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La sinistra che c’è, quella che manca

Un partito a sinistra, il caso agita il Pd, Corriere. “Renzi a D’Alema: i conti li faremo al congresso”, la Stampa. Sempre Renzi, ma per Repubblica: “Da D’Alema un distillato di odio, vuole farmi perdere”. “Nel Pd un nuovo 48” dice Giannelli e disegna l’ex leader che affigge un manifesto con su scritto “Ha da venì Baffino”. “Peso Massimo”, commenta il manifesto. Quello che accade è presto detto: l’unico “politico” – vi piaccia o no- della sinistra italiana prima di Renzi sta dicendo a Cuperlo, che gli fu amico, A Prodi di cui fu alleato e antagonista, a Bersani, ultimo segretario del partito erede del partito post-post-comunista che Renzi ha ormai vampirizzato quella tradizione. Nel Partito di Renzi, o della Nazione, accorrono personaggi che vogliono esercitare il potere per il potere, fuori da ogni logica destra-sinistra, per migliorare le cose – dicono – ma quando e se si può, per sollevare l’Italia grazie al loro comando. Per esistere, dunque, Cuperlo, Bersani, Speranza, Prodi, Bindi, dovrebbero ri-conquistare la loro primavera sfidando Renzi in campo aperto. Ciò comporta una scissione? D’Alema non ne è certo. Continua la lettura di La sinistra che c’è, quella che manca

Europa, torna la teoria del complotto

La Stampa è ottimista: “Migranti, un punto per Renzi”. Interpreta come un successo del nostro premier quello che Financial Times descrive come un “Cambiamento delle regole di Bruxelles che sposta quote di rifugiati più a nord”. Repubblica è preoccupata: Il Ppe, Renzi mette a rischio la Ue”, scrive. E collega quel giudizio negativo su Renzi del partito di maggioranza nella UE con il fatto che le “Banche (siano) sotto tiro (e con il) nuovo crollo di MPS”. Il Corriere media: “Roma-Bruxelles nuove scintille e prove d’intesa”, auspica.

É stato un giorno di manovre e timori. Mentre Huffington Post narrava di un Renzi preoccupato che Bruxelles e Berlino gli facessero fare la stessa fine di Berlusconi, mandandogli una lettera per metterlo sotto accusa, Palazzo Chigi archiviava una prassi consolidata e inviava un politico, il sottosegretario Calenda, non un diplomatico, a fare da ambasciatore a Bruxelles. Continua la lettura di Europa, torna la teoria del complotto

Il decisionista non vuol decidere

A ciascuno il suo titolo. 5 diversi per 5 giornali. Non capita spesso. Corriere: “A Colonia arresti e dimissioni”, gli arresti di alcuni aggressori – parecchi sono immigrati – delle donne la notte di San Silvestro, le dimissioni del capo della polizia che a caldo disse che tutto era andato bene, quella notte. “Bersaglio grosso”, titola il Manifesto a proposito di Angela Merkel, donna dell’anno per Time magazine ma ora, dopo Colonia, imputato dell’anno, per aver aperto le frontiere tedesche ai migranti siriani. “Dietrofront sui clandestini. Resterà reato”, Repubblica. Il governo si è preso paura. É noto come il reato di immigrazione clandestina non serva, anzi renda più difficile colpire ed espellere gli immigrati che delinquono, ma non conviene abolirlo in questo momento. “Ecco gli illeciti di Banca Etruria”, scrive la Stampa. Perquisizioni, indagini sul conflitto d’interessi, il CDA della Banca Etruria – di cui papà Boschi vice presidente – sotto esame per aver “affondato l’istituto”. Infine il Fatto torna sullo scoop di Carlo Tecce – oggi ripreso anche da Gramellini – sul dono di rolex d’oro a dirigenti e funzionari della delegazione italiana in Arabia Saudita e sulla rissa per accaparrarsi l’orologio. Titolo: “Rolex e regali. Il Papa li dà in beneficenza, Renzi se li tiene”. Continua la lettura di Il decisionista non vuol decidere

Dichiarazione di voto sulla riforma del Senato

Voterò contro perché il governo non ha consentito alle opposizioni di toccar palla, ha usato una pattuglia di transfughi del centro destra come arma di pressione per strappare un accordo alla minoranza Pd, poi ha sigillato l’intesa chiudendo a ogni modifica.

La Costituzione non può essere “affare” di un solo partito. E i taxi, che trasportano parlamentari da un lato all’altro dell’emiciclo, hanno un nome, si chiamano: trasformismo.

Contro, perché l’intesa raggiunta nel Pd rende la riforma più contraddittoria. In un comma dell’articolo 2 si dice che i “senatori saranno eletti dai consigli regionali”, in un altro che lo saranno “in conformità alle scelte degli elettori”. Continua la lettura di Dichiarazione di voto sulla riforma del Senato

Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato

Ho votato a favore dell’emendamento Finocchiaro perché, comunque, inserisce il principio di un Senato che sia composto “in conformità alle scelte espresse degli elettori”. Si tratta di un compromesso, come ha detto Federico Fornaro, i compromessi si fanno, talvolta sono necessari.

Tuttavia, così com’è, l’articolo 2 risulta contraddittorio. Infatti il comma 2 dice che i consigli regionali “eleggono, con metodo proporzionale, i senatori al loro interno”. E allora che vuol dire “in conformità alle scelte degli elettori”? Continua la lettura di Perché ho votato “no” all’articolo 2 della riforma del Senato

Per chi non si accontenta delle baruffe chiozzotte, l’intervento di Tocci in Senato

Quando gli storici di diritto costituzionale studieranno questa revisione della Carta, noteranno un’anomalia che noi non possiamo oppure non vogliamo vedere. Con i voti di un premio di maggioranza viziato da illegittimità si riscrive quasi tutta la seconda parte. La famosa sentenza della Corte raccomandava di approvare subito la legge elettorale per andare a votare al più presto, ma non chiedeva di riscrivere la Carta. Lo fa la classe politica proprio per evitare le elezioni. So di dire una cosa che suona sgradevole e mi viene quasi di scusarmi con voi. È come se ci fosse un inconsapevole accordo a non parlarne qui. Che la dice lunga sullo straniamento di questo dibattito. Continua la lettura di Per chi non si accontenta delle baruffe chiozzotte, l’intervento di Tocci in Senato