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Il giornalismo di Repubblica

L’ha detto o non l’ha detto? E poi cosa avrebbe detto davvero questo Massimo D’Alema che si ostina a non capire di essere stato rottamato e infastidisce Matteo Renzi come Cucchi e Magnani, “pidocchi nella criniera di un nobile cavallo da corsa”, infastidivano Palmiro Togliatti? La Stampa: “D’Alema, il Pd cerca un capro espiatorio”. Repubblica: “D’Alema Raggi, scontro nel Pd. Orfini: vai ai gazebo con Giachetti”. A parte il ridicolo di sentire Orfini ordinare qualcosa a D’Alema dopo aver passato una vita ad afferrare, da lui, un qualche raggio di luce riflessa, tutto questo parlare di D’Alema chiama in causa il nostro giornalismo, quello di Repubblica in particolare. Cosa ha scritto, infatti, ieri Repubblica? In prima pagina: “D’Alema: voterei pure Lucifero pur di mandare Renzi a casa. All’interno e fra virgolette: “Pur di cacciare Renzi sono pronto a votare anche la Raggi”. Bene, direte voi, l’ex premier ed ex segretario preferisce per Roma un sindaco a 5 Stelle e si propone di disarcionare l’attuale segretario e premier del Pd. Purtroppo l’interessato smentisce e accusa Palazzo Chigi, di volerlo usare come capro espiatorio, cioè di volergli addossare la colpa di un probabile insuccesso di Giachetti a Roma. Questo scrive la Stampa, ma Repubblica conferma: “ecco i tre incontri anti-riforma e le telefonate per la giunta Raggi”. Nelle telefonate D’Alema avrebbe consigliato al critico d’arte Montanari di accettare l’offerta dell’assessorato alla cultura fattagli da Raggi. Negli incontri (non pubblici) D’Alema avrebbe detto di essere propenso a impegnarsi per il No al referendum costituzionale, di ritenere che se vincesse il Sì verrebbe asfaltata la minoranza interna e, di conseguenza, la possibilità di riproporre un centro-sinistra. Continua la lettura di Il giornalismo di Repubblica

Voti, camorra e chiacchiere

Voti e camorra, bufera sul Pd. Un certo Stefano Graziano, presidente del Pd della Campania, è stato “pedinato in campagna elettorale mentre incontrava l’uomo del clan dei casalesi e intercettato mentre ringraziava dopo le elezioni”. Ora è indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa”. Dal Corriere della Sera. I 5 Stelle denunciano che questo Carneade era un consulente del governo. Palazzo Chigi risponde che il suo incarico non fu rinnovato. Mi verrebbe di chiedere: nutrivate qualche sospetto e vi siete limitati a non rinnovargli l’incarico, lasciandolo al vertice del fu Pd, ora Partito di Renzi? Non voglio infierire, né voglio raccontarvi, oggi, i pezzi di Stefano Folli su Repubblica e di Marcello Sorgi sulla Stampa che stigmatizzano la canea che si leva contro il premier ma poi chiedono al premier “di fare pulizia”, lo avvertono che se lascerà correre, mentre il suo partito diventa un campo di battaglia tra clan, alla fine pagherà il prezzo forte. Tutto ciò mi annoia, già visto. Continua la lettura di Voti, camorra e chiacchiere