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Il Papa ruba la scena

Il Papa ha rubato la scena! Alla politica, alla tribuna referendaria, alle quotidiane esternazioni del Renzi. “Il Papa e l’aborto: sì al perdono per donne e medici”, titola Repubblica. “Aborto, il perdono del Papa”, Corriere. La scelta di Bergoglio risalta ancora di più se si pensa a quel che ha detto nelle stesse ore il patriarca di Mosca Kiril, il quale, ricorda Massimo Franco, ha paragonato i matrimoni omosessuali “quasi alle leggi naziste”. Beninteso per il Papa la vita resta “dono di dio” e per nessun (buon) motivo gli uomini possono interromperla, né quando si sta formando né quando si sta per spegnersi nel dolore. Tuttavia Francesco non vuol umiliare la donna, riducendola a semplice mezzo della riproduzione. Come quel vescovo brasiliano – citato da Vito Mancuso – che “scomunicò la madre e i medici che avevano fatto abortire una bambina di soli 9 anni, incinta a seguito delle violenze del patrigno e che rischiava la vita anche per il fatto che si sarebbe trattato di un parto gemellare”. Bergoglio spezza la sua lancia e usa la sua voce per una religione che vorrebbe essere trionfo di un nuovo umanesimo. Contro la tentazione, che si manifesta nei proclami di Le Pen in Francia, dei NeoCon in America, di Orban in Ungheria, di reagire alla confusione del mondo moderno solo con la liturgia ecclesiale, fatta obbedienza e sottomissione, di ossequio ma non di misericordia. Senza solidarietà con chi soffre né fiducia nell’uomo. Continua la lettura di Il Papa ruba la scena

Il terremoto siamo noi

Il nostro paese, titola il manifesto, sotto una foto presa dall’alto di Amatrice devastata. È il titolo che condivido. Il nostro paese, stupendo e fragile. Spesso diviso ma capace di grandi solidarietà, come quella che già si dispiega e che crescerà nei prossimi giorni. Anche il titolo del Giornale ha un senso: “Forza italiani, Forza Renzi”. Davanti a 247 italiani morti, a paesi cancellati, ai dispersi, ai feriti, una nazione deve sapersi unire. Il governo non è di una parte, è di tutti. E tutti speriamo, vogliamo e crediamo che non si ripeta, questa volta, lo spettacolo delle promesse non mantenute, che non si ripeta l’oltraggio degli interessi che prevalgono sulle necessità e sul dolore. “Belice 1968, Friuli 1976, Irpinia 1980, Abruzzo 2009”, il Fatto Quotidiano ricorda le più recenti analoghe tragedie e titola “Un altro terremoto. I soliti coccodrilli”. “Nessun pianga – scrive per La Stampa Antonio Scurati – non una sola lacrima mediatica sia versata per Amatrice a favore di telecamere o di obiettivi fotografici”. Bisogna aiutare in silenzio, ascoltare con attenzione, promettere poco e impegnarsi a fare più di quello che si promette. “Noi italiani moderni – prosegue Scurati – siamo figli del melodramma. Continua la lettura di Il terremoto siamo noi