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Renxit

L’uomo del doppio incarico. Ovvero un cavernicolo armato da due bastoni, uno da segretario l’altro da premier. Così Giannelli disegna l’autunno di Matteo Renzi. Nando Pagnoncelli presenta l’ultimo sondaggio: Pd 43,5%, Movimento 5 Stelle 56,5. Ecco come andrebbe se si votasse oggi per il ballottaggio previsto dall’Italicum. “I 13 punti in più dei 5 Stelle sul Pd al secondo turno”, è il titolo del suo pezzo per il Corriere della Sera. Che è successo? Che il movimento fondato da Beppe Grillo è diventato – ha saputo diventare – lo strumento condiviso per mandare a casa Renzi, bocciare la sua politica, punire la sua arroganza. Come elettori già di sinistra e già di destra hanno votato Appendino e Raggi a Torino e a Roma, così voterebbero Di Maio, pur di liberarsi di una promessa non mantenuta, da un “comico” – dice Paolo Rossi al Fatto – che sta sempre in tv e ruba il mestiere ai comici. C’è qualcosa di spietato in questo voltafaccia dei giornali: il politico invocato, corteggiato e adulato, ora viene lasciato senza un saluto, in attesa che si spengano le luci della ribalta. Continua la lettura di Renxit

Esci dal “talent”!

Tangenti e Pizza “ai vertici dello stato”. Non so se stupisca di più che le mazzette possano arrivare tanto in alto o che il signor Pizza, che della vecchia Dc possiede solo il simbolo, possa essere ancora là, al crocevia tra governo e affari. L’Italia che non cambia. Un altro Pizza, il fratello, è finito in carcere. Par di capire che prendesse soldi e li distribuisse, spendendo il nome di suo fratello e del ministro dell’interno di Renzi. Per non sbagliare avrebbe incontrato Berlusconi, si sarebbe occupato del vertice dei servizi segreti, as usual, avrebbe favorito il fratello di Alfano, facendolo assumere alle Poste, con uno stipendio alto, ma non il più alto, e di questo il raccomandato si sarebbe lagnato. Inquisito ma non arrestato anche un deputato di Area Popolare partito di governo. Si chiama Antonio Marotta, avrebbe collezionato e distribuito tangenti, ma non si sa bene a chi: così il giudice non può accusarlo di corruzione ma “solo” di traffico di influenza, illecito finanziamento e ricettazione”. I simboli si sprecano in questa storia: se Pizza Giuseppe è il padrone del glorioso scudo crociato, il simbolo del nuovo centrodestra è proprietà di un altro del giro, Davide Tedesco. Continuità nel possesso, deja vu talmente forte da apparire caricaturale. Nulla cambia: ai vertici dello stato, c’è sempre bisogno di facilitatori e mazzette, di conti in nero e di fratelli. Continua la lettura di Esci dal “talent”!

Gufo e lunare

Discutere del doppio incarico? Lunare. Nello sciocchezzaio semplificato che Matteo Renzi regala alle trasmissioni televisive, la luna è lontana dal mondo reale. Chi l’ammira, guardando in alto, è dunque lunatico, volubile, bizzarro. Creatura notturna, come il gufo. Se tanto mi dà tanto, la direzione del Pd avrà il copione consueto: una relazione del segretario disseminata di frasette per irritare i dissidenti, per farli “venire allo scoperto” e poi servirli con la levata degli scudi fedeli della maggioranza, che è entrata in direzione perché Renzi ha vinto le primarie. Infine tutti a casa, con o senza (scontato) voto finale. L’umiliazione subita da Renzi a Napoli, Giachetti e il Pd asfaltati a Roma; la sconfitta a furia di voti a Torino, tutto ciò è il passato, è “vecchio”. Nuovo è il Brexit, nuovo è il triunvirato con Hollande e Merkel, nuova è la battaglia per salvare il Monte dei Paschi e le altre banche, cui Financial Times dedica oggi la prima pagina, nuovo è il funerale di stato per gli italiani sgozzati a Dacca. “Nuovo” potrebbe chiamarsi il detersivo con cui la politica di governo lava le sue colpe. Un ciclo in lavatrice con “Nuovo”, e il Renzi sconfitto, ammaccato e logoro del dopo ballottaggio, torna bianco che “più bianco non si può”. Resta da vedere cosa diranno oggi Gianni Cuperlo e Walter Tocci. Consiglierei loro di dire qualcosa di semplice, più semplice degli slogan del segretario ma anche con più sostanza. Continua la lettura di Gufo e lunare