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Ha vinto Trump

Non importa cosa accadrà. Domani sorgerà il sole. Ha detto Obama nel cuor della notte, quando ha capito che il suo impegno generoso a favore della prima candidata donna era stato sconfitto. Una frase che ricorda quel “Domani è un altro giorno” di Rossella O’Hara in Via col Vento, romanzo scritto durante la Grande Recessione e ambientato nella tragedia della Guerra Civile. Sì, il sole sorgerà su New York dove, mentre scrivo, sono le 2 della notte del 9 novembre 2016 e Los Angeles che vive ancora gli ultimi scampoli dell’8 novembre. Data del giudizio. E il popolo americano ha scelto. Donald Trump ha preso il North Carolina, la Florida, lo Iowa, l’Ohio e la Pennsylvania, il Wisconsin e il Michigan: Washington Post gli attribuisce in questo momento 276 grandi elettori contro 218 della Clinton. Sarà Presidente! Continua la lettura di Ha vinto Trump

Perchè non ci sentiamo tutti curdi?

Usa, Hillary in calo, la fuga dei giovani è l’ultima paura. Non traduco un giornale americano, questo è il titolo di Repubblica. Un sondaggio CNN segnala per la prima volta che la Clinton potrebbe non raggiungere i 270 grandi elettori necessari per l’elezione. Il New Hampshire, infatti, da democratico sembra passato Stato in bilico, mentre Ohio e Iowa sembrano propendere per i repubblicani. Il sondaggio dà a Hillary 168 grandi elettori ma a Trump ne assegna ancora meno, solo 104. Ma preoccupa la tendenza che non è positiva per la Clinton. La seconda preoccupazione, su cui insiste Rampini su Repubblica, viene dal numero assai ridotto di millennials che sta usando la possibilità del voto anticipato. E se i giovani si astenessero in una percentuale superiore a quella degli anziani, per Hillary sarebbero guai seri. Lei, la candidata, con la voce roca per la stanchezza, bella e determinata, sale sul palco accanto a Beyoncé e al rapper Jay Z: ce la mette tutta per convincere i giovani dell’Ohio. Ha grinta, ripete che si batterà per salari più alti, che tutti dovranno pagare le tasse, che da Presidente non dimenticherà nessuno. Poi cita e ricita Obama che il voto di quei giovani aveva saputo attrarre. Il rischio che oggi si avverte è che quei ragazzi – molti dei quali si sarebbero spesi per Bernie Sanders – ascoltino le cose che dice Hillary, ma poi pensino che è una Clinton che le dice. Una donna al potere da 30 anni, favorevole alle guerre di Bush, segretario di Stato al tempo dell’impresa libica, nemica della Russia e degli Hacker, che considera spie di Putin o giù di lì. Ma i millennials conoscono gli hacker, sanno che non sono tutte spie, anzi spesso li considerano un antidoto salutare al controllo della verità ad opera di multinazionali e governo. E se si astenessero? Hillary – ha ragione Obama – è un buon candidato, con tanti pregi per quanti difetti ha Trump. Ma potrebbe rivelarsi il candidato sbagliato. Continua la lettura di Perchè non ci sentiamo tutti curdi?

Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

C’è una notizia che i giornali in edicola non hanno per via del fuso orario. In Iowa Donald Trump ha perso il primo match per la nomination, superato dal crociato Cruz. Hilary Clinton non ha vinto contro Bernie Sanders. Sono diversissimi Clinton e Trump. La prima è la politica avvertita che gli americani del bel mondo, dei bei giornali – in testa New York Times – dei buoni affari e della diplomazia elegante vorrebbero vedere alla Casa Bianca. Il secondo è un miliardario che si è arricchito facendo troppi debiti perché lo facessero fallire, che gridava in televisione You’re fired a chi non grattava venti dollari vendendo acqua del rubinetto, che ora vieta gli Stati Uniti ai musulmani, e diserta un confronto televisivo in odio alla giornalista che lo conduce “le usciva sangue dagli occhi” – ha detto di Megyn Kelly – poi, con riferimento al ciclo mestruale, – ha aggiunto –  “anzi le usciva sangue ovunque”. Continua la lettura di Nonno Sanders e le grida dalla Nigeria

Plana l’incertezza

Unioni civili, Renzi non si metterà di traverso, il succo è questo. Contata la piazza del family day, constatate le divisioni nella chiesa – che vengono in luce nella polemica del giorno dopo su chi possa attribuirsi “il merito” di aver riempito il circo massimo -, il presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza ha deciso di non decidere. Per chi vuole la legge compromesso e pensa che sia sempre meglio che nessuna legge, è una buona notizia. Vediamo. Stampa ricorda l’incognita “dei voti in Parlamento”, Corriere assicura “niente stralci sulle adozioni” e Repubblica vede “un patto Pd-M5S sulla legge”. Il verbo del premier affidato alla retroscenista del Corriere: “La politica deve assumersi la responsabilità di decidere”. La politica, non Matteo Renzi. Dunque decida la politica, decida il Parlamento, con il rischio – avverte la Meli – che il voto segreto consenta “ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia”. Risponde su Repubblica Giovanna Casadio: “I grillini considerano la legge Cirinnà irrinunciabile e sono pronti a votarla anche se dovesse subire modifiche significative”. Dunque, patto Pd-M5S. Continua la lettura di Plana l’incertezza