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La caduta degli dei

Bufera sui sindaci, Stampa. “Sala, indagato per falso”, Corriere. “Mi sospendo da sindaco. Con l’onestà – dice Sala- non si scherza”, Repubblica. “Blitz a Roma per le nomine della Raggi”, ancora Repubblica. “Polizia in Campidoglio, bufera sulle nomine”, Corriere. Che succede? Che si sgretola la seconda Repubblica, quella che fu fondata sul ruolo taumaturgico dell’elezione diretta dei primi cittadini e su un presunto generale riscatto della politica dopo Mani Pulite. Milano e Roma, due storie parallele. Sala deve la sua fortuna al “successo” di Expo, di cui era commissario per il governo. Lavori in grave ritardo, bisognava far presto. Lo chiedevano il Presidente del Consiglio e dietro di lui – questo allora appariva – l’Italia intera! Beppe ha fatto in fretta, ma pare che così qualcuno abbia lucrato in modo illecito nella assegnazione dell’appalto più importante, da 272 milioni di euro. Non risulta che il sindaco si sia messo in tasca un euro. Marcuse direbbe che è stato fregato dal “principio di prestazione”. Gli avversari diranno, invece, che la fretta nell’assegnare gli appalti gli ha reso in fama e che, grazie a questa, è stato eletto poi a Palazzo Marino. Virginia Raggi non risulta, a oggi, indagata. Ma per lo stesso “principio di prestazione”, cioè per non deludere le attese degli elettori e del Movimento 5 Stelle, appena eletta ha nominato due super amministratori di rito meneghino, Carla Raineri e Marcello Minenna, di cui quasi subito non è riuscita a fidarsi e che ad agosto ha sostituito con personaggi diversi, provenienti del sottobosco politico e amministrativo della capitale. Ha violato regole e procedure? L’accusa è della Ranieri, la risposta la darà il giudice. Continua la lettura di La caduta degli dei

L’informazione salvata dai conservatori

Il PIL fermo costa 6,5 miliardi. Si fanno i conti – in questo caso a farli è la Repubblica – e non sono pietosi con la narrazione ottimista in economia del premier e del governo. Delle promesse di Renzi, alla luce dei nuovi dati, risultano finanziate il taglio all’Ires per le imprese, costo 3 miliardi, e per metà l’operazione sulle pensioni. La copertura per evitare le clausole di salvaguardia previste dall’Europa, e cioè il disastroso aumento dell’Iva, c’è solo per due terzi, 8-9 miliardi rispetto ai 15 che servono. Niente per i migranti, niente bonus bebè, né per la povertà e le famiglie, né taglio del cuneo fiscale né tantomeno dell’Irpef. Gli editorialisti ci spiegano, però, che Francia e Germania vorrebbero tenere in sella Matteo Renzi perché temono che una crisi politica in Italia distrugga quel poco di Europa che rimane. Dunque gli concederanno di spendere per rafforzare la sua immagine a costo di sforare il deficit e aumentare ancora il debito? Può darsi., ma non sarà facile. Noto che già ieri El Pais parlava di nuovo dell’Italia come “il malato d’Europa”. Ancora conti: il Fatto somma tutto il denaro che il governo avrebbe “buttato per arrivare alla crescita zero. 30 miliardi”. Dagli 80 euro, al jobs act, a Expo, al bonus fiscale, a Imu e Tasi. Giudizio impietoso di un giornale d’opposizione. Ma che la Renzeconomics non abbia funzionato è il meno che si possa dire. Continua la lettura di L’informazione salvata dai conservatori

O tempora, o mores!

Le bugie vengono a galla. “Ci sono voluti – scrive Roberto Toscano su Repubblica – 7 anni, 12 volumi, più di 2 milioni e mezzo di parole, quante ne ha scritte Tolstoj in Guerra e Pace (ha calcolato il New York Times), per stabilire, infine, che l’invasione dell’Iraq voluta da Bush Jr, con Tony Blair al suo fianco, era non solo inutile, ma anche disastrosa”. Può darsi che non ve ne ricordiate: tutta la stampa internazionale ed italiana ritenne, allora, che la guerra fosse inevitabile. Anche noi italiani andammo in Iraq (by Berlusconi) e 19 soldati persero poi la vita nell’attentato di Nāsiriya. Eppure già nel 2003 era evidente come la guerra fosse illegale (l’Onu non l’aveva autorizzata), come Saddam non fosse un pericolo diretto per inglesi e americani (non possedeva armi di distruzione di massa), come ci fossero strade diverse dalla guerra per sbarazzarsi del regime iracheno (Pannella li indicò con chiarezza). Sono cose che ho detto e che ho scritto dall’America (dal 2003 al 2006), sentendo intorno il silenzio infastidito (se non il disprezzo) dei politici ma anche dei grandi giornalisti di allora, che sono grandi ancora. Guerra e Pace, di Tolstoy-Chilcot, restituisce la verità. Finalmente. Continua la lettura di O tempora, o mores!

Perde il partito della nazione

Balzo dei 5 Stelle, il Pd soffre. “La Raggi vola a Roma, soffre il Pd”. Titoli identici per il Corriere e per Repubblica. Quest’ultima aggiunge: “Ora ballottaggi a rischio”. Da parte mia osservo che il Partito della Nazione (di Renzi) ha fatto peggio del Pd “Ditta” (di Bersani), che il Movimento 5 Stelle è un passo dalla conquista di Roma e può giocarsela a Torino, che la Forza Italia di Berlusconi non ha futuro senza Meloni e Salvini, che la sinistra-sinistra deve prima precisare il proprio profilo politico e solo dopo può chiedere il voto.

Cominciamo da Renzi. Il suo candidato feticcio, Sala, manager Expo, ma imposto anche agli arancioni di Pisapia, è primo di un soffio a Milano 41,6% contro il manager delle destre unite, Parisi, che lo incalza col 40,9. A Napoli, dove il premier ha promesso soldi per Bagnoli, ha attaccato De Magistris, ha chiuso la campagna per la sua candidata, Valeria Valente è stata esclusa dal ballottaggio. De Magistris totalizza il 42,3 dei voti e fa meglio di Piero Fassino che a Torino si accontenta del 41,6 con la sfidante a 5 Stelle, Appendino, al 31,9%. Bologna conferma l’allarme (o la sofferenza) del Pd di Renzi: Merola non sembra in grado di superare la soglia del 40 per cento – i risultati sono provvisori -, andrà al ballottaggio con la leghista Bergonzoni 22 e rotti e qui è da segnalare anche il risultato positivo del più a sinistra e del più civico dei candidati della sinistra, Martelloni, che si attesterebbe al 7%. Ciliegia sul gateau (indigesto) per Renzi, a Cagliari il vecchio centro-sinistra di Bersani elegge al primo turno il sindaco di Sel, Massimo Zedda. Continua la lettura di Perde il partito della nazione

Renzi il diacono

È un giorno difficile, non ci giro intorno. Di cosa parlerò: dell’apertura del Papa alle donne diacono, o del porta a porta con Renzi che annacqua l’intenzione di fare del referendum un plebiscito e si vanta di aver portato a casa le unioni civili? Della chiesa che riflette sulla opportunità di dire sì alle modifiche costituzionali oppure dell’ultimo avviso di garanzia a un sindaco a 5 stelle? Potrei buttare la palla in angolo e, come i bravi giornalisti, nascondermi dietro un lungo elenco di titoli, senza dire troppo, senza rischiare nulla.

Brasile-Italia. Per comprendere il sentimento che si diffonde nel Belpaese è forse utile guardare alla vicenda di Dilma Roussef, presidente sospesa dalle sue funzioni che ieri si è detta vittima di “un colpo di stato”. Così scrive El Pais. Continua la lettura di Renzi il diacono

Il realismo dei potenti,la fantasia dell’insegnante

Dopo i temporali estivi,torna il sereno. Bagno di folla per Angela Merkel all’Expo, pochi fischi molti applausi. Matteo Renzi si prende il merito del rigore: “fammi controllare lo spread!”. Angela promuove l’allievo che ha fatto i compiti: “very good” e, quanto all’immigrazione, parla di “Emergenza europea” ,Repubblica. Viva! Ma che vuol dire? La Germania è alle prese con 600mila richieste d’asilo: probabile che il “si muova l’Unione”, della Merkel, preveda anche la richiesta di identificare tutti i migranti che sbarcano in Italia, invece di lasciarne passare la maggior parte verso il nord dell’Europa. E quanto alla flessibilità sulle regole di bilancio, a quanto ammonta? La stampa azzarda: “il governo chiederà a Bruxelles uno sconto da 5 miliardi”. Non è poco, ma per far ripartire la locomotiva ci vorrebbe altro, servirebbero investimenti robusti. Tanto più che dopo i guai della Cina arrivano quelli del Giappone -0,4%, e, in Europa, quelli della Finlandia (score identico) e della Francia (crescita zero), oltre che dell’Italia e della stessa Germania
Il Sole24Ore riesuma allora il piano Junker e prevede: “due miliardi per l’Italia”. Non è niente, ma è poco. Che possiamo farci? I giornali non vedono alternativa, così il Corriere si accontenta degli elogi:  “Merkel: bene l’Italia”. Anche se  Giannelli fa dire alla Cancelliera “Tu (Renzi) sarai de Gasperi, ma io non sono Marshall”. Niente piani straordinari, l’Italia si accontenti di un po’ di flessibilità. Meglio di niente per Dario Di Vico, il quale spiega che al premier l’appoggio della Merkel “serve per tentare di ottenere in sede Ue quella flessibilità di bilancio necessaria per inserire nella legge di Stabilità quegli obiettivi di politica economica che reputa indispensabili”. Un giorno dopo l’altro. Però ora sappiamo chi in Europa dia le carte e chi abbia deciso di camminargli dietro. In nome del realismo, o della mancanza di una visione.

Uniti contro l’Isis in Libia, scrive la Stampa. In attesa -così scrivono- di diventare il dominus unico dei telegiornali della Rai, Mario Calabresi cerca di evitare le secche del gufismo e del trionfalismo. Così esalta la sintonia tra Europa e Stati Uniti affinchè si faccia presto qualcosa in Libia. Cosa?n Accordo fra le maggiori tribù e poi truppe ONU per mantenere la pace. O intervento subito (guerra) della coalizione anti Isis. L’italia avrebbe un ruolo chiave. Che vi devo dire? Incrociamo le dita. Se fossi ancora a Rainews24, proverei a sentire generali in servizio e della riserva. Perchè sui giornali la guerra sembra spesso un pranzo di gala.

Marcella Raiola è un insegnante di latino e greco. Precaria da 13 anni, si è rifiutata di chiedere il contratto stabile in forza della legge Renzi Giannini. Mi hanno accusata -scrive a Repubblica- di “sputare in faccia al po- sto” per difendere il privilegio di lavorare “sotto casa”. Non è così. Rocorda come la legge preveda un “personale jolly e onnipresente, che il dirigente onnipotente utilizza a piacimento”. Si rischia di non insegnare le proprie materie e di dover chiedere, dopo 3 anni, il trasferimento “con tanti saluti alla continuità”. Definisce “il piano di assunzioni del governo, un gigantesco taglio mascherato”, un modo per eludere la sentenza della Corte Europea sulla assunzione dei precari. E si chiede e chiede: “perché non posso insegnare le mie materie nelle scuole in cui lavoro da 13 anni e in cui ci sono classi da 34 alunni?” “Perché chi ha punteggi altissimi deve finire a Pordenone mentre chi è in fondo alle graduatorie potrà coprire le cattedre su cui i deportandi lavorano continuativamente da anni?” Infine conclude. “Faccio un appello a tutti i lavoratori: invece di dilaniarci, facciamo in modo che il lavoro non sia percepito o elargito come un favore, perché è un diritto costituzionale. Difendiamo la dignità del lavoro e la Scuola pubblica, che è di tutti e per tutti”. Non potrebbe dirsi meglio.

Angela,Matteo e Mons Galantino

Ripresa, il vertice Renzi Merkel, Corriere. Si incontrano domani all’Expo. Il medico (la Germania) che si è rimpannucciato grazie alle sue ricette ma non ha saputo salvare il malato. Il malato (l’Italia) che insieme alla Francia – analisi del New York Times- mostra i sintomi più preoccupanti: crescita bassa, debito pubblico elevato, poca fiducia dei consumatori. Se fossero due grandi statisti europei, Angela e Matteo, credo che si direbbero a quattr’occhi che così non va, non può continuare Che la ricetta (del rigore) è sbagliata, che i tedeschi devono investire di più in Europa. D’altra parte converrebbero che le tasse devono pagarle anche i furbi levantini, , che combattere la corruzione è obbligo politico prima che morale, che gli sprechi sono prodotti più dal potere delle lobby che da supposti privilegi dei dipendenti.

Probabile che la cucina sia più modesta. Angela ora vede “una speranza per la Grecia” (Repubblica), sostiene che “Tsipras è cambiato”, per nascondere al Bundestag – che sulla Grecia voterà mercoledì- come invece la Germania abbia dovuto cambiar nota, cedere al Fondo monetario, ammettere con Schäuble che i debiti si potranno restituire solo in un futuro lontano. Da parte italiana si dirà che l’obiettivo (+ 0,7 quest’anno) è a rischio, che il governo deve varare una manovra da 25 miliardi (Corriere), che deve confermare gli incentivi ai padroni e  tagliare le tasse del 2% (Morando), e che siccome ci siamo mostrati diligenti alle lezioni di tedesco, ora vorremmo “sconti” (Taddei, Stampa).

Le mosse italiane per fermare il caos in Libia, Titolo del Corriere e intervista di Gentiloni alla Stampa. Occorre strappare subito (mercoledì riprendono gli incontri)  “un accordo tra !Tobruk Misurata Zintan e gran parte delle municipalità di Tripoli,che possa consolidarsi e magari estendersi al Gnc (parlamento di Tripoli)” in modo da poter mandare in Libia caschi blu (come in Libano, spiega Sergio Romano) che facciano da pacieri fra le tribù e regolino quel corridoio dell’immigrazione. Oppure – è il ministro degli esteri che parla- diverrà indispensabile porre “nell’agenda della coalizione internazionale anti-Daesh il tema Libia, sapendo che non si tratterebbe più di stabilizzare il paese ma di contenere il terrorismo”.Insomma Guerra. Per evitare che la Libia diventi una nuova Somalia a due passi da casa nostra.

Migranti, la guerra della Lega ai vescovi, Repubblica. Quel Grullo del Matteo (Salvini) ha evocato un “genocidio” italiano, promesso di paralizzare il Paese e intimato ai vescovi “di non rompere”. Spiega Diamanti, Repubblica. che gli italiani si sentono poveri e hanno paura di chi è più povero, hanno meno fiducia nell’Unione Europea, si sentono “orfani di frontiere e confini, di bandiere e ideologie e non sanno più chi sono”. Perciò rischiano di dare spago a un Orban italiano. Saremo costretti -si chiede Diamanti- a emigrare? L’alternativa ci sarebbe: non dire più agli italiani che sono ricchi (o che lo ridiventeranno presto), spiegare loro che il Mediterraneo paga il conto degli errori tedeschi e che a quegli errori occorre mettere riparo provando a creare un fronte comune con francesi, spagnoli, greci, che l’Africa è una opportunità se vogliamo uscire dalla stagnazione. Non solo nero! Sulla paura speculano “i piazzisti”, ma alimenta paura anche chi edulcora la realtà.

Il vescovo dà lezioni di politica. Galantino scrive di De Gasperi il Corriere pubblica. “Tutte le scelte fondamentali della sua politica interna e internazionale sono state elaborate dai partiti all’interno del Parlamento, che mai ha ceduto alla tentazione di coartare” La politica, come la religione, si deve sempre “ispirare al bene comune”, perciò Paolo VI l’ha definita “forma suprema di carità”. Terzo “L’Europa che De Gasperi ha contribuito a fondare era più generosa di quella di oggi L’Europa non può diventare una maledizione, è un progetto politico indispensabile per il mondo, a cui la Chiesa guarda con trepidazione”. Detta da me, che non sono un vescovo, la politica, quella vera, capace di durare nei tempi eccezionali, non è solo tattica: ha bisogno di una visione . Se no genera mostri e si consegna ai piazzisti.