Archivi tag: Cazzullo

Cade la neve, trema la terra

Cumuli di rabbia. Non arrivano i nostri. Solo il terremoto si ricorda del terremoto. Sono i titoli del manifesto, del Giornale, del Fatto. Siamo un paese fragile, che non sa governare il suo territorio. Un paese smemorato che dimentica ogni emergenza fino alla prossima. Che non sa che fare per una forte nevicata, invernale, sull’Appennino. Un paese, la cui capitale entra nel panico per tre scosse consecutive tra il 5,1 e il 5,5 della scala Richter. Ora i giornali hanno spedito inviati in mezzo alla neve e tra le rovine, ora le televisioni mostrano sfollati che, spalando la neve, si sono trasferiti da casa in una “tecnostruttura senza bagni”, che poi sarebbe una tenda. E tutti piangono mucche e maiali seppelliti da tetti che si sapevano fatiscenti. Ma tanto non erano per noi umani. E poi? Che lezione tireremo? Che ognuno di quei comuni avrebbe dovuto dotarsi di un qualche mezzo di soccorso in grado di muoversi sotto la neve. Che case e capannoni pericolanti andavano abbandonati dagli uomini e dagli animali. Che i giornalisti, loro, dovrebbero raccontarla un po’ meno in prima persona. Perché, va bene, hanno avvertito le scosse pure negli studi da cui trasmettevano i talk del mattini, e io l’ho sentita seduto anche lassù, seduto sulla “montagna” dell’aula di Palazzo Madama. Va bene, e che sarà mai? Un paese normale prende atto che la sua amata terra trema. Chi informa, se vede muoversi una luce dello studio, si chiede dove e come il sisma possa aver creato disastri. Non se la canta e se la suona. La penso così. Continua la lettura di Cade la neve, trema la terra

Una Boldrini per Renzi?

Più posti, ma meno stabili, scrive Repubblica. Sono dati, finalmente, condivisi da Istat, Inps, Inail e Ministero del lavoro, dunque più affidabili. Confermano due cose che si capivano: che la locomotiva della ripresa ricomincia faticosamente a muoversi, che le politiche del lavoro attuate dall’Italia (jobs act, dono fiscale in cambio di assunzioni stabili, libertà di usare i voucher) sono state un trompe-l’œil, solo una bugia ingannatrice. La ripresa è come la vediamo, non dà alcuna certezza all’industria che campa alla giornata e per questo trasforma i lavoratori in numeri intercambiabili, che si lasciano dopo averli indossati per un giorno, come si fa coi vestiti in certi grandi magazzini. L’anno che verrà, quando gli incentivi-metadone scompariranno, le cose andranno peggio. Due dati lo anticipano. Il primo dice che la disoccupazione tra i giovani con meno di 35 anni è aumentata del 2,9% nel trimestre e del 6,6% nell’anno. Un milione e mezzo di loro cerca lavoro e non lo trova. Il secondo dato mostra cosa tocchi ai fortunati che trovano impiego: 121 milioni di voucher venduti nel 2016. Continua la lettura di Una Boldrini per Renzi?

I fatti separati dalle opinioni

I fatti separati dalle opinioni, fu lo slogan del primo Panorama diretto da Lamberto Sechi. Oggi proverò a separare, leggendo i giornali, i fatti da opinioni. Non è facile, perché spesso i fatti sono notizie sulle quali si è affermata un’opinione prevalente, più quella opinione non prevale più smettono di essere fatti. Tenterò comunque. FMI prevede per l’Italia una crescita dello 0,9% nel 2017, Ocse dello 0,8%, Confindustria dello 0,7. Invece il governo mette in conto un +1%. Alle critiche di Bankitalia che ritiene “ottimistica” tale previsione, Padoan ha risposto in Parlamento che “è vero, l’obiettivo del 1% è secondo alcuni ottimistico, secondo altri ambizioso ma che, a suo parere, è un obiettivo realizzabile”. Questo è un fatto. Titoli: “Padoan difende la crescita all’1%: è realizzabile”, Corriere della Sera. “Battaglia sul DEF: stime da rivedere. Renzi dice: i soldi ci sono”, Repubblica. È un fatto pure che ieri il differenziale di rendimento fra i Btp e i Bund tedeschi, insomma il famoso spread è salito di 7 punti”. L’opinione (piuttosto diffusa) è che ciò sia stato provocato dall’intenzione della BCE di non comprare più ogni mese fino a 80 miliardi di titoli di stato. La BCE smentisce, ma La Stampa vede già la “tempesta perfetta” addensarsi sul nostro paese: “La BCE studia il taglio al bazooka”. “Il fondo monetario taglia le stime di crescita dell’Italia”. Continua la lettura di I fatti separati dalle opinioni

Renzi e il “rancore”

Ora è tempo di mediare, con questa fare, tra virgolette perché attribuita a Renzi, Repubblica sceglie di aprire oggi il giornale. “Renzi alla battaglia delle periferie”, scrive invece La Stampa, e spiega: “bonus condomini”. Si vorrebbe istituire un fondo (pubblico? o pubblico-privato?) che anticiperebbe ai condomini i soldi per ristrutturare un edificio malandato, giovandosi delle riduzioni fiscali già previste dalla legge. Nel tempo e a rate, magari con un prelievo nella bolletta energetica, i condomini dovrebbero restituire. Non è neppure una cattiva idea. Tutto sta a capire come funziona, chi gestisce, quanti soldi saranno a disposizione, e a quali banche poi saranno venduti i crediti. Quanto alla mediazione di Renzi, con chi, su cosa? Non è dato saperlo. Meglio aspettare perché ricordo quando Tocci, con cui condividevo la battaglia per cambiare il testo de #labuonascuola, riuscì a convincere il premier-segretario che stava sbagliando, che una mediazione era necessaria. Renzi lo ammise persino in televisione, a Vespa. Il giorno dopo, però, i suoi pasdaran, Puglisi, Faraone, Coscia, Marcucci, lo andarono a trovare: “noi ci abbiamo messo la faccia”. Continua la lettura di Renzi e il “rancore”

La scelta di Sophie

Blitz, spinta, valanza: supermario is back. Ho provato a immaginare un titolone, sulle decisioni prese da Draghi, come quelli che Luigi Pintor volle nel 1971 per aprire ogni giorno il manifesto. “La Banca centrale comprerà titoli del debito a un ritmo di 80 miliardi per mese. Porterà i tassi d’interesse a -0,40 e offrirà denaro alle banche con lo stesso tasso negativo. Interessi zero per i prestiti ordinari. Ora i risparmiatori dovranno spendere, investire, fare qualcosa. Gli stati indebitati pagheranno meno per i loro debiti e le banche (tedesche) non potranno più rastrellare capitali dai paesi meno virtuosi. É una scelta, forse disperata, per costringere il cavallo a bere per sconfiggere il mostro chiamato deflazione. Ed è una scelta federalista, perché prova a incollare il sud al nord dell’Europa”. So di non essere Pintor, spero di aver dato l’idea. Resta la domanda: perché l’entusiasmo dei mercati – che siamo abituati a considerare sintomo dell’efficacia di ogni scelta – si è subito raffreddato? Continua la lettura di La scelta di Sophie

Il reality del dissenso

Sono gli ultimi fuochi, domani Renzi torna dal Giappone, in tempo per comunicare la pax televisiva ritrovata grazie alla cara legge Gasparri che veicola una lottizzazione d’antan – bastano solo 5,72 componenti della vigilanza per eleggere un consigliere, dice Minzolini! – poi tutti al mare, sotto il sole d’agosto, a scrutare il cielo e interrogare gli astri per sapere come sarà il tempo politico in settembre. Il Corriere vede gli indizi della imminenete chiusura per caldo: “La frenata sulla concorrenza”. 350 emendamenti dei 5 Stelle, l’insoddisfazione di qualche lobby -secondo Alesina e Ciavazzi- e si è deciso di rinviare.

Il Conflitto permanenre che fa male al Pd (e al Paese), scrive Aldo Cazzullo. Ha ragione, non può continuare. Ieri il titolo scelto da Repubblica per una mia intervista (peraltro moderata), in cui sostenevo come fosse sensato ( e doveroso) accettare il confronto sulle riforme costituzionali, è diventato il prestesto per vomitarmi addosso di tutto e trasformare i manganellatori in vittime. Mineo ha detto: “Senta, chiunque sano di mente capisce che andremmo semplicemente ringraziati”. Vergogna! Mineo mi ha dato del pazzo, perchè io non ci penso neppure a ringraziarlo. Con Marcucci che (mi) ammonisce: “le parole sono importanti”. Lo sono, Andrea, ma nel contesto.

O si rimedia alla crisi o ci si separa. Renzi deve decidere: vuole a tutti i costi quella che Diamanti chiama “post democrazia del premier”? Se la voti con Verdini, con Alfano, con Ichino e sconti invece che Mucchetti, che Chiti, che Tocci difendano l’equilibrio costituzionale e critichino il governo sul suo punto più debole, e cioè che promette sfracelli decisionisti e poi non riesce a governare. Troppo rischioso? Renzi non può permettersi che una pattuglia parlamentare nutrita raggiunga i suoi critici, dagli insegnanti alla FIOM, dai costituzionalisti alla CGIL? Allora, per dirla con Folli, “scelga di impegnarsi allo spasimo per il compromesso, pagando ai suoi avversari il prezzo necessario.” Analogamente anche la minoranza decida: indichi al Pd una contro proposta e un leader alternativo a Renzi, oppure “la scissione, per quanto grave, sarebbe un esito più serio del blocco parlamentare, dell’eterno rinvio, del conflitto permanente”. Ha ragione Cazzullo.

Rivedere l’immunità dei parlamentari, titola Repubblica. Se ne parlava da tempo. Ora sembra che il ministro Orlando lo voglia fare davvero. In caso di richiesta d’arresto di un parlamentare non siano più le camere ma la Consulta a decidere se sussista il fumus persecutionis. Se, insomma, i giudici lo vogliano “restringere” per  presunte malafatte (da accertare poi in giudizio) o invece perchè intendano impedirgli di esercitare il suo ruolo. Un ulteriore peso per la Consulta. E tuttavia non si può proseguire a salvarne uno (perchè servono i voti del suo gruppo) e poi a sbatterne dentro un altro (perchè ci sono le elezioni ed è prudente darsi un profilo anti casta).

Messina Denaro protetto ad altissimi livelli del potere. Lo ha detto al Fatto teresa Principato, pubblico ministero che ha fatto catturare i corrieri dei “pizzini” del latitante. E ha aggiunto che il Matteo della mafia “si sposta per affari in Brasile, in Spagna, in Gran Bretagna, in Austria”. Primula rossa di un’elite mafiosa internazionale che però in Sicilia sarebbe ormai vulnerabile e potrebbe presto finire in carcere

Voglio meno ansia e più tv di servizio avrebbe detto Renzi (dal Giappone?) alla Stampa. Temo di sapere cosa significhi: l’ansia è il giornalismo che facevamo a Rainews, quando sistematicamente provavamo a capire cosa ci fosse dietro la notizia, e il perchè e i diversi pareri. L’ansia sono le inchieste aggressive di Report, la tenacia di Presa Diretta. Tv di servizio? Un bel faccino che snocciola i numeri degli immigranti morti a Calais per passare subito ai bei vestiti e al matrimonio VIP. Anche raccontare “la buona scuola”, che assume precari e trasforma il preside in un assessore sempre presente sul territorio. Non riusciamo a cambiare il mondo, curiamone l’ansia.