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Macron stravince ma (per ora) non convince

Siamo alle solite, nel caffè di oggi c’è un refuso. A un certo punto ho chiamato Mantovani l’ottimo Tomaso Montanari. Me ne scuso, ma non avevo tempo per rifare la registrazione. Ho lanciato il caffè odierno con due tweet diversi: “Macron stravince ma (per ora) non convince” e “La sinistra e l’atteggiamento del parassita”. Perché in realtà due erano i temi trattati. Buon caffè.

Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Mi viene voglia di parlare di Totti. Entra in campo dopo il diluvio, fa un lancio al volo che scavalca tutta la difesa e basta metterlo in rete. Poi, freddo e preciso, tira il rigore numero…non lo so. Il primo, in serie A lo segnò per la Roma il 4 settembre del 1994. Berlusconi era da poco entrato a Palazzo Chigi. Segna anche stavolta: freddo e preciso spiazza il portiere e centra l’angolo della rete. Si sente bene. È quello che sa fare, quello che gli piace fare. Corre verso la curva, si toglie la maglia e la lancia. Quel numero 10 è suo ma è di tutti.

Mi viene voglia di parlare di Hillary Clinton. First lady per 8 anni, senatrice per altri 8, oggi prima donna candidata alla presidenza. Fugge da ground zero l’11 settembre: non fa a tempo e si accascia, circondata dai suoi, a un passo dalla macchina che l’avrebbe sottratta all’occhio di Fox Tv. Ricompare due ore dopo. “Sto alla grande”, dice. Passano alcune ore e in serata un bollettino medico sostiene che venerdì le sarebbe stata diagnosticata una polmonite: Hillary era sotto antibiotici e alla cerimonia per l’11 settembre non avrebbe retto al caldo. Continua la lettura di Il rigore di Totti e l’urlo di Catania

Premier e prestigiatore

La faccia del bambino Omram, “a metà coperta dal gesso delle macerie e a metà dal sangue, dice sulla guerra quello che nessuno riesce a raccontare con le parole”, scrive Dacia Maraini. Oggi quella faccia, che parla del martirio di Aleppo, è sulle prime pagine di tutti i giornali. Memento o sigillo per una rimozione? Staffan De Mistura, funzionario dell’Onu e persona per bene, ha sospeso gli aiuti alla città assediata. Cioè ha detto al mondo quello che già è nei fatti: la guerra tra i ribelli (ormai affidati ai gruppi terroristi islamici) e russo-siriani è talmente feroce che gli aiuti non arrivano in città da mesi. La Russia ha allora proposto una tregua di 48 ore. Proposto, non dichiarato. Vuole trattare, chiede che qualcuno fermi per due giorni anche i ribelli, teme di vedersi sfuggire la preda, gli islamisti semi accerchiati. Intanto l’aviazione di Assad ha bombardato un caposaldo curdo: è la prima volta, ed è probabilmente un invito ai Russi perché imbarchino Erdogan (oltre all’Iran che fornisce milizie combattenti e da qualche giorno le basi da cui partono i bombardieri Tupolev) in una soluzione finale del conflitto. Soluzione che terrebbe fuori dai giochi le potenze occidentali, sconterebbe decine di migliaia di “ribelli” morti, per costruire condizioni vantaggiose da cui poi trattare una pace più duratura. Con chi, con i Sauditi, con la mediazione di Israele? Continua la lettura di Premier e prestigiatore