Archivi tag: strategia del sommergibile

Papamarxista

Come proteggerci? Lupi solitari o soldati dell’Isis, animati da “furore rabbioso”, come pare lo chiamino in Germania, senza altri attributi ideologici, o preda di “follia islamica”? Come che sia, costoro sparano al supermercato, ammazzano vecchi e bambini sul lungo mare di Nizza, sgozzano in chiesa. Dove e quali sono le falle nella rete che dovrebbe proteggere i nostri diritti e le nostre libertà? Adel Kermiche aveva tentato per due volte di andare in Siria. Non ci si va per prendere il sole, ma per ammazzare e prepararsi a morire da kamikaze. Alla fine è stato arrestato, carcere preventivo, perché un’intenzione non è ancora reato. Il suo profilo è apparso quello di un giovane senza identità, déraciné dicono i francesi, con disagi mentali e pulsioni suicide. Allo scadere dei termini di carcerazione preventiva e davanti alla sua promessa di mettere la testa a partito e di lavorare cioè come aiuto psicologo per dare una mano a gente come lui, era stato mandato a casa ma con un braccialetto al polso che gli consentiva 4 ore di libertà, dalle 8 alle 12. In quelle 4 ore ha sgozzato padre Jacques. Pare che in carcere gli fosse stata trovata una sim che usava per tenere rapporti con gaglioffi suoi pari. Circostanza sottovalutata. Di certo si teneva in contatto con Abdel Malik, un coetaneo che viveva in Savoia, 600 chilometri più a sud. Costui era stato “attenzionato” da un servizio segreto straniero che, stavolta, aveva informato i francesi. Una foto segnaletica con su scritto: “quest’uomo vuole colpire in Francia”. Lo cercavano da due settimane. Abdel aveva detto alla madre “vado a trovare dei cugini a Nancy” e invece era corso a Saint Etienne du Rouvary, in alta Normandia. Aveva dormito a casa di Adel Kermiche, insieme avevano recitato e ripreso (con la telecamera di un telefonino) la professione del martire e se ne erano andati a fare un martire vero, padre Jacques. Da quel che sappiamo si evidenziano tre falle. Continua la lettura di Papamarxista

La strategia del sommergibile

Giorno di terrore a Monaco. Pare avesse 18 anni. Sparava dal tetto mirando prima ai bambini e ha fatto almeno 10 vittime. Gridava “sono tedesco”, qualcuno gli avrebbe risposto “fatti curare”. “Odio i turchi”, dunque è “razzista”, della “destra estremista”. No, ha urlato “Allah è grande” (dunque islamista?). Corriere e Stampa pubblicano la foto di un calvo barbuto e di una bella ragazza che puntano il mitra: poliziotti bavaresi. Repubblica mostra un gruppo di donne, le mani sulla testa, che si allontana dalla scena del massacro. “La Germania cambierà”, assicura Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit, a cui ogni giornalista ricorre perché, come dice il nome, parla italiano, è italiano, anche se convinto che i tedeschi siano diversi, e dunque reagiranno alla tedesca. Fine partita per la Merkel, statista dorotea che tutto cercava di sopire, dall’allarme migranti alla sfida del dittatore e liberticida Erdogan? Sì, è possibile che tutto cambi, che una maggioranza di elettori leghi in un unico fascio il terrorismo, pianificato o estemporaneo, l’emigrazione e la lampante debolezza delle élites. C’è alternativa? Ci sarebbe stata, ci sarebbe, se le forze politiche maggiori, di destra e di sinistra, non avessero stolidamente rassicurato dove non c’era da rassicurar : sulle conseguenze della crisi economica e delle disuguaglianze, sul tonfo delle alleanze occidentali e la gravità della guerra civile in medio oriente. Il populismo consolatorio (di Merkel, Cameron, Renzi) nutre il populismo vendicativo. Ci colpiscono? Noi bavaresi, lepenisti, leghisti ci vendicheremo. Continua la lettura di La strategia del sommergibile