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Oltre il recinto

Primo maggio, non lontano da noi. Erdogan ha vietato le manifestazioni. In migliaia sono andati in piazza Taksim a farsi sparare dai cannoni ad acqua e disperdere dal lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Forse un morto, investito da un mezzo della polizia. Scontri pure a Parigi, dove le manifestazioni reclamano il ritiro della loi El Khomri, un jobs act alla francese. Il sociologo della Sorbona, Christophe Aguiton, militante di Sud e di Attac, spiega a Le Monde che mentre i sindacati chiedono il ritiro della legge e l’inizio di nuovi negoziati per cambiare il codice del lavoro, Nuit debout, invece, “è diventato un luogo di aggregazione e di riflessione sull’alternativa da costruire. Muove dalla questione sociale ma anche da quella morale, insorge contro l’ipotesi Valls di togliere la nazionalità a chi non accetti le regole del sistema, fa propria la contestazione ambientale. É un movimento orizzontale, nessuno può parlare a nome di Nuits Debout. Non ha rappresentanti”. “È un movimento analogo – spiega Christophe Aguiton – a quelli che si sono manifestati in vari paesi dopo 2011, primavere arabe, indignati spagnoli, Occupy in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in Brasile e Turchia”. Continua la lettura di Oltre il recinto

Tutti da Marco

Svolta di Putin sulla Siria, titola Repubblica: “via le truppe”. Naturalmente restano le basi russe nel Mediterraneo, ma Putin annuncia che richiamerà i soldati e lo fa alla vigilia del negoziato di Ginevra, con Assad rimesso in sella, l’Isis e Al Nusra indicati come “nemici”, l’Arabia Saudita per il momento sconfitta, l’Iran sempre più indispensabile, se si vorrà dare un assetto, una possibilità almeno di costruire una pace, a Siria e Iraq quando sarà stato cacciato Al Bagdadi. Lo Zar russo, Putin, che lo scacchista e dissidente Kasparov considera, non a torto, un dittatore che viola i diritti e opprime le libertà, ha messo a segno un match point. Grazie all’abilità manovriera di Lavrov, uno dei più abili ministri degli esteri oggi sulla scena, ma grazie soprattutto alle contraddizioni dell’imperialismo che, è tuttora alleato degli ideologi e finanziatori del terrorismo jihadista, i sauditi e la loro corte di monarchie del golfo. Naturalmente, nulla è acquisito. Ora Ryad sta provando a destabilizzare il Libano, definendo terrorista Hezbollah, organizzazione sciita che terrorista magari lo è pure, ma che è presente e forte nel parlamento di Beirut, che combatte davvero il Daesh in Siria e con cui bisogna trattare, se non vogliamo che torni l’incubo della guerra civile anche in Libano. Continua la lettura di Tutti da Marco