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Ufficiale: la ripresa non c’è

Ora sappiamo perché! Sappiamo perché Matteo Renzi si gioca l’osso del collo sul referendum d’ottobre, perché non vuole che si parli d’altro da qui ad allora. Ce lo dice Confindustria: “La ripresa non c’è!”. Tutte balle: le magnifiche sorti e progressive del jobs act, dell’abolizione dell’articolo 18, gli incentivi agli imprenditori, gli sgravi che comunque affondano i conti dell’Inps. Niente è servito. Confindustria scopre che il nodo è “la produttività che non cresce”, sono le dimensioni inadeguate delle imprese, persino una certa tendenza tra gli affiliati di Confindustria al Carpe Diem, a tirare a campare senza preoccuparsi del futuro. Ecco che, di due anni e tre mesi di governo Renzi, resta solo la riforma Boschi del Senato e la legge elettorale “perfetta”, l’Italicum che serve a far vincere alla fine uno solo. Continua la lettura di Ufficiale: la ripresa non c’è

Renzi il diacono

È un giorno difficile, non ci giro intorno. Di cosa parlerò: dell’apertura del Papa alle donne diacono, o del porta a porta con Renzi che annacqua l’intenzione di fare del referendum un plebiscito e si vanta di aver portato a casa le unioni civili? Della chiesa che riflette sulla opportunità di dire sì alle modifiche costituzionali oppure dell’ultimo avviso di garanzia a un sindaco a 5 stelle? Potrei buttare la palla in angolo e, come i bravi giornalisti, nascondermi dietro un lungo elenco di titoli, senza dire troppo, senza rischiare nulla.

Brasile-Italia. Per comprendere il sentimento che si diffonde nel Belpaese è forse utile guardare alla vicenda di Dilma Roussef, presidente sospesa dalle sue funzioni che ieri si è detta vittima di “un colpo di stato”. Così scrive El Pais. Continua la lettura di Renzi il diacono

Il giudice e la politica

Caffè ristretto, stamani perché sono in partenza per Venezia, iniziativa sul referendum con Casson, e poi per Parigi, per provare a capire qualcosa del movimento Nuits Debout. Ristretto, anche per la povertà di temi offerti dai giornali in edicola. Renzi Merkel? D’accordo nel criticare l’Austria per il muro di filo spinato che vuol costruire al Brennero, in disaccordo, educato, sulla questione degli Eurobond per finanziare il contrasto all’immigrazione clandestina e la selezione dei profughi prima che sbarchino nei paesi dell’Europa del sud.

Erdogan si sbarazza del suo premier e la Turchia vira verso un sistema quasi dittatoriale. Le ragioni del dissenso con Davutoglu sono presto dette: Erdogan vuole una svolta presidenziale e una repressione ancora più dura contro la minoranza curda. Ha già imposto il bavaglio a giornali e giornalisti. Fino a che punto potrà andare? L’esercito è con lui? Certo, come nota El Pais, a pagare per questa svolta, oltre ai Curdi, saranno i profughi che arrivano dalla Siria. Già sono – e ancor più diventeranno – palla di cannone del tentativo di compiere la svolta autoritaria. L’Europa – vale la pena ricordarlo – dà 6 miliardi alla Turchia di Erdogan, che considera “paese terzo sicuro dove si possono gestire profughi e migranti irregolari”. Continua la lettura di Il giudice e la politica

Se non è questione morale, cos’è?

Nessuna questione morale, assicura Matteo Renzi. “Arresto sproporzionato”, si dice al Pd. “Sproporzionato danno elettorale”, a Palazzo Chigi. “Se metto in fila Potenza, Napoli e Lodi…” sbotta il capo gruppo del Pd Rosato. Meno male che Renzi aveva detto “non credo ai complotti dai tempi di Biscardi”! Questo Simone Uggetti, sindaco di Lodi, è stato arrestato per “turbativa d’asta”, in pratica per aver truccato gli appalti. Incastrato da una dipendente – la storia su Repubblica, a pagina 4 – che non voleva firmare il bando per la gestione di una piscina. Il sindaco la convoca prima mellifluo, poi sempre più autoritario, alla fine lei si porta un registratore proprio quando l’altro le offre “di tirare dentro la sorella, insomma di farla partecipare agli utili dell’affare. Viene dal Pci, questo Simone Uggetti, ma a Lodi è ora l’uomo di Lorenzo Guerini, ex democristiano e vice segretario renziano del Partito Democratico. Continua la lettura di Se non è questione morale, cos’è?

Che schiaffi all’Italia

Lo schiaffo di Vienna, la sfida del Brennero, sintesi dei titoli della Stampa e del Corriere. Entro giugno l’Austria intende costruire un muro lungo 350 metri, in prossimità della strada, alla frontiera del Brennero. Inoltre chiede all’Italia di poter controllare, già nel nostro territorio e con suoi militari, i mezzi in transito verso nord. Il governo italiano, indignato, chiede all’Europa sanzioni contro Vienna. Intanto, con estremo ritardo, Renzi decide di difendere la Grecia, di nuovo sotto attacco da parte della UE e del Fondo monetario, perché – come era peraltro evidente – i sacrifici imposti ad Atene hanno finito per aggravarne la crisi. Tsipras chiede un vertice straordinario: l’Italia consente. Intanto il bravo Federico Fubini si chiede, sul Corriere, cosa mai sia venuto a fare Weidmann a casa nostra. Gli rispondo subito: a spiegare che le banche sane – quelle germaniche in testa – trarrebbero vantaggi se il risparmio fosse retribuito meglio di quanto oggi non consenta il quantitative easing di Draghi. Continua la lettura di Che schiaffi all’Italia

Voti, camorra e chiacchiere

Voti e camorra, bufera sul Pd. Un certo Stefano Graziano, presidente del Pd della Campania, è stato “pedinato in campagna elettorale mentre incontrava l’uomo del clan dei casalesi e intercettato mentre ringraziava dopo le elezioni”. Ora è indagato per “concorso esterno in associazione mafiosa”. Dal Corriere della Sera. I 5 Stelle denunciano che questo Carneade era un consulente del governo. Palazzo Chigi risponde che il suo incarico non fu rinnovato. Mi verrebbe di chiedere: nutrivate qualche sospetto e vi siete limitati a non rinnovargli l’incarico, lasciandolo al vertice del fu Pd, ora Partito di Renzi? Non voglio infierire, né voglio raccontarvi, oggi, i pezzi di Stefano Folli su Repubblica e di Marcello Sorgi sulla Stampa che stigmatizzano la canea che si leva contro il premier ma poi chiedono al premier “di fare pulizia”, lo avvertono che se lascerà correre, mentre il suo partito diventa un campo di battaglia tra clan, alla fine pagherà il prezzo forte. Tutto ciò mi annoia, già visto. Continua la lettura di Voti, camorra e chiacchiere

Petrolio in mare, sentenze prescritte

Petrolio in mare. Allarme in Liguria. Spiagge a rischio. Oggi è questo il titolo di Repubblica. Che ne dite? Era così insensato dare un piccolo segnale con il referendum del 17 aprile? Badate, io credo che ipostatizzare l’ambientalismo – e lo stesso discorso vale per pacifismo, moralismo, femminismo, persino per certe filosofie vegetariane – significhi diffondere una gramigna infestante ai danni del sapere, della ricerca scientifica, di ogni teoria e di ogni pratica che si proponga di cambiare – in meglio – il nostro mondo. Se poi penso alle cause della crisi della sinistra, osservo come almeno da trent’anni quegli ismi abbiano sostituito la speranza – o la velleità – di darsi una visione dello stato presente delle cose e di proiettarla verso la costruzione di un futuro più giusto. Però, dall’altro lato, una politica iper realista, che si riduce a mera gestione tattica dei rapporti di forza, non mi appare meno infestante e devastante: un nulla che tutto divora, come nella Storia Infinita. Ce la faremo a riconnettere l’analisi con l’utopia, il pessimismo della ragione con l’ottimismo della volontà? Continua la lettura di Petrolio in mare, sentenze prescritte