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Plana l’incertezza

Unioni civili, Renzi non si metterà di traverso, il succo è questo. Contata la piazza del family day, constatate le divisioni nella chiesa – che vengono in luce nella polemica del giorno dopo su chi possa attribuirsi “il merito” di aver riempito il circo massimo -, il presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza ha deciso di non decidere. Per chi vuole la legge compromesso e pensa che sia sempre meglio che nessuna legge, è una buona notizia. Vediamo. Stampa ricorda l’incognita “dei voti in Parlamento”, Corriere assicura “niente stralci sulle adozioni” e Repubblica vede “un patto Pd-M5S sulla legge”. Il verbo del premier affidato alla retroscenista del Corriere: “La politica deve assumersi la responsabilità di decidere”. La politica, non Matteo Renzi. Dunque decida la politica, decida il Parlamento, con il rischio – avverte la Meli – che il voto segreto consenta “ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia”. Risponde su Repubblica Giovanna Casadio: “I grillini considerano la legge Cirinnà irrinunciabile e sono pronti a votarla anche se dovesse subire modifiche significative”. Dunque, patto Pd-M5S. Continua la lettura di Plana l’incertezza

Nostalgie e rimpianti

Un uomo e una donna si tengono per mano e ciascuno tiene un bambino con l’altra. É l’immagine del family day secondo il Corriere della Sera. Stampa e Repubblica insistono sulla sfida al governo: “In aula vedremo chi ci aiuta”, “Niente legge sulle unioni”. “Governo che è pro ma anche contro”, secondo il Fatto. Mentre il Giornale annuncia: “I Cattolici divorziano da Renzi”. E il manifesto titola: “Mamma mia” (che paura? Quanto rumore per nulla?) e fa suo il pallottoliere dell’Arci Gay, secondo cui (contati i metri quadrati) i manifestanti del family day erano 300mila e non 2milioni. Sulla manifestazione devo correggermi: non è stata “sinceramente reazionaria”, come mi aspettavo. piuttosto ho visto al Circo Massimo una manifestazione nostalgica. Com’era bella Italia delle madonne pellegrine e dell’attesa del miracolo, quando la crisi della famiglia patriarcale era affar dei ricchi e la chiesa garantiva l’ordine costituito anche in politica. Torna in mente “La Dolce Vita”, grande film che quell’Italia raccontava con distacco (e un sorriso persino affettuoso), intuendone la prossima, inevitabile, dissoluzione. Quella famiglia (patriarcale) trasmetteva la proprietà (anche solo di un tetto sotto cui riparare), quella chiesa politica faceva barriera alla paura dei comunisti (che contestavano la proprietà e, per questo, mangiavano i bambini), le libertà sessuali erano allora devianza, segreto nel confessionale, e non entravano in ogni prodotto di consumo. Continua la lettura di Nostalgie e rimpianti

Aristotele versus Machiavelli

Lento disgelo e prove di pace, per Corriere e Repubblica. Per la Stampa, “Berlino gela Roma sui conti pubblici”. Per il manifesto Renzi “sbatte sul muro”. Secondo il Giornale “fa flop: non incassa la flessibilità e cede pure sull’immigrazione”. I cronisti cercano di interpretare il non detto: “Matteo fa lo splendido dissimulatore dinanzi agli sguardi di pietra di Angela”, scrive il Feltri della Stampa, Giannelli mostra cancelliera e premier scarmigliati, come dopo una rissa, ma che rassicurano: “l’incontro è andato benissimo”. Come scrivevo ieri, tutto era scritto. Flessibilità: silenzio della Merkel, presunta neutralità nel match con la commissione, che vuol dire “sbrigatevela con loro”. Sui soldi alla Turchia per tenersi i migranti, Renzi ha ceduto ma in cambio Merkel ha detto di voler inglobare l’Italia nel gruppo dei paesi fondatori, quelli che vorrebbero salvare Schengen. Continua la lettura di Aristotele versus Machiavelli

Sì, diamoci una sveglia

Al Pantheon, una piazza consapevole e serena, non di sinistra né di destra, distante dalla politica ma non anti politica. I titoli così riassumono. “Le 98 piazze delle sveglie: noi un milione”, Corriere. “il grido delle cento piazze: dateci le unioni civili”, Stampa. “Siamo un milione, Italia svegliati”, Corriere. “L’arcobaleno ha i numeri del family day”, Fatto. “É l’ora dell’amore”, il manifesto. Consapevole e serena: sì, con giovani padri che spingono orgogliosi una carrozzina, ragazze che si muovono disinvolte in un universo solo femminile, meno giovani usciti dall’ombra, tutti sanno che nel mondo reale è già così e chiedono che questa realtà trovi posto anche nel mondo delle leggi e dei diritti. Destra e sinistra: per decenni abbiamo considerato il progresso, in particolare il progresso civile, come un fenomeno trainato dalla sinistra a cui si opponeva una destra retriva. Oggi il riconoscimento dei diritti può essere scritto – come nel caso della Corte Suprema degli Stati Uniti – da un giurista che più di destra non si potrebbe immaginare, l’italo americano Antony Scalia. Continua la lettura di Sì, diamoci una sveglia

Quante divisioni ha il Papa

Il papa frena le unioni civili. Renzi: si va avanti. Per Repubblica, due leader a confronto, Renzi e Bergoglio. Corriere, più prudente, scrive di un “Richiamo del Papa”. Stampa riporta, tra virgolette, le parole usate da Francesco ha nell’incontro con gli avvocati della Sacra Rota: “Unioni e famiglia, basta confusioni”. Se si passa ai commenti, interpretazioni e giudizi si fanno più sfumati. Ecco che Vito Mancuso, per Repubblica, osserva come Bergoglio non abbia “sorpreso nessuno” ripetendo una cosa che qualunque il suo predecessore aveva già detto o avrebbe potuto dire. La famiglia cattolica si fonda sul nesso inestricabile tra sessualità e riproduzione, la vita non è dell’uomo ma un dono di Dio. Certo, Mancuso obietta che il concetto di famiglia, già nell’antichità, si riferiva non solo alla coppia eterosessuale e ai figli, ma comprendeva l’insieme degli individui (compresi i servi) che vivessero sotto lo stesso tetto. Certo – sottolinea Mancuso – il Bergoglio che la voluto un Giubileo della Misericordia o che ha detto “Chi sono io per giudicare” non è lo stesso Papa che ora vuol tenere lontani omosessuali e figli di omosessuali dal vincolo familiare. Continua la lettura di Quante divisioni ha il Papa

A me m’hanno rovinato le borse

Contagio globale, panico, tempesta sulle borse, Milano affonda. É un titolo dei titoli, Stampa più Corriere più Repubblica. Per raccontare una cosa, in realtà, semplice e prevedibile. Seppure imprevista, perché a forza di conflitti d’interesse, i cosiddetti esperti si esercitano ormai più nell’arte degli scongiuri che della previsione. C’è una locomotiva del mondo, la Cina, che deve per forza rallentare la sua corsa se non vuole esplodere per surriscaldamento, vale a dire per le conseguenze disastrose del suo modello produttivo sull’ambiente e la qualità della vita. C’è una distribuzione della ricchezza disuguale come al tempo dei Faraoni, per cui solo 62 persone posseggono la stessa ricchezza della metà meno favorita della popolazione mondiale. Per questo il ceto medio, grande protagonista dei consumi di massa negli ultimo 70 anni, teme ora la decadenza, è assai meno ottimista sul futuro dei figli, tende a spendere meno. Continua la lettura di A me m’hanno rovinato le borse

Natura e fede

Mai violenza in nome di Dio, non uccidete, incompatibili fede e violenza. Francesco è andato in sinagoga come i suoi due predecessori, ha abbracciato “i nostri fratelli maggiori nella fede”, gli ebrei dunque, ma è sembrato rivolgersi più ai fratelli minori, ai musulmani in guerra, sunniti contro sciiti, ai sunniti che uccidono a Dayr az Zor altri sunniti (bambini, civili), perché figli o parenti di soldati che combattono la guerra civile siriana dall’altra parte. Questo Papa è così, vuol tenere la sua Chiesa fuori dal conflitto, da quello che chiama “guerra mondiale a pezzi” e si appella alle altre religioni monoteiste, perché lo accompagnino nel cammino. Di pace. Gli ebrei romani apprezzano la persona. Vedono che il Papa venuto dalla fine del mondo non ha le stigmate dell’antisemitismo europeo: li guarda in faccia, serra le loro mani, prima di parlare. Quello che avviene tre volte, dice Di Segni, per noi diventa consuetudine. La terza volta di un Papa nella Sinagoga di Roma e, con Bergoglio, la caduta di un muro emozionale e del pregiudizio verso chi avrebbe tradito il messia. Continua la lettura di Natura e fede