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Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

Sulla spalla di Hillary

Attacco alla Germania, Kamikaze in nome dell’Isis, La Germania ha paura. Eccovi, a raffica, i titoli dei tre quotidiani più letti. Paura che ha trovato ieri un motivo in più: il siriano, con pulsioni suicide cui era stata respinta la richiesta d’asilo, era entrato a far parte dell’esercito del nemico, dello “Stato Islamico”, dell’anti mondializzazione radicale, che vuole distruggere ogni forma di civiltà, spegnere la musica, cancellare il sorriso dal volto dei bambini. Che restino solo obbedienza a dio e al califfo, paura, vendetta su chi ancora ama qualcuno. La paura si mescola con la politica: è Angela Merkel che li ha lasciati entrare in Germania, quanti di quei profughi erano (e sono) potenziali terroristi, perché se gli si nega l’asilo non li si caccia subito? Sia detto: l’aver ritrovato il nemico – il terrorismo islamico – è persino consolante, ci mette da una parte della trincea, consente di accusare i nostri generali presunti felloni. La strage di Monaco ad opera di un diciottenne forse vittima di bullismo, aiutato e forse ispirato da un sedicenne,non sembrava invece avere un senso, lasciava l’angoscia nell’aria, non riusciva a trasformarla in rabbia, in dissenso e protesta. Daesh c’è per questo. Tra Siria e Iraq, vende petrolio, riscuote il pizzo, traffica in opere d’arte, consuma viagra e psicofarmaci per trasformare amputazioni, sangue e stupri nelle immagini di un videogioco. Oltre il recinto, catalizza la paura. Da quella paura succhia forza e nuove vite. Continua la lettura di Sulla spalla di Hillary

Renzi, la rivincita

Renzi, la rivincita. Presidente della Repubblica e Ministro della giustizia intimano, per bocca del vice presidente del CSM Legnini, il silenzio ai magistrati durante tutta la campagna referendaria. “Il silenzio”, scrive Giannelli, è “Il Consiglio superiore”. Insomma, visto lo sproposito costituzionale di un capo del governo che ha dettato le modifiche della costituzione e che lega le sorti del governo alla loro conferma nel referendum, Mattarella preferisce imporre il bavaglio ai magistrati, per evitare un conflitto di poteri. Capisco e disapprovo: è il diritto che batte in ritirata dinanzi all’arroganza. Capita l’antifona ecco che il Corriere sembra voler mettere da parte i dubbi di Ainis, che finora aveva scritto cose molto critiche sulle riforme, e affida ad Antonio Polito la missione impossibile di rendere commestibile quello che commestibile non sarebbe. Il bravo Antonio ci prova spiegando che “il senato (è stato) devitalizzato come un dente malato”, che “la procedura per approvare le leggi (è) ferraginosa e destinata ad aprire conflitti” e che c’è “un indebolimento del potere legislativo delle regioni”. Continua la lettura di Renzi, la rivincita

La sinistra che c’è, quella che manca

Un partito a sinistra, il caso agita il Pd, Corriere. “Renzi a D’Alema: i conti li faremo al congresso”, la Stampa. Sempre Renzi, ma per Repubblica: “Da D’Alema un distillato di odio, vuole farmi perdere”. “Nel Pd un nuovo 48” dice Giannelli e disegna l’ex leader che affigge un manifesto con su scritto “Ha da venì Baffino”. “Peso Massimo”, commenta il manifesto. Quello che accade è presto detto: l’unico “politico” – vi piaccia o no- della sinistra italiana prima di Renzi sta dicendo a Cuperlo, che gli fu amico, A Prodi di cui fu alleato e antagonista, a Bersani, ultimo segretario del partito erede del partito post-post-comunista che Renzi ha ormai vampirizzato quella tradizione. Nel Partito di Renzi, o della Nazione, accorrono personaggi che vogliono esercitare il potere per il potere, fuori da ogni logica destra-sinistra, per migliorare le cose – dicono – ma quando e se si può, per sollevare l’Italia grazie al loro comando. Per esistere, dunque, Cuperlo, Bersani, Speranza, Prodi, Bindi, dovrebbero ri-conquistare la loro primavera sfidando Renzi in campo aperto. Ciò comporta una scissione? D’Alema non ne è certo. Continua la lettura di La sinistra che c’è, quella che manca