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Il vaccino, contro la paura

Una buona notizia. “Vaccini gratis a bimbi e anziani”, la Stampa. Vaccinarsi contro influenza, meningite, papilloma virus (anche per i maschietti) è prevenzione, dunque non si pagano i ticket. Una meno buona: “Italia bocciata, persa l’ultima A”, Corriere. Occupazione, consumi, fiducia crescono anche in Italia, ma meno che in Europa e negli Stati Uniti. Ora che la lunga depressione sembra superata, i tassi riprenderanno a crescere. Rendendo più evidenti le sofferenze delle nostre banche e l’aumento del debito. Enrico Morando dice che è colpa della “instabilità politica”. Provocata da chi ha votato No o da chi vuole la rivincita?

Il tentativo azzardato di votare presto a ogni costo. Sotto questo titolo Massimo Franco avverte Renzi: “un nuovo strappo del Pd contro il suo governo sarà difficile da spiegare”. Pagnoncelli sfoglia i sondaggi: “M5S sorpassa di nuovo il Pd. Risale Gentiloni, cala la spinta al voto subito”. Ieri sera si era diffusa la voce del “ritorno di Renzi” con intervista a Mauro e Repubblica. Continua la lettura di Il vaccino, contro la paura

Obama: votate per me!

America, la grande paura, titolo di Repubblica a tutta pagina. “Votate Hillary come avete votato me”, l’appello di Obama questa notte a Philadelphia. Manifestazione entusiasmante e drammatica, con Jon Bon Jovi e Bruce Springsteen, Michelle e Barack Obama. Candidata e Presidente, the boss e la sinistra americana tutti uniti intorno ai valori che il partito democratico spesso ha predicato e talvolta persino realizzato: tolleranza e accoglienza, diritti civili e almeno una chance per chi non ha chances. Il presidente degli Stati Uniti sembrava il capo della campagna per la candidata: “una combattente, una nonna (cioè una di noi), la nuova presidente degli Stati Uniti”. E lei, Hillary, ha promesso di ricordarsi delle parole pronunciate da ognuno dei suoi straordinari supporter. Tra i quali, assente a Philadelphia, ma presente nella campagna, non si può dimenticare Bernie Sanders. Hillary ha promesso di non tradire nessuna delle promesse fatte in suo nome, ha promesso di essere la Presidente di tutti, di difendere quella certa idea dell’America che ne ha fatto una società aperta. Trump è il contrario, un miliardario diventato tale facendo debiti e passando da una bancarotta vera a una minacciata, un candidato che vuole rinchiudere gli Stati Uniti dietro un muro invalicabile, umilia le donne, insulta i musulmani, sfrutta la paura del futuro. Continua la lettura di Obama: votate per me!

Majority of Voters Disgusted..

La Brexit frenata dai giudici, scrive il Corriere, e sembra di intendere, in questo titolo, l’eco delle polemiche italiche contro l’ingerenza dei magistrati in politica. “Brexit sentenza a sorpresa”, dice invece Repubblica, “Il Parlamento dovrà votarla”. Per la verità questo sgomento, questa sorpresa prende solo coloro i quali hanno sostenuto a vario titolo in passato che la deriva plebiscitaria – che non chiamavano così, naturalmente – delle classi di governo fosse salutare per la democrazia. Non a caso la nostra Costituzione pone limiti severi al referendum abrogativo: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”. Insomma, tra una elezione del parlamento e un’altra, il voto popolare referendario può e deve esercitare un controllo sull’attività legislativa, ma non sostituirsi alla democrazia rappresentativa e alle sue forme. Il dominus resta il parlamento, che dovrebbe essere rappresentativo della volontà popolare (quello eletto con il Porcellum – ha detto la nostra Corte suprema – non lo è). Continua la lettura di Majority of Voters Disgusted..

Un governo in confusione

Trump rimonta, sale la paura. La paura di cui parla Repubblica sarebbe quella dei mercati, ai quali – si sa – non piacciono le incertezze in politica né i cambiamenti bruschi. “Milano in caduta con le banche”, dice il Sole24Ore. La borsa di Milano ha perso il 2,51%. Però in America Lei reagisce con grinta. Era bella stasera, determinata, sicura e pacata, intimamente convinta che non si possa dubitare dell’urna quando l’alternativa ha il volto di un individuo che disprezza le donne e non paga le tasse, detesta musulmani, messicani e afroamericani (poveri). Dopo Michelle, Barack Obama è sceso in campo per lei. Il Commander in chief è diventato Campaigner in chief, secondo la CNN. Sanders promette tasse per i ricchi, a cominciare da Donald e pensa di poter condizionare Hillary. La quale, a sei giorni dal voto, è corsa in Arizona, in terris infidelium, perché vuole strapparla ai repubblicani. D’altra parte anche George W. Bush potrebbe votare Clinton, ha detto un suo nipote. E allora, perché tanta preoccupazione? Perché gli addicted della politica, sia che il loro mestiere sia farla la politica sia che si limitino a interpretarla, molte volte non si accorgono dei cambiamenti, della lama di fondo che percorre e orienta la pubblica opinione. E se fosse una di quelle volte? Continua la lettura di Un governo in confusione

Che il terremoto non sia alibi

Terremoto la grande emergenza. Il titolo di Repubblica lo capisco ma non mi piace. Perché la parola emergenza evoca la necessità di una risposta eccezionale, davanti a un accadimento imprevisto. Purtroppo un terremoto in Italia è sempre da mettere nel conto. E la risposta “eccezionale” da anni la vediamo spesso solo in televisione. È un fatto che le chiese di Norcia non siano state puntellate dopo il sisma di agosto, per essere sbriciolate a ottobre.

Gli sfollati resistono: la casa è qui, scrive il Corriere. Sono matti costoro che preferiscono il gelo e la desolazione, che non si vogliono trasferire “dalle macerie al mare”? Forse pensano che “qui”, dove la loro vita si è sbriciolata, per qualche mese resteranno le televisioni, i giornalisti e i riflettori. E sotto i riflettori qualcuno forse gli risponderà. Ricoverati al mare diventerebbero assistiti. Un costo da pagare ma che si può dimenticare. Continua la lettura di Che il terremoto non sia alibi

Clinton ora è nei guai

Atterro a Jfk sul fare della sera. “Io voto Clinton”, mi dice il tassista; per lui, americano bianco e di mezza età, chi ha letto qualcosa, e ha cercato di informarsi, non può che votare per Hillary, gli altri si fanno sedurre da Donald. Certo, c’è il pasticcio delle mail. Tardo un po’ a capire che ci sta dando una notizia. Proprio così, l’FBI ha riaperto l’inchiesta sulla candidata a soli 10 giorni dal voto. Ha scoperto nuove mail del Dipartimento di Stato, seguendo una pista sessuale in cui sarebbe coinvolto Anthony Weiner, ex deputato democratico, soprattutto marito di Huma Abedin, braccio destro della candidata Clinton. La quale ultima avrebbe tenuto nel suo computer le mail della Clinton, al tempo in cui era Segretario di Stato. Ma perché se le teneva, soprattutto perché se non erano ancora note.“È un affare più grosso del Watergate”, dice Donald Trump, che si vede di nuovo in corsa e per di più con un calcio nel sedere straordinario e sorprendente, che potrebbe proiettarlo nel prato della Casa Bianca. Continua la lettura di Clinton ora è nei guai

Dalla rottamazione alla concertazione

Nuove pensioni c’è l’accordo, Corriere. “Fatto l’accordo” Repubblica, “Renzi trova l’accordo”, la Stampa. La parola è accordo. La foto notizia mostra Susanna Camuso non già nei pressi di una discarica dove si rottamano vecchie auto ma di nuovo, pimpante, dalle parti di Palazzo Chigi, partner del governo Renzi per correggere, insieme a Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, certi guasti della legge Fornero (mandando in pensione a 63 anni gli addetti ai lavori più pericolosi e usuranti) e a strappare qualcosa per le pensioni più basse. È una buona notizia e non mi unirò al coro di chi obietta: “ma i giovani?”, “quanto grande sarà poi la platea di chi andrà in pensione senza dover accendere un prestito con le banche?”. Questa volta il premier aveva bisogno dei sindacalisti per sminare un tema che poteva costargli nel referendum e ha abbassato la cresta. Certo ha mandato Poletti dalla Camusso, per non rendere troppo evidente e brusco il ritorno dalla rottamazione alla concertazione.

Bruxelles, il sì all’Italia solo a maggio, Repubblica, pagina 4. Ciò vuol dire che non arriverà nessuna bocciatura della manovra prima del voto del 4 dicembre. Naturalmente tutti sanno che i conti non tornano. Continua la lettura di Dalla rottamazione alla concertazione

Plana l’incertezza

Unioni civili, Renzi non si metterà di traverso, il succo è questo. Contata la piazza del family day, constatate le divisioni nella chiesa – che vengono in luce nella polemica del giorno dopo su chi possa attribuirsi “il merito” di aver riempito il circo massimo -, il presidente del consiglio e segretario del partito di maggioranza ha deciso di non decidere. Per chi vuole la legge compromesso e pensa che sia sempre meglio che nessuna legge, è una buona notizia. Vediamo. Stampa ricorda l’incognita “dei voti in Parlamento”, Corriere assicura “niente stralci sulle adozioni” e Repubblica vede “un patto Pd-M5S sulla legge”. Il verbo del premier affidato alla retroscenista del Corriere: “La politica deve assumersi la responsabilità di decidere”. La politica, non Matteo Renzi. Dunque decida la politica, decida il Parlamento, con il rischio – avverte la Meli – che il voto segreto consenta “ai grillini e alla minoranza interna di dare un colpo a Renzi, bocciando le «stepchild adoption» senza metterci la faccia”. Risponde su Repubblica Giovanna Casadio: “I grillini considerano la legge Cirinnà irrinunciabile e sono pronti a votarla anche se dovesse subire modifiche significative”. Dunque, patto Pd-M5S. Continua la lettura di Plana l’incertezza