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Quando Muhammad faceva rabbia

Questa mattina, infastidito dai commenti elogiativi (post mortem) e melensi su Muhammad Ali, avevo cercato sul web l’intervista di Oriana Fallaci. Perché ricordavo che gliela aveva fatta e ricordavo ancora meglio quanto le destre europee e americane avessero odiato Cassius Clay, uno che non stava al suo posto, che non si limitava a tirare pugni e basta, ma straparlava e dava fastidio. Non l’ho trovata. Più tardi, dando un’occhiata a Dagospia, mi sono accorto di averla avuta sempre sotto gli occhi, spiattellata su Libero da Vittorio Feltri, per “gentile concessione di Edoardo Perazzi, erede di Oriana Fallaci”. Eccola. Mi sembra un documento del tempo e anche del giornalismo di Oriana, bravissima per carità, ma che non ho apprezzato da viva e non apprezzo ora. Eccola:

Un pagliaccio simpatico, allegro, e innocuo. Chi non ricorda con indulgenza le sue sbruffonate, le sue bugie, i suoi paradossi iniziati alle Olimpiadi di Roma quando mise in ginocchio ben quattro avversari, un belga un russo un australiano un polacco, e la medaglia d’oro non se la toglieva neanche per andare a letto, imparò per questo a dormire senza scomporsi, Dio me l’ha data e guai a chi la tocca. Continua la lettura di Quando Muhammad faceva rabbia

Muhammad Ali

Che sapete di lui? Di Cassius Clay, Muhammad Ali, morto a 74 anni? Ballava sul ring, velocissimo a schivare i colpi, sfidava l’avversario con le smorfie e i movimenti del corpo, non sembrava cattivo, pareva che giocasse. Rifiutò di andare in Viet Nam, reato gravissimo negli Stati Uniti alla fine degli anni 60. Gli levarono la licenza di combattere ed era campione del mondo. “I Viet Cong – ebbe a dire – non mi hanno mai chiamato negro”. Negro, come Malcom X, e come Malcom, abbracciò l’Islam, la sola religione – si diceva allora nei ghetti neri – che può abbattere ogni barriera razziale. Quando tornò a combattere, dopo la squalifica, Muhammad Ali era meno mobile sulle gambe, continuò a vincere ma incassando colpi durissimi che potrebbero avergli regalato il morbo di Parkinson, suo compagno di vita nell’ultimo quarto di secolo. Immagino Bernie Sanders, in una pausa della campagna che lo vede ora prevalere, almeno nei sondaggi, in California, che parla ai suoi ventenni di quel folletto indomito degli anni 60. Si sbagliava anche allora, tanto; ma si sognava altrettanto. Continua la lettura di Muhammad Ali