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Un caffè per la Francia

I giorni di fuoco della Francia, Repubblica. “Nella morsa della violenza”, La Stampa. Nei titoli, come negli articoli, si tengono insieme più fatti: un terrorista islamico che ha ammazzato una coppia di poliziotti sotto gli occhi del loro figlio, scontri molto aspri a Parigi tra giovani anti sistema e polizia, una grande manifestazione sindacale contro il jobs act e persino le violenze dei tifosi durante gli europei del calcio. Provo a mettere le cose in ordine, naturalmente secondo un criterio di giudizio che è il mio. Un recente sondaggio dice che solo 16 francesi su 100 apprezzano Hollande e il suo governo. Sorpreso dagli attentati del 13 novembre, che venivano dopo quelli a Charlie Hebdo e a l’Hyper Cacher, Hollande ha provato a rubare il mestiere alla Le Pen presentando una legge su la déchéance de nationalité (in pratica, i francesi con genitori magrebini, e dunque con doppia nazionalità, se sospettati di avere qualcosa da spartire con l’islamismo o peggio con il terrorismo islamico, si sarebbero visti togliere passaporto e diritti di cittadinanza). Il Parlamento si è diviso e Hollande ha dovuto far marcia indietro. Però lo stesso governo, subito dopo, ha imposto con il 39.3 (una super fiducia che evita ogni confronto parlamentare) sulla riforma del code du travail subito ribattezzata Jobs act francese. In forza di tale legge gli imprenditori ottengono il diritto di licenziare per motivi economici, di pagare meno gli straordinari (che qui scattano dopo le 35 ore settimanali) e di spostare la contrattazione dal livello nazionale a quello aziendale. Un sindacato, la Cfdt (che somiglia alla nostra Cisl) ha approvato, altri, la Cgt (Cgil) e Force Ouvriere, hanno indetto scioperi e manifestazioni che proseguono da oltre un mese. Continua la lettura di Un caffè per la Francia

I rifiuti davanti al “Flore”

Il fantasma del Brexit affonda le borse. Il titolo è questo, ma spiegare perché non è semplice. Azzardo che un’Europa senza il Regno Unito metterebbe in pericolo l’egemonia tedesca e di conseguenza, visto che una diversa egemonia non si intravvede, l’Unione stessa. Der Spiegel va in edicola questo week end con un doppio titolo, in tedesco e in inglese, “Bitte geht nicht!” – “Please don’t go”: “Per favore, non andate via”. E pubblica un’intervista in cui anche Schäuble parla ai tedeschi e agli inglesi. Ai primi dice: “non possiamo spingere per più integrazione come risposta al Brexit”, agli inglesi «In is in, out is out», “dentro è dentro, fuori è fuori”. Non pensiate, dunque, di poter restare nel mercato comune se uscite dall’Unione. La verità è che il trauma di perdere Londra e di vedere allontanarsi la City si potrebbe curare solo rilanciando l’integrazione: un’Europa continentale con una moneta, l’Euro, ma anche con una politica economica e una politica estera condivisa, e istituzioni democratiche comuni. Ma i tedeschi non vogliono legarsi a doppia mandata con i paesi mediterranei – Italia e Spagna – e neppure con la Francia, poiché da tempo il motore franco tedesco è solo made in Germany. Dunque? Continua la lettura di I rifiuti davanti al “Flore”

È ora, è ora..un caffè per chi lavora!

In un decreto i primi tagli alla sanità, scrive Repubblica. “Tetto a esami e visite”, i medici che prescrivono troppi esami diagnostici “avranno decurtazioni del loro stipendio”. In questo modo, spiega Repubblica, il governo troverà parte dei soldi che servono per ridurre le tasse. Peccato che, detta così, la spending review può produrre ingiustizia e discriminazione sociale: a chi, per primo, si negherà l’esame o la visita a domicilio, se non proprio al cittadino senza voce e con pochi soldi? E poi ha ragione la ministra Lorenzin: i risparmi del servizio sanitario “restino al servizio sanitario per contratti e ricerca”. Brava Beatrice, fatti valere!
A che serve abolire l’Imu? Per il Corriere della Sera Lucrezia Reichlin e Paolo Surico spiegano che il governo pensava, con quel taglio, di poter rilanciare i consumi e smuovere il mercato immobiliare. I dati però dimostrano che quella tassa ha ridotto i consumi solo delle famiglie con un mutuo a carico, e che la crisi del mattone dura dal 2007, non dal 2011 quando l’Imu fu introdotta. I due economisti propongono allora “di alleggerire l’imposizione sulle famiglie con un mutuo”, e di mantenerla alta per chi ha di più. Promettere tagli lineari delle tasse serve (forse) a ramazzar voti, rimodulare le imposte può essere un’arma potente per sostenere nuovi consumi e creare lavoro.

Scioperi verso il giro di vite, titola la Stampa. Una nuova iniziativa della premiata ditta Sacconi & Ichino postula che si consideri illegale ogni sciopero, se non approvato dal 50+1 per cento dei lavoratori. Bene, bravi! Stabiliamo pure che nessun accordo sindacale sia valido erga omnes se non ratificato dai dipendenti con referendum. E magari ammettiamo che con Pompei e Alitalia i grandi sindacati, bestia nera del premier, non c’entrano nulla. Senza contare che limitare per legge il diritto di sciopero può persino far proliferare piccole sigle che praticano più il sabotaggio che lo sciopero, in difesa di vantaggi corporativi e comportamenti asociali Lo scrive Luciano Violante. Viva!

Renzi-Marino.Non sa che pesci prendere. Giannelli sfotte il nostro amato premier che stasera, alla Festa dell’Unità di Roma, “volerà alto” -dicono i gazzettieri- e ha ordinato al sindaco “in trincea” di non farsi vedere. Intanto @GassmanGassman lancia il tweet: “Roma è sporca, puliamola noi”. Gigi Proietti lo sostiene e pure io. Non si tratta di sostituirsi all’AMA che non fa il suo dovere. Al contrario: mostrare con guanti e ramazza che ci è caro il decoro, l’igiene, la bellezza almeno del cortile sotto casa, fa cadere ogni alibi, è il siluro più potente contro uomini e strutture pubbliche inefficienti. Siamo cittadini e consumatori attivi, diamo l’esempio oltre a gridare l’altrui “vergogna!”

Gratteri: un regalo ai boss, titola il Fatto. Dopo Orlando e Cantone, anche il procuratore di Reggio Calabria, contro la legge bavaglio. Il Pd annaspa: pare voglia evitare il carcere ma solo a chi è iscritto nell’albo professionale dei giornalisti. Alla faccia del principio costituzionale di uguaglianza. Intanto slittano a settembre e Mucchetti (sinistra dem) denuncia le deleghe in bianco che il governo esige con la riforma Rai.

Tsipras ha lacerato il muro di gomma intorno all’Euro. Non ci credete? Eppure mai l’Europa ha discusso di sè come in questi giorni. El Pais: “La Francia vuol guidare una rifondazione dell’Euro zona”. Financial Times: “Il ministro delle finanze italiano dice che un’unione politica è necessaria per la sopravvivenza dell’euro”.  Qualcosa si muove, finalmente, ma la chicca è  un editoriale del Financial Times che cita il Bergoglio: “Errare è umano, perdonare è da statista”. I debiti che si contraggono al tempo delle vacche grasse – è la tesi- devono essere ristrutturati nei tempi grami. Il Papa lo sa, lo statista dovrebbe. Il Papa che ha chiesto la liberazione di Dall’Oglio ora che in Siria i gruppi islamici concorrenti dell’Isis potrebbero voler  ricucire con i cristiani. Nel nome di Cristo, Francesco è il miglior politico del tempo presente