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Dedicato a Fidel

Con la bava alla bocca. Fa specie vedere Trump e, qui da noi, Libero e il Giornale far festa per la morte di un uomo di 90 anni che ha tenuto testa per 57 all’unica super potenza rimasta nel pianeta, che ha respinto un’invasione promossa e finanziata dalla Cia, ha sopportato con il suo popolo l’odioso embargo americano, si è preso la soddisfazione di vedere “un Presidente nero” e un “Papa latino americano” venire a Cuba da ospiti, non a dettar legge. O gonzi! Quel barbuto comandante, con le braccia lunghe lunghe e le gambe ancora di più, ha vinto. Una vittoria amara, certo. Perché Guevara non è riuscito a rompere l’accerchiamento. Perché la solidarietà internazionalista (dell’Urss, per non parlare della Cina) s’è rivelata una truffa: prendeva più di quel che offriva. Perché nessun paese dell’America ispanica, neanche il Venezuela di Chavez, meno di tutti il Venezuela di Chavez, gli ha saputo offrire una sponda credibile. Un dittatore, Fidel? Sì, abbandonato da tutti, Castro lo è stato. Ma un dittatore amato e rispettato dalla maggioranza del suo popolo. Perché in cambio delle sofferenze, della penuria, degli errori burocratici e di scelte obiettivamente autoritarie, Fidel ha saputo offrire ai cubani un bene impagabile: la dignità! Il rispetto di sé, nei confronti di un Grande Fratello che aveva trattato Cuba (e la tratterebbe ancora) come una sala da gioco e un bordello a cielo aperto “nel giardino di casa” dell’imperialismo yankee. Continua la lettura di Dedicato a Fidel

Il passato che ritorna

Prigionieri del passato. Ieri, a scrutinio segreto, il Senato ha negato l’uso di certe intercettazioni tra Berlusconi e le olgettine. Ieri il presidente emerito Napolitano ha detto al Foglio che bisogna cambiare la legge elettorale, eliminare il turno di ballottaggio e firmare “un nuovo patto per l’Italia” fra destra e sinistra. Ieri ricorreva il quindicesimo anniversario dell’assassinio di Carlo Giuliani durante i moti contro il G8 di Genova, che si conclusero con l’umiliazione e la tortura di centinaia di manifestanti all’interno della scuola Diaz e poi rinchiusi nella caserma Bolzaneto. Cosa hanno in comune questi tre eventi? Mostrano come in Italia il passato non muoia, ma restiamo a lungo prigionieri di errori, bugie e omissioni. Continua la lettura di Il passato che ritorna

L’anti partito della nazione

Un termine per il premier, “Massimo due mandati”. Ancora lui! Quasi ogni giorno è Renzi a dettare il titolo d’apertura dei giornali. L’attrazione fatale che esercita sul sistema mediatico dà la cifra del suo indubbio successo, ma anche della continua sensazione di precarietà che questo successo induce nella pubblica opinione, legato com’è a continue promesse, ad annunci, a polemiche contro i gufi di turno, a rassicurazioni che non rassicurano del tutto. Può essere allora utile raccontare in che contesto il premier abbia fatto la promessa odierna: “non più di due mandati”. Alla festa di Repubblica Scalfari lo aveva sfidato: “sono per l’abolizione del Senato, ma voto No al referendum perché la legge elettorale così com’è ti rende padrone del campo”. Renzi gli ha risposto che la legge elettorale non l’ha scritta lui, o almeno non completamente, che il ballottaggio però serve per evitare l’inciucio, che lui non mira a una lunga dittatura personale, infatti è favorevole al limite dei due mandati. Così dicendo, tuttavia, ha confessato quello che poco dopo ha provato a negare, e cioè che la forma del governo non sarà più, se vinceranno i Sì al referendum, parlamentare ma diventerà presidenziale, o meglio, che andremo verso una democrazia del premier, una forma di premierato assoluto. A cosa servirebbe, altrimenti, porre un limite al mandato di chi governa come si fa in Francia e negli Stati Uniti? Continua la lettura di L’anti partito della nazione

Il mago dell’inciucio

Complotto, poteri forti, censura? Insomma che succede? Il Machiavelli di Rignano lancia la sua campagna per il Sì, conferma che se dovesse perdere il referendum si ritirerà, annuncia che con le sue riforme ha tagliato la casta di “quelli che non vogliono perdere la poltrona” e i grandi giornali lo ignorano, lo escludono almeno dalle loro prime pagine? Il Corriere apre con “Le nuove disuguaglianze che rallentano l’Italia”. Analisi di Dario Di Vico sui dati Istat: il 62% di giovani tra i 15 e i 34 anni dipende delle famiglie, oltre due milioni le persone senza lavoro, crescono i minori in condizioni di povertà, relativa o assoluta, sempre più anziani sono costretti a lavorare o, dopo, a sostenere con la pensione figli o nipoti. Secondo Di Vico sbaglia Renzi (anche se non lo nomina) quando sostiene che con l’aumento del PIL la situazione cambierà. Perché “alla recessione non sta seguendo una ripresa degna di questo nome e nella quantità sperata”. La Stampa, invece di fare l’eco del Renzi, apre con certe valutazioni allarmanti del G7: “Brexit minaccia globale”. “4 milioni di disoccupati in Gran Bretagna, 12 miliardi di costi per l’Italia, 58 per la Germania”. Ma da dove sbuca questo rischio Brexit? Rispondo: Continua la lettura di Il mago dell’inciucio