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Cade la neve, trema la terra

Cumuli di rabbia. Non arrivano i nostri. Solo il terremoto si ricorda del terremoto. Sono i titoli del manifesto, del Giornale, del Fatto. Siamo un paese fragile, che non sa governare il suo territorio. Un paese smemorato che dimentica ogni emergenza fino alla prossima. Che non sa che fare per una forte nevicata, invernale, sull’Appennino. Un paese, la cui capitale entra nel panico per tre scosse consecutive tra il 5,1 e il 5,5 della scala Richter. Ora i giornali hanno spedito inviati in mezzo alla neve e tra le rovine, ora le televisioni mostrano sfollati che, spalando la neve, si sono trasferiti da casa in una “tecnostruttura senza bagni”, che poi sarebbe una tenda. E tutti piangono mucche e maiali seppelliti da tetti che si sapevano fatiscenti. Ma tanto non erano per noi umani. E poi? Che lezione tireremo? Che ognuno di quei comuni avrebbe dovuto dotarsi di un qualche mezzo di soccorso in grado di muoversi sotto la neve. Che case e capannoni pericolanti andavano abbandonati dagli uomini e dagli animali. Che i giornalisti, loro, dovrebbero raccontarla un po’ meno in prima persona. Perché, va bene, hanno avvertito le scosse pure negli studi da cui trasmettevano i talk del mattini, e io l’ho sentita seduto anche lassù, seduto sulla “montagna” dell’aula di Palazzo Madama. Va bene, e che sarà mai? Un paese normale prende atto che la sua amata terra trema. Chi informa, se vede muoversi una luce dello studio, si chiede dove e come il sisma possa aver creato disastri. Non se la canta e se la suona. La penso così. Continua la lettura di Cade la neve, trema la terra

Sul ritorno di Renzi

È tornato, per il Corriere: “Mattarellum e voto in aprile”. Non è più lui, per il Fatto: “pure Renzi commissariato”. “Un’autocritica che non convince”, scrive Stefano Folli per Repubblica. “Ho sbagliato e ho perso, anzi “straperso perché non mi sono fatto capire dagli italiani…perché non abbiamo saputo usare il “web” e ci siamo arresi alle “bufale” diffuse via internet dagli avversari”. Ma mi faccia il piacere, rubo la celebre frase al principe De Curtis! “L’autocritica di Renzi sarebbe stata molto più convincente se si fosse addentrata nella vera contraddizione di quei sette mesi di campagna elettorale: credere che l’Italia descritta sulla via della ripresa a tutti i livelli, socialmente coesa e ottimista sotto la guida del leader, fosse quella vera.Viceversa l’epica renziana andava in una direzione mentre il paese arrancava in un’altra”. Insomma non si salvano dalla sconfitta (come invece Renzi ha tentato di fare) jobs act, buona scuola, bonus e sgravi fiscali. Perché, quanto meno, quelle riforme non hanno avuto l’esito vantato e i giovani si sono sentiti traditi da rassicurazioni menzognere. Continua la lettura di Sul ritorno di Renzi

I dolori del giovane Renzi

O lo poltrona o la faccia, il Giornale riassume così il dilemma un cui si trova Renzi. “Colle in pressing: avanti con Renzi”, spiega Repubblica. Immagino così quello che Mattarella starà dicendo al Presidente del Consiglio dimissionario: “Matteo, mi pare che tu non voglia un candidato Pd che governi con la maggioranza che vi ha appena mostrato la fiducia in Senato. E sai anche tu che un governo con tutti i partiti dentro non è realizzabile. Capisco allora che vuoi tornare a Palazzo Chigi. Bene, allora ti rimando alle Camere!” Già, ma il perdente del referendum, quello che prometteva “se perdo lascio la politica”, ora non sa cosa gli convenga, come spiega bene Stefano Folli: “Da un lato, un po’ per convinzione e un po’ per farsi coraggio, sostiene la tesi che il 40 per cento dei Sì rappresenta un plebiscito per lui e per il partito personale di cui si sente il leader. Dall’altro teme – non a torto – che lontano da Palazzo Chigi e dalle leve del potere la residua magia del “renzismo” sia destinata ad appannarsi”. Tanto più che la Stampa titola: “Renzi sotto assedio nel Pd: patto Franceschini-Bersani-Orlando, scatta la tenaglia”. Meglio gestire lo scontro nel partito da Palazzo Chigi o rischiare che Pd e maggioranza si facciano piacere i modi più educati di un Gentiloni, di un Padoan, di un Grasso, archiviando la logica binaria (“io o il diluvio”) del renzismo? Continua la lettura di I dolori del giovane Renzi

La destra s’è rotta

Bitonci dopo Marino. Ero a Treviso a una manifestazione per il No, con il senatore 5 Stelle Girotto, quando, a pochi chilometri, una maggioranza di consiglieri, Forza Italia, Pd, 5Stelle, liste civiche, depositava le firme dal notaio per far cadere il sindaco leghista di Padova Bitonci. La prima considerazione è che la legge elettorale per i comuni ha smesso di funzionare. Il sindaco eletto al primo turno è in genere il capo fila di una coalizione impossibile che, per vincere, riunisce tutto e il contrario. Al ballottaggio, invece, prevale in genere l’outsider, ma anche in questo caso è probabile che i principali partiti non gradiscano la scelta e si mettano di traverso. Quella legge ha funzionato come antidoto al politichese tecnocratico nazionale: nelle città grazie a quella legge si sceglieva un volto più che un programma, una persona di cui fidarsi e a cui affidarsi. Ma ci sono dei ma. I poteri del sindaco si sono ridotti per via dei continui tagli delle risorse erogate. È ora più chiaro come i problemi delle città, specie di quelle grandi, si possano affrontare solo con una cooperazione rafforzata tra stato ed enti locali, cooperazione che spesso manca o è solo formale. Le scelte dei cittadini italiani sembrano orientarsi verso più poli, lungo discriminanti ideologiche, non le vecchie ideologie certo, ma sarebbe difficile sostenere che 5 Stelle, Lega, Partito di Renzi non abbiano una loro cifra ideologica, o se volete una loro “narrazione”. Per effetto di questi “ma”, la figura del sindaco eletto dal popolo diventa più fragile e contestata. Continua la lettura di La destra s’è rotta

O loro o l’apocalisse?

Manovra da 24 miliardi e mezzo. È il titolo centrale del Corriere e della Stampa. Il Sole24 ore entra nel dettaglio: 13.3 miliardi in deficit, 8.5 di nuove entrate. Il deficit deve essere autorizzato da Bruxelles, le entrate vogliono dire nuove tasse e condoni. Quanto alla crescita dell’1% prevista dal tesoro, l’ufficio parlamentare del bilancio non se la sente di confermarla. Dunque dice No, anche se aggiunge che il suo parere non vincola il governo. Padoan ha fatto quel che poteva, stretto fra l’incudine di Renzi (bisogna spendere, anche per provare a vincere il referendum) e il martello tedesco (chiedete flessibilità per far crescere la spesa, non per risanare). Forse non è un libro dei sogni, certo una manovra piena di incognite. Continua la lettura di O loro o l’apocalisse?

Italicum e referendum, si cambia

Colpiamo Costantinopoli, da Repubblica. Nell’immaginario dell’Isis, come in quello di Al Wahhab, vissuto nel secolo dei lumi ma in medio oriente, il tempo si è fermato mille e più anni fa. Erdogan, il sultano, che vendeva armi all’Isis in cambio di petrolio e combatteva i loro nemici curdi in Siria e in Iraq, ha tradito. Ora porge la mano a Israele e scrive una lettera di scuse a Putin, per avergli abbattuto un aereo. Ecco che che Istanbul ritorna Costantinopoli e gli assassini in nero si presentano a uno dei metal detector posti fuori dall’aeroporto Ataturk. Scoperti, prendono a sparare sulla folla, poi un kamikaze, già quasi immobilizzato dalle guardie, si fa saltare: 50 morti, oltre 100 feriti. È la vendetta dei terroristi costretti a lasciare Fallujah. Ora i musulmani ricchi o del ceto medio abbiente che portavano le loro mogli, totalmente velate, in vacanza premio sul Bosforo, ora sanno di essere anche loro nel mirino. Il nuovo governo turco combatterà sul serio, a questo punto, il terrorismo islamico o continuerà a usarlo contro il nemico curdo e il partito dei diritti e delle libertà? Continua la lettura di Italicum e referendum, si cambia

Todos caballeros

Todos caballeros. Se anche il sindaco 5 Stelle di Livorno finisce indagato per “bancarotta fraudolenta”, vuol dire che rubano tutti e che quindi, in un certo senso, non ruba nessuno? Non credo che sia così. Lasciatemi dire, per prima cosa, che i 5 Stelle se la meritano questa tegola sulla testa. Il loro racconto della corruzione non sta in piedi: “noi puri, versiamo 2500 euro dell’indennità parlamentare, gli altri ladri”, “noi protetti dalle regole del movimento, gli altri corrivi”. Ma che vuol dire? Ma quali regole del movimento? Pare che questo sindaco di Livorno, inesperto – se volete, impreparato – e con poco feeling con la gente, abbia dovuto decidere se approvare il bilancio dell’azienda rifiuti lasciatogli in eredità dalla precedente amministrazione, e se assumere 35 precari che si trovava già là. L’ha fatto, poi, dopo uno sciopero degli spazzini, che ha trasformato Livorno in una discarica, ha chiesto il concordato preventivo e portato i libri in tribunali. Secondo le regole del movimento, direbbe lui. Ma le leggi suggeriscono che quelle assunzioni e quella approvazione configurano lo stesso reato eventualmente commesso dai precedenti amministratori del Pd: bancarotta fraudolenta. Continua la lettura di Todos caballeros