Archivi tag: Misurata

La riforma dei voucher

Due italiani rapiti in Libia, Corriere. Può essere stato un “incidente”, un gruppo di banditi del deserto che aveva bisogno di soldi. In tal caso dovremo tirarli via al più presto, Bruno Cacace e Danilo Calonego. Prima che i rapitori li vendano a altri malintenzionati. Può essere invece un ricatto: si sa che le tribù della zona, molto a sud della Libia e al confine con l’Algeria, si dicono alleate del governo di Tripoli, quello “appoggiato” dalla “comunità internazionale”. E allora? Può darsi che per Tripoli il rapimento sia un modo per chiedere all’Italia più impegno nella guerra, non tanto contro l’Isis ma piuttosto contro il generale Haftar, che ha recentemente occupato i terminali del petrolio. Proprio oggi a pagina 4 su Repubblica trovo un’intervista di Paolo Gentiloni: “In Libia trattare anche con Haftar”. Una svolta che potrebbe non essere piaciuta al governo “legittimo”. Infine, non è da escludere che il rapimento sia opera di Al-Qaeda per il Maghreb; l’ipotesi peggiore per i nostri connazionali. “Il pericolo in un paese senza legge”, è il titolo del “pezzo” per la Stampa di Domenico Quirico: “I sedicenti governi di Tripoli di Bengasi di Misurata con cui fingiamo di avere fitti e normali rapporti diplomatici come con la Svizzera o la Bolivia altro non sono che formazioni banditesche di dimensioni maggiori di quelle tribali e con appetiti più smisurati”. Continua la lettura di La riforma dei voucher

Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Mi viene voglia di parlare di Totti. Entra in campo dopo il diluvio, fa un lancio al volo che scavalca tutta la difesa e basta metterlo in rete. Poi, freddo e preciso, tira il rigore numero…non lo so. Il primo, in serie A lo segnò per la Roma il 4 settembre del 1994. Berlusconi era da poco entrato a Palazzo Chigi. Segna anche stavolta: freddo e preciso spiazza il portiere e centra l’angolo della rete. Si sente bene. È quello che sa fare, quello che gli piace fare. Corre verso la curva, si toglie la maglia e la lancia. Quel numero 10 è suo ma è di tutti.

Mi viene voglia di parlare di Hillary Clinton. First lady per 8 anni, senatrice per altri 8, oggi prima donna candidata alla presidenza. Fugge da ground zero l’11 settembre: non fa a tempo e si accascia, circondata dai suoi, a un passo dalla macchina che l’avrebbe sottratta all’occhio di Fox Tv. Ricompare due ore dopo. “Sto alla grande”, dice. Passano alcune ore e in serata un bollettino medico sostiene che venerdì le sarebbe stata diagnosticata una polmonite: Hillary era sotto antibiotici e alla cerimonia per l’11 settembre non avrebbe retto al caldo. Continua la lettura di Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

A novembre canteremo la marsigliese

Terrorismo, fronte esterno. Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, racconta la guerra a Sirte, dove si spara da muro a muro. Commenta il fischio dei proiettili con due miliziani di Misurata, città vicina e storicamente rivale di Sirte, chiede dei bombardamenti americani: “I loro raid avvengono soprattutto di notte. Di giorno mandano i droni in esplorazione, udiamo il ronzio. E con il buio arrivano gli attacchi. Colpi sempre molto precisi. Ma pochi. Troppo pochi. Sino ad ora hanno distrutto tre o quattro tank, un garage dove Isis riparava i mezzi, alcuni blindati e un paio di depositi. Purtroppo gli arsenali più importanti sono nascosti nei sotterranei. I missili intelligenti made in Usa non li possono individuare”. La battaglia, alla fine, si vince a terra. I miliziani vorrebbero essere armati e appoggiati da paesi più vicini degli USA. Dall’Italia, per esempio. In ogni caso a Sirte gli uomini del califfo sono sulla difensiva. Questo è un fatto. Non è così allegra la situazione ad Aleppo, in Siria. Dove Daesh respira, grazie all’offensiva dei “ribelli” anti Assad. Tra loro, assassini fanatici come i miliziani di Al Nusra e Ahrar al-Sham, appoggiati dall’Arabia Saudita e alleati di milizie (ormai scarse di uomini) che erano state addestrate dagli Stati Uniti. I russi cercano di impedire che le truppe dell’alleanza ribelle rompano l’accerchiamento (pare ci stiano riuscendo), sia bombardando Aleppo sia aprendo “corridoi umanitari”, cioè permettendo ai civili (e alle milizie che si arrendono) di uscire dalla città. Ne scrive La Stampa. Osservo da giorni come i giornali occidentali preferiscano, ora, parlare di Sirte. Si capisce, visto che ad Aleppo non è chiaro da che parte stiano gli occidentali, se contro Daesh o contro i nemici di Daesh. C’è tuttavia una buona notizia: i curdi hanno strappato al Califfo Manbij, città che apre la strada verso Raqqa: ne scrive il Corriere. Osservo che quasi certamente molti di questi curdi “vincitori” sono militanti del Pkk, la formazione di Öcalan considerata terrorista in Turchia ma invece alleata dell’esercito iracheno, il quale, a sua volta, diffida di altri curdi, quelli iracheni, ormai repubblica autonoma. Capite perché la guerra continua? Continua la lettura di A novembre canteremo la marsigliese

Angela,Matteo e Mons Galantino

Ripresa, il vertice Renzi Merkel, Corriere. Si incontrano domani all’Expo. Il medico (la Germania) che si è rimpannucciato grazie alle sue ricette ma non ha saputo salvare il malato. Il malato (l’Italia) che insieme alla Francia – analisi del New York Times- mostra i sintomi più preoccupanti: crescita bassa, debito pubblico elevato, poca fiducia dei consumatori. Se fossero due grandi statisti europei, Angela e Matteo, credo che si direbbero a quattr’occhi che così non va, non può continuare Che la ricetta (del rigore) è sbagliata, che i tedeschi devono investire di più in Europa. D’altra parte converrebbero che le tasse devono pagarle anche i furbi levantini, , che combattere la corruzione è obbligo politico prima che morale, che gli sprechi sono prodotti più dal potere delle lobby che da supposti privilegi dei dipendenti.

Probabile che la cucina sia più modesta. Angela ora vede “una speranza per la Grecia” (Repubblica), sostiene che “Tsipras è cambiato”, per nascondere al Bundestag – che sulla Grecia voterà mercoledì- come invece la Germania abbia dovuto cambiar nota, cedere al Fondo monetario, ammettere con Schäuble che i debiti si potranno restituire solo in un futuro lontano. Da parte italiana si dirà che l’obiettivo (+ 0,7 quest’anno) è a rischio, che il governo deve varare una manovra da 25 miliardi (Corriere), che deve confermare gli incentivi ai padroni e  tagliare le tasse del 2% (Morando), e che siccome ci siamo mostrati diligenti alle lezioni di tedesco, ora vorremmo “sconti” (Taddei, Stampa).

Le mosse italiane per fermare il caos in Libia, Titolo del Corriere e intervista di Gentiloni alla Stampa. Occorre strappare subito (mercoledì riprendono gli incontri)  “un accordo tra !Tobruk Misurata Zintan e gran parte delle municipalità di Tripoli,che possa consolidarsi e magari estendersi al Gnc (parlamento di Tripoli)” in modo da poter mandare in Libia caschi blu (come in Libano, spiega Sergio Romano) che facciano da pacieri fra le tribù e regolino quel corridoio dell’immigrazione. Oppure – è il ministro degli esteri che parla- diverrà indispensabile porre “nell’agenda della coalizione internazionale anti-Daesh il tema Libia, sapendo che non si tratterebbe più di stabilizzare il paese ma di contenere il terrorismo”.Insomma Guerra. Per evitare che la Libia diventi una nuova Somalia a due passi da casa nostra.

Migranti, la guerra della Lega ai vescovi, Repubblica. Quel Grullo del Matteo (Salvini) ha evocato un “genocidio” italiano, promesso di paralizzare il Paese e intimato ai vescovi “di non rompere”. Spiega Diamanti, Repubblica. che gli italiani si sentono poveri e hanno paura di chi è più povero, hanno meno fiducia nell’Unione Europea, si sentono “orfani di frontiere e confini, di bandiere e ideologie e non sanno più chi sono”. Perciò rischiano di dare spago a un Orban italiano. Saremo costretti -si chiede Diamanti- a emigrare? L’alternativa ci sarebbe: non dire più agli italiani che sono ricchi (o che lo ridiventeranno presto), spiegare loro che il Mediterraneo paga il conto degli errori tedeschi e che a quegli errori occorre mettere riparo provando a creare un fronte comune con francesi, spagnoli, greci, che l’Africa è una opportunità se vogliamo uscire dalla stagnazione. Non solo nero! Sulla paura speculano “i piazzisti”, ma alimenta paura anche chi edulcora la realtà.

Il vescovo dà lezioni di politica. Galantino scrive di De Gasperi il Corriere pubblica. “Tutte le scelte fondamentali della sua politica interna e internazionale sono state elaborate dai partiti all’interno del Parlamento, che mai ha ceduto alla tentazione di coartare” La politica, come la religione, si deve sempre “ispirare al bene comune”, perciò Paolo VI l’ha definita “forma suprema di carità”. Terzo “L’Europa che De Gasperi ha contribuito a fondare era più generosa di quella di oggi L’Europa non può diventare una maledizione, è un progetto politico indispensabile per il mondo, a cui la Chiesa guarda con trepidazione”. Detta da me, che non sono un vescovo, la politica, quella vera, capace di durare nei tempi eccezionali, non è solo tattica: ha bisogno di una visione . Se no genera mostri e si consegna ai piazzisti.