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La “vera” partigiana

Mentre il Caffè aspetta, come tutti, che i voti per corrispondenza decidano se l’Austria avrà un presidente di estrema destra o un verde che fino a ieri sembrava spacciato. Intanto, anche il Caffè, legge questa frase, curiosa per il luogo dove è stata detta: “Il mondo sta attraversando una fase pericolosa, è in atto un disegno di austerità e di neoliberismo che rischia di causare catastrofi, in una società fatta di pochi ricchi e moltissimi poveri”. Il luogo? Cannes, paradiso, durante il festival, di vertiginosi décolleté, paparazzi inarrestabili, di straricchi e strafatti in cerca di escort di lusso. L’ha detta, quella frase, Ken Loach, quando ha saputo di aver vinto la Palma d’Oro con il suo “I, Daniel Black”. L’ha detta per invitare il cinema ad avere coraggio e battersi per il futuro. Continua la lettura di La “vera” partigiana

Torna l’Italia del Sì. Votiamo No

Torna l’Italia del sì. Quando ho sentito Matteo Renzi che lo diceva, tre foto mi hanno preso la mente. L’Italia in camicia nera che diceva sì a Mussolini, Eia,eia, alalà. L’Italia di Pio XXII, che portava in giro madonne pellegrine e scomunicava comunisti e braccianti del sindacato. L’Italia che saltellava al grido “chi non salta comunista è, è” lanciato da Berlusconi, sul palco con Fini e Casini. Amo un’altra Italia, quella di “chi vide sotto l’etereo padiglion rotare più mondi e il sole a irradiarli immoto”: era un toscano, nativo di Pisa. E di chi “temprando lo scettro ai regnatori, gli allor ne sfronda e alle genti svela di che lacrime grondi e di che sangue”: questi nacque addirittura a Firenze. L’Italia di Cesare Beccaria: “Dei delitti e delle pene”. Di Antonio Gramsci: “ mi piace essere l’acido corrosivo dell’imbecillità”. Di Vittorio Foa: “essere a sinistra vuol dire vivere oggi e contemporaneamente domani”. Continua la lettura di Torna l’Italia del Sì. Votiamo No

Le peggiori riforme della nostra storia

Addio Senato, Repubblica. “Sì alla nuova Costituzione”, Corriere. “Renzi, il paese è con me. Guiderò la campagna elettorale”, Stampa. 361 sì su 630 deputati. La Camera ha approvato, in via definitiva, la riforma costituzionale. Le opposizioni fuori dall’aula o, come si dice, sull’Aventino. É un passo avanti per il paese? No, con questa riforma si fanno due passi indietro. La Costituzione del ‘48 era chiara, comprensibile a qualsiasi ragazzo di terza media. I 47 articoli riscritti sono un guazzabuglio, idee confuse espresse peggio: leggete e inorridite. Non si cambia la forma del governo, che resta parlamentare. Ma, con una sola camera e la nuova legge elettorale, si sceglierà direttamente il premier, attribuendogli nel ballottaggio il premio di maggioranza (340 deputati su 630). Il premierato c’è, di fatto e quindi senza contrappesi. Il presidente della Repubblica perde il potere di nomina del presidente del consiglio e persino quello di sciogliere la camera, la cui maggioranza non sarà più autonoma dal premier che l’ha costituita. Continua la lettura di Le peggiori riforme della nostra storia

La sinistra che c’è, quella che manca

Un partito a sinistra, il caso agita il Pd, Corriere. “Renzi a D’Alema: i conti li faremo al congresso”, la Stampa. Sempre Renzi, ma per Repubblica: “Da D’Alema un distillato di odio, vuole farmi perdere”. “Nel Pd un nuovo 48” dice Giannelli e disegna l’ex leader che affigge un manifesto con su scritto “Ha da venì Baffino”. “Peso Massimo”, commenta il manifesto. Quello che accade è presto detto: l’unico “politico” – vi piaccia o no- della sinistra italiana prima di Renzi sta dicendo a Cuperlo, che gli fu amico, A Prodi di cui fu alleato e antagonista, a Bersani, ultimo segretario del partito erede del partito post-post-comunista che Renzi ha ormai vampirizzato quella tradizione. Nel Partito di Renzi, o della Nazione, accorrono personaggi che vogliono esercitare il potere per il potere, fuori da ogni logica destra-sinistra, per migliorare le cose – dicono – ma quando e se si può, per sollevare l’Italia grazie al loro comando. Per esistere, dunque, Cuperlo, Bersani, Speranza, Prodi, Bindi, dovrebbero ri-conquistare la loro primavera sfidando Renzi in campo aperto. Ciò comporta una scissione? D’Alema non ne è certo. Continua la lettura di La sinistra che c’è, quella che manca