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Grillo, il passo del gambero

Europa: schiaffo dei liberali a Grillo, Stampa. Il Corriere parla di “colpo” e non di “schiaffo”, Repubblica preferisce la metafora delle “porte chiuse”. Persino Travaglio, sul Fatto, ammette la “figuraccia” rimediata dal capo carismatico del movimento, che ora se la prende con l’establishment. Volevamo lasciare Farage e abbracciare Verhofstadt – dice Grillo – per fregare l’establishment (non perché fossimo cambiati) ma “tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. L’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del M5S nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo”. Siamo stati fregati – ammette il Sacro Blog – ma “abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”. Che cosa ci fosse dietro questa partita di poker andata male, lo spiega alla Stampa Daniel Cohn-Bendit: “Il M5S aveva bisogno di normalizzarsi, di diventare più accettabile agli occhi degli italiani e dell’Europa…Verhofstadt voleva giocarsi la sua partita politica per conquistare la presidenza dell’europarlamento. E vi immaginate se, ironia della sorte, fosse riuscito a vincerla, battendo due italiani come Pittella e Tajani proprio grazie all’accordo con un movimento italiano? Sarebbe stato incredibile. E personalmente non mi sarebbe dispiaciuto”. Ma in tempi straordinari (e sono davvero straordinari quelli che viviamo) la politica come gioco mostra la corda: lo abbiamo visto con Renzi e il suo “all in” bocciato da 19 milioni di italiani, ora tocca Grillo che, di svolta in svolta, si ritrova al punto di partenza, cioè a metà del guado. Se Grillo vorrà portare l’innovazione del M5S al governo, dovrà spiegare ai suoi 40mila “iscritti certificati”, ai “portavoce” e agli elettori quale Italia il movimento intenda costruire e in che Europa sia disposto a co-abitare. Continua la lettura di Grillo, il passo del gambero

Renzi e il “rancore”

Ora è tempo di mediare, con questa fare, tra virgolette perché attribuita a Renzi, Repubblica sceglie di aprire oggi il giornale. “Renzi alla battaglia delle periferie”, scrive invece La Stampa, e spiega: “bonus condomini”. Si vorrebbe istituire un fondo (pubblico? o pubblico-privato?) che anticiperebbe ai condomini i soldi per ristrutturare un edificio malandato, giovandosi delle riduzioni fiscali già previste dalla legge. Nel tempo e a rate, magari con un prelievo nella bolletta energetica, i condomini dovrebbero restituire. Non è neppure una cattiva idea. Tutto sta a capire come funziona, chi gestisce, quanti soldi saranno a disposizione, e a quali banche poi saranno venduti i crediti. Quanto alla mediazione di Renzi, con chi, su cosa? Non è dato saperlo. Meglio aspettare perché ricordo quando Tocci, con cui condividevo la battaglia per cambiare il testo de #labuonascuola, riuscì a convincere il premier-segretario che stava sbagliando, che una mediazione era necessaria. Renzi lo ammise persino in televisione, a Vespa. Il giorno dopo, però, i suoi pasdaran, Puglisi, Faraone, Coscia, Marcucci, lo andarono a trovare: “noi ci abbiamo messo la faccia”. Continua la lettura di Renzi e il “rancore”

Il conquistatore

Il vero nemico da battere è il pessimismo, scrive Matteo Renzi nella eNews numero 429. Nella quale si mostra accanto a Merkel e Obama, in mezzo a un gruppo di operai sorridenti della Terna e si attribuisce il merito del ritorno di Girone. Che volete di più? “Il 2 giugno? Un’Italia migliore”, fa eco sul Corriere della Sera, il Presidente Mattarella. “Festa del 2 giugno senza opposizione”, osserva la Stampa a proposito della festa di ieri al Quirinale, con Boschi e Giannini, la #buonariforma e la #buonascuola, a fare da star. “250 per il Sì”, esulta Repubblica, e fra costoro nientemeno che Federico Moccia e Susanna Tamaro. Però si arrende pure Benigni: in nome della bellezza italiana – dice oggi a Ezio Mauro – voterò Sì al referendum. Poi ancora il premier a Napoli, con Valente e contro De Magistris, sempre lui che intervista Giachetti e ringrazia Bersani che lo voterà. 70 anni dopo, sembra proprio che la Repubblica sia di Matteo Renzi.

Poi certo ci sono i dubbi, restano i gufi. “Piazze vuote senza comizi”, scrive a pagina 9 il Corriere della Sera a proposito di amministrative. E si chiude quanti domenica andranno a votare. Paolo Conti narra “il grande assedio dei partiti (io direi soprattutto partiti di governo) che non vogliono perdere la Rai”. Certo, le banche temono e la borsa va giù, come ammette il Sole24Ore. Ma la voglia di arruolarsi nelle fila del rignanese trionfante sembra incontenibile tra gli addetti ai lavori: giornalisti, professori universitari, politici, imprenditori. Insomma l’intera classe dirigente, l’Italia dell’alto, quella che ha voce, che va alle feste, che si frequenta e che si celebra è tutta con lui. Racconto unico, operazione d’immagine riuscita.

Miracolo italiano, sveglia francese. François Hollande è al 14% nei sondaggi, Nicolas Sarkozy al 21 e Marine Le Pen, prima, al 28%. Questo scrive oggi Le Monde. La gauche di governo, la gauche della Terza Via, di Blair e di Renzi, non supererebbe in Francia il primo turno. E la figlia del legionario fascista e razzista Jean Marie Le Pen rischia di essere votata presidente nel 2017. A meno che i Repubblicani non preferiscano Alain Juppé a Sarko. Già oggi il settantunenne sindaco di Bordeaux, liberista ma politicamente dignitoso, è in testa ai sondaggi con il 35% degli attestati di stima e vincerebbe nel ballottaggio contro qualsivoglia avversario. Vi segnalo infine che Mélanchon, candidato possibile delle sinistre non socialiste alle presidenziali, è quotato intorno al 12%, appena due punti meno di Hollande.

Falluja, Mosul, Raqqa, città dell’Iraq e della Siria “amministrate” dal Califfo, stanno per cadere. O almeno cadrebbero in poche ore se i nemici decidessero di attaccare. Da Falluja già si vedono i carri armati dell’esercito iracheno, appoggiati dall’aviazione americana. Per la verità le milizie (volontarie) sciite sono ancora più vicine al centro città, ma non entrano per non urtare la sensibilità a stelle e strisce e non attizzare nuove paure nelle popolazioni sunnite che ancora, nonostante tutto, abitano la città. Su Mosul dovrebbero invece marciare i Peshmerga curdi, addestrati anche da noi italiani. Quanto a Raqqa in Siria, la Turchia protesta per il sostegno americano alla milizia curda YPG, che Erdogan considera “una banda armata si terroristi”. Insomma i fanatici del Daesh possono fare strage di ragazzi innocenti e disarmati al Bataclan, ma sul campo la loro forza militare e politica fa ridere. Solo che “i buoni” i nostri alleati, restano divisi e incerti. Perché hanno nel loro campo il Cavallo di Troia di fiancheggiatori del terrorismo, come l’Arabia Saudita, che condivide la stessa visione oscurantista dell’Islam, come il sultano Erdogan che prepara per i Curdi la fine degli Armeni.