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Che fare o con chi farlo?

Un caffè di traverso

40 giorni al referendum, che strazio! Sbuca da ogni angolo, appare in tv su qualunque canale accendiate, a tradimento la radio ne diffonde la voce. E poi la e-news quotidiana, il retroscena del giorno, e quei tweet preziosi, grondanti buoni sentimenti e intenti ad accaparrarsi ogni merito. Le giovani marmotte, imparato a memoria il manuale, accorrono a sostegno. “Riforma federale, taglia i costi, riduce le immunità, dà zero poteri al Premier e li lascia tutti al Presidente, 800mila firme sono meglio di 500mila perché poi cala il quorum, o ora o non si cambierà mai, il meglio è peggiore del bene, o lui o il caos, con le imprese che smettono di esportare, lo spread che riprende a correre e gli investitori che scappano via”. La politica che vedo sui giornali, in televisione e nelle sedute del parlamento mi pare essersi ridotta a questo: il capo scout che arringa, le giovani marmotte che ripetono. E difendono, insultano e si atteggiano a vittime se qualcuno prova a rispondere. Bersani? Un birraio. D’Alema? Renzi con Obama, voi con Baffino. Il deputato Di Maio? Merita un terzo dello stipendio perché è presente a un terzo delle sedute. Direi che Renzi ha già vinto, perché questo sembra già un regime. Racconto unico: chi provvede per noi e chi gufa roso da livore. Continua la lettura di Un caffè di traverso

C’è poca vita a sinistra?

Salah sceglie di collaborare, titola la Stampa. Il meno che si possa dire è che il kamikaze-renitente ha avuto tutto il tempo per maturare tale “scelta”. Il quotidiano belga Le soir, per esempio, aveva anticipato già a gennaio che l’avvocato Sven Mary era in contatto con il fratello. L’altro ieri, poi, Salah è parso sollevato quando gli hanno messo le manette. Immediatamente si è appalesato Mary, l’avvocato: “il mio cliente è pronto a dire tutto agli inquirenti, ma a condizione che non venga estradato”. Tutto? “Dovevo farmi esplodere allo stade de france ma ci ho ripensato”. Salah Abdeslam ammette, dunque, di essere stato a Parigi quel 13 novembre – e come potrebbe negarlo? – ma sostiene che il suo pentimento si è compiuto subito, non appena il commando non è riuscito a entrare nello stadio, prima della folle corsa per le vie di Parigi, prima del tiro a segno contro le terrazze dei caffè e prima del Bataclan. Se Salah restasse a Bruges, se fosse giudicato dai giudici belgi, potrebbe mettere su un piatto della bilancia la sua “collaborazione”, sull’altro l’intenzione di farsi esplodere subito rientrata. Se invece Hollande “pretendesse” la sua estradizione, tutto sarebbe diverso. Parigi è ferita; per le famiglie delle vittime Salah era amico e complice di chi ha compiuto il massacro del Bataclan. Vedremo. Continua la lettura di C’è poca vita a sinistra?

Lula, Verdini, i giudici

Il ritorno di Lula infiamma il Brasile, Il Corriere della sera titola come i principali giornali del mondo. I fatti li ho raccontati ieri sera per Left-on-line: un giudice accusa l’ex presidente del miracolo brasiliano di corruzione e riciclaggio. Dilma Rousseff lo chiama al governo, sia perché ne ha bisogno – il Brasile è in recessione, il prestigio di Lula può servire -, sia perché così Inacio Lula da Silva passa sotto la giurisdizione del tribunale dei ministri e si salva da un arresto che pareva imminente. Ma una telefonata tra i due, “hai la nomina, usala” dice Dilma, intercettata, viene data in pasto a giornali e televisioni. In Parlamento parte la richiesta di impeachment della presidente per ostacolo alla giustizia, lei denuncia un “golpe giudiziario”, un magistrato blocca la nomina di Lula, le piazze si riempiono di manifestati contro i due presidenti, scontri con chi difende, ricordando che 40 milioni di brasiliani poveri facevano una vita da topi e sono diventati protagonisti in un nuovo Brasile. Penso che la corruzione vada perseguita e che, se i leader del Partito dei Lavoratori, l’hanno considerata un fattore secondario rispetto a tutto ciò che stavano facendo per il loro paese, beh, hanno sbagliato e fa bene la giustizia a perseguirli. Continua la lettura di Lula, Verdini, i giudici