patto col caro nemico – specie se ricco di petrolio e depositi bancari -, nel caso in specie con l’Arabia Saudita. Continua la lettura di La vendetta di Monti

Verdini, l’idraulico di Renzi

La fiducia? É mobile, qual piuma al vento. Chissà se a Matteo Renzi sono venute in mente le parole del Duca di Mantova nel Rigoletto di Giuseppe Verdi. Vediamo. Ieri non è stato un buon giorno per le borse: il crollo del prezzo del petrolio, che sembra inarrestabile, con l’Arabia ben convinta a svendere il suo greggio per non perdere mercati e l’Iran libero ormai da sanzioni e pronto a rifornire l’Asia, ha reso nervosi gli operatori ovunque. Ma a un certo punto IlSole24Ore ha scritto che la BCE avrebbe chiesto alla banche italiane notizie sui loro crediti non eleggibili. Quasi contemporaneamente la Commissione Europea ha confermato i cattivi rapporti con il governo italiano, “manca l’interlocutore”, questa volta alludendo al sottosegretario Gozi. Panico a Milano, o meglio, ondata di vendite per non restare con il cerino in mano: -14,76% il Monte dei Paschi di Siena, -8,73% la Popolare dell’Emilia Romagna, -7,28% Ubi Banca, -6,73% Banco Popolare fino al -5% di Banca Intesa Sanpaolo, la più grande banca italiana, sospesa in corso di seduta per eccesso di ribasso”. Titola il Corriere: “Timori per lo scontro tra Italia e Ue”. Titola Repubblica: “Attacco alle banche, crolla piazza affari. Nuova lite UE Renzi”. La fiducia “muta d’accento e di pensiero”. Continua la lettura di Verdini, l’idraulico di Renzi

La solitudine di Roma

Il grande gelo, duello, resa dei conti. L’attacco ruvido di Juncker a Renzi e la replica, dopo qualche ora, del premier è il titolo forte di ogni giornale. “Ritengo – ha detto ieri Juncker – che il primo ministro italiano abbia torto a vilipendere la commissione a ogni occasione”. Poi ha aggiunto: “sono stato io a introdurre la flessibilità non lui” e ha annunciato un suo prossimo viaggio in Italia perché oggi “i rapporti con Roma non sono ottimali”. Strigliata prevedibile ma durissima che ha preoccupato Padoan: “Non intendevamo offendere. Evidente che la flessibilità l’ha introdotta la Commissione ma grazie al dibattito nel semestre italiano”. Fredda ed equidistante Federica Mogherini: “É stupido creare delle divisioni all’interno dell’Europa. Gli europei hanno bisogno di stare uniti”. Solo in serata Renzi recupera il suo spirito guascone: quello di Juncker – dice – “è il ruggito di un uomo debole”. Poi ai retroscenisti: “La tattica funziona. Li sto sfinendo con i miei richiami. La battaglia sull’austerità alla fine la vinceremo”. Continua la lettura di La solitudine di Roma