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I dolori del giovane Renzi

O lo poltrona o la faccia, il Giornale riassume così il dilemma un cui si trova Renzi. “Colle in pressing: avanti con Renzi”, spiega Repubblica. Immagino così quello che Mattarella starà dicendo al Presidente del Consiglio dimissionario: “Matteo, mi pare che tu non voglia un candidato Pd che governi con la maggioranza che vi ha appena mostrato la fiducia in Senato. E sai anche tu che un governo con tutti i partiti dentro non è realizzabile. Capisco allora che vuoi tornare a Palazzo Chigi. Bene, allora ti rimando alle Camere!” Già, ma il perdente del referendum, quello che prometteva “se perdo lascio la politica”, ora non sa cosa gli convenga, come spiega bene Stefano Folli: “Da un lato, un po’ per convinzione e un po’ per farsi coraggio, sostiene la tesi che il 40 per cento dei Sì rappresenta un plebiscito per lui e per il partito personale di cui si sente il leader. Dall’altro teme – non a torto – che lontano da Palazzo Chigi e dalle leve del potere la residua magia del “renzismo” sia destinata ad appannarsi”. Tanto più che la Stampa titola: “Renzi sotto assedio nel Pd: patto Franceschini-Bersani-Orlando, scatta la tenaglia”. Meglio gestire lo scontro nel partito da Palazzo Chigi o rischiare che Pd e maggioranza si facciano piacere i modi più educati di un Gentiloni, di un Padoan, di un Grasso, archiviando la logica binaria (“io o il diluvio”) del renzismo? Continua la lettura di I dolori del giovane Renzi

Io dissidente

La Terza Via contro i Parlamenti. Sono due scelte gemelle: la fiducia chiesta da Maria Elena Boschi sulle unioni civili e l’imposizione del Jobs act alla francese con l’articolo 49.3 della costituzione gollista. Nel primo caso, nonostante il governo Renzi potesse in teoria dormire sonni tranquilli grazie all’ampio margine che gli concede alla Camera il premio di maggioranza, si è preferito non riaprire una doppia ferita: con la chiesa cattolica che ritiene le unioni troppo simili al matrimonio e con chi invece trova umiliante che si impedisca a un omosessuale di adottare il figlio del partner. In Francia, Nuits Debout e sindacati stavano contestando la più ampia facoltà di licenziare concessa agli imprenditori “per motivi economici” e la riduzione del costo degli straordinari per le imprese. Ecco che Hollande ha scelto di evitare il confronto all’Assemblée Nationale e ricorrendo all’articolo 49.3 – che considera già approvata una legge fortemente sostenuta dall’esecutivo a meno che le opposizioni non sfiducino il governo – ha bypassato le opposizioni e il malumore nel PS. Sia Hollande che Renzi considerano ormai il Parlamento un ingombro, affermano l’autonomia del politico e rivendicano che possa esistere, che debba esistere, un rapporto diretto governo-popolo. D’altra parte è super gollista l’uso che il nostro premier vuol fare del referendum costituzionale, quando lo riduce a una antinomia; popolo del Sì contro No dei politicanti. Continua la lettura di Io dissidente