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Ilaria e Miran, una storia italiana

Renzi rilancia la sfida dell’Europa, scrive la Stampa. “Dopo la festa di Obama il premier attacca su bilancio e migranti: sanzioni per chi non li accoglie”. Era ora! Non è così? Eppure c’era qualcosa di inquietante nella faccia del nostro premier mentre, da Washington, lanciava tali messaggi: la mascella indurita, gli occhi volutamente spenti, come a dire “sono grullo – così ama definirsi – e me ne vanto”. Il giro di parole detto con cura affettata: “noi aspettiamo la procedura d’infrazione…”. Oh bella! Sa che gli bocceranno la finanziaria? O “l’aspettiamo contro gli altri, che non accolgono i migranti”. Si aveva sensazione di un uomo che sta giocando a “la va o la spacca”. All in, si dice nel poker. Non a caso né Corriere né Repubblica citano Renzi nei loro titoli di prima pagina. Preferiscono depurare il fatto – ieri l’abbraccio con Obama, oggi il match con Juncker – dalle sue parole. Il Corriere apre con le conseguenze dell’incontro americano “Patto con Tripoli, gli aiuti italiani”. Repubblica guarda allo scenario europeo con gli occhi di Moscovici e Padoan: “Braccio di ferro tra Ue e Italia sulla manovra”: Bruxelles critica “sanatorie e una tantum”, Roma risponde “accettiamo suggerimenti ma non si cambia su migranti e sisma”. Ho la sensazione che Renzi si stia preparando, psicologicamente, a rompere gli indugi, a formalizzare con un colpo di mano la sua personale presa del potere. I grandi giornali non lo denunciano, ma non lo seguono. Continua la lettura di Ilaria e Miran, una storia italiana

Un papa e un premier

Un aperitivo rapido al posto del caffè! “Non siete soli”, dice il Papa ai profughi ammassati a Lesbo, poi alza la voce: “L’Europa mostri solidarietà e rispetto”. Che differenza con l’enfasi dei quotidiani in edicola, che celebrano lo statista Renzi. “Migranti. Avviso all’Austria”, Corriere. “Renzi sfida la Ue: soldi a chi frena le partenze”, Stampa”.

“Eurobond ai paesi africani”, scrive Repubblica. Beninteso, se Renzi dice che bisogna investire in Africa, che bisogna aiutare chi si prenda il compito di regolare il flusso migratorio il più vicino possibile dai paesi che i profughi sono costretti a lasciare, io sono d’accordo con lui. I guai vengono subito sopra o subito sotto il titolo gridato: Soldi alla Siria come alla Turchia, il deal è questo? Continua la lettura di Un papa e un premier