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Manovre d’agosto

Via libera al referendum. Repubblica anticipa la decisione della Cassazione che arriverà lunedì. Da allora il governo avrà 60 giorni per deliberare la data del voto. E dopo un minimo di 50 e un massimo di 70 giorni da quella delibera, si voterà. Dunque? In teoria si può votare a ottobre o molto più in là, a dicembre. Dipende dal governo, che sembra orientato – dice Repubblica – a fissare la data tra il 13 e il 20 novembre. L’idea – di Padoan certo, non so se anche di Renzi – sarebbe di portarsi avanti con i lavori parlamentari sulla finanziaria – ora si chiama legge di stabilità – in modo che un voto popolare contro il governo non ne blocchi l’approvazione, mettendo a rischio i conti dello stato. Vedremo, per ora sono congetture.

Chiara la posizione della minoranza Pd: è per il se senza sì e senza ma. Questo testo (magnifico) è di Ellekappa la signora dei nostri vignettisti. Gotor sente “un buon profumo di Ulivo” nel documento per il No di Tocci. Chissà perché, allora, non ha votato No al testo della riforma Boschi (come me e Tocci) o perché non dice almeno ora che voterà No al referendum. Continua la lettura di Manovre d’agosto

La politica ha stufato

Irrilevanza della politica italiana. Complice la Pasqua, le cose italiane e in particolare quelle della politica, sono scomparse dalle prime pagine. Il Corriere ha due titoli forti: “pasticcio belga”, sulle indagini dopo il massacro, “lo sdegno del Papa”, dopo la strage di pasqua in Pakistan. Poi un articolo di Dragosei su Mosca (leggi Putin), che monitora i giornali a seconda di quanto critichino la Russia, e uno di “società” sugli “scandali nel quadrante dei quartieri borghesi cresciuti con il sogno dei Parioli”. Repubblica apre con il Belgio, “liberato il terzo uomo” e ricorda che uno dei kamikaze era passato “da Venezia” . Foto e pezzo che inizia in prima, per una analisi sulle primarie USA: “Io la bomba e la Nato, il mondo secondo Trump”. Renzi viene relegato “di spalla”, con Rampini che scrive del suo prossimo viaggio in America, ma del lato affari, “la corsa negli USA del nostro hi-tech”, non degli incontri “politici” dai quali – e lo capisco – non ci si aspetta granché. Direte: proprio tu che in questo blog insisti sulle notizie dal mondo spesso a dispetto delle prime pagine, ora ti lamenti che i grandi giornali sembrano volersi sprovincializzare? E già, perché c’è notizia se l’uomo morde il cane, se le prime pagine non somigliano a quelle che eravamo abituati a trovare. Continua la lettura di La politica ha stufato

Senza giornali

Perché stamani non troveremo i giornali in edicola. Per uno sciopero dei poligrafici cui hanno aderito in parte anche i giornalisti, almeno quelli di Repubblica. Contano sempre meno i lavoratori poligrafici, ed è conseguenza dell’evoluzione tecnologica che ha reso lontanissimi i tempi in cui buona parte della costruzione di un giornale si faceva in tipografia. Qualche editore li tratta ormai a pesci in faccia, come Caltagirone (il Gazzettino, il Mattino, il Messaggero) che ha cambiato il contratto di riferimento per un gruppo di loro. D’altra parte i giornalisti cominciano ad accorgersi come anche la concentrazione delle testate (Repubblica che assorbe Stampa e Secolo XIX) li metta in un piano inclinato che non si sa dove li porti. Dice al Fatto Giulio Anselmi, presidente dell’Ansa ed ex direttore dell’Espresso e della Stampa: “Se due giornali come Repubblica e la Stampa finiscono nello stesso gruppo vuol dire che i giornali pesano meno. Per i politici, si sa, meno giornali si hanno di fronte meglio è. Ai politici piace il rapporto diretto, senza intermediazioni: vedi Twitter, Internet, Facebook. Piace la televisione dove raramente vengono contraddetti….L’informazione non è considerata un bene comune ma uno strumento di potere”. Naturalmente parla così un giornalista che ha dato e ha avuto quasi tutto: molti altri si preoccupano di difendere i loro privilegi. E tacciono. Continua la lettura di Senza giornali

Difendiamo le città, denunciamo la barbarie

Europa sotto attacco. Tutti i grandi giornali italiani, francesi, inglesi, spagnoli titolano così. E non solo perché Bruxelles è la città che ospita le istituzioni europee: le immagini dell’aeroporto dopo l’esplosione, due donne ferite sul sedile della metropolitana, fanno intendere che sotto minaccia c’è il nostro stile di vita, il bisogno di spostarci più volte al giorno, la possibilità di viaggiare in sicurezza, i diritti, l’aria aperta e libera delle nostre città. Ed è unanime la constatazione che non possiamo, e non dobbiamo, abituarci al terrore, che occorre reagire. Come e contro chi? Il giornale, con tutte le destre al seguito, titola “Cacciamo l’islam da casa nostra”. Guerra di religione e respingimenti. Che sarebbe come voler svuotare il mare con un cucchiaio: l’islam è tra le religioni monoteiste quella che cresce di più, e non ci sono muri né mari che fermano le grandi migrazioni, che fanno parte da sempre della storia dell’uomo. Lutwak, in televisione, urla contro il buonismo, contro il senso di colpa di noi imbelli occidentali. E lo fa per nascondere le fregnacce dell’imperialismo americano. Continua la lettura di Difendiamo le città, denunciamo la barbarie