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Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

“Grazie!”, hai detto grazie quando hanno proposto di sedarti. Grazie è una parola semplice, un manifesto della non violenza: a te che colpisci, che non vuoi capire e pretendi di togliermi la parola, rispondo indossando il bavaglio e dico grazie. Grazie, un sospiro con cui accettavi la morte, come deve fare chi ha voluto e saputo dare un senso alla vita.

In te, in modo rivoluzionario e pirotecnico, ha vissuto una delle più grandi tradizioni della cultura politica italiana, quella radicale e azionista. L’estrema sinistra borghese al tempo del Regno, Cavallotti, Colajanni. Poi il Partito d’Azione che ha illuminato la scena nell’immediato dopo guerra. Tu sei arrivato dopo. Anche a un vecchio che sembrava eterno, quale sei stato, può capitare di arrivare dopo. Dopo la fine dell’illusione azionista. Dopo che Ugo La Malfa aveva preso a far da lievito alla destra intelligente, e Vittorio Foa alla sinistra innovatrice. Tu, ragazzo, stavi a sinistra con un sentire di destra: giovane liberale impegnato nell’UGI, l’Unione goliardica italiana, organizzazione della sinistra universitaria prima del ’68. Continua la lettura di Marco, un’ultima domanda: Chi è il tuo erede?

Tutti da Marco

Svolta di Putin sulla Siria, titola Repubblica: “via le truppe”. Naturalmente restano le basi russe nel Mediterraneo, ma Putin annuncia che richiamerà i soldati e lo fa alla vigilia del negoziato di Ginevra, con Assad rimesso in sella, l’Isis e Al Nusra indicati come “nemici”, l’Arabia Saudita per il momento sconfitta, l’Iran sempre più indispensabile, se si vorrà dare un assetto, una possibilità almeno di costruire una pace, a Siria e Iraq quando sarà stato cacciato Al Bagdadi. Lo Zar russo, Putin, che lo scacchista e dissidente Kasparov considera, non a torto, un dittatore che viola i diritti e opprime le libertà, ha messo a segno un match point. Grazie all’abilità manovriera di Lavrov, uno dei più abili ministri degli esteri oggi sulla scena, ma grazie soprattutto alle contraddizioni dell’imperialismo che, è tuttora alleato degli ideologi e finanziatori del terrorismo jihadista, i sauditi e la loro corte di monarchie del golfo. Naturalmente, nulla è acquisito. Ora Ryad sta provando a destabilizzare il Libano, definendo terrorista Hezbollah, organizzazione sciita che terrorista magari lo è pure, ma che è presente e forte nel parlamento di Beirut, che combatte davvero il Daesh in Siria e con cui bisogna trattare, se non vogliamo che torni l’incubo della guerra civile anche in Libano. Continua la lettura di Tutti da Marco