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La caduta degli dei

Bufera sui sindaci, Stampa. “Sala, indagato per falso”, Corriere. “Mi sospendo da sindaco. Con l’onestà – dice Sala- non si scherza”, Repubblica. “Blitz a Roma per le nomine della Raggi”, ancora Repubblica. “Polizia in Campidoglio, bufera sulle nomine”, Corriere. Che succede? Che si sgretola la seconda Repubblica, quella che fu fondata sul ruolo taumaturgico dell’elezione diretta dei primi cittadini e su un presunto generale riscatto della politica dopo Mani Pulite. Milano e Roma, due storie parallele. Sala deve la sua fortuna al “successo” di Expo, di cui era commissario per il governo. Lavori in grave ritardo, bisognava far presto. Lo chiedevano il Presidente del Consiglio e dietro di lui – questo allora appariva – l’Italia intera! Beppe ha fatto in fretta, ma pare che così qualcuno abbia lucrato in modo illecito nella assegnazione dell’appalto più importante, da 272 milioni di euro. Non risulta che il sindaco si sia messo in tasca un euro. Marcuse direbbe che è stato fregato dal “principio di prestazione”. Gli avversari diranno, invece, che la fretta nell’assegnare gli appalti gli ha reso in fama e che, grazie a questa, è stato eletto poi a Palazzo Marino. Virginia Raggi non risulta, a oggi, indagata. Ma per lo stesso “principio di prestazione”, cioè per non deludere le attese degli elettori e del Movimento 5 Stelle, appena eletta ha nominato due super amministratori di rito meneghino, Carla Raineri e Marcello Minenna, di cui quasi subito non è riuscita a fidarsi e che ad agosto ha sostituito con personaggi diversi, provenienti del sottobosco politico e amministrativo della capitale. Ha violato regole e procedure? L’accusa è della Ranieri, la risposta la darà il giudice. Continua la lettura di La caduta degli dei

Crisi di Panico

Crisi di panico, titola il manifesto. Mentre il governo otteneva la fiducia dal Senato, l’appena confermato Ministro del lavoro spiegava che si voterà a marzo perché bisogna far slittare i referendum della Cgil. Non conosco Poletti, visto in televisione non mi sembra un’aquila, ma purtroppo la Stampa attribuisce un pensiero analogo anche all’esule di Pontassieve: “Il piano di Renzi: alle urne in primavera per evitare il referendum sul jobs act”. Meglio elezioni avvelenate, dunque con l’inevitabile nuovo scontro fra opposti populismi, che far pronunciare gli elettori sul jobs act. Pazzia! Intanto davanti a Montecitorio alcuni sedicenti “cittadini” mettevano in scena “l’arresto” dell’ex deputato, Osvaldo Napoli. Continua la lettura di Crisi di Panico

La strategia del sommergibile

Giorno di terrore a Monaco. Pare avesse 18 anni. Sparava dal tetto mirando prima ai bambini e ha fatto almeno 10 vittime. Gridava “sono tedesco”, qualcuno gli avrebbe risposto “fatti curare”. “Odio i turchi”, dunque è “razzista”, della “destra estremista”. No, ha urlato “Allah è grande” (dunque islamista?). Corriere e Stampa pubblicano la foto di un calvo barbuto e di una bella ragazza che puntano il mitra: poliziotti bavaresi. Repubblica mostra un gruppo di donne, le mani sulla testa, che si allontana dalla scena del massacro. “La Germania cambierà”, assicura Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit, a cui ogni giornalista ricorre perché, come dice il nome, parla italiano, è italiano, anche se convinto che i tedeschi siano diversi, e dunque reagiranno alla tedesca. Fine partita per la Merkel, statista dorotea che tutto cercava di sopire, dall’allarme migranti alla sfida del dittatore e liberticida Erdogan? Sì, è possibile che tutto cambi, che una maggioranza di elettori leghi in un unico fascio il terrorismo, pianificato o estemporaneo, l’emigrazione e la lampante debolezza delle élites. C’è alternativa? Ci sarebbe stata, ci sarebbe, se le forze politiche maggiori, di destra e di sinistra, non avessero stolidamente rassicurato dove non c’era da rassicurar : sulle conseguenze della crisi economica e delle disuguaglianze, sul tonfo delle alleanze occidentali e la gravità della guerra civile in medio oriente. Il populismo consolatorio (di Merkel, Cameron, Renzi) nutre il populismo vendicativo. Ci colpiscono? Noi bavaresi, lepenisti, leghisti ci vendicheremo. Continua la lettura di La strategia del sommergibile

Todos caballeros

Todos caballeros. Se anche il sindaco 5 Stelle di Livorno finisce indagato per “bancarotta fraudolenta”, vuol dire che rubano tutti e che quindi, in un certo senso, non ruba nessuno? Non credo che sia così. Lasciatemi dire, per prima cosa, che i 5 Stelle se la meritano questa tegola sulla testa. Il loro racconto della corruzione non sta in piedi: “noi puri, versiamo 2500 euro dell’indennità parlamentare, gli altri ladri”, “noi protetti dalle regole del movimento, gli altri corrivi”. Ma che vuol dire? Ma quali regole del movimento? Pare che questo sindaco di Livorno, inesperto – se volete, impreparato – e con poco feeling con la gente, abbia dovuto decidere se approvare il bilancio dell’azienda rifiuti lasciatogli in eredità dalla precedente amministrazione, e se assumere 35 precari che si trovava già là. L’ha fatto, poi, dopo uno sciopero degli spazzini, che ha trasformato Livorno in una discarica, ha chiesto il concordato preventivo e portato i libri in tribunali. Secondo le regole del movimento, direbbe lui. Ma le leggi suggeriscono che quelle assunzioni e quella approvazione configurano lo stesso reato eventualmente commesso dai precedenti amministratori del Pd: bancarotta fraudolenta. Continua la lettura di Todos caballeros

Un,due,tre: l’accordo c’è!

Tre indizi sono una prova? Talvolta, sì. Primo indizio: lunedì il nuovo centro destra diserta in massa l’aula di Palazzo Madama facendo saltare per 4 volte il numero legale e dunque la seduta. Il giorno dopo Luigi Zanda, capo gruppo Pd in Senato, ribalta l’indicazione di voto data in commissione e lascia libertà di voto sull’arresto di Azzolini, influente senatore del Nuovo Centro Destra.

Secondo indizio. Nello stesso giorno Denis Verdini presenta il suo gruppo: si chiamerà Ala, l’ala destra del governo Renzi, le truppe mercenarie che servono per ridurre i grilli in testa dei dissidenti Pd e far passare la riforma del Senato.

Terzo e decisivo.  Proprio mentre il senato si accingeva a discutere (a ritmi da bersagliere) la “riforma” Renzi sulla Rai, ecco che Padoan chiede alla commissione parlamentare di vigilanza di eleggere subito il nuovo consiglio di amministrazione, ma con le vecchie regole, quella fissate dalla legge Gasparri. Vuol dire che maggioranza e opposizione hanno trovato l’intesa per spartirsi i posti.

Un, due, tre. l’accordo c’è. Da ora in poi il governo Renzi potremo più correttamente chiamarlo Renzi,Verdini,Azzolini. O Renzi, Verdini, Schifani, visto che pare sia stato Schifani a chiudere l’accordo. È cambiata la maggioranza? Il Presidente Mattarella chiamerà Renzi e lo manderà alle camere per un nuovo voto di fiducia? Improbabile. L’arrotino potrebbe sempre dire che le maggioranze sono variabili ma solo per le riforme. E poi, se qualcuno alla fine chiedesse di entrare nel Partito della Nazione che male ci sarebbe?

Il buffo è che le critiche a tanto trasformismo arrivano anche da renziani di ferro. Che non si capisce se si sono o ci fanno. Debora Serracchiani insorge contro il salvataggio di Azzolini: dovremmo chiedere scusa, dice. La Boschi non perde la battuta e dichiara di essere a favore del matrimonio per gli omosessuali. Altro che unioni civili! Ma come si fa – si chiede Maria Elena- in questa legislatura? Già, come si fa, con un governo imbastito sul sostegno di Alfano, Giovanardi e Schifani? Last but not least, Roma. I renziani chiamano Marino-Orfini la giunta  che ha appena visto la luce, un Frankestein fabbricato dai “giovani turchi”: Noi che c’entriamo? Trasformismo e scaricabarile!

Ps In tutto cio, chi si impiglia nel proprio laccio e rischia di  impiccarsi con le sue stesse mani, sono i 5 Stelle. Tacciano di tradimento chiunque si opponga ma non sulle loro posizioni, si esaltano davanti allo specchio del sacro blog, si comportano come se avessero dietro un popolo pronto all’assalto del Nazareno e di Palazzo Chigi. Così facendo si tagliano fuori dai giochi e concedono a Renzi quello di cui Renzi ha più bisogno: prendere tempo. Presto qualcuno gli porgerà il cappio. Provo a inventare: un “cittadino portavoce” nel CdA della Rai.