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Un veto elettorale

Il veto italiano a Bruxelles, Corriere della Sera. È vero? Per la prima volta nella storia l’Italia bloccherà il bilancio dell’Unione Europea, sostenendo, per dirla con Renzi, che “non costruiranno muri con i nostri soldi”, ovvero, come dice il sottosegretario Gozi, che “non investono abbastanza in crescita, sicurezza, immigrazione, lavoro, giovani”? Per ora l’Italia si è solo “riservata” di porre il veto, insomma, un penultimatum. Bene: ci sarebbe dunque tempo per parlarne in Parlamento, per spiegare come mai lo stesso governo si sia schierato sempre con la Germania e perché ancora il 22 agosto, a bordo della portaerei Garibaldi con Hollande e Merkel, Renzi avesse detto “l’Europa non è il problema ma la soluzione” e invece 3 mesi dopo abbia del tutto cambiato verso. Mutare parere si può, se è una cosa seria! Continua la lettura di Un veto elettorale

Guerra (non tanto) fredda

I turchi attaccano i curdi in Siria. Obama e Putin cercano il disgelo, Corriere della Sera. “Obama a Putin: stop ai bombardamenti in Siria”, Repubblica. “Damasco: le truppe turche ci invadono”, la Stampa. Tre facce della stessa realtà. Gli americani contano sulle milizie curde, siriane e irachene, per strappare Raqqa al califfato, ma i turchi le bombardano le postazioni curde con l’artiglieria: temono lo stato curdo più dello stato islamico. Russi, Hezbollah, esercito di Assad stanno per prendere Aleppo, ma così facendo spingono decine di migliaia di sunniti, che hanno sostenuto – o tollerato – le milizie islamiche, a fuggire verso la Turchia, la quale minaccia di scaricarli tutti in Europa: ecco Obama chiede a Putin di non bombardare Aleppo e Financial Times titola “L’Occidente accusa i russi di usare i profughi come un’arma”. A sua volta il governo di Damasco (Assad, Alawiti, cristiani che temono i sunniti islamisti) denuncia l’intenzione saudita e turca di invadere il paese. Continua la lettura di Guerra (non tanto) fredda

Al Sisi, Assad e altri mostri

Regeni preso e torturato per i contatti sul cellulare. Il Corriere apre così, con il martirio del ricercatore e giornalista in Italiano. “Il nome dei veri responsabili – scrive Sergio Romano – rimarrà un segreto di Stato e le circostanze della morte difficilmente ricostruibili”. Dunque? Romano concede che – nell’attuale contesto internazionale – l’Italia non può andare in fondo, non può spingersi fino a rompere le relazioni diplomatiche con l’Egitto di Al Sisi, ma aggiunge: “Oggi più che mai abbiamo il diritto di dire al Cairo che non si vince una guerra, sia pure contro il peggiore e il più crudele dei nemici, senza il sostegno dalla pubblica opinione. È una legge democratica a cui neppure l’Egitto può sottrarsi”. “Far finta di nulla – scrive Lucio Caracciolo su Repubblica – sarebbe intollerabile mancanza di rispetto non solo per la memoria di Giulio Regeni e per la sua famiglia, ma per l’Italia. Nessun paese può accettare che un suo cittadino sia rapito e massacrato dalla polizia di un altro Stato fermandosi alle proteste verbali. Se lo facesse, perderebbe ogni credibilità come partner politico ed economico”. La parola tocca governo, che dovrebbe evitare la lingua di pezza! Continua la lettura di Al Sisi, Assad e altri mostri