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C’era una volta l’Europa

C’era una volta l’Europa. Semplice, evocativo, non vanamente consolatorio. Il titolo più efficace è del Manifesto. Gli altri parlano di “tempesta”, la Stampa, di “colpo all’Europa”, il Corriere, di un “piano per salvarla”, La Repubblica. Oppure usano l’esortazione: “Europa svegliati!”, il Sole24Ore. Ricorderete: dopo aver vinto il suo referendum Tsipras fu umiliato dalla Merkel, da Hollande, da Renzi e tutti si accorsero che “Atene non aveva un piano B”. Ora sono gli aguzzini di Trsipras a non avere “un piano B” davanti alla porta che gli elettori britannici gli hanno sbattuto in faccia. Sì, certo, Draghi allaga borse e banche stampando euro, compra titoli del debito italiani e spagnoli per evitare che lo spread torni. Sono risposte necessarie ma il loro effetto è temporaneo: possono attutire il crollo delle borse – pauroso quello di Milano, meno 12,5% -, possono evitare che l’euro si apprezza dopo l’ondata di vendite che investe la sterlina. Ma poi? I commenti di Polito per il Corriere, Scalfari su Repubblica, Napoletano per il Sole, confermano questo vuoto di idee: chiedono – in modo più accorato e urgente il direttore del Sole24Ore – che i politici al governo in Francia, Germania e Italia, facciano ora quello che non hanno fatto fino a ieri: che diano all’Europa, con urgenza, sotto la pressione del Brexit, istituzioni federali e democratiche, che imbocchino per l’Europa la strada di una politica espansiva e più solidale. Continua la lettura di C’era una volta l’Europa

Ufficiale: la ripresa non c’è

Ora sappiamo perché! Sappiamo perché Matteo Renzi si gioca l’osso del collo sul referendum d’ottobre, perché non vuole che si parli d’altro da qui ad allora. Ce lo dice Confindustria: “La ripresa non c’è!”. Tutte balle: le magnifiche sorti e progressive del jobs act, dell’abolizione dell’articolo 18, gli incentivi agli imprenditori, gli sgravi che comunque affondano i conti dell’Inps. Niente è servito. Confindustria scopre che il nodo è “la produttività che non cresce”, sono le dimensioni inadeguate delle imprese, persino una certa tendenza tra gli affiliati di Confindustria al Carpe Diem, a tirare a campare senza preoccuparsi del futuro. Ecco che, di due anni e tre mesi di governo Renzi, resta solo la riforma Boschi del Senato e la legge elettorale “perfetta”, l’Italicum che serve a far vincere alla fine uno solo. Continua la lettura di Ufficiale: la ripresa non c’è

Jobs act? Zero assunti

Brusca frenata delle assunzioni stabili. Rebubblica pagina 4. Nel primo trimestre 2016 abbiamo avuto 324mila nuovi contratti di lavoro stabili. Le cessazioni sono state 377 mila. Dunque il saldo è ancora attivo, ma se si tiene conto delle trasformazioni, da lavoro a termine a duraturo, 79mila, scopriamo che nel trimestre si sono in realtà perduti più di 21 mila posti di lavoro. La tendenza è però la cosa più preoccupante: i nuovi contratti sono il 77% in meno di quelli dello stesso trimestre del 2015 (assunzioni allora drogata dagli incentivi agli imprenditori, incentivi che hanno provocato un buco nelle casse dell’Inps, con preoccupazioni per le pensioni), ma sono di meno anche delle assunzioni registrate nel primo trimestre del 2014, quando la crisi mordeva e al governo c’era Enrico Letta. Credete che Poletti – non dico Renzi – si scuserà per le balle raccontate sui miracolosi risultati del jobs act? Continua la lettura di Jobs act? Zero assunti

Renzi, la rivincita

Renzi, la rivincita. Presidente della Repubblica e Ministro della giustizia intimano, per bocca del vice presidente del CSM Legnini, il silenzio ai magistrati durante tutta la campagna referendaria. “Il silenzio”, scrive Giannelli, è “Il Consiglio superiore”. Insomma, visto lo sproposito costituzionale di un capo del governo che ha dettato le modifiche della costituzione e che lega le sorti del governo alla loro conferma nel referendum, Mattarella preferisce imporre il bavaglio ai magistrati, per evitare un conflitto di poteri. Capisco e disapprovo: è il diritto che batte in ritirata dinanzi all’arroganza. Capita l’antifona ecco che il Corriere sembra voler mettere da parte i dubbi di Ainis, che finora aveva scritto cose molto critiche sulle riforme, e affida ad Antonio Polito la missione impossibile di rendere commestibile quello che commestibile non sarebbe. Il bravo Antonio ci prova spiegando che “il senato (è stato) devitalizzato come un dente malato”, che “la procedura per approvare le leggi (è) ferraginosa e destinata ad aprire conflitti” e che c’è “un indebolimento del potere legislativo delle regioni”. Continua la lettura di Renzi, la rivincita

Quante divisioni ha Davigo?

Rubano senza vergogna. Come era prevedibile, la battuta di Pier Camillo Davigo, estrapolata dal contesto, ha provocato sui giornali una polemica di carta. Non un giudizio storico – gli esponenti politici sotto inchiesta all’inizio degli anni 90 almeno si vergognavano e cercavano di allontanare da sé il sospetto – si sarebbe trattato, ma “un attacco della magistratura alla politica”. La precisazione di Davigo, “non tutti i politici rubano” viene definita una retro marcia. Il vice presidente del CSM (ed ex sottosegretario del governo Renzi) avverte: “le accuse alimentano i conflitti” ma poi, pare dopo aver parlato con Mattarella, aggiunge che servono “riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare”. Il Corriere titola: “Politica e giudici, nuovo fronte”. Ma il fronte più spassoso si apre tra i retroscenisti, i quasi si interrogano se Renzi sia più preoccupato per questa sortita di Davigo, oppure più soddisfatto per una gaffe che potrebbe fargli gioco. Preoccupato, scrive il Giornale: “La grande paura: intercettazioni su Renzi”. Continua la lettura di Quante divisioni ha Davigo?

Il fronte “antirenziano”

Qual’è la notizia, oggi 19 aprile 2016? “Duello tra Merkel e Renzi sui fondi UE per i migranti”, Stampa? “Centinaia di morti in mare”, Corriere? “La mappa del non voto al referendum”, Repubblica? La notizia è che non c’è la notizia. Perché nel Belpaese rottamato manca una visione unitaria, manca un sentire condiviso. Cosa fare per i migranti? Intanto salvare dalla morte bambini, donne, giovani uomini, che hanno intrapreso il viaggio della speranza, e al tempo stesso provare a dismettere le guerre che ne provocano l’esodo? O invece “battere i pugni” a Berlino e a Bruxelles, non per contestare l’accordo della vergogna con la Turchia che perseguita i curdi, ma per strappare altri accordi similari con futuri leader di una Libia, non si sa come, pacificata? E sul referendum contro le trivelle? La notizia è, come dice Maria Elena Boschi al Corriere, “che ha provocato costi per tutti” e che il quesito andava interpretato così : “volete o non volete continuare a garantire 11mila posti di lavoro”. Oppure, come scrive Diamanti per Repubblica, la vera notizia è “che, con il contributo attivo del fronte anti-renziano, ci stiamo avviando verso un governo personale del premier”? Continua la lettura di Il fronte “antirenziano”