Archivi tag: Lula

Renzi il diacono

È un giorno difficile, non ci giro intorno. Di cosa parlerò: dell’apertura del Papa alle donne diacono, o del porta a porta con Renzi che annacqua l’intenzione di fare del referendum un plebiscito e si vanta di aver portato a casa le unioni civili? Della chiesa che riflette sulla opportunità di dire sì alle modifiche costituzionali oppure dell’ultimo avviso di garanzia a un sindaco a 5 stelle? Potrei buttare la palla in angolo e, come i bravi giornalisti, nascondermi dietro un lungo elenco di titoli, senza dire troppo, senza rischiare nulla.

Brasile-Italia. Per comprendere il sentimento che si diffonde nel Belpaese è forse utile guardare alla vicenda di Dilma Roussef, presidente sospesa dalle sue funzioni che ieri si è detta vittima di “un colpo di stato”. Così scrive El Pais. Continua la lettura di Renzi il diacono

Sia lode al vincitore

Niente quorum, vince Renzi, scrive la Stampa. “Vincono i lavoratori”, ribatte, con il premier, Repubblica. “Le accuse di Renzi” dice il Corriere. Accuse? Ma sì. Il premier è stato il primo a parlare, ha tirato un sospiro di sollievo per quel dilagante non voto: “è fallito un colpetto”, avrebbe confessato a Maria Teresa Meli. “Abbiamo rischiato che il voto sulle trivelle si tramutasse nel bis del referendum sull’acqua” cioè che si avviasse, ai suoi danni, lo stesso processo che si concluse con la cacciata di Berlusconi. Ma per fortuna “la demagogia non paga”; ancora Renzi. Demagogia di chi? Di Elimiano, of course: “Certi presidenti di regione – dettaglia Renzi – che hanno usato il referendum per motivi personali. Si scopre che una parte della classe dirigente di questo paese è auto referenziale”. Oddio autoreferenziale! Il Giornale rileva che l’affluenza al 32% mette insieme “16 milioni di voti contro Renzi”. Non è proprio così. Intanto perché il numero dei votanti potrebbe essere più basso, poi perché è ben possibile che una parte dei votanti abbia voluto rispondere al quesito e non “dare un segnale al premier” Continua la lettura di Sia lode al vincitore

Lula, Verdini, i giudici

Il ritorno di Lula infiamma il Brasile, Il Corriere della sera titola come i principali giornali del mondo. I fatti li ho raccontati ieri sera per Left-on-line: un giudice accusa l’ex presidente del miracolo brasiliano di corruzione e riciclaggio. Dilma Rousseff lo chiama al governo, sia perché ne ha bisogno – il Brasile è in recessione, il prestigio di Lula può servire -, sia perché così Inacio Lula da Silva passa sotto la giurisdizione del tribunale dei ministri e si salva da un arresto che pareva imminente. Ma una telefonata tra i due, “hai la nomina, usala” dice Dilma, intercettata, viene data in pasto a giornali e televisioni. In Parlamento parte la richiesta di impeachment della presidente per ostacolo alla giustizia, lei denuncia un “golpe giudiziario”, un magistrato blocca la nomina di Lula, le piazze si riempiono di manifestati contro i due presidenti, scontri con chi difende, ricordando che 40 milioni di brasiliani poveri facevano una vita da topi e sono diventati protagonisti in un nuovo Brasile. Penso che la corruzione vada perseguita e che, se i leader del Partito dei Lavoratori, l’hanno considerata un fattore secondario rispetto a tutto ciò che stavano facendo per il loro paese, beh, hanno sbagliato e fa bene la giustizia a perseguirli. Continua la lettura di Lula, Verdini, i giudici

La scelta di Sophie

Blitz, spinta, valanza: supermario is back. Ho provato a immaginare un titolone, sulle decisioni prese da Draghi, come quelli che Luigi Pintor volle nel 1971 per aprire ogni giorno il manifesto. “La Banca centrale comprerà titoli del debito a un ritmo di 80 miliardi per mese. Porterà i tassi d’interesse a -0,40 e offrirà denaro alle banche con lo stesso tasso negativo. Interessi zero per i prestiti ordinari. Ora i risparmiatori dovranno spendere, investire, fare qualcosa. Gli stati indebitati pagheranno meno per i loro debiti e le banche (tedesche) non potranno più rastrellare capitali dai paesi meno virtuosi. É una scelta, forse disperata, per costringere il cavallo a bere per sconfiggere il mostro chiamato deflazione. Ed è una scelta federalista, perché prova a incollare il sud al nord dell’Europa”. So di non essere Pintor, spero di aver dato l’idea. Resta la domanda: perché l’entusiasmo dei mercati – che siamo abituati a considerare sintomo dell’efficacia di ogni scelta – si è subito raffreddato? Continua la lettura di La scelta di Sophie

Misteri, tangenti e ripresa taroccata

Il mistero degli italiani liberati, Corriere. Cosa sia successo davvero, grazie a cosa Policardo e Calcagno siano fortunatamente tornati a riveder le stelle, a differenza di Failla e Piano crivellati di proiettili, non lo sappiamo ancora. Forse non lo sapremo. Oggi molti editorialisti, Marcello Sorgi della Stampa in testa, dopo averci detto per mesi che l’intervento armato in Libia era inevitabile, deciso e imminente, scoprono che Renzi ha letto i sondaggi e si sia molto irritato per le pressioni dell’ambasciatore Usa (“missione” a guida italiana, 5mila nostri soldati in Libia). Tuttavia gli americani continueranno a far pressioni usando la Nato, i servizi segreti e l’azione diplomatica. L’accordo tra i governi di Triboli e di Tobruk – condicio sine qua non per un nostro sì ufficiale alla missione – non arriverà, e qualora dovesse essere annunciato non verrebbe rispettato, e dopo domani Renzi si incontrerà a Venezia con Fronçois Hollande – che si attende dalla sconfitta del Daesh la sua rielezione, e qualcosa dovrà pur dirgli. Continua la lettura di Misteri, tangenti e ripresa taroccata

Tra guerre e banche

La svolta USA: siamo in guerra, titola Repubblica. Eh già, gli Stati Uniti non possono permettere che Russia e Iran vincano da soli la guerra contro il Daesh. Non è più tempo di tergiversare. Dunque, elicotteri apache, istruttori a stelle e strisce con gli scarponi sul terreno, l’armata sunnita che Riyād sta approntando, truppe turche.

Isis, Putin evoca la bomba atomica, titola la Stampa. Lo zar è impazzito? L’atomica contro qualche decina di migliaia di terroristi mescolati a popolazioni inermi? No, Putin ricorda alla Turchia (e dunque la Nato) che la Russia è una potenza nucleare. E chiarisce che non tollererà concorrenza sleale. Facciano pure, Turchia e Nato, la loro guerra al Daesh (che sono in ritardo) ma non provino a fermare i russi né i loro alleati, iraniani o siriani. Continua la lettura di Tra guerre e banche