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Hillary e Donald, pari sono

Il grido dei sindaci: qui crolla tutto, Corriere. “Controlli in 200mila case”, Repubblica. “Terremoto, emergenza bambini”, la Stampa. I grandi giornali puntano ancora sull’emozione suscitata dal sisma, scelgono di raccontare la paura e lo sconforto piuttosto che analizzare proposte e risposte. Lo fanno, come si dice, per amor di patria? Può darsi. Forse anche perché sentono quanto molti lettori siano ormai stanchi della politica, convinti che l’Italia sia finita in posizione di stallo – bloccata nella palude, si sarebbe detto un tempo – e disperino che qualcuno sia in grado di trovare “la mossa del cavallo”, quella che cambia il corso della partita. Massimo Giannini di Repubblica scrive che “Padoan (nella lettera all’Europa) ha cifrato i maggiori costi per la ricostruzione in due decimi di Pil, cioè 3,4 miliardi”. Ma poi questa cifra non si ritrova fra gli investimenti previsti dalla finanziaria, dove, mal contati, per il sisma ci sono al massimo 600mila euro. Di conseguenza, scrive: “l’Europa teme che la vera “circostanza eccezionale” (per la quale il premier chiede la possibilità di fare più deficit) non sia il terremoto, ma sia il referendum. E cioè che quei 2,8 miliardi di fondi stanziati per il sisma più che a finanziare la messa in sicurezza di case chiese e scuole, servano a coprire le “mancette referendarie”: dalla quattordicesima ai pensionati al bonus alle mamme, dai fondi per il trasporto in Campania ai ponti sullo stretto in Sicilia”. Sospetto infame ma legittimo. Continua la lettura di Hillary e Donald, pari sono

Forse stiamo vincendo

L’Italia dello scampato disastro. Di questo parlano i giornali in edicola. In prima pagina la parola che ritorna è “sfollati”, ma poi si aggiungono altri titoli: “Scosse e nessuna vittima”, “Strage evitata”. La scossa dell’altro ieri, quella delle 21,18 a Ussita – scrive Corrado Zunino per Repubblica – è stata di potenza molto vicina all’altra che il 24 agosto causò così tanti lutti ad Amatrice: 5,9 della scala Richter contro 6. Ma è durata meno. Ed è una prima differenza. La seconda differenza è che ad Amatrice il terremoto aveva colpito a sorpresa e nella notte, a Ussita c’era stata invece una scossa “di avvertimento”, molto forte anch’essa, di magnitudo 5,4. Alle 21,18 erano già tutti per strada, storditi dallo spavento, infreddoliti sotto la pioggia, ma vivi. C’è però dell’altro: almeno un’ipotesi di lavoro. I lavori di manutenzione dopo i terremoti del 1979 e del 1997 sarebbero stati fatti più seriamente a Ussita che ad Amatrice. Dove erano stati posti tetti di cemento su pilastri troppo fragili – io ho visto questo già a L’Aquila -, e le catene di acciaio poste a protezione di alcuni edifici avrebbero tenuto. Continua la lettura di Forse stiamo vincendo

Epicentro Italia

Epicentro Italia, il manifesto. La placca africana preme sull’Europa e l’Appennino si abbassa di qualche centimetro verso il Tirreno. Nel sottosuolo si attiva una faglia. Più a nord di Amatrice. È la stessa che tanti lutti ha provocato sul finire di agosto? Forse no, forse si tratta di una seconda faglia e perciò dovremo attenderci altre scosse. I titoli dei grandi giornali si rincorrono: “incubo terremoto”, “doppio terremoto”, “terremoto infinito”. Le due scosse di ieri, prima e dopo i telegiornali di prima serata, si sono avvertite anche a Roma, e questo ha permesso ai giornalisti di farne cronaca in diretta. Non sono state piccole scosse. I sismografi registrano 5,4 e 5,9 della scala Richter. Quella di Amatrice ebbe magnitudo 6. Ma stavolta – per fortuna i terremoti non sono tutti uguali – si lamentano danni ingenti alle chiese, alle case, alle strade ma non alle persone. A parte la paura, la notte all’addiaccio, il buio e la pioggia, l’incubo di aver perso la casa, di risvegliarsi in un borgo devastato. Continua la lettura di Epicentro Italia

Ilaria e Miran, una storia italiana

Renzi rilancia la sfida dell’Europa, scrive la Stampa. “Dopo la festa di Obama il premier attacca su bilancio e migranti: sanzioni per chi non li accoglie”. Era ora! Non è così? Eppure c’era qualcosa di inquietante nella faccia del nostro premier mentre, da Washington, lanciava tali messaggi: la mascella indurita, gli occhi volutamente spenti, come a dire “sono grullo – così ama definirsi – e me ne vanto”. Il giro di parole detto con cura affettata: “noi aspettiamo la procedura d’infrazione…”. Oh bella! Sa che gli bocceranno la finanziaria? O “l’aspettiamo contro gli altri, che non accolgono i migranti”. Si aveva sensazione di un uomo che sta giocando a “la va o la spacca”. All in, si dice nel poker. Non a caso né Corriere né Repubblica citano Renzi nei loro titoli di prima pagina. Preferiscono depurare il fatto – ieri l’abbraccio con Obama, oggi il match con Juncker – dalle sue parole. Il Corriere apre con le conseguenze dell’incontro americano “Patto con Tripoli, gli aiuti italiani”. Repubblica guarda allo scenario europeo con gli occhi di Moscovici e Padoan: “Braccio di ferro tra Ue e Italia sulla manovra”: Bruxelles critica “sanatorie e una tantum”, Roma risponde “accettiamo suggerimenti ma non si cambia su migranti e sisma”. Ho la sensazione che Renzi si stia preparando, psicologicamente, a rompere gli indugi, a formalizzare con un colpo di mano la sua personale presa del potere. I grandi giornali non lo denunciano, ma non lo seguono. Continua la lettura di Ilaria e Miran, una storia italiana

Il terremoto siamo noi

Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga – scrive per La Stampa Antonio Scurati – non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni – prosegue Scurati – siamo figli del melodramma. Continua la lettura di Il terremoto siamo noi