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Incomprensibile, imponderabile?

Hotel travolto, strage e accuse, così titola il Corriere. Innanzitutto i fatti: un hotel a 4 stelle, sulle pendici del Gran Sasso, a 1200 metri. All’interno 34 persone, tra ospiti e dipendenti. Tutti con le valigie in mano, pronti a partire il pomeriggio del 18, il giorno in cui anche a Roma abbiamo avvertito le famose scosse di terremoto. Ma costretti ad aspettare, la strada era bloccata dalla neve. Lo spazzaneve, promesso per le 15 non arriva, forse – dicono – arriverà alle 19. Alle 17,30 un cliente (di mestiere fa il cuoco) esce dall’albergo, sfida il gelo, per andare a prendere in macchina qualcosa che serve alla moglie. E vede la valanga che travolge ogni cosa, che spazza via i piani superiori dell’hotel. Si rifugia nell’auto, ha il telefono, chiama, avverte qualcuno a Roma, chiede soccorso. Ma ci sono troppe richieste: i soccorsi partono due ore dopo, alle 19,30. Poi, quando è già notte, restano bloccati nella neve. Solo alle 4 del mattino un gruppo di coraggiosi, lasciato il convoglio sulla strada, e percorsi a piedi, con gli sci e le pelli di foca, gli ultimi 8 chilometri riesce a raggiungere il luogo della sciagura e mette in salvo le due persone (il cuoco e un dipendente) che erano stati sorpresi dalla valanga all’esterno dell’hotel. È già giorno quando arriva il primo elicottero. Continua la lettura di Incomprensibile, imponderabile?

Il terremoto siamo noi

Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga – scrive per La Stampa Antonio Scurati – non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni – prosegue Scurati – siamo figli del melodramma. Continua la lettura di Il terremoto siamo noi