Archivi tag: Labour

C’è vita a sinistra

Torna la sinistra, lacera, talvolta (ma non sempre) ha i capelli bianchi, difende i poveri e, per “lor signori”, come li chiamava Fortebraccio, è destinata a perdere. Ma fa paura. “Oggi il Partito Laburista si trova in pericolo mortale…il tesseramento è raddoppiato…ma molti accorrono tra le nostre file per sostenere la campagna di Jeremy Corbyn…Il partito si dirige a occhi chiusi e a braccia protese verso l’abisso, pronto a schiantarsi sulle rocce sottostanti”. Dice proprio così, Tony Blair e il Corriere pubblica, a pagina 13, il suo j’accuse contro un signore di 66 anni, che fa parte della Camera dei Lord, va in bicicletta e sostiene che “l’austerità ha fattito…perciò tanti giovani ci chiedono di smetterla di inseguire il modello capitalista”.Il prossimo 12 settembre Jeremy Corbyn potrebbe vincere le primarie del Labour Party.

Atene alza le tasse e vende i porti, Stampa. Non c’è dubbio che Tsipras abbia dovuto cedere per spuntare l’accordo con i creditori. È probabile che Syriza si divida ancora in Parlamento -la riunione cominciata ieri notte non si era ancora conclusa alle 7 di questa mattina- maa Financial Times racconta di una “riscossa greca” e di una “Germania isolata”, che critica Bruxelles e non gradisce il passaggio della BCE a fianco del Fondo Monetario, fondo che i miliatrdi ad Atene li vuol prestare pur sapendo che la Grecia non li restituirà se non in parte. Merkel e Schäuble volevano asfaltare la sinistra greca, cancellarla dal contesto dell’Europa. Missione tuttora uncompiuta.

Bernie Sanders, avete sentito il suo nome? Senatore del Vermont, si definisce “socialista” (cosa,in America, scandalosa), sfida Hilary Clinton alle primarie. A sorpresa il sindacato delle infermiere ha deciso di sostenerlo. É per i diritti civili, senza se. Vuole ridurre il peso delle lobby in politica. Chiede un salario minimo dignitoso e più tasse ai più ricchi. Perdente, ma fa paura. In Cina, scrive El Pais. “Un’esplosione pone al centro la questione della sicurezza industriale. Quegli oltre 50 morti, gli impianti lager, le città dormitorio per operai, l’aria che non si respira, la corruzione che se ne infischia della pena di morte, e tante donne e uomini che cominciaro a dire: No! C’è questo dietro le tre svalutazioni, l’ammissione che la locomotica cinese deve rallentare , la tentazione di spuntare la finanza e importare qualche diritto.

Senato si tratta sul listino, Repubblica. “Un patto con Brlusconi per cambiare l’Italicum”, Giachetti, intervistato dalla Stampa. “Questa è la legislatura delle larghe intese”, Tonini a Repubblica. Continua il tormentone. La minoranza Pd cali le brache o sarà spianata. Ok, il prezzo è giusto. Abbiamo capito: un altro mondo non è possibile. Anche se tre Marines riportano la bandiera americana a Cuba, con Fidel ancora vivo e Raul ancora al potere. Anche se non s’era mai visto che un vescono – oggi monsignor Mogavero- ripetesse “sì, il governo è assente, perchè non ha un piano per l’immigrazione”, nonostante la protestaufficiosa del premier e la marcia indietro di Famiglia Cristiana.

C’è vita a sinistra. Podemos e Syriza, Sanders e Corbyn, e in Italia Landini e don Ciotti e gli insegnanti e i senatori che non vogliono svendere la Costituzione. Non è affatto detto che tutto ciò sappia parlare a una maggioranza individualizzata, dispersa nei luoghi di lavoro, abbandonata sul divano di casa mentre scorrono le immagini del pensiero unico, con un computer come unico oggetto di sostituzione. Forse perderemo davvero, perché 25 anni di follia liberista, da Tony Blair a Matteo Renzi, non passano senza lasciare ferite profonde nella coscienza di sé, nella sfiducia nel vicino e nella voglia di lottare. Però non invidio i vincenti, non sopporto il vuoto che emana dalle loro frasi, li vedo annaspare mentre interrogano la Sibilla sullo zero virgola della crescita: “il verdetto del PIL sul governo”, scrive il Corriere. So che non hanno respiro, che non capiscono il mondo e ripetono ricette degli anni 80, già fallite. Temo che preparino, con la loro, la nostra, rovina e perciò mi batto.