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Europa, torna la teoria del complotto

La Stampa è ottimista: “Migranti, un punto per Renzi”. Interpreta come un successo del nostro premier quello che Financial Times descrive come un “Cambiamento delle regole di Bruxelles che sposta quote di rifugiati più a nord”. Repubblica è preoccupata: Il Ppe, Renzi mette a rischio la Ue”, scrive. E collega quel giudizio negativo su Renzi del partito di maggioranza nella UE con il fatto che le “Banche (siano) sotto tiro (e con il) nuovo crollo di MPS”. Il Corriere media: “Roma-Bruxelles nuove scintille e prove d’intesa”, auspica.

É stato un giorno di manovre e timori. Mentre Huffington Post narrava di un Renzi preoccupato che Bruxelles e Berlino gli facessero fare la stessa fine di Berlusconi, mandandogli una lettera per metterlo sotto accusa, Palazzo Chigi archiviava una prassi consolidata e inviava un politico, il sottosegretario Calenda, non un diplomatico, a fare da ambasciatore a Bruxelles. Continua la lettura di Europa, torna la teoria del complotto

Un No per la democrazia

“Ecco chi sapeva, quelle telefonate su Quarto e 5Stelle”. Il Corriere pubblica stralci di telefonate della Capuozzo, “il sindaco (che) resiste a Grillo”, come scrive Repubblica, provocando una “Bufera a 5 Stelle”. Ma alla fine, a Quarto, cosa è veramente successo? Alfonso Cesarano, boss di Camorra, a maggio avrebbe voluto far votare Pd, nella persona di tale Mario Ferro, ma la lista non fu ammessa e così il bravo camorrista spostò i suoi voti su un altro politico locale, Giovanni De Robbio, candidato dei 5 stelle ed espulso dal movimento solo un mese fa. E il sindaco che c’entra? Per conto del boss De Robbio avrebbe cercato ricattare Rosa Capuozzo facendole vedere la foto di un ex tipografia del marito parzialmente trasformata in abitazione. Abuso “sanabile” qualora la mansarda sulla tipografia fosse stata abitata dal 2003. Purtroppo la foto è posteriore e una perizia mostrerebbe che “i lavori erano in corso” ancora l’anno scorso. Come reagisce la prima cittadina? Informa i leader del (suo) movimento perché intervengano, ma intanto pubblicamente tace, per preservare il blasone dei puri e degli onesti. Fino a quando non viene travolta dallo scandalo: lo chiede Saviano, Grillo la caccia. Quale lezione da trarre? Che in politica non basta dirsi puri né tagliare teste. Perché in prima fila, a vederle rotolare quelle teste giù dalla ghigliottina, si possono sedere anche mafiosi e affaristi. “La mafia non è qui, la mafia è a Roma. La politica è la vera mafia”. Quante volte l’avrò sentito? Oggi 5 Stelle perdono la verginità. Chissà se capiranno che l’invidia sociale è un pessimo surrogato della lotta di classe e che democrazia e trasparenza interna tutelano l’onestà delle intenzioni meglio del furore settario e del capo garante. Continua la lettura di Un No per la democrazia

Baccaglia (invano) con Merkel

Quarto, la resa dei 5Stelle. Grillo dimissiona la sindaca. Ma lei, Rosa Capuozzo, resiste, ritiene di non aver favorito interessi di camorra e di aver avuto poco tempo, solo alcuni mesi, per dimostrare la proprie capacità. Repubblica e Corriere usato il caso di Quarto come metafora della contraddizione interna al partito di Grillo. “La fine dell’equivoco del non partito, portavoce della bandiera dell’anti politica”, scrive Diamanti, “Perché, in realtà, Il M5S era ed è un partito”. E come ogni partito non solo è “scalabile” dalla cultura e dagli interessi (non per forza buoni) di un determinato territorio, ma deve tenere conto, oltre che delle responsabilità dei suoi eletti, anche della percezione che ne ha l’opinione pubblica. Continua la lettura di Baccaglia (invano) con Merkel