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E se Renzi si trumpizza?

Trump: caccio i clandestini, titolo di Repubblica che troviamo quasi identico su Corriere e Stampa. Così è! Ha detto alla Cbs che subito verranno “cacciati” o “messi in prigione” fra i due e i tre milioni di clandestini, “criminali, pregiudicati, che fanno parte delle gang o sono trafficanti di droga». Possiamo consolarci notando come, durante la presidenza Obama, ne siano stati cacciati due milioni e mezzo, ma che la procedura in uno stato di diritto è complessa: bisogna identificarli, portarli davanti al tribunale dell’immigrazione e anche lì potranno fare appello. Possiamo ricordare come giorni fa Trump voleva cacciarne 11 milioni, e mancano due mesi all’insediamento, il 20 gennaio: tanto tempo potrebbe portargli consiglio e prudenti consiglieri. Già ora dice che, per una parte, il muro con il Messico sarà solo “un confine controllato”. Però è evidente che le promesse della campagna elettorale non possono essere cancellate con un tratto di penna. Migranti via, 1000miliardi di investimenti in infrastrutture, se vogliono la Nato se la paghino, dazi sulle merci cinesi anche se la Cina detiene un terzo del debito americano, sì all’industria del carbone, no agli accordi sul clima. Continua la lettura di E se Renzi si trumpizza?

Matteo è tornato Renzi

La colpa è sempre di altri, di quelli di prima. “Da tre anni – dice Renzi a Repubblica – conviviamo con il rischio di manovre correttive, ma posso dire con certezza che non ce ne sarà una per il 2016. Purtroppo ci troviamo a fronteggiare questo meccanismo atroce delle clausole di salvaguardia perché i governi Letta e Monti hanno disseminato di trappole le vecchie finanziarie, ma seguiremo la linea già tenuta fin qui scongiurando un salasso da 15 miliardi, dunque l’Iva non aumenterà. E le tasse continueranno a scendere, perché andremo avanti sul taglio dell’Ires”. Elettore, stai sereno: gli ufficiali esattori erano Monti e Letta, con Renzi e fino al referendum, niente manovra correttiva. Nel 2017, chissà.

“Dal 2015 abbiamo cambiato verso e invertito la rotta. Il segno del pil è tornato positivo, il Jobs Act ha portato 599mila posti di lavoro in più e la massa dei crediti deteriorati finalmente cala. Ecco perché insisto su investimenti, crescita e flessibilità contro la cultura dell’austerity”. Veramente i dati non dicono questo: la crescita dello zero virgola, la più bassa tra i paesi del G8, segnala che la malattia dell’Italia permane, che l’occupazione non è cresciuta in modo apprezzabile, e dove è cresciuta, ha offerto lavori stagionali o pagati con i voucher. Nè si vedono i frutti della fine dell’austerità: basta chiedere a un giovane che cerca lavoro, a un artigiano che rischia di fallire, a un dipendente cui non rinnovano il contratto. Continua la lettura di Matteo è tornato Renzi