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La fragilità del nostro capitalismo

Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Mi viene voglia di parlare di Totti. Entra in campo dopo il diluvio, fa un lancio al volo che scavalca tutta la difesa e basta metterlo in rete. Poi, freddo e preciso, tira il rigore numero…non lo so. Il primo, in serie A lo segnò per la Roma il 4 settembre del 1994. Berlusconi era da poco entrato a Palazzo Chigi. Segna anche stavolta: freddo e preciso spiazza il portiere e centra l’angolo della rete. Si sente bene. È quello che sa fare, quello che gli piace fare. Corre verso la curva, si toglie la maglia e la lancia. Quel numero 10 è suo ma è di tutti.

Mi viene voglia di parlare di Hillary Clinton. First lady per 8 anni, senatrice per altri 8, oggi prima donna candidata alla presidenza. Fugge da ground zero l’11 settembre: non fa a tempo e si accascia, circondata dai suoi, a un passo dalla macchina che l’avrebbe sottratta all’occhio di Fox Tv. Ricompare due ore dopo. “Sto alla grande”, dice. Passano alcune ore e in serata un bollettino medico sostiene che venerdì le sarebbe stata diagnosticata una polmonite: Hillary era sotto antibiotici e alla cerimonia per l’11 settembre non avrebbe retto al caldo. Continua la lettura di Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Il riformismo punitivo

C’è un Renzi che diffida di Renzi e si ribella ai consigli del guru italo americano, Messina, che ha assoldato per correggere la sua comunicazione. Non mi credete? Ecco il titolo del Corriere: “L’Europa non finisce con la Brexit”, frase del premier. Peccato che il messaggio coerente con le ambizioni del vertice di Ventotene avrebbe dovuto suonare piuttosto così: “Il mondo ha bisogno di una Europa libera e unita”. Ottimista e proiettato verso il futuro, evocativo del lavoro fatto in un buio passato da Spinelli, da Rossi e Colorni. Invece la lingua di Matteo batte dove il dente duole. Così gli scappa quella negazione, “l’Europa non finisce”, che quasi afferma. E il riferimento al voto popolare (in Gran Bretagna) che ha messo in difficoltà i governi d’Europa. Certo, quella voce ha dato una mano al Corriere per fare un titolo che non dispiacesse al premier, ha permesso alla Stampa di cavarsela con un generico “messaggio all’Europa” inviato da Ventotene. Più fattuale. International New York Times titola: “i leader dell’Unione cercano una strada dopo Brexit”. “Tre leader in difficoltà esorcizzano Brexit”, commenta il manifesto. Mentre Adriana Cerretelli del Sole nota che “l’anfitrione (Renzi) è inciampato sulle priorità dell’agenda nazionale” ma “Angela Merkel non si è dimostrata condiscendente”. E Repubblica da un lato tonifica la frase di Renzi togliendo quella fastidiosa negazione e restituendole l’entusiasmo “Ecco la UE del dopo Brexit”. Dall’altro gela il tutto con la frase della Merkel: “la flessibilità c’è già”. Continua la lettura di Il riformismo punitivo

Meglio sauditi che russi?

La guerra di Aleppo e Sirte. Repubblica ha scoperto la doppia guerra (per procura) cui avevo dedicato il caffè del 10. La rappresentazione che ne offre è fondata, nella cronaca dei fatti, ma è, secondo il mio parere, assai discutibile. “Tra i fantasmi di Aleppo”. Fantasmi sono i civili sotto assedio delle truppe di Assad e sotto le bombe russe, i medici e i paramedici legati ai “ribelli” e per questo privi di diritti internazionali, dunque presi di mira. L’assedio – scrive Repubblica – è stato rotto in un punto “con la sola arma di cui disponeva la rivolta: i kamikaze”. Vero? Tutto vero. “Sirte liberata”, ecco l’altro titolo. Per contrapposizione ai “fantasmi di Aleppo” suona come un respiro di sollievo. Il pericolo scampato, gli ultimi cecchini scappati verso il mare dal bunker di Ouagadougou (per questo l’allarme nei nostri porti?). Il buon Serraj, grazie all’appoggio americano, un po’ più forte nei confronti dell’infido Haftar, che sbarra la strada dell’unificazione del paese. Vero, anche questo. Ma la verità (della cronaca) si può discutere, anzi si deve confrontarla con quel che è successo prima e chiedersi quali scenari si apriranno dopo. È il lavoro dell’informazione, per impedire che i fatti siano mobili “qual piuma al vento”, e che la storia si faccia alla fine come vuole il più forte, il più determinato, che non è per forza sempre il più giusto. Continua la lettura di Meglio sauditi che russi?

Guerra e Rai

Libia piano in tre fasi, dice Repubblica. Quale piano, di grazia? Quando mai la ministra della difesa Pinotti, che ieri ha annunciato il via libera all’uso di basi italiane per bombardare Sirte, ha informato il Parlamento? Eppure straparla di intervento militare da almeno sei mesi. Intendiamoci, il pacifismo assoluto non può essere fatto proprio dagli stati: l’Italia può avere la necessità di difendersi in Libia davanti al rischio che a due passi da casa si costituisca una base di lancio del terrorismo kamikaze. Ma vorremmo sapere quali siano le forze in campo, che affidabilità abbia il premier Serraj, portato a Tripoli dagli occidentali e tuttora protetto in un bunker, che gioco stia facendo il generale Haftar, che comanda qualcosa di simile a un esercito ed è appoggiato da Egitto e Francia, che fine faranno i terroristi in fuga da Sirte (mettiamo che vada così) dopo i bombardamenti, e chi si occuperà di loro. Invece niente, silenzio, strizzate d’occhio sulla nostra proverbiale furbizia, sull’equilibrio del premier Renzi, sul fatto che finora non abbiamo subito attentati. Un paese libero e democratico non può accettare di entrare in guerra senza dirlo, senza che il Parlamento sia chiamato a discuterne. Questo dovrebbero dire, all’unisono, le opposizioni. A questo dovrebbero rispondere tutti coloro che, nella maggioranza, non si vogliono ridurre a fare i camerieri di un premier che finge distacco e se ne sta con la famiglia in Brasile, aspettando le medaglie. Continua la lettura di Guerra e Rai

Rai di lotti e di governo

Minimizzare, stare ai fatti, evitare paroloni. Sembra questa la scelta dei giornali in edicola. Per una volta, direte. Cominciamo con i bombardamenti su Sirte. “Dureranno un mese”, assicura il Corriere. Repubblica sottolinea che l’Italia resta per il momento un po’ di lato e scommette sulla conquista, in un mese, della città libica: “Sirte la Battaglia finale”. La Stampa dà conto della reazione di Putin, irritata ma con gli Stati Uniti: “Putin attacca Obama e chiede neutralità all’Italia”. L’eco delle bombe quasi si sente, ormai, in Sicilia, ma noi incrociamo le dita e speriamo di non dover andare in prima fila e che duri il meno possibile. Fra i commenti, molte cose (anche giudiziose) sulla necessità dell’intervento americano per evitare che l’Isis, con la sua presenza a Sirte, allarghi la forbice tra il governo (debole) di Tripoli e le truppe di Haftar (un po’ meglio organizzate e appoggiate da Egitto e Francia). Se Sirte fosse ripulita dai terroristi, le tribù libiche potrebbero sedersi per discutere del futuro. Continua la lettura di Rai di lotti e di governo

Lode alla Merkel

“Sui profughi non cambio idea”, Corriere. “Guerra all’Isis, ma non chiudo le porte”, Repubblica. Angela Merkel ha detto quello che una statista non poteva non dire. Di questi tempi è cosa rara, e i due principali quotidiani le danno l’apertura. Ora, se l’Europa a guida tedesca volesse essere qualcosa di più di un mercato e di un’unione monetaria che drena denaro verso il centro e mette nei guai le periferie, Merkel dovrebbe rivedere l’accordo con Erdogan, fin quando Erdogan non cambi la sua politica di dura repressione e di violazione dei diritti e delle libertà, e dovrebbe dare un senso a questa frase troppo spesso ripetuta “guerra all’Isis”. Combattere l’Isis significa smettere ogni indulgenza nei confronti dell’Arabia Saudita (la cui dottrina ideologico-politica è troppo simile a quella di Al Baghdadi e di Al Zawahiri), trovare un’intesa, un accordo parziale, con Iran e Russia, difendere i curdi, non appoggiare, né dal punto di vista politico né commerciale, alcun governo che violi i principi della carta dell’Onu. Vedi l’Egitto. Infine costruire corridoi umanitari, non per accogliere “tutti” i richiedenti asilo, ma per impedire che costoro diventino schiavi di mercanti e terroristi. Continua la lettura di Lode alla Merkel