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Gufo e lunare

Discutere del doppio incarico? Lunare. Nello sciocchezzaio semplificato che Matteo Renzi regala alle trasmissioni televisive, la luna è lontana dal mondo reale. Chi l’ammira, guardando in alto, è dunque lunatico, volubile, bizzarro. Creatura notturna, come il gufo. Se tanto mi dà tanto, la direzione del Pd avrà il copione consueto: una relazione del segretario disseminata di frasette per irritare i dissidenti, per farli “venire allo scoperto” e poi servirli con la levata degli scudi fedeli della maggioranza, che è entrata in direzione perché Renzi ha vinto le primarie. Infine tutti a casa, con o senza (scontato) voto finale. L’umiliazione subita da Renzi a Napoli, Giachetti e il Pd asfaltati a Roma; la sconfitta a furia di voti a Torino, tutto ciò è il passato, è “vecchio”. Nuovo è il Brexit, nuovo è il triunvirato con Hollande e Merkel, nuova è la battaglia per salvare il Monte dei Paschi e le altre banche, cui Financial Times dedica oggi la prima pagina, nuovo è il funerale di stato per gli italiani sgozzati a Dacca. “Nuovo” potrebbe chiamarsi il detersivo con cui la politica di governo lava le sue colpe. Un ciclo in lavatrice con “Nuovo”, e il Renzi sconfitto, ammaccato e logoro del dopo ballottaggio, torna bianco che “più bianco non si può”. Resta da vedere cosa diranno oggi Gianni Cuperlo e Walter Tocci. Consiglierei loro di dire qualcosa di semplice, più semplice degli slogan del segretario ma anche con più sostanza. Continua la lettura di Gufo e lunare

Basta compiti a casa

Grecia fuori in 5 giorni, Repubblica. “Ultima chance”, per la Stampa. “24 ore prima della Grexit”, scrive il Fatto. E il Corriere: “Intesa in 5 giorni o la Grecia fallisce”. Ma la Grecia è già fallita. Non più di 60 euro al giorno da ogni conto corrente, non si pagano mezzi e servizi pubblici, i ristoratori fanno cassa solo con i turisti. Se la BCE, con il beneplacito (che Draghi vuole  esplicito) dei capi di stato, non darà subito a Tsipras i miliardi richiesti, pensioni e stipendi dovranno essere pagati con un’altra moneta, i “creditori” della Grecia non vedranno più né capitale prestato né interessi, il governo sarà costretto a sequestrare ogni euro che ancora è in Grecia, banche nazionalizzate di fatto, a ciascuno secondo i suoi bisogni (quelli minimi insopprimibili), addio magnifiche sorti e progressive del mercato. Di che parliamo?

 

Le ragioni dell’intransigenza tedesca, scrive Le Monde. Già, quali sono? Questa è la domanda giusta. Semplice: Merkel non può dire ai suoi elettori che sta cedendo, perché teme il crollo dell’euro, perché Obama è in pressing permanente, perché tutti i soldi (e le armi) promesse all’Ucraina varrebbero a poco se Europa e Occidente perdessero Atene. Allora, da brava dorotea, fa quello che sa fare: dice nein e cerca di scaricare sull’euro gruppo il compito di umiliare Tsipras, in modo che l’accordo sembri una resa greca. Ma “Alexis non è mai stato così forte” – scrive Mastrobuoni della Stampa- e manda in crisi panzer Algela”.

 

Basta compiti a casa. Il successore di Varoufakis non ha presentato ieri una proposta scritta all’euro gruppo, Tsipras ha ottenuto così quello che voleva, l’incontro con Merkel e Hollande. Poi al vertice ha detto chiaro e tondo: posso portare l’età pensionabile a 67anni, posso aumentare l’Iva per i ristoranti, impegnarmi a non assumere funzionari, ma voi tirate subito i soldi per darci un paio d’anni di respiro e ammettete di dover cambiare registro, se non ristrutturando il debito, allungandone le rate e abbassando gli interessi. È lo stesso, fate voi.

 

Hollande si smarca. Il Presidente francese deve pensarla come Bersani -oggi a colloquio con Repubblica e intervistato dal Fatto – “la sinistra esiste in natura, se non la interpreti il rischio è che lo faccia qualcun’altro”. Così Hollande e Moscovici stanno prendendo le distanze dalla Germania, scoprendo le terga dei socialisti filo Merkel. Come Gabriel, che il politologo tedesco Neugebauer definisce sul Corriere “un barboncino della Cancelliera”. Matteo Renzi -scrive Repubblica- “tra tutte le maschere di questa commedia, è quella più in difficoltà”: falco quando dichiara che il referendum «è una scelta tra l’euro e la dracma». Colomba quando, come ieri, assicura che un accordo è a portata di mano”. Per il Giornale: “La Merkel tiene la Grecia (che alla fine salverà) ma caccia Renzi (dal vertice con Hollande)”.

 

Lo storytelling dice altro. Al contrario di madame Lagarde che lancia “l’allarme Italia, ripresa debole e rischio contagio”, Stampa pagina 4, il governo italiano pensa che dalla “crescita (vengano) segnali positivi” e che “il contagio non ci sarà”, Del Rio Corriere della Sera. L’importante è ora governare, senza strappi, il più a lungo possibile. Sboccare lo sblocca italia, fare spendere alle amministrazioni tutto quello che possono spendere, andare in televisione a illustrare storie positive, immigrati che si sono inseriti, sindaci che scelgono l’accoglienza, o la storia di Carlotta “lavoratrice del settore privato, malata oncologica, a cui l’Inps ha comminato una sanzione di 3.000 euro perche’ non era stata trovata in casa durante la visita fiscale”, con i decreti attuativi del jobs act -dice Luca Lotti- non sarà più cosi”. Non c’è giornale che non dedichi almeno mezza pagina sul nostro amato premier che istruisce dirigenti deputati e senatori su come si debba stare in televisione -per comunicare bene la buona politica- ma nessuno mi sembra abbia colto l’essenziale di quella riunione. Renzi ha detto al Pd: resto al governo il più a lungo possibile, noi facciamo, gli altri sono gufi. Poca politica, molte storie positive. E si vedrà..