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Un caffè di traverso

40 giorni al referendum, che strazio! Sbuca da ogni angolo, appare in tv su qualunque canale accendiate, a tradimento la radio ne diffonde la voce. E poi la e-news quotidiana, il retroscena del giorno, e quei tweet preziosi, grondanti buoni sentimenti e intenti ad accaparrarsi ogni merito. Le giovani marmotte, imparato a memoria il manuale, accorrono a sostegno. “Riforma federale, taglia i costi, riduce le immunità, dà zero poteri al Premier e li lascia tutti al Presidente, 800mila firme sono meglio di 500mila perché poi cala il quorum, o ora o non si cambierà mai, il meglio è peggiore del bene, o lui o il caos, con le imprese che smettono di esportare, lo spread che riprende a correre e gli investitori che scappano via”. La politica che vedo sui giornali, in televisione e nelle sedute del parlamento mi pare essersi ridotta a questo: il capo scout che arringa, le giovani marmotte che ripetono. E difendono, insultano e si atteggiano a vittime se qualcuno prova a rispondere. Bersani? Un birraio. D’Alema? Renzi con Obama, voi con Baffino. Il deputato Di Maio? Merita un terzo dello stipendio perché è presente a un terzo delle sedute. Direi che Renzi ha già vinto, perché questo sembra già un regime. Racconto unico: chi provvede per noi e chi gufa roso da livore. Continua la lettura di Un caffè di traverso

Il No e Mattarella

Tra UE e Renzi duello infinito: volete troppo. Repubblica esprime i suoi dubbi sul duello che il premier sembra voler ingaggiare con l’Europa. Dà spazio alla risposta di Juncker: avete ottenuto “già 19 miliardi di flessibilità”. Fa i conti e scopre che “ora la manovra dovrà salire di altri 5 miliardi per non toccare l’Iva”. Anche il Corriere, con un editoriale in apertura boccia la politica europea del premier. Il vice direttore Antonio Polito ricorda alcune frasi del premier: quella secondo cui “l’uscita del Regno Unito avrebbe reso più forte l’Europa che restava, e maggiore il ruolo dell’Italia”, l’altra che prefigurava “un nuovo direttorio a tre, con Roma alla pari con Berlino e Parigi”, o infine “la convinzione, espressa prima di Bratislava, che Hollande fosse completamente acquisito alla causa della lotta contro l’austerità”.

“All’origine di questi abbagli – scrive Polito – non c’è solo la fretta di dare buone notizie agli italiani, di mostrare loro che gareggiamo in una categoria di peso superiore al passato. C’è una analisi errata della condizione dell’Italia, che forse indebolisce l’azione riformatrice del governo anche dentro i confini nazionali. In una parola: il nostro Paese è in crisi oppure no? Continua la lettura di Il No e Mattarella

Oltre il recinto

Primo maggio, non lontano da noi. Erdogan ha vietato le manifestazioni. In migliaia sono andati in piazza Taksim a farsi sparare dai cannoni ad acqua e disperdere dal lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo. Forse un morto, investito da un mezzo della polizia. Scontri pure a Parigi, dove le manifestazioni reclamano il ritiro della loi El Khomri, un jobs act alla francese. Il sociologo della Sorbona, Christophe Aguiton, militante di Sud e di Attac, spiega a Le Monde che mentre i sindacati chiedono il ritiro della legge e l’inizio di nuovi negoziati per cambiare il codice del lavoro, Nuit debout, invece, “è diventato un luogo di aggregazione e di riflessione sull’alternativa da costruire. Muove dalla questione sociale ma anche da quella morale, insorge contro l’ipotesi Valls di togliere la nazionalità a chi non accetti le regole del sistema, fa propria la contestazione ambientale. É un movimento orizzontale, nessuno può parlare a nome di Nuits Debout. Non ha rappresentanti”. “È un movimento analogo – spiega Christophe Aguiton – a quelli che si sono manifestati in vari paesi dopo 2011, primavere arabe, indignati spagnoli, Occupy in Inghilterra e negli Stati Uniti, ma anche in Brasile e Turchia”. Continua la lettura di Oltre il recinto

L’apprendista stregone

L’apprendista stregone non ha voglia di fare le pulizie, di estirpare la gramigna della corruzione, di governare la casa in modo saggio e condiviso, di ristrutturarla – usando ingegno e nuovi materiali – dopo i danni provocati dalla Lunga Recessione e dal rischio di una Stagnazione secolare. Allora ricorda un incantesimo del maestro e ordina alla scopa magica di annegare l’antipolitica, di spazzar via tutto quel che gli ricorda i suoi limiti, la sua ignavia, le sue colpe. La scopa si mette al lavoro ma l’acqua con cui inonda la casa ne corrode le strutture, scoraggia la partecipazione democratica, accelera il disastro. Ora l’apprendista vorrebbe fermare la scopa, ma non ricorda la parola magica, allora la spezza, si mette a gridare pure lui che la casa è sporca, dice che bisogna sigillarla se no entrano i topi, accusa il maestro di perder tempo fuori casa, corteggia l’antipolitica. Troppo tardi! In Austria, l’apprendista stregone, destra e sinistra di governo, popolari e socialdemocratici hanno preso l’11% dei voti a testa. Continua la lettura di L’apprendista stregone