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Europa, torna la teoria del complotto

La Stampa è ottimista: “Migranti, un punto per Renzi”. Interpreta come un successo del nostro premier quello che Financial Times descrive come un “Cambiamento delle regole di Bruxelles che sposta quote di rifugiati più a nord”. Repubblica è preoccupata: Il Ppe, Renzi mette a rischio la Ue”, scrive. E collega quel giudizio negativo su Renzi del partito di maggioranza nella UE con il fatto che le “Banche (siano) sotto tiro (e con il) nuovo crollo di MPS”. Il Corriere media: “Roma-Bruxelles nuove scintille e prove d’intesa”, auspica.

É stato un giorno di manovre e timori. Mentre Huffington Post narrava di un Renzi preoccupato che Bruxelles e Berlino gli facessero fare la stessa fine di Berlusconi, mandandogli una lettera per metterlo sotto accusa, Palazzo Chigi archiviava una prassi consolidata e inviava un politico, il sottosegretario Calenda, non un diplomatico, a fare da ambasciatore a Bruxelles. Continua la lettura di Europa, torna la teoria del complotto

Terrore e speranza

A Sultanamhet le moschee sono state costruite a immagine di una chiesa. Il Kamikaze, siriano di origini saudite, – sicuramente dell’Isis, ha ammesso Erdogan – s’è fatto saltare nell’ippodromo bizantino, tra quella chiesa, Ayasofia (divina saggezza), e Sultan Ahmet Camii (o moschea blu), non lontano da Popkapi, il palazzo sul Bosforo che il sultano si costruì inglobando la reggia bizantina. É la città dei turisti, tedeschi (8 ne sono stati uccisi ieri), europei, americani ma anche e soprattutto arabi, persiani, musulmani, sunniti e sciiti. I turchi, mercanti di tappeti, inservienti negli hotel, ristoratori, la sera prendono il traghetto, o la metropolitana, e rientrano nei loro quartieri, dove la vita pulsa tutta la notte. Capita di incontrare a Sultanahmet più donne velate che in tutta Istanbul, magari scortate dal loro uomo in calzoncini e con il cappello all’incontrario, spose dell’Islam ricco, in vacanza premio. Un simbolo, una lezione di storia e di arte, un non luogo e un titolo solo oggi sui giornali. “Istanbul, la strage dei turisti”, la Stampa aggiunge “tedeschi”, il manifesto “colpita al cuore”. Continua la lettura di Terrore e speranza

Un No per la democrazia

“Ecco chi sapeva, quelle telefonate su Quarto e 5Stelle”. Il Corriere pubblica stralci di telefonate della Capuozzo, “il sindaco (che) resiste a Grillo”, come scrive Repubblica, provocando una “Bufera a 5 Stelle”. Ma alla fine, a Quarto, cosa è veramente successo? Alfonso Cesarano, boss di Camorra, a maggio avrebbe voluto far votare Pd, nella persona di tale Mario Ferro, ma la lista non fu ammessa e così il bravo camorrista spostò i suoi voti su un altro politico locale, Giovanni De Robbio, candidato dei 5 stelle ed espulso dal movimento solo un mese fa. E il sindaco che c’entra? Per conto del boss De Robbio avrebbe cercato ricattare Rosa Capuozzo facendole vedere la foto di un ex tipografia del marito parzialmente trasformata in abitazione. Abuso “sanabile” qualora la mansarda sulla tipografia fosse stata abitata dal 2003. Purtroppo la foto è posteriore e una perizia mostrerebbe che “i lavori erano in corso” ancora l’anno scorso. Come reagisce la prima cittadina? Informa i leader del (suo) movimento perché intervengano, ma intanto pubblicamente tace, per preservare il blasone dei puri e degli onesti. Fino a quando non viene travolta dallo scandalo: lo chiede Saviano, Grillo la caccia. Quale lezione da trarre? Che in politica non basta dirsi puri né tagliare teste. Perché in prima fila, a vederle rotolare quelle teste giù dalla ghigliottina, si possono sedere anche mafiosi e affaristi. “La mafia non è qui, la mafia è a Roma. La politica è la vera mafia”. Quante volte l’avrò sentito? Oggi 5 Stelle perdono la verginità. Chissà se capiranno che l’invidia sociale è un pessimo surrogato della lotta di classe e che democrazia e trasparenza interna tutelano l’onestà delle intenzioni meglio del furore settario e del capo garante. Continua la lettura di Un No per la democrazia

Baccaglia (invano) con Merkel

Quarto, la resa dei 5Stelle. Grillo dimissiona la sindaca. Ma lei, Rosa Capuozzo, resiste, ritiene di non aver favorito interessi di camorra e di aver avuto poco tempo, solo alcuni mesi, per dimostrare la proprie capacità. Repubblica e Corriere usato il caso di Quarto come metafora della contraddizione interna al partito di Grillo. “La fine dell’equivoco del non partito, portavoce della bandiera dell’anti politica”, scrive Diamanti, “Perché, in realtà, Il M5S era ed è un partito”. E come ogni partito non solo è “scalabile” dalla cultura e dagli interessi (non per forza buoni) di un determinato territorio, ma deve tenere conto, oltre che delle responsabilità dei suoi eletti, anche della percezione che ne ha l’opinione pubblica. Continua la lettura di Baccaglia (invano) con Merkel

Riforme e comitati d’affare

Renzi a ottobre il referendum: M5Stelle nel caos. In un titolo, Repubblica riassume l’esternazione del premier e ne fa suo il messaggio: da un lato l’Italia delle riforme e della ripresa, dall’altro l’opposizione che si dilania. Certo i fatti di Quarto colpiscono al cuore il movimento di Grillo e Casaleggio. In un appassionato messaggio ai 5 Stelle Saviano spiega dove sia il problema: il movimento propone se stesso come società degli onesti, dei giusti e dei puri. Ogni contraddizione è risolta con le espulsioni-epurazioni. Così facendo tuttavia Di Maio & C si isolano dalla società. Perchè hanno perso le europee? Perchè in Italia ci sono troppi parassiti. Perchè tante defezioni tra i cittadini-portavoce? Perchè taluni, avidi, avevano smesso di pagare le quote. Perchè a Quarto il sudiciume di camorra ha appoggiato l’adamantina purezza? Evidentemente qualcuno non aveva rispettato il programma. Ripeto da tempo, e a costo di stancare, che in politica conta quello che proponi e che fai, non quel che dici di essere. Né lo stato né la società sono migliori della politica: il buon politico, armato di valori e di realismo, è chi prova a cambiare lo stato delle cose e dunque se stesso. Continua la lettura di Riforme e comitati d’affare

Il decisionista non vuol decidere

A ciascuno il suo titolo. 5 diversi per 5 giornali. Non capita spesso. Corriere: “A Colonia arresti e dimissioni”, gli arresti di alcuni aggressori – parecchi sono immigrati – delle donne la notte di San Silvestro, le dimissioni del capo della polizia che a caldo disse che tutto era andato bene, quella notte. “Bersaglio grosso”, titola il Manifesto a proposito di Angela Merkel, donna dell’anno per Time magazine ma ora, dopo Colonia, imputato dell’anno, per aver aperto le frontiere tedesche ai migranti siriani. “Dietrofront sui clandestini. Resterà reato”, Repubblica. Il governo si è preso paura. É noto come il reato di immigrazione clandestina non serva, anzi renda più difficile colpire ed espellere gli immigrati che delinquono, ma non conviene abolirlo in questo momento. “Ecco gli illeciti di Banca Etruria”, scrive la Stampa. Perquisizioni, indagini sul conflitto d’interessi, il CDA della Banca Etruria – di cui papà Boschi vice presidente – sotto esame per aver “affondato l’istituto”. Infine il Fatto torna sullo scoop di Carlo Tecce – oggi ripreso anche da Gramellini – sul dono di rolex d’oro a dirigenti e funzionari della delegazione italiana in Arabia Saudita e sulla rissa per accaparrarsi l’orologio. Titolo: “Rolex e regali. Il Papa li dà in beneficenza, Renzi se li tiene”. Continua la lettura di Il decisionista non vuol decidere